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Splatoon Raiders | Recensione

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La serie di Splatoon è approdata nel 2015 e si è subito posta come il perfetto gioco competitivo per le piattaforme Nintendo, un gioco che sembra, e sottolineiamo il sembra, semplice, ma che non ha nulla da invidiare ai titoli competitivi moderni. Con Splatoon 2 era stata poi introdotta la modalità PvE Salmon Run, dove la cooperazione e il caos di vernice l’hanno resa celebre nella community.

Ecco, quest’ultima modalità è stata presa ed espansa per creare un titolo a sé stante, il primo spin-off della serie. Splatoon Raiders è proprio questo e finalmente, dopo un mese dalla nostra prova, abbiamo potuto metterci le mani sopra per scoprire tutto ciò che questo titolo può dare e, soprattutto, se questa operazione sia riuscita o meno.

A caccia di tesori

In Splatoon Raiders il giocatore impersona il Meccanico, che sopravvive a un disastroso incidente nell’arcipelago Spiralite mentre scorta il Trio Triglio (Pinnuccia, Morena e Mantaleo). Qui, dopo aver costruito una base di fortuna con tanto di gru assieme ai tre compagni, si partirà per una spedizione alla ricerca di tesori, per rivendere tutte le ricchezze che otterremo una volta tornati a casa.

La trama è tutto qui, e sicuramente il punto forte del titolo non risiede nella trama: molto semplice e senza reali colpi di scena, risulta quasi come un’opportunità sprecata. Si sarebbe potuta tirare fuori una storia leggermente più complessa della semplice caccia al tesoro, che funge da mero pretesto per iniziare a inondare i pesci di vernice, una scusa narrativa che accompagna il giocatore per le 15-20 ore necessarie al completamento della campagna, e sulle 40 ore per il completamento al 100%. Se la storia scorre via liscia, però, è proprio nell’endgame che il titolo cambia marcia: raggiunti i titoli di coda, si aprono infatti le porte per le sfide più ardue: missioni di livello superiore e boss con pattern d’attacco letali che vi costringeranno a sfruttare al massimo ogni potenziamento e ogni singola statistica della vostra build, premiando chi ha la pazienza di spingersi oltre la trama principale.

Fiumi di vernice

Il punto di forza del gioco risiede nel gameplay: prende il gunplay puro e immediato dei titoli competitivi e lo espande al massimo, in alcuni casi guardando verso altri titoli, per creare un’esperienza che da sola riesce ad accompagnarti per decine e decine di ore. Il feeling delle armi è quello classico, ma porta con sé nuovi congegni per sbaragliare velocemente le orde di Salmonidi.

Il giocatore porterà con sé sicuramente un’arma (che saranno lootabili in grande quantità e sono realmente numerose), i congegni, le virtù dei tesori (che sono le passive della build), uno dei tre serbatoi a scelta e il partner con noi nella missione per avere la “Super”, una mossa molto potente. All’interno della base potremo potenziare il nostro personaggio e le armi, creare i congegni e i relativi componenti (che sono le passive dei congegni) e, infine, tramite Mantaleo avremo le consuete informazioni dai documenti, dai tesori e sui mostri.

Tutto questo funziona, diverte e cattura l’attenzione; il gioco punta molto alla differenziazione delle build e a continuare a cambiare, visto che per sbloccare le possibilità di build più forti saremo costretti a utilizzare tutti i serbatoi, a massimizzare i congegni e a continuare a sperimentare. Nonostante l’aspetto, il gioco può risultare estremamente difficile anche a difficolta normale se si decide di affrontare missioni di un livello più alto del nostro.

I Salmonidi sono numerosi e ognuno richiede una strategia differente per essere affrontato e la loro presenza combinata complica di gran lunga le battaglie, rendendole frenetiche e sempre adrenaliniche. Anche i boss risultano divertenti e tutti ben distinti. Una piccola nota dolente è che, nella seconda metà, si sarà costretti a grindare un po’ per affrontare sempre al meglio le missioni, questo rischia di risultare leggermente noioso, sensazione rafforzata anche dal fatto che poi le missioni sono sempre dello stesso tipo per tutto il gioco, differenziandosi in sole 4 categorie.

Il serbatoio è l’unico a calare?

Sul versante tecnico, Splatoon Raiders si difende in maniera egregia, mettendo in mostra un’ottimizzazione solida e convincente. L’hardware di Switch 2 viene sfruttato a dovere per garantire i 60 fotogrammi al secondo, un traguardo fondamentale che non subisce mai cali o incertezze, nemmeno nelle situazioni più caotiche quando lo schermo si riempie di decine di Salmonidi e schizzi d’inchiostro. A supportare questa fluidità interviene un comparto sonoro davvero ben curato: le musiche e gli effetti si fondono alla perfezione, armonizzando al meglio l’adrenalinica atmosfera delle spedizioni.

Tuttavia, se il motore grafico non presta il fianco a critiche, la direzione artistica è poco varia e già dopo le prime ore si sente un costante senso di già visto: esplorando l’arcipelago, ci si accorge presto che le mappe tendono ad assomigliarsi un po’ troppo, riproponendo le medesime strutture e rovine con variazioni minime. Questa mancanza di diversificazione visiva dei biomi, alla lunga, rischia di annoiare la vista, appiattendo in parte quella meraviglia della scoperta che dovrebbe essere alla base di un’avventura esplorativa.

Tra mille colori

In definitiva, Splatoon Raiders riesce nel suo intento e diverte per il suo gameplay, ma purtroppo la trama non riesce a dare niente, rimanendo nell’ombra del gioco come un grande “What if”. Se questo titolo avesse avuto una trama meno semplice e una maggiore varietà di ambienti (includendo anche le strutture) sarebbe sicuramente un gioco più completo e senza che nessuno possa attaccarlo in alcun modo; invece, questi tratti rimangono il grande elefante nella stanza e i grandi rimpianti di un gioco. Quello che resta, però, è un titolo che ti magnetizza a suon di vernice e rimane un’esperienza in grado di folgorare, o meglio, verniciare tutti i giocatori che gli daranno una possibilità.

Per chiudere aggiungiamo solo: inondate di vernice tutti quei dannati Salmonoidi!

Un ringraziamento al publisher per il codice fornito per la recensione.

8.5
Riassunto
Riassunto

Un primo spin-off coraggioso che centra il bersaglio vernice alla mano. Sebbene frenato da una sceneggiatura dimenticabile e da ambienti ripetitivi, Splatoon Raiders compensa con un'infrastruttura PvE solida, assuefante e sorprendentemente stratificata. Un titolo che rinuncia ai colpi di scena narrativi per offrire ore di sfide tattiche, magnetizzando e inchiostrando a dovere chiunque decida di concedergli una possibilità.

Pro
Il gameplay loop è magnetico, divertente con numerose possibilità... Un grado di sfida stimolante Solido tecnicamente, senza colpo di tosse
Contro
...a patto di scendere a patti con momenti di grinding che potrebbero annoiare Trama dimenticabile che lascia l'amaro in bocca per la semplicità Asset e tipologia di missioni ripetuti che annoiano l'occhio alla lunga
  • Giudizio Complessivo8.5
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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