Che cosa succede se un editore avvezzo alle storie intime accoglie un puzzle arcade? Nasce qualcosa che promette bagliori e orbite in cambio di molta pazienza.
Faraway è un titolo minimalista a un solo pulsante, in cui si guida una stella cadente (una piccola cometa) attraverso un universo generato proceduralmente. È pubblicato da Annapurna Interactive ed è opera quasi interamente di una sola persona, Steph Thirion, autore del mobile Eliss. Esce il 5 novembre 2026 su PS5, Xbox Series, Switch, Switch 2 e PC.
Versione provata: PS5
Un tasto, un’orbita

L’opera rinuncia a un impianto narrativo articolato e ci cala direttamente nell’azione. Ci immedesimiamo in una cometa che si sta spegnendo, ma che si mantiene attiva collegandosi alle stelle e formando nuove costellazioni.
Il sistema di controllo si riassume presto: tenendo premuto X ci si aggancia all’astro più vicino e lo si orbita, mentre il rilascio ci scaglia verso il prossimo bersaglio. Angolo e istante dello stacco fissano velocità e direzione, e un anello di anteprima vira al rosso quando la spinta raggiunge il massimo. Il resto è meno lineare, dato che la protagonista può curvare in un solo verso: per invertire la rotta bisogna frenare oppure girare a vuoto perdendo slancio, e a volte l’aggancio cade su un corpo celeste diverso da quello scelto. Nelle zone cerchiate di rosso il cronometro si blocca e comincia la parte seria: orbitando tra le stelle si stende un filo dorato che non può incrociarsi né sfiorare sé stesso, e uscire dall’area chiude subito il disegno. Le figure ampie e intricate fruttano secondi preziosi, gli anelli chiusi spingono il moltiplicatore e toccare ogni stella presente raddoppia il bottino finale.
La modalità principale, battezzata Faraway, è una corsa infinita in un cosmo rigenerato a ogni partita, dove i punti fanno salire di livello e ingrandiscono le zone. A essa si affiancano sedici rompicapo fatti a mano, ciascuno con tre gradi di valutazione, e varianti prive di timer come gli Echo, in cui si ricalca una figura assegnata, e gli Ascent, che premiano il percorso con più anelli.
La vera barriera, tuttavia, rimane la curva d’apprendimento. Il tutorial iniziale dura poco e offre i primi successi, ma lascia nell’ombra il meccanismo dei moltiplicatori, che si decifra a forza di errori, e nemmeno la difficoltà più bassa concede tregua. Basta uno scarto di pochi millisecondi nel rilascio per finire dal lato sbagliato di un astro e rifare la figura da capo, anche dopo mezz’ora di prove; per fortuna le ripartenze sono immediate e smorzano parte della frustrazione.
Luci vivide e quasi psichedeliche si stagliano su un cielo buio, tra scie al neon e leggeri effetti particellari che brillano sui televisori grandi, con una leggibilità intatta pure nei momenti più concitati. I sintetizzatori analogici, gli arpeggi e le linee di batteria seguono il ritmo delle manovre e mutano insieme alle evoluzioni a schermo. Anche sul piano tecnico tutto scorre fluido e privo di cali, un risultato di tutto rispetto. Il DualSense, con vibrazioni e grilletti adattivi, accompagna l’effetto fionda senza mai imporsi.

Conclusioni
Riassunto
A seconda di quanto si ami ripetere, Faraway può diventare un’ossessione o una seccatura. Una volta padroneggiate le tecniche avanzate la corsa infinita rischia di adagiarsi su un andamento troppo prevedibile, e chi cerca qualcosa oltre ai record troverà poco. Con pochi euro però, possiamo ottenere una sfida pulita e coerente per chi ama inseguire i punteggi, ossia coloro per cui il gioco è consigliato.
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