Fallout 76 Nuclear Winter – Uno sguardo alla modalità Battle Royale

fallout 76 nuclear winter
Di Alberto "Seven" Baldiotti
18 Giugno 2019

E’ lecito sostenere che Bethesda sia arrivata un pochino in ritardo introducendo una modalità battle royale su Fallout 76, forse il gioco più criticato e bersagliato della storia dell’azienda statunitense. Presentata durante l’E3, nonostante figurasse già nelle roadmap della compagnia, la modalità assume il nome di Nuclear Winter e va ad aggiungersi attualmente alla classica modalità avventura, nonché a Sopravvivenza.

Nuclear Winter segue l’altro, grosso update gratuito divulgato da Bethesda, vale a dire Wild Appalachia, ottima espansione che è riuscita a riaccendere una luce in fondo al tunnel. Anche se la strada è ancora ripida, Wild Appalachia è riuscita a far ripopolare le lande del multiplayer e proprio grazie ad essa il gioco sta riprendendo vita, vedendo la partecipazione dei players e la crescita di una community matura.

Bethesda ha offerto ai propri giocatori la possibilità di provare gratuitamente la nuova modalità già da questa settimana. Abbiamo colto l’occasione per giocarci un po’: vediamone i pro e contro.

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Con i piedi per terra

La partita tipica di Nuclear Winter ricalca molto da vicino le modalità battle royale già sperimentate nei principali titoli concorrenti. Si comincia all’interno di un’area in comune, in questo caso il Vault 51, per poi venire proiettati