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ReStory: Chill Electronics Repairs | Recensione

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E se potessimo tornare indietro di poco più di vent’anni, in un’epoca in cui l’elettronica aveva un aspetto completamente diverso, ma possedeva allo stesso tempo qualcosa di indubbiamente magico? È proprio ciò che promette ReStory: Chill Electronics Repairs, che ci trasporta nella Tokyo del 2000, dove dovremo gestire un piccolo negozio specializzato nella riparazione di dispositivi elettronici di ogni genere. Il tutto immersi in un’atmosfera estremamente rilassante e accogliente. Vi raccontiamo qualcosa di più nella nostra recensione!

C’era una volta ad Akihabara…

Nel gioco vestiamo i panni del nuovo proprietario di un negozio di riparazioni elettroniche ad Akihabara, il celebre quartiere di Tokyo. Partendo da zero, dovremo costruirci gradualmente una reputazione e sviluppare la nostra attività, con l’obiettivo di emergere tra i numerosi concorrenti e diventare il miglior centro di riparazione della zona.

Una particolarità interessante è che, a differenza di molti simulatori con una struttura simile, ReStory: Chill Electronics Repairs dedica parecchia attenzione alla componente narrativa. Nel corso della nostra avventura, durata circa tredici ore, non abbiamo mai lasciato il negozio. Tutti gli eventi vengono raccontati rimanendo dietro il bancone, mentre i clienti si alternano davanti ai nostri occhi.

Nel nostro laboratorio arriveranno continuamente personaggi particolari, ognuno con la propria storia. Con il passare del tempo, scopriremo che le loro vicende sono sempre più intrecciate, dando vita a un unico filo narrativo che si sviluppa sullo sfondo. Il gioco riesce a bilanciare abilmente un’atmosfera rilassante e genuinamente accogliente con una trama in cui entreranno in gioco organizzazioni come la Yakuza, la polizia e altre forze meno scontate, almeno inizialmente.

Sebbene i personaggi siano piuttosto archetipici, con il tempo abbiamo finito per affezionarci ad alcuni di loro, apprezzandone anche il design. Purtroppo però, alla storia manca quella cura nella scrittura e nella gestione della narrazione che avrebbe potuto renderla davvero coinvolgente.

La trama aveva chiaramente del potenziale, ma il modo in cui viene raccontata e la qualità complessiva della scrittura non riescono a valorizzarlo fino in fondo. Questo non significa che il risultato sia deludente in assoluto: nel complesso la storia funziona abbastanza bene e le scene finali riescono persino a strappare un leggero sorriso.

Arriva l’assistenza!

Ogni volta che un cliente entra nel negozio, oltre a raccontarci qualcosa di sé attraverso una serie di dialoghi, ci affida un dispositivo da riparare. Soltanto dopo aver completato tutte le attività attualmente disponibili nell’ambito della trama principale possiamo proseguire con la storia.

Ed è proprio la riparazione degli apparecchi la vera protagonista dell’intera produzione: l’attività più coinvolgente, divertente e capace di regalare enormi soddisfazioni.

Gli sviluppatori hanno preparato una discreta varietà di dispositivi da riportare in vita. Un dettaglio curioso è che l’unico marchio reale di cui vedremo prodotti ufficialmente concessi in licenza è Atari. Tutti gli altri apparecchi sono fittizi, anche se spesso assomigliano in maniera impressionante a dispositivi che conosciamo molto bene.

Ci ritroveremo quindi a riparare imitazioni del Tamagotchi, del leggendario Nokia 3310, o della PSP.

La maggior parte delle riparazioni, siano esse legate alla storia principale oppure alle missioni secondarie che continuano ad arrivare senza fine, segue le stesse semplici regole. Innanzitutto dobbiamo smontare completamente il dispositivo, così da verificare le condizioni dei singoli componenti. Successivamente, dovremo pulirli dalla sporcizia oppure, quando necessario, sostituirli con elementi nuovi. Di tanto in tanto ci verrà chiesto anche di utilizzare un saldatore per intervenire direttamente sulla scheda elettronica.

