E rieccoci qui. I nomi sono sempre quelli: Lara Croft, Tomb Raider e Aspyr. Lo studio, negli ultimi anni, ha rimasterizzato e riproposto una valanga di giochi dedicati all’avventuriera più famosa del web, con anche alcune conversioni per Nintendo Switch 2. La prima non è stata molto fortunata, in fatto di risultati, ma la situazione ora è migliore.
Lanciato originariamente nel 2015, Rise of the Tomb Raider è il secondo capitolo di quella che è stata soprannominata la Survival Era della serie. Il gioco, inizialmente esclusiva Xbox One, vede Lara Croft nei panni di un’avventuriera inesperta, ancora in formazione, riprendendo alcuni elementi lasciati in sospeso dal gioco originale. Immergendosi nella storia delle ricerche di suo padre, Lara si mette alla ricerca della Fonte Divina, un antico artefatto che si dice conferisca la vita eterna a chi lo possiede.
Comunque, parliamo di questa conversione del gioco per Nintendo Switch 2, arrivata da pochissimi giorni.
Come lo traduciamo ‘rise’?

La conversione di Rise of the Tomb Raider per Nintendo Switch 2 rappresenta un’operazione nostalgica e sorprendentemente godibile, capace di riportare alla luce un’epoca videoludica caratterizzata da strutture ben precise e più dense di attività e cose da scoprire, invece di pensare ai classici open world – un po’ di paura per Tomb Raider: Catalyst c’è, inutile negarlo.
Rispetto alla precedente riedizione del capitolo del 2013, questa nuova release si dimostra una conversione molto più fluida e visivamente accattivante, capace di valorizzare il titolo anche sulla piattaforma ibrida. Nonostante il gioco mantenga intatto il suo indiscutibile fascino, comunque la distanza dai primi e storici capitoli della saga si fa sentire, ponendo l’accento su un’avventura che predilige zone segmentate dense di collezionabili, segreti storici e scontri a fuoco alternati a fasi esplorative con elementi survival, così come la capacità di Lara di adottare nuove tecniche e abilità col passare del tempo.
La trama segue una Lara Croft ancora scossa dalle ricerche del padre defunto, lanciata nella tundra siberiana alla ricerca della leggendaria Fonte Divina e in perenne contrasto con la misteriosa organizzazione Trinity. Sebbene l’intreccio narrativo non brilli per originalità e proponga colpi di scena piuttosto prevedibili, la sceneggiatura imbastisce con efficacia il pretesto per sequenze d’azione spettacolari e momenti carichi di adrenalina.
Sul fronte del gameplay, il tempo trascorso si avverte principalmente nel sistema di combattimento, che tenta di fondere azione e furtività risultando a tratti goffo e faticoso, complice una mira non sempre impeccabile e una gestione della discrezione rigida per gli standard attuali. I nemici tendono a comportarsi come spugne per i proiettili, eppure l’esperienza si rivela un ottimo passatempo per staccare la spina.
Il vero fiore all’occhiello dell’avventura rimane la presenza delle tombe-sfida e degli enigmi ambientali, migliorati sensibilmente dal gioco del 2013. Queste sezioni richiedono intuito e l’utilizzo ingegnoso di carrucole o carrelli da miniera, offrendo ricompense preziose e spezzando il ritmo con intelligenza. Anche la direzione artistica regala scorci mozzafiato, capaci di andare oltre una palette cromatica dominata da grigi e marroni, grazie ad antiche rovine sovietiche e civiltà sepolte dai ghiacci che invitano costantemente al backtracking.
Come se la cava su Switch 2?

Avevamo un po’ di paura, a fronte di quello che abbiamo visto lo scorso novembre con la riedizione di Tomb Raider 2013 su Switch 2, ma stavolta le cose sono andate decisamente meglio.
Dal punto di vista tecnico, l’approdo su Nintendo Switch 2 garantisce un’esperienza solida e soddisfacente. Nonostante la natura del materiale di partenza del 2015 comporti inevitabilmente geometrie semplici e texture talvolta ancorate al passato, l’ottimizzazione generale permette di godere di una fluidità costante sia in mobilità che in modalità docked, con cali di frame rate sporadici e limitati alle situazioni più caotiche.
Il pacchetto, arricchito da tutti i DLC originari tra cui l’esperienza ‘zombie’ Nightmare, si configura quindi come un titolo solido e appassionante per un fine settimana all’insegna dell’avventura. Nonostante alcune spigolosità meccaniche figlie del suo tempo, Rise of the Tomb Raider su Switch 2 si dimostra una sorpresa di qualità, capace di intrattenere e farsi apprezzare pienamente ancora oggi.
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Review Overview
Riassunto
Nonostante alcune spigolosità meccaniche figlie del suo tempo, Rise of the Tomb Raider su Switch 2 si dimostra una sorpresa di qualità, capace di intrattenere e farsi apprezzare pienamente ancora oggi. Non aspettatevi la stessa qualità della saga originale, ma pure qui c'è da divertirsi.
Pro
Le tombe sono molto belle da esplorare, e coinvolgenti Un buon gioco ancora oggi, dopo oltre 10 anni Valida conversioneContro
Trama non particolarmente interessante Il combat system è più invecchiato di quello che pensavo- Giudizio complessivo8
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