Novembre sarà inevitabilmente il mese di Grand Theft Auto VI. Il ritorno di Rockstar Games, atteso per il 19 novembre, si prepara a catalizzare l’attenzione dell’intera industria videoludica, con una produzione dai budget colossali, una campagna promozionale imponente e aspettative difficilmente paragonabili a quelle di qualsiasi altro gioco in uscita. Ma proprio mentre milioni di giocatori si preparano a esplorare le strade di Vice City, vale la pena ricordare che il videogioco non è fatto soltanto di grandi blockbuster. Esiste una scena indipendente che, con risorse decisamente più contenute, continua a sperimentare, inventare nuove formule e proporre esperienze spesso lontane anni luce dalle ambizioni delle superproduzioni.
Il contrasto, insomma, è piuttosto divertente: da una parte Rockstar mette in campo una delle macchine produttive più imponenti del settore, dall’altra piccoli team ci invitano a riparare vecchie cartucce, affrontare creature mostruose, gestire astronavi in avaria o indagare sulla scomparsa dei nostri genitori attraverso un taccuino da disegno. E non è detto che, tra un viaggio a Vice City e l’altro, non ci sia spazio anche per qualche piacevole sorpresa indipendente. Ecco quindi i dieci giochi che abbiamo selezionato per il nuovo appuntamento di A Qualcuno Piace Indie.
GRAVHOUNDS

Cominciamo con GRAVHOUNDS, un action builder cooperativo che permette di affrontare le proprie spedizioni da soli oppure insieme a un massimo di quattro giocatori. La premessa è quella di atterrare su pianeti ostili, costruire una base e difenderla dagli assalti di uno sciame alieno, cercando di estrarre quante più risorse possibile prima di finire divorati.
La difficoltà cresce con il passare del tempo: più a lungo si riesce a resistere, più i nemici diventano pericolosi, ma aumentano anche le ricompense. Il sistema di costruzione permette di installare torrette, generatori e fabbricatori, oltre a estendere condotte in territorio nemico per alimentare la base, trasportare materiali e predisporre vie di fuga.
La caratteristica più curiosa è però l’utilizzo della gravità, che può essere sfruttata per lanciare oggetti ai compagni o modificare le condizioni del campo di battaglia, spazzando via gli avversari. In squadra sarà fondamentale combinare le capacità dei diversi Gravhound e decidere quando restare uniti per difendere il territorio e quando invece separarsi per ampliare l’operazione. Un mix di costruzione, sopravvivenza e cooperazione che promette situazioni decisamente caotiche.
Godzilla: Destroy All Monsters Melee Remastered

Per gli appassionati di mostri giganteschi arriva il ritorno di Godzilla: Destroy All Monsters Melee Remastered, versione rimasterizzata del gioco pubblicato originariamente nel 2002. Il progetto, curato da Atari insieme allo sviluppatore originale Pipeworks, aggiorna l’esperienza con una grafica rinnovata e diversi miglioramenti alla qualità della vita, mantenendo al centro gli spettacolari combattimenti tra kaiju.
Sarà possibile scegliere tra dodici mostri, ognuno dotato di un repertorio specifico di attacchi corpo a corpo, esplosioni di energia e mosse speciali, e affrontare battaglie in otto ambientazioni differenti, tra città reali, l’Isola dei Mostri e un’astronave aliena. Gli scenari non saranno semplici sfondi: edifici e monumenti potranno infatti diventare vere e proprie armi da scagliare contro gli avversari.
Oltre alle campagne per giocatore singolo dedicate a ciascun kaiju, la rimasterizzazione introduce il multiplayer online, affiancandolo alla cooperativa locale. Anche il sistema di sblocco è stato rivisto, consentendo di ottenere mostri, luoghi e oggetti nell’ordine preferito. Un ritorno che punta soprattutto sulla spettacolarità e sul divertimento immediato: perché, quando si controlla Godzilla, lanciare un grattacielo contro un avversario è certamente più soddisfacente che limitarsi a tirargli un pugno.
Cozy Game Restoration