Il funzionamento è dunque piuttosto semplice e la struttura dei diversi apparecchi non cambia mai. Continueremo a smontare e riparare gli stessi modelli, sempre seguendo procedure identiche. Con il passare del tempo arriveremo persino a conoscerne a memoria ogni componente, acquisendo una tale familiarità con le operazioni da riuscire a riparare un dispositivo nel giro di pochi secondi.

Significa che, dopo un po’, il gioco diventa noioso e monotono? E invece no!

Non importa quanti dispositivi avessimo già riparato: abbiamo sempre avuto voglia di metterci al lavoro su quello successivo, e poi su un altro ancora. Anche quando conosciamo ormai a memoria la struttura di ogni apparecchio, la classica sindrome dell’ancora una partita funziona talmente bene da rendere davvero difficile staccarsi dal gioco.

A un certo punto, quando la velocità con cui lavoravamo ha iniziato a superare il numero di incarichi disponibili, abbiamo persino cominciato ad acquistare componenti autonomamente, assemblare dispositivi completi e metterli in vendita.

Il gameplay sarà anche semplice, ma è super coinvolgente!

Tempo di restauri

A un certo punto entreranno in nostro possesso un semplice pennello e una serie di adesivi, strumenti che, almeno in teoria, dovrebbero permetterci di dare libero sfogo alla nostra creatività decorando le scocche dei dispositivi.

Noi, però, abbiamo utilizzato questi strumenti soltanto quando richiesto da una missione, e anche in quelle occasioni ci siamo limitati allo stretto indispensabile.

Il motivo è semplice: il pennello è impreciso e spesso sembra avere una volontà tutta sua. Può capitare di iniziare a dipingere la parte anteriore di un dispositivo per poi scoprire, senza una ragione apparente, che la vernice è comparsa anche in punti casuali della parte posteriore.

Come prevedibile, quando apriamo per la prima volta le porte del nostro negozio ci troviamo davanti a un autentico disastro. L’intero ambiente è sporco, rovinato e pieno di rifiuti. Liberarsi della spazzatura richiede pochissimo tempo, mentre rimettere in ordine tutto il resto necessita di un po’ più di pazienza e, soprattutto, di denaro.

Man mano che i guadagni aumenteranno, potremo acquistare nuovi scaffali e armadietti, sostituendo i vecchi mobili oppure riempiendo gli spazi vuoti. Avremo anche a disposizione della vernice con cui rinfrescare le pareti, oltre a una varietà di decorazioni, come un bonsai e una lanterna.

Ad ogni modo, con una spesa relativamente contenuta e senza troppa fatica riusciremo a trasformare il nostro laboratorio in un ambiente davvero accogliente, nel quale persino restare seduti può risultare rilassante.

Forse però, sotto questo aspetto, si sarebbe potuto fare qualcosa in più. Anche dopo aver completato tutti gli interventi di ristrutturazione disponibili, rimangono ancora alcune zone dall’aspetto decisamente trascurato, che sembrano implorare di essere rinnovate.

Investiamo nel nostro negozio

Un altro elemento che merita di essere elogiato è il sistema economico, progettato con intelligenza e una certa attenzione ai dettagli. Le spese non mancano mai: ci sono le bollette da pagare, i nuovi componenti da acquistare e altre necessità che si presentano regolarmente. Eppure, nella maggior parte dei casi, riusciamo sempre a far fronte a tutto.

Significa che siamo milionari fin dall’inizio? Assolutamente no. Generalmente disponiamo appena del denaro necessario per coprire tutte le spese, riuscendo a concludere la giornata con qualche yen di guadagno.

Vale inoltre la pena sottolineare che il negozio è suddiviso in tre sezioni. La prima permette di acquistare non soltanto decorazioni, ma anche nuovi strumenti, come cacciaviti più efficaci e dispositivi per triturare i rifiuti.

La seconda sezione consente invece di comprare singolarmente tutti i componenti necessari per uno specifico dispositivo. Si tratta di una funzione particolarmente utile quando, per completare una riparazione, ci manca un elemento preciso che non abbiamo attualmente in magazzino. Nella stessa sezione possiamo acquistare anche le licenze che ci permettono di riparare nuove tipologie di apparecchi.

