Dopo il primo volume della Metal Gear Solid Master Collection uscito nell’ottobre del 2023 una speranza aveva fatto capolino nell’animo dei fan: la liberazione di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots dai confini di PlayStation 3. Ora, a distanza di tre anni, quello che per diciotto anni è stato solo un sogno si è finalmente concretizzato, e in questo secondo volume della compilation dedicata al magnum opus di Hideo Kojima vede la presenza di Guns of the Patriots, di Metal Gear Solid: Peace Walker e del semi-dimenticato Metal Gear Solid: Ghost Babel.
Ma possiamo essere del tutto soddisfatti di questa Collection? In realtà ci sono delle criticità, e vogliamo raccontarvi qualcosa di più nella nostra recensione.
Versione provata: PC
La guerra era cambiata

Quando Metal Gear Solid 4 arrivò sul mercato, fu un vero e proprio fenomeno. Ricevette recensioni entusiastiche, vinse numerosi premi come Gioco dell’Anno e vendette milioni di copie.
Il gioco si apre con uno dei menu principali più impressionanti della storia dei videogiochi, con una figura solitaria, Solid Snake, ormai diventato Old Snake, stagliata contro uno sfondo austero.
Iniziando una nuova partita, ci si ritrova catapultati in una sequenza metanarrativa nella quale si passa da un canale televisivo all’altro, mostrando assurdi programmi a premi e pubblicità a tema bellico che riflettono un mondo ormai desensibilizzato alla violenza. A un certo punto compare anche David Hayter, il doppiatore di Snake, intervistato da Lee Meriwether, doppiatrice di Big Mama ed ex interprete di Catwoman nel film di Batman del 1966. Queste pubblicità, come quella con le mantidi robotiche che danno la caccia alle persone, stabiliscono il tono di un futuro distopico in cui la guerra è diventata una merce di scambio.
La campagna inizia in Medio Oriente, con Snake che viaggia su un camion e racconta di come la guerra sia diventata un’attività commerciale, nella quale i soldati combattono per chi offre di più. La sequenza iniziale è avvincente e mostra alcuni soldati ribelli falciati dalle compagnie militari private, le PMC.
Poco dopo Snake deve sfuggire ai Gecko, nemici robotici con teste enormi e zampe simili a quelle degli emù, grazie alla sua nuova tuta Octocamo, capace di mimetizzarsi con qualsiasi superficie. Il prologo stabilisce quello che sarà il ritmo dell’avventura: dobbiamo essere preparati a frequenti interruzioni. La storia torna quindi indietro, in un cimitero dove Snake, ormai invecchiato ben oltre i suoi anni, incontra Otacon e il colonnello Campbell.
I due rivelano che Liquid Ocelot, ovvero la coscienza di Liquid Snake innestata nel corpo di Ocelot, sta creando problemi in Medio Oriente. Il rapido invecchiamento di Snake, causato dal virus FOXDIE, viene spiegato dalla vecchia conoscenza Naomi Hunter, che rimane sconvolta vedendo le sue condizioni.
Quando finalmente si passa al gameplay, il gioco dà il meglio di sé. In Medio Oriente equipaggiamo il Solid Eye, una sorta di benda meccanica dotata di visione notturna e sistema di rilevamento dei nemici, oltre a una pistola tranquillante per le neutralizzazioni non letali. Lo stealth è appagante: invece di lasciare cadaveri dietro di noi, possiamo addormentare le guardie o stenderle usando il Close Quarter Combat (CQC). Anche la tuta Octocamo rappresenta un netto miglioramento rispetto ai macchinosi menu di Metal Gear Solid 3: si adatta automaticamente alle superfici circostanti.
In men che non si dica incontriamo un nuovo personaggio, Drebin: si tratta di un trafficante d’armi accompagnato da una scimmia che fuma sigarette e beve bibite, la cui funzione è simile al mitico Mercante di Resident Evil 4.
Drebin opera nelle zone di guerra, vendendo armi e sbloccando quelle legate all’ID del proprietario in cambio dei Drebin Points. Questa meccanica, in cui ogni arma possiede un ID univoco che ne impedisce l’utilizzo da parte di persone non autorizzate, si integra bene nell’ambientazione futuristica del gioco. Il Drebin Shop, accessibile in qualsiasi momento dal menu di pausa, permette di acquistare immediatamente armi e munizioni, rendendo praticamente irrilevante la gestione delle risorse.
L’arsenale è enorme e offre numerose possibilità di personalizzazione, e il Drebin Shop rende comunque la gestione delle munizioni un gioco da ragazzi.
Graficamente, nonostante una palette cromatica piuttosto spenta, il gioco era spettacolare per l’epoca. Se consideriamo che sono passati 18 anni dalla sua uscita c’è da rimanere assolutamente stupefatti. Ma dobbiamo pensare che non stiamo presentando una semplice retrospettiva, ma il lavoro fatto da Konami per questa collection.
Già, quale lavoro? Anche su PC le opzioni disponibili per Metal Gear Solid 4 sono risicatissime: possiamo scegliere se avviare il gioco in finestra o a schermo intero, la risoluzione (sono disponibili solo i formati in 16:9), se attivare o meno la sincronizzazione verticale, il cap del frame rate (bloccato al massimo a 60fps), la qualità grafica (senza migliori specificazioni), delle ombre, delle texture e degli effetti. L’unico anti-aliasing attivabile è l’FXAA. Inoltre, al momento non è possibile giocare a Guns of the Patriots con il doppiaggio in giapponese adottando i sottotitoli in inglese o italiano: il doppiaggio nipponico è disponibile solo scegliendo i sottotitoli nella lingua del Sol Levante. Insomma, si poteva fare un po’ di più.
Il cammino per la pace