Dopo tanta distruzione, Cozy Game Restoration propone un’attività decisamente più rilassante: recuperare vecchie cartucce videoludiche e riportarle al loro antico splendore. Il gioco ruota attorno alla soddisfazione del restauro, mettendoci davanti a pacchetti sigillati da aprire manualmente per scoprire quale reperto si nasconde al loro interno.
Ogni cartuccia presenta condizioni generate proceduralmente: alcune hanno ancora un’etichetta intatta ma una scocca danneggiata, altre sono ricoperte di graffi, pennarelli, polvere e residui di colla. Ogni tipo di sporco richiede uno strumento specifico e le superfici reagiscono alle operazioni di pulizia, rendendo il processo un’esperienza lenta, tattile e appagante.
La collezione comprende 108 giochi ispirati ai classici dagli anni Ottanta ai primi anni Duemila, con varianti regionali, illustrazioni alternative e persino esemplari dalle scocche particolarmente rare. Non si tratta soltanto di pulire: bisogna anche completare missioni collezionistiche, raccogliendo determinati generi o esponendo specifici titoli in una certa data. Le ricompense permettono di personalizzare la propria stanza dei trofei con decorazioni e oggetti estetici. L’assenza di timer e condizioni di sconfitta contribuisce a mantenere un’atmosfera rilassata, mentre la progressiva costruzione della collezione offre un obiettivo a lungo termine.
Una proposta che sembra fatta apposta per chi ricorda con nostalgia le proprie vecchie cartucce e ama rovistare nei negozi dell’usato alla ricerca di qualche tesoro dimenticato.
Hull Rupture

Decisamente più brutale è la premessa di Hull Rupture, un gioco strategico nel quale la Terra è ormai scomparsa e l’umanità affida le proprie possibilità di vendetta a un’astronave guidata dall’intelligenza artificiale Despota. Il vascello è una sorta di proiettile tecnologico diretto verso un pianeta alieno, ma per raggiungere la destinazione deve continuare a funzionare e sopravvivere agli attacchi nemici. Il compito del giocatore è quindi costruire una complessa struttura composta da moduli interconnessi, capaci di produrre risorse, riparare i danni, migliorare l’efficienza e rafforzare le difese.
Ogni elemento deve contribuire al funzionamento dell’astronave e, in questa particolare visione della sopravvivenza, anche gli esseri umani diventano una risorsa da amministrare. Gli alieni possono aprire squarci direttamente nello scafo e costringono a predisporre torrette, trappole, barricate e sistemi automatizzati per incanalarli verso zone letali. Le ondate diventano progressivamente più aggressive e richiedono continui adattamenti.
Anche la scelta del percorso è importante: alcune rotte sono più sicure, altre più redditizie, mentre determinate situazioni possono essere superate intervenendo sulla gestione del personale. A complicare ulteriormente le cose ci sono diversi modelli di astronave, ciascuno con configurazioni e soglie di perdita differenti.
Un’esperienza che sembra voler mettere alla prova soprattutto le capacità organizzative, costringendoci a prendere decisioni difficili e ad accettare che non tutti i membri dell’equipaggio arriveranno necessariamente a destinazione.
CRYMELIGHT

Tra le proposte più particolari troviamo CRYMELIGHT, un action roguelike ambientato in un aldilà che assume le sembianze di un inquietante Paese delle Meraviglie. Qui le anime dei defunti sono imprigionate e costrette ad affrontare i propri peccati per conquistare la libertà. La protagonista, una ragazza priva di memoria chiamata Alice dalla sua guida, il Bianconiglio, scopre che soltanto chi riuscirà a sconfiggere la Regina potrà tornare nel proprio mondo. Insieme a una misteriosa ragazza di nome Mary, decide quindi di partecipare al gioco, attraversando il dominio della sovrana e affrontando il suo esercito.
La componente narrativa si intreccia con il sistema di combattimento attraverso i peccati delle anime incontrate: entrando in contatto con i loro tormenti, Alice può scoprire frammenti del loro passato. Sul piano del gameplay, gli scontri ruotano attorno alla Wonder Dimension, uno spazio indaco che si espande quando vengono eliminati i nemici, aumentando progressivamente la potenza delle abilità e il ritmo dell’azione.
La costruzione del proprio arsenale passa inoltre attraverso cinque carte abilità, da combinare come in una mano di poker per ottenere effetti sempre più potenti. Le anime sconfitte permettono di raccogliere materiali e trasformare i peccati in potenziamenti per armi e accessori, conservando parte dei progressi anche dopo una sconfitta. Un sistema che promette di dare vita a combattimenti in continua evoluzione, nei quali la scelta delle carte e delle combinazioni può determinare l’esito di ogni battaglia.
Airframe Ultra