Infine, troviamo il mercatino delle pulci, nel quale compaiono dispositivi casuali venduti a prezzi stracciati. Naturalmente, possiamo ripararli e successivamente rivenderli, ma il loro utilizzo più conveniente è probabilmente quello di fonte economica di pezzi di ricambio.

È un ottimo sistema per rifornirci dei componenti che ci serviranno per le riparazioni successive. Dobbiamo soltanto ricordare che la maggior parte degli apparecchi in vendita è danneggiata e che, prima dell’acquisto, non abbiamo modo di sapere esattamente quale sia il problema.

In ogni caso, il sistema economico è stato realizzato davvero bene. Sia guadagnare sia spendere denaro offre una buona dose di soddisfazione e, soprattutto, è raro trovarsi in una situazione in cui ne abbiamo decisamente troppo oppure troppo poco.

Perfettamente bilanciato, come ogni cosa dovrebbe essere.

Riparazioni made in Japan

ReStory: Chill Electronics Repairs è un gioco esteticamente molto gradevole, caratterizzato da uno stile cartoonesco con evidenti influenze anime e dominato da colori caldi e piacevoli alla vista.

L’impatto visivo è decisamente piacevole e, cosa ancora più importante, la direzione artistica si sposa perfettamente con la natura rilassante della produzione, contribuendo a creare un’atmosfera capace di farci staccare la spina.

In teoria, lo stesso discorso dovrebbe valere per la musica che ci accompagna durante le sessioni di gioco. La colonna sonora propone diversi brani ben abbinati all’esperienza, appartenenti anche a generi piuttosto differenti. Alcuni sono più dinamici, mentre altri hanno ritmi tranquilli e atmosfere maggiormente legate al mondo lo-fi.

Inizialmente l’ascolto è davvero piacevole. Il problema è che i brani disponibili non sono moltissimi e finiscono per ripetersi abbastanza spesso. Dopo qualche ora si rischia di non poterne più e non mi sorprenderebbe scoprire che una parte dei giocatori deciderà, prima o poi, di disattivare completamente la musica.

ReStory: Chill Electronics Repairs è disponibile su Steam al prezzo di 20 euro, una cifra più che ottima per ciò che offre. Non soltanto il gioco ha un aspetto gradevole, ma riesce anche a tenerci incollati allo schermo per molte ore.

Le uniche vere critiche riguardano la colonna sonora, che dopo un po’ comincia a diventare irritante, e la trama, che non riesce a sfruttare pienamente il proprio potenziale.

ReStory: Chill Electronics Repairs è un gioco eccellente e assolutamente consigliato, soprattutto considerando il suo prezzo contenuto.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8.5
Riassunto
Riassunto

ReStory: Chill Electronics Repairs ci porta ad Akihabara nei primi anni del 2000, e ci apre il mondo di un negozio di riparazioni di elettronica. Nel nostro negozietto accoglieremo tanti clienti che ci porteranno i loro affezionati dispositivi guasti, dai Tamagotchi alle PSP, dai Nokia 3310 ai Nintendo DS, e starà a noi aggiustarli. Insieme a questa divertente routine di gameplay si rivelerà anche una componente narrativa, ma che purtroppo non riesce a coinvolgere del tutto. Con la sua estetica anime e una generale rilassatezza tipica dei giochi cozy, Restory è un gioco senz'altro consigliato per chi guarda ancora con affetto ai suoi vecchi dispositivi, che magari stanno prendendo polvere su uno scaffale o sono stati riposti in una buia soffitta!

Pro
È coinvolgente e rilassante Direzione artistica graziosa Riparare i dispositivi è divertente La storia ha del potenziale…
Contro
…ma non riesce sempre a coinvolgere Cercare alcune viti è spesso come cercare un ago in un pagliaio La musica diventa ridondante dopo un po' Il sistema di pittura sembra avere una volontà tutta sua
  • Giudizio complessivo8.5
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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