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Remothered: Red Nun’s Legacy | Recensione

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Come avrete notato, la fine del mese di ottobre coincide con l’uscita di una miriade di titoli horror, che vanno a sfruttare l’onda di Halloween. Remothered: Red Nun’s Legacy non fa eccezione, e prosegue la saga iniziata otto anni fa con Tormented Fathers. Questa volta l’avventura è ambientata nella nostra Sicilia, la regione nella quale ha sede lo studio produttore del titolo, ovvero gli Stormind Games. Ma ora vi raccontiamo qualcosa di più nella nostra recensione.

Versione provata: PC

Gli orrori del convento

In Remothered: Red Nun’s Legacy vestiamo i panni di Susan, una madre alla ricerca della figlia, scomparsa insieme ad altre cinque ragazze. Una misteriosa registrazione la conduce in una vecchia tenuta alle pendici dell’Etna, in Sicilia. Il mistero coinvolge la famiglia Ashmann, un convento e una figura conosciuta come la Suora Rossa, interpretata da Maggie Robertson, ovvero la mitica Alcina Dimitrescu di Resident Evil Village. Come dicevamo, si tratta del terzo e ultimo capitolo della trilogia di Remothered, che comprende anche Tormented Fathers e Broken Porcelain.

Come nella tradizione più classica dei survival horror, la maggior parte del tempo viene trascorsa esplorando stanze, raccogliendo indizi, risolvendo enigmi e sbloccando nuove aree. Ancora una volta, abbiamo una protagonista femminile che esplora un vecchio edificio, cercando di svelare un inquietante mistero mentre evita le creature che le danno la caccia. Eppure, dietro questa premessa apparentemente familiare, c’è molto più di quanto si potrebbe immaginare inizialmente. E tutto comincia dai nemici.

Il fulcro del gameplay consiste nell’evitare gli avversari che pattugliano gli ambienti e ci inseguono. Dobbiamo osservarne i movimenti, ascoltare attentamente i rumori, individuare nascondigli e capire quando sia sicuro proseguire. Qui l’attenzione è rivolta soprattutto alla conoscenza degli ambienti e alla capacità di anticipare le mosse di ciò che ci sta dando la caccia. Abbiamo anche a disposizione alcuni oggetti difensivi, utili per stordire temporaneamente i nemici, anche se gli inseguitori possono bloccare i nostri attacchi.

È importante notare che combattere non rappresenta necessariamente la soluzione a ogni incontro, anzi. Bisogna ragionare sugli spostamenti, ricordarsi le possibili vie di fuga e decidere se sia meglio nascondersi oppure rischiare di passare accanto a un nemico. Quando tutti questi elementi funzionano come dovrebbero, il gioco riesce a regalare momenti davvero coinvolgenti.

Ci sono però anche situazioni in cui le reazioni dei nemici o le interazioni con i nascondigli risultano un po’ macchinose. Quando veniamo scoperti perché qualcosa non risponde come previsto, la frustrazione prende il posto della paura. In ogni caso, evitare gli avversari rappresenta soltanto una parte dell’esperienza.

Un viaggio nella memoria e nell’incubo

Una delle aggiunte più interessanti alla classica formula del genere è l’ipnosi. Susan utilizza dei metronomi per entrare in uno stato che le permette di investigare l’ambiente circostante attraverso diverse modalità. La retrocognizione consente di scoprire ricordi legati a determinati oggetti e luoghi.

Gli specchi, invece, rivelano dettagli nascosti o percorsi altrimenti invisibili, mentre la manipolazione delle falene offre un ulteriore modo per interagire con l’ambiente. Ci sono quindi diversi elementi interessanti da scoprire.

Anziché limitarci ad aprire cassetti alla ricerca dell’ennesima chiave, possiamo ricostruire eventi del passato e individuare particolari che normalmente non saremmo in grado di vedere. Il principale limite di queste meccaniche è che alcuni momenti risultano più guidati di altri. Le abilità funzionano al meglio quando permettono di scoprire qualcosa di inaspettato, anziché ridursi a un ulteriore passaggio obbligatorio per aprire una porta o sbloccare un corridoio.

Ma le indagini soprannaturali non sono l’unico modo per proseguire nell’avventura. C’è anche l’aspetto più tradizionale del survival horror. Il gioco segue infatti una struttura ben riconoscibile per gli appassionati del genere. Possiamo imbatterci in passaggi bloccati, cercare indizi e tornare nelle aree già visitate una volta compreso come procedere.

Per certi versi, Remothered: Red Nun’s Legacy ricorda i vecchi capitoli di Resident Evil, e dobbiamo dire che abbiamo apprezzato molto questo richiamo. È sempre intrigante comprendere gradualmente come siano collegati tra loro i diversi ambienti di un edificio tanto grande.

