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Assassin’s Creed: Black Flag Resynced | Recensione

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Rimettere le mani su Assassin’s Creed IV: Black Flag era, a conti fatti, una delle scommesse più delicate che Ubisoft potesse concedersi. Perché quel gioco, nel 2013, era una specie d’anomalia felice: un capitolo che con i suoi Caraibi, il suo mare aperto e la sua ciurma di pirati sapeva di libertà come pochi altri nella saga, e che una buona fetta di pubblico – compreso chi scrive – ancora oggi lo considera come uno dei migliori capitoli del franchise. C’è però un rischio preciso quando si maneggia una materia così amata e popolare, ovvero quello di volerle così bene da non osare toccarla troppo.

Ecco, Black Flag Resynced quel rischio infatti decide di non prenderselo fino in fondo. Da una parte c’è un restauro sontuoso, che colpisce l’occhio e restituisce intatta la meraviglia dell’originale; dall’altra, proprio dove ci si aspettava il coraggio di rimettere in discussione veramente l’impianto di gioco, il team ha imboccato la strada della reverenza e di interventi molto mirati e poco invasivi. Un’operazione, insomma, che si posiziona appunto a metà fra un remake classico, in stile Gear of War Reloaded, e un’altro invece molto ambizioso e rischioso come quello di Final Fantasy VII.

Il risultato è una operazione molto nostalgica, ma comunque riuscita, che viaggia però con il freno a meno forse un po’ troppo tirato.

Versione provata: PlayStation 5

Bentornati ai Caraibi

Partiamo da ciò che salta subito agli occhi, e lo dico in senso letterale. Il rifacimento grafico è una delle cose più riuscite di questa operazione: ricostruito sull’ultima versione del motore Anvil, lo stesso di Shadows, Resynced sfoggia un colpo d’occhio pienamente attuale. Sono gli ambienti, soprattutto, a fare la differenza: le città caraibiche, la giungla, i forti spagnoli conservano quel fascino immersivo che rendeva magnetico l’originale, ma con una densità e una cura che tredici anni fa potevamo solo immaginare.

La nota di merito, però, ve la devo dedicare a parte, perché il mare – il vero protagonista di questo Black Flag, ieri come oggi – qui è semplicemente straordinario. I nuovi eventi atmosferici, come per esempio le tempeste che si addensano all’orizzonte e ti piombano addosso mentre sei al timone della Jackdaw, restituiscono un senso di pericolo e di piccolezza che ti tiene inchiodato allo schermo. Navigare, in Resynced, è di nuovo un’esperienza, non un semplice trasferimento tra due punti della mappa.

Ho giocato su PlayStation 5 base, in modalità prestazioni, e nel complesso il quadro regge bene. Un caveat doveroso, per correttezza: il codice che ho provato è precedente alla patch del day one, quella che secondo lo stesso publisher dovrebbe rifinire il versante prestazionale. Il giudizio tecnico definitivo, soprattutto sul frame rate, resta perciò prudenzialmente sospeso.

Edward contro tutti

Se il mare mi ha conquistato, il combattimento mi ha lasciato parecchio più freddo. Sulla carta il sistema è stato ricostruito attorno a parate, takedown e una maggiore aggressività; alla prova dei fatti, almeno a difficoltà normale, l’ho trovato fin troppo semplice e lineare. I nemici mi hanno attaccato quasi sempre uno alla volta, con la cortesia un po’ anacronistica di chi attende educatamente il proprio turno per morire, e le rare volte in cui ho rischiato la pelle è stato per distrazioni piuttosto madornali.

Una precisazione però: ho giocato a Normale, e Resynced mette a disposizione tier di difficoltà separati – combattimento, stealth, navale – con impostazioni più ostiche che promettono avversari più cattivi e reattivi. È dunque possibile che a Difficile la musica cambi. Resta però un dato che non me la sento di derubricare: un combat system rifatto da zero nel 2026 che, alla difficoltà con cui la maggioranza dei giocatori lo affronterà, non riesce mai davvero a mettere pressione, è un’occasione gestita con troppa timidezza. Ancora una volta, proprio dove c’era il margine per osare, si è preferito non rischiare o comunque fermarsi con forse troppa consapevolezza.

Occasione sprecata?

E arriviamo al nodo della faccenda, ovvero l’elemento che secondo me riassume meglio di ogni altra cosa che gioco sia, alla fine, questo Black Flag Resynced. La trama originale, riproposta pressoché intatta, mostra più di un capello bianco: la parabola di Edward Kenway, dal pirata avido all’uomo che scopre qualcosa di più grande di sé, funzionava alla perfezione tredici anni fa, ma oggi l’ho percepita un po’ troppo semplice, prevedibile nei suoi snodi. Qui più che altrove mi sarei aspettato un intervento sostanzioso – una riscrittura, o quantomeno un ammodernamento della materia narrativa. Il team ha invece scelto la via del rispetto filologico, e la storia, un po’, il conto degli anni lo paga.

Eppure, ed è questo “ma” che mi ha provocato molto rammarico, basta guardare a ciò che è stato aggiunto per capire che, quando ha voluto, il team di sviluppo ha dimostrato di essere in grado di osare nel modo corretto. I contenuti inediti – nuovi ufficiali da reclutare a bordo della Jackdaw, missioni endgame che allargano la vicenda, quest secondarie e finali ampliati per alcuni volti iconici della saga – non sanno affatto di riempitivo: sono freschi, si innestano con naturalezza e in più di un’occasione mi sono parsi persino più vivi della materia originale che li circonda. È un piccolo paradosso che dice molto: là dove il team ha messo mano, il gioco brilla; sul cuore, ha preferito non toccare nulla. Il risultato, alla fine, è proprio questo, un Black Flag uguale ma diverso: un ritorno che sa di casa e di novità allo stesso tempo.

Il codice review per la recensione è stato fornito dal publisher.

8
Riassunto
Riassunto

Black Flag Resynced è un restauro innamorato del proprio soggetto, e questo è insieme il suo pregio più grande e il suo limite più evidente. Sul piano tecnico e artistico è una gioia - il mare, la luce, i Caraibi tornano a incantare come e più di prima - e la generosità dei contenuti nuovi dimostra che il talento per osare c'era tutto. È un peccato, allora, che quel coraggio non sia arrivato fin dentro le fondamenta, lasciando per strada un combattimento (forse) troppo docile e una trama che il tempo ha inevitabilmente sbiadito. Resta comunque un ottimo modo per tornare a issare le vele - o per farlo per la prima volta, se ai Caraibi di Edward non c'eravate ancora stati. Il sottoscritto, mentre scrive queste righe, ha già una gran voglia di rimettersi al timone della Jackdaw. E forse, per un classico che si ama e si è amato, è proprio questo il dettaglio che conta più di ogni altro.

Pro
Comparto tecnico e artistico: ambienti splendidi e pienamente attuali Il mare e i nuovi eventi atmosferici, davvero straordinari I contenuti inediti, freschi e ben integrati
Contro
Il combat system troppo semplice e lineare (a difficoltà normale) La trama originale mostra il peso degli anni, senza interventi sostanziosi Troppa reverenza: dove serviva coraggio, il team ha scelto di non rischiare veramente
  • Valutazione 8
Scritto da
Yuri Polverino

Gioco dal 1998 e lo racconto dal 2014. Millennial convinto e quindi nostalgico: Metal Gear Solid mi ha cambiato la vita.

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