Mentre i giocatori di Fallout sono rimasti ancora una volta a bocca asciutta (piccola nota personale: mi chiedo come sia possibile lanciare la seconda stagione di uno show di successo basato su un videogioco di successo, e non pensare a nessuna iniziativa per cavalcare l’onda videoludica…), gli spettatori della serie tv di Bethesda e Amazon hanno portato a termine un altro, grandioso viaggio nella Zona Contaminata. Migliore del precedente? No, ma non per questo la stagione è negativa.
La nuova tornata di episodi di Fallout, che speriamo non si farà attendere fino al 2028 con la terza stagione, si avvicina maggiormente alla gestione narrativa di un videogioco di ruolo come quelli dai quali è tratto lo show: tantissime sottotrame, tantissime storie da raccontare, tanti personaggi, tanto tempo necessario per sbrogliare la matassa. Il problema, che questa seconda stagione fa emergere ancora di più rispetto alla prima, è appunto il tempo a disposizione, infinitamente più breve rispetto a un tipico gioco della saga.

La prima stagione era legata principalmente ai suoi tre protagonisti. Avevamo Lucy (Ella Purnell), in rappresentanza di quella nuova generazione di abitanti del Vault che, in cerca di suo padre, si addentra in una Zona Contaminata ai limiti dell’assurdità. Lo spettatore, in quel caso, imparava qualcosa di più proprio dai suoi occhi – e che occhi, ma passiamo oltre. Maximus (Aaron Moten) era invece l’altra faccia della medaglia: già esperto della Zona Contaminata, era un uomo che conosceva già il mondo devastato dalla guerra nel quale si trova, portandolo a compiere atti di dubbia moralità per riuscire tuttavia a raggiungere uno scopo più alto e apparentemente nobile: diventare un membro della Confraternita, protettori della superficie. Infine, il Ghoul (Walton Goggins), lo splendido collante tra il passato e il presente, sfruttato a più riprese per sconvolgere con colpi di scena e rivelazioni scioccanti.
Da questa seconda stagione, a emergere soprattutto è proprio il Ghoul, quasi come se il team di sceneggiatori avesse imbastito una trama che basata su di lui e la sua travagliata storia. Una storia che lo vede in cerca della sua famiglia, ancora una volta, ma coinvolto anche nella ricerca di una fonte inesauribile di energia, nello smascherare il complotto della Vault-Tec, e negli ambigui atteggiamenti del misterioso e potentissimo Mr. House. La seconda stagione di Fallout, sebbene realizzata con grandi mezzi e ottima tecnica, pecca proprio dove la prima aveva brillato: la narrazione. Troppe storie, troppe porte lasciate aperte, quasi come se questi fossero episodi di passaggio per una storia che si completerà solo tra molto tempo.
Se già i protagonisti non riescono ad avere abbastanza tempo per riuscire a crescere a dovere, intrappolati da troppi fili narrativi che si stanno sempre più ingarbugliando, sono i comprimari a uscirne a pezzi. La trama dei Vault 31-32-33 è ancora presente, ma ancora non si riesce a capire dove vuole andare a parare. Norm, il fratello di Lucy, è protagonista di un risvolto potenzialmente molto interessante, che però si sbriciola nel giro di un paio di episodi apparentemente senza portare a nulla di nuovo. Il suo personaggio, dopo questa stagione, non è cambiato di una virgola. Per quanto ci siano momenti davvero divertenti e ben riusciti, è il quadro generale di Fallout 2 che lascia troppo in sospeso.

Hank, padre di Lucy, è al contrario una bella nota positiva per come viene seguito durante l’arco di questi episodi (lo rivedremo? Chissà), mentre una leggera e inevitabile punta di amarezza resta per quanto riguarda il misterioso House. Da decenni, House è un nome che i fan di Fallout conoscono bene, un nome e un volto che ha saputo dimostrare, prima nei giochi e ora in tv, di manipolare gli eventi e le persone a proprio piacimento con una pianificazione degna di uno stratega. Il suo finale, se così vogliamo chiamarlo, appare fin troppo sbrigativo. Una stagione strutturata per preparare un grande e sconvolgente incontro, che si chiude però con altri punti di domanda.
Ciò non significa comunque che la seconda stagione di Fallout sia un passo falso – ma neanche riuscito come la prima. Il Ghoul di Goggins è quello che ne esce meglio, muovendosi meravigliosamente tra il periodo precedente e quello successivo alle bombe nucleari, rivelando molto di più sui suoi legami con House, l’Enclave e la Vault-Tec. Belli, bellissimi anche i tanti riferimenti ai videogiochi, anche se forse risultano essere un po’ troppo importanti per lo spettatore medio che non ha mai giocato la serie. Ecco, un’idea poteva appunto essere quella di sfruttare questa seconda stagione per rilanciare Fallout: New Vegas. No, eh? Peccato.

Anche Lucy e Maximus sfruttano molto bene i loro momenti. La prima diventa una vera e propria protagonista della Zona Contaminata, compiendo scelte degne di un videogioco di ruolo quale è, appunto, Fallout. Maximus, invece, compie il suo cammino di consapevolezza e si allontana dalla Confraternita, diventando un faro di speranza per la popolazione di New Vegas dopo aver resistito all’invasione dei Deathclaw. Ma c’è ancora tantissimo in discussione: le Legioni, la famiglia di Cooper, il Colorado come nuova e misteriosa destinazione, mai toccata prima dalla serie videoludica. E alla fine dell’ultimo episodio, purtroppo, troppe domande restano aperte.
La seconda stagione di Fallout è un bel prodotto, confezionato con amore e precisione, ma che non riesce a eguagliare lo spettacolo della prima. Mentre i protagonisti compiono importanti cammini nel loro percorso evolutivo, le troppe sottotrame confondono, si sbriciolano in poco tempo oppure rimandano ancora una volta al futuro. Bello lasciare briciole su cui riflettere, ma forse così sono davvero troppe.

Review Overview
Riassunto
Una seconda stagione più brillante esteticamente parlando, ma che apre fin troppe trame: ok preparare alla Stagione 3 già confermata, ma si poteva fare qualcosa di meglio.
- Giudizio complessivo4
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