Dovremo anche esaminare oggetti, risolvere enigmi ambientali e gestire le risorse difensive e curative. A differenza dei precedenti episodi della trilogia, il sistema di guarigione non si basa più sulla vecchia meccanica legata agli specchi, ma sulle risorse che possiamo trovare durante l’esplorazione.

Una certa ripetitività, ma un’atmosfera ben costruita

Purtroppo, non tutto scorre sempre con la stessa fluidità. Come spesso accade in giochi di questo tipo, tornare sui propri passi può diventare ripetitivo, soprattutto quando siamo costretti a rivisitare le stesse stanze perché ci siamo lasciati sfuggire un piccolo oggetto, e non perché abbiamo scoperto qualcosa di nuovo. In assenza di un sistema di progressione del personaggio in stile gioco di ruolo, sono soprattutto gli enigmi e l’esplorazione a dover garantire la varietà dell’esperienza.

Fortunatamente, gli ambienti contribuiscono a rendere le esplorazioni più piacevoli. Stormind Games ha sede a Catania e gli sviluppatori hanno tratto ispirazione dagli edifici e dai paesaggi del territorio. Gli interni antichi, le pareti in pietra, gli arredi imponenti e le architetture in rovina conferiscono agli ambienti un forte senso di autenticità. Sembrano luoghi che esistevano molto prima dell’arrivo di Susan, ciascuno con i propri segreti e le proprie vicende da raccontare.

Anche la colonna sonora contribuisce a creare un’atmosfera inquietante, senza affidarsi esclusivamente agli odiosi scarejump. L’atmosfera è senz’altro uno dei maggiori punti di forza di Remothered: Red Nun’s Legacy.

Le ambientazioni possiedono un’identità ben definita e il comparto audio sostiene efficacemente questa sensazione durante tutta l’esplorazione. Ma come si comporta il gioco al di là dell’atmosfera e delle sue meccaniche più interessanti?

Dal punto di vista della presentazione, il gioco appare più rifinito dei capitoli precedenti, e Stormind Games sta cercando di sviluppare ulteriormente la formula originale, invece di limitarsi a riproporla senza particolari innovazioni.

Ma dobbiamo ammettere che l’aspetto tecnico di Red Nun’s Legacy avrebbe bisogno di una messa a punto. Le animazioni, le interazioni, e la gestione dei tempi a volte non sono gestite al meglio e influiscono tutte sulla fluidità dell’esperienza, soprattutto quando si passa dall’esplorazione agli incontri più concitati.

Temete la Suora Rossa!

Remothered: Red Nun’s Legacy è un buon survival horror dal ritmo lento, costruito attorno all’esplorazione, alla furtività e alla scoperta di misteri. Gli appassionati di Alien: Isolation, dei vecchi capitoli di Resident Evil e di A Quiet Place: The Road Ahead riconosceranno sicuramente alcuni elementi familiari.

Al tempo stesso, l’ultimo capitolo della trilogia di Remothered propone anche idee sufficientemente originali da riuscire a distinguersi. Ed è proprio questo aspetto a renderlo interessante.  Il gioco non è privo di imperfezioni e probabilmente non conquisterà chi preferisce un’azione frenetica o ha poca pazienza per le meccaniche basate sulla furtività. Se, invece, amate i survival horror tradizionali, l’esplorazione ragionata e i misteri da svelare, riteniamo valga decisamente la pena tenerlo d’occhio.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8
Riassunto
Riassunto

Remothered: Red Nun's Legacy conclude la trilogia survival horror di Stormind Games, portando le vicende nella nostra Sicilia. Il mistero che avvolge la scomparsa di sei ragazze e della malefica Suora Rossa ci riporta indietro nel tempo, ai classici del genere come i primi Resident Evil e a giochi che facevano del loro fulcro più l’esplorazione che il combattimento con gli avversari. L’atmosfera è senza dubbio ben costruita, anche grazie a un buon design degli ambienti e dei livelli, e a una colonna sonora di livello. Non si tratta però di un gioco perfetto: qualche pecca a livello di tecnica è evidente, e riteniamo che le animazioni e le interazioni avrebbero potuto avere una resa migliore. Nulla però che possa compromettere il giudizio finale sull’ultimo episodio della trilogia Remothered, che è un’ottima conclusione delle vicende, e un deciso passo in avanti dopo il secondo capitolo.

Pro
Grande atmosfera horror Ottimo level design La componente dell’ipnosi è ben costruita…
Contro
…ma a volte troppo guidata Animazioni e interazioni da rivedere
  • Giudizio complessivo8
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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