Se preferite velocità, motori e un pizzico di violenza gratuita, Airframe Ultra potrebbe fare al caso vostro. Ambientato nella gigantesca Megacity West, il gioco immagina un futuro nel quale le vere leggende della strada si muovono a un metro dall’asfalto, in un universo popolato da criminali, disperati e piloti disposti a tutto pur di conquistare la fama.
L’esperienza combina corse e combattimenti, permettendo di sfidare amici e avversari sia online sia in multiplayer a schermo condiviso. Non basterà conoscere le traiettorie migliori: tubi, catene, torce al plasma e altri strumenti potranno essere utilizzati per ostacolare i rivali, mentre i potenziamenti del veicolo offriranno ulteriori possibilità per tagliare il traguardo per primi.
Si parte con un Airframe di seconda mano, da modificare e personalizzare progressivamente, affrontando circuiti che attraversano zone molto diverse della città, dai cantieri navali in rovina agli imponenti complessi urbani. Le vittorie permettono di ottenere nuovi telai, caschi, abiti e componenti, ma soprattutto di accumulare infamia, la vera misura della reputazione di un pilota. Sopravvivere alla prima gara sarà soltanto l’inizio di una scalata verso la leggenda, in un mondo nel quale distinguersi dalla massa è fondamentale quanto arrivare primi.
Un gioco di corse che sembra voler recuperare lo spirito più anarchico e aggressivo delle competizioni arcade.
Underkeep

Gli amanti dei giochi di ruolo vecchia scuola dovrebbero invece tenere d’occhio Underkeep, un omaggio ai dungeon crawler degli anni Novanta che cerca di recuperare il fascino delle esplorazioni a griglia e dei combattimenti a turni, senza rinunciare alle comodità moderne. Il giocatore dovrà assemblare un gruppo di quattro avventurieri, cercando di combinare abilità, punti di forza e debolezze in modo da creare una squadra equilibrata. Le spedizioni conducono attraverso dungeon realizzati a mano, pieni di passaggi nascosti, stanze abbandonate, rituali misteriosi, spiriti e simboli enigmatici.
L’esplorazione procede casella dopo casella, mentre gli scontri richiedono di ragionare attentamente sulla posizione dei personaggi e sulla gestione delle risorse. Stamina e mana diventano elementi fondamentali, perché affrontare ogni combattimento senza una strategia può trasformare rapidamente una spedizione in un disastro. Non mancano boss opzionali, muri illusori ed enigmi integrati nell’ambientazione, pensati per premiare la curiosità di chi non si limita a seguire il percorso principale.
A rendere l’esperienza più accessibile troviamo controlli moderni, indicazioni più leggibili e una mappa automatica personalizzabile, utile per segnare porte chiuse, misteri e luoghi da visitare successivamente. Un recupero della tradizione che sembra rivolgersi tanto ai nostalgici quanto a chi vuole avvicinarsi al genere senza dover affrontare alcune delle sue rigidità storiche.
Pool of Radiance: Ruins of Myth Drannor

Rimaniamo nel territorio dei giochi di ruolo con Pool of Radiance: Ruins of Myth Drannor, titolo originariamente pubblicato nel 2001 e ora pronto a tornare in formato digitale con una serie di miglioramenti. Ambientato nei Forgotten Realms, l’avventura conduce il giocatore tra le rovine infestate della città elfica di Myth Drannor, dove una forza maligna minaccia di corrompere il regno attraverso il potere di una nuova Pool of Radiance. Rispondendo alla chiamata di Elminster, sarà necessario affrontare una strega e un dracolich, costruendo una compagnia di eroi e sfruttando posizionamento tattico, incantesimi e combattimento.
Si potranno creare quattro personaggi e reclutarne altri due nel corso del viaggio, arrivando così a una squadra composta da sei avventurieri. Razze, classi e magie seguono le regole di Dungeons & Dragons, mentre il sistema permette di scegliere tra il combattimento a turni tradizionale e una modalità con turni a tempo, pensata per rendere gli scontri più pressanti. La nuova edizione introduce inoltre una maggiore compatibilità con i sistemi moderni, supporto al widescreen e alla risoluzione 4K, correzioni a numerosi problemi della versione originale, un’interfaccia rivista e il supporto completo ai controller.
Un ritorno interessante per chi desidera recuperare un capitolo della storia dei giochi di ruolo ambientati nei Forgotten Realms, senza dover fare i conti con alcune delle limitazioni tecniche della pubblicazione originale.
DREADMOOR

Con DREADMOOR torniamo a un’avventura di sopravvivenza decisamente più inquietante. Il gioco è ambientato in un mondo sommerso dalle acque dopo una catastrofe provocata dall’uomo, nella quale intere regioni costiere sono sprofondate e le terre rimaste sono state trasformate in un paesaggio di paludi, rovine e insediamenti isolati.
Nei panni di un pescatore, dovremo esplorare questo ambiente a bordo di un peschereccio a strascico, catturare specie rare e pericolose, commerciare con misteriosi mercanti e raccogliere materiali utili alla sopravvivenza. La pesca non è soltanto un’attività secondaria, ma un sistema basato sull’abilità che richiede di scegliere le esche giuste e individuare i punti migliori, facendo attenzione alle creature che popolano le acque torbide. Il pescato può essere venduto per ottenere risorse, mentre edifici abbandonati, grotte e relitti nascondono rottami e progetti dimenticati.
Questi materiali permettono di creare equipaggiamenti, medicine, arpioni e componenti per migliorare la nave. Motore, elica, scafo e sistemi di illuminazione possono essere potenziati per affrontare spedizioni sempre più pericolose, mentre un postbruciatore può offrire un prezioso scatto di velocità quando la situazione si fa critica. Il rischio, però, non arriva soltanto dal mare: le creature mutate possono attaccare anche sulla terraferma, dando vita a combattimenti in tempo reale.
La combinazione di pesca, esplorazione, crafting e survival richiama alcune delle atmosfere più suggestive del genere, ma le cala in un mondo devastato e consumato dal degrado.
Hope in the City

Chiudiamo la selezione con Hope in the City, un’avventura narrativa ambientata a Shenyang, in Cina, che mette al centro una protagonista di appena 17 anni. Hope Song sta affrontando le normali preoccupazioni legate alla scuola e all’adolescenza, ma la sua vita cambia improvvisamente quando torna a casa e trova l’appartamento devastato e i genitori scomparsi. Non ci sono messaggi, spiegazioni o indizi evidenti: soltanto un silenzio che nasconde qualcosa di molto più grande.
Hope non è un’investigatrice, ma possiede un talento particolare nell’osservare ciò che la circonda. La ragazza è infatti un’artista e utilizza i propri disegni per raccogliere dettagli, collegare indizi e trasformare le osservazioni in nuove intuizioni. Il taccuino diventa così lo strumento principale dell’indagine: combinando gli schizzi e aggiungendo progressivamente nuovi pensieri, sarà possibile ricostruire il quadro degli eventi e avvicinarsi alla verità sulla scomparsa dei genitori.
Ogni persona incontrata e ogni luogo visitato possono nascondere elementi importanti, anche quando sembrano particolari insignificanti. La città assume inoltre un ruolo fondamentale, grazie a uno stile grafico audace e stilizzato che valorizza strade, negozi, insegne al neon e vicoli nascosti. Shenyang non è soltanto lo sfondo della vicenda, ma un vero e proprio personaggio, dietro la cui quotidianità sembra celarsi qualcosa di oscuro.
Il progetto arriva dal team che ha realizzato Sky of Tides ed Eternal Spring e promette un mistero nel quale l’osservazione e la sensibilità artistica avranno un peso determinante.
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