Veniamo ora all’altro componente più importante di questa collection. Al tempo della sua uscita, nel 2010, Metal Gear Solid: Peace Walker era uno dei giochi più ambiziosi mai usciti su PSP, ma qui proposto nella versione dell’HD Collection distribuita su Playstation 3 e Xbox 360 nel 2011. Quello che all’epoca era un Metal Gear Solid portatile riusciva a catturare l’essenza della saga, introducendo al tempo stesso nuove meccaniche inedite, che divennero il seme per il quinto episodio della saga, The Phantom Pain.
Peace Walker è ambientato nel 1974, dopo gli eventi di Metal Gear Solid 3, ovvero la missione Snake Eater. Vestiamo i panni di Big Boss, che deve indagare su un’arma nucleare segreta in Costa Rica. La testata, l’eponima “Peace Walker”, è stata portata nel paese sudamericano da un esercito sconosciuto, e a Big Boss viene chiesto dal professor Mena e dalla sua giovane e geniale studentessa Paz Andrade di salvare il Paese con i suoi Militaires Sans Frontières, offrendogli in cambio il possesso di una base operativa marittima al largo delle coste dei Caraibi.
Il problema è che nulla è come sembra, il che è una costante nel mondo di Metal Gear: l’esercito invasore infatti è composto da una frangia della CIA, e il buon professor Mena non è altri che un agente del KGB. Big Boss, accettando la missione si troverebbe quindi a rivolgere le armi del suo esercito contro la propria patria, e a divenire un nemico dello Zio Sam.
Ma a questo punto si scopre un nuovo elemento che fa sì che Snake non possa esimersi dall’accettare di prendere parte alla missione: il sedicente professor Mena ha con sé una registrazione risalente al 1973 della voce di The Boss, la mentore di Snake. Peccato che, come sappiamo, la donna era morta proprio al termine dell’operazione Snake Eater, nel 1964. Dopo questa rivelazione, cercando di scoprire qualcosa di più su questo mistero, Big Boss accetta di aiutare Mena e Paz.
Il gioco è un mix di infiltrazione, strategia e gestione del proprio esercito privato. Possiamo reclutare soldati, costruire basi e pianificare le nostre missioni, cercando al tempo stesso di portare avanti la storia.
La gestione della Mother Base è un elemento che verrà poi ripreso in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. Peace Walker fu inoltre il primo Metal Gear Solid a proporre una modalità cooperativa online su PSP.
Per quanto riguarda il gameplay e le meccaniche di gioco, abbiamo la classica componente stealth. Dobbiamo muoverci furtivamente, neutralizzare i nemici, utilizzare gadget e mimetizzazione. È la parte più tradizionale di Metal Gear Solid.
Ci sono anche parecchie missioni secondarie, come il dispiegamento delle truppe, l’estrazione dei nemici e la raccolta di informazioni. Ci vengono affidate tantissime piccole missioni che non fanno parte dell’avventura principale, e che ben si adattavano alla natura portatile del titolo. C’è poi la famosa gestione della Mother Base, dove dobbiamo reclutare e addestrare i nostri soldati per cercare di migliorare le nostre capacità e il nostro equipaggiamento.
Si tratta di una componente gestionale davvero ben riuscita e capace tutt’ora di appassionare, proprio come avviene in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain.
Il gioco combina perfettamente azione, strategia e una piccola componente RPG, con tutte le ricompense dedicate a chi si prende il tempo di esplorare e pianificare le proprie missioni. Potrete ottenere ricompense e migliorare le vostre caratteristiche, quindi è davvero molto divertente.
Certo, si avverte una certa ripetitività per quanto riguarda le missioni secondarie, che tendono a riproporre sempre le stesse situazioni, ma proprio come in Phantom Pain possiamo sperimentare e provare approcci molto diversi fra loro. Sotto questo punto di vista Peace Walker è invecchiato molto bene, e non risente della linearità forzata e piena di interruzioni di Guns of the Patriots.
Anche dal punto di vista grafico e della regia, riteniamo di trovarci davanti a una sorta di fumetto animato, e l’effetto finale è ancora oggi artisticamente molto ben riuscito, grazie agli splendidi artwork di Yoji Shinkawa.
Per quanto riguarda il comparto delle opzioni, anche in questo caso siamo di fronte a un menù risicatissimo: possiamo scegliere se giocare con la risoluzione della PSP o in Full HD, se vedere i filmati upscalati o nella risoluzione originale e se visualizzare il gioco in finestra o a tutto schermo. È tutto qui.
Il gioco fantasma

A chiudere la Metal Gear Solid Master Collection Vol. 2 vi è poi Metal Gear Solid: Ghost Babel, il primissimo capitolo portatile della serie uscito su Game Boy Color nel 2000, e ormai praticamente dimenticato.
In questo gioco non canonico ci troviamo nel 2002, sette anni dopo gli eventi di Outer Heaven. Solid Snake viene richiamato dal colonnello Roy Campbell dal suo ritiro in Alaska. La sua nuova missione è infiltrarsi nella fortezza di Galuade, nell’Africa centrale, per impedire al Fronte di Liberazione di Gindra di utilizzare un prototipo di Metal Gear rubato e dotato di testate nucleari, il Gander.
Ghost Babel utilizza la stessa visuale dall’alto dei primi giochi della serie Metal Gear per MSX2. Il gameplay è in gran parte simile a quello di Metal Gear 2: Solid Snake, oltre a includere diversi elementi tratti da Metal Gear Solid. Una differenza fondamentale rispetto ai capitoli dell’MSX2 (inclusi nel primo volume della Master Collection) è che Solid Snake ora può muoversi in otto direzioni anziché in quattro, il che gli permette di spostarsi in diagonale oltre che nelle quattro direzioni di base. Il giocatore può anche appoggiarsi ai muri e spostare la posizione della telecamera sopra la schiena di Snake, come in Metal Gear Solid, oltre a toccare i muri.
Ghost Babel è una gradevole aggiunta alla collection, ma a questo punto si aprono degli altri interrogativi…
Le domande non mancano mai…

Come già accadde nel caso della prima collection, Konami era stata chiarissima, e non aveva promesso miglioramenti di sorta per i giochi al suo interno. Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots e Metal Gear Solid: Peace Walker non hanno quindi ricevuto alcun restauro tecnico. È chiaro, non siamo di fronte a una remaster, ma a una operazione che consente di rilasciare dei giochi che ormai erano stati confinati al retrogaming. Si poteva fare di più? Di certo avremmo gradito qualche filtro in più, magari frame rate sbloccati fino ai 120fps e un supporto nativo alle risoluzioni ultrawide, che siamo certi la community renderà disponibili prontamente tramite qualche mod.
Ma il più grosso interrogativo riguarda la mancata presenza di alcuni giochi, in particolare Metal Gear Solid: Portable Ops e i due Metal Gear Ac!d. È davvero un peccato che questa collection non includa anche questi capitoli della saga, e che al momento siano ancora relegati su PlayStation Portable.
Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher

Riassunto
Riassunto
La missione principale della Metal Gear Solid Master Collection Vol. 2 è la liberazione e riscoperta di due grandissimi giochi. Metal Gear Solid 4 è un'esperienza imperfetta, ma assolutamente unica. Le sue cutscene interminabili e il ritmo altalenante mettono a dura prova la pazienza e il suo ritmo è invecchiato malino, ma la sua ambizione, la profondità emotiva e i momenti di nostalgia sono difficili da eguagliare. Kojima ha raccontato la storia che voleva raccontare, per quanto prolissa o bizzarra potesse essere. Metal Gear Solid: Peace Walker è davvero un titolo imprescindibile. Pur nascendo come un Metal Gear Solid su console portatile, rimane un gioco estremamente completo, con tutta la sua componente di infiltrazione, strategia, missioni cooperative e, naturalmente, la storia firmata Kojima. Ghost Babel, infine, è una graditissima aggiunta: un capitolo quasi dimenticato, che ora è disponibile su tutte le piattaforme moderne. Peccato per la mancanza di alcuni giochi che avrebbero completato benissimo questa raccolta, come Metal Gear Solid: Portable Ops e i due capitoli di Metal Gear Ac!d, e soprattutto per la pigrizia di questi porting, che purtroppo non offrono nessun miglioramento tecnico.
Pro
Metal Gear Solid 4 finalmente libero dai confini di PS3 Il gameplay di Peace Walker è ancora solidissimo Ghost Babel è una graditissima aggiunta Storie e personaggi fenomenaliContro
Porting più che pigri Il ritmo di Metal Gear Solid 4 non è invecchiato benissimo Che fine hanno fatto Portable Ops e Ac!d?- Giudizio complessivo8
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