Cultic | Recensione

89

Il filone dei cosiddetti retro FPS, continua a vivere un periodo particolarmente felice. Per chi non sapesse di cosa si tratta, queste sono quasi sempre di produzioni indipendenti che recuperano la velocità, la violenza e l’immediatezza di classici come Doom, Duke Nukem 3D e Quake, aggiornandone la formula con idee più moderne.

In questo panorama affollato si presenta al pubblico anche CULTIC. Sviluppato quasi interamente da Jason Smith sotto il nome Jasozz Games e pubblicato da 3D Realms, il titolo guarda soprattutto a Blood, storico e sanguinoso FPS di Monolith. La presenza di sette di fanatici, dinamite, ambienti macabri, creature mostruose e abbondante splatter rende infatti l’ispirazione evidente fin dai primi minuti.

Dopo il debutto di Chapter One nel 2022 e l’arrivo di Chapter Two pochi mesi fa, la produzione è pronta ad abbandonare la sola isola PC per approdare nelle altrettanto affollate cittadine console, completando di fatto un progetto che inizialmente poteva sembrare un semplice omaggio nostalgico, ma che nella sua forma definitiva si impone come uno degli sparatutto indipendenti più riusciti degli ultimi anni.

Sarà quindi un arrivo felice? Scopriamolo insieme!

Versione provata: PlayStation 5 Pro

Una nuova Setta

La vicenda è ambientata nei primi anni Sessanta e mette il giocatore nei panni di un investigatore senza nome, noto come l’Outsider. Ossessionato da una serie di misteriose sparizioni e allontanato dal proprio incarico a causa dei suoi metodi discutibili, il protagonista decide di continuare le indagini per conto proprio.

Tutte le piste conducono alle rovine del manicomio di New Grandewel, dove viene assalito da alcuni membri di una setta, derubato e abbandonato in una fossa comune. Sopravvissuto miracolosamente, l’Outsider si risveglia tra i cadaveri e intraprende una sanguinosa caccia contro i responsabili, scoprendo gradualmente un complotto sempre più vasto e soprannaturale.

Inutile girarci troppo attorno: la narrazione resta volutamente sullo sfondo. CULTIC preferisce raccontare il proprio mondo attraverso documenti, macchine da scrivere, cadaveri e dettagli ambientali. Chi desidera soltanto sparare può ignorare gran parte della trama, mentre i giocatori più curiosi possono ricostruire gli eventi che hanno condotto New Grandewel verso il caos.

Il primo capitolo conduce il protagonista attraverso zone rurali, miniere, cripte e luoghi di culto, mentre Chapter Two amplia notevolmente la scala dell’avventura, spostando l’azione tra strade cittadine, centri commerciali, stazioni ferroviarie, fattorie e grandi dimore che richiamano apertamente Resident Evil. La storia rimane semplice e avrebbe meritato maggiore approfondimento, ma l’atmosfera riesce spesso a compensarne i limiti.

Gameplay

Il principale punto di forza di CULTIC è il suo sistema di combattimento, tra i più vari e soddisfacenti del panorama dei retro FPS. Il ritmo è rapido, ma non invita a muoversi senza criterio: i nemici armati sono molto precisi e restare troppo a lungo allo scoperto può portare rapidamente alla morte, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati.

L’arsenale comprende pistole, fucili, mitragliatrici, armi di precisione ed esplosivi, ma Jasozz Games ha scelto modelli storici poco convenzionali, capaci di dare personalità all’equipaggiamento. La pistola iniziale è una Mauser, il mitra è uno Sten britannico e il magnum è un fucile a leva accorciato, probabilmente l’arma più divertente dell’intero gioco. Ogni colpo trasmette una notevole sensazione di potenza grazie a effetti sonori incisivi, animazioni convincenti e un feedback visivo volutamente esagerato. Gli headshot sono particolarmente gratificanti, con teste che esplodono in abbondanti fontane di sangue.

La varietà non dipende soltanto dalle armi da fuoco. Il protagonista può prendere a calci i nemici, lanciare accette, utilizzare molotov oppure raccogliere oggetti dello scenario e scagliarli contro gli avversari. La dinamite rappresenta uno degli omaggi più evidenti a Blood e si rivela indispensabile contro i gruppi numerosi. Uno dei maggiori meriti del gioco è quello di non rendere quasi mai inutili le armi iniziali. L’accetta può abbattere rapidamente molti cultisti ed essere recuperata dopo il lancio, mentre la pistola conserva un’elevata precisione e rimane efficace nei colpi alla testa anche nelle fasi avanzate.

Chapter Two introduce inoltre armi alternative che utilizzano gli stessi tipi di munizioni. Il giocatore può scegliere, per esempio, tra un potente fucile a leva e un revolver più rapido, oppure tra il classico doppietta e un fucile semiautomatico più adatto alle orde.

Le armi possono essere potenziate attraverso componenti nascosti nei livelli, aumentando danni, precisione e capacità dei caricatori oppure sbloccando nuove funzioni. Anche l’esplorazione riveste un ruolo importante: le mappe sono ampie, articolate e ricche di segreti contenenti munizioni, cure, potenziamenti e documenti narrativi.

Il viaggio in treno, il villaggio natalizio, il centro commerciale e la grande villa ispirata alla Spencer Mansion sono tra le ambientazioni più riuscite. Chapter Two aumenta notevolmente il numero dei nemici, proponendo livelli con centinaia di avversari, ma gli scontri raramente risultano caotici senza criterio. Molto riuscita è anche l’interazione con gli scenari. È possibile scaldare una caffettiera e lanciarla contro un nemico, colpire scatole di ciambelle, usare macchine da scrivere o partecipare a minigiochi di biliardo e tiro a segno. Sono dettagli secondari, ma contribuiscono a rendere il mondo più credibile.

Non mancano alcuni difetti. Le sezioni platform non sono sempre precise, alcuni boss risultano poco memorabili e certe mappe del secondo capitolo tendono a essere troppo lunghe. Chapter One, al contrario, conserva un ritmo più compatto ed equilibrato.

Comparto tecnico e artistico

CULTIC recupera deliberatamente l’estetica degli sparatutto degli anni Novanta. Personaggi e armi sono rappresentati attraverso sprite bidimensionali, mentre gli ambienti utilizzano modelli tridimensionali essenziali e voxel. Il risultato ricorda i titoli realizzati con il Build Engine, ma possiede una direzione artistica ben riconoscibile.

La palette è dominata da marroni, grigi, arancioni autunnali e blu scuri, con un aspetto sporco e soffocante più vicino a Quake e Blood che a Duke Nukem 3D. Sangue, cure e oggetti interattivi utilizzano invece colori più accesi, risultando chiaramente visibili durante gli scontri.

Particolarmente efficaci sono le sezioni horror. In alcuni momenti la musica scompare e il giocatore viene lasciato solo in ambienti bui e opprimenti. Il comparto sonoro completa l’esperienza con spari potenti, impatti convincenti e una colonna sonora capace di alternare aggressività e tensione. Dal punto di vista tecnico, il gioco risulta infine generalmente stabile, offrendo al contempo numerose impostazioni di accessibilità.

Il codice review è stato fornito dal publisher.

8
Riassunto
Riassunto

CULTIC è uno dei migliori rappresentanti moderni del genere. Nonostante i ben noti richiami, il gioco possiede abbastanza personalità da non sembrare una mera imitazione. Il combattimento è rapido, brutale e vario, il level design premia l’esplorazione e la direzione artistica costruisce un’atmosfera opprimente e memorabile. La narrazione marginale, le sezioni platform, alcuni boss anonimi e la lunghezza eccessiva di certe mappe non compromettono troppo un’esperienza complessivamente gradevole. Considerando che gran parte del lavoro è stata realizzata da un singolo sviluppatore, il risultato è ancora più impressionante. Per gli appassionati di retro FPS, horror e violenza esagerata, CULTIC è un titolo praticamente imprescindibile.

Pro
Gameplay fluido e divertente Level design ben congegnato... Artisticamente è uno spettacolo
Contro
Narrativamente debole ...anche se le alcune sezioni potevano essere evitate
  • Valutazione8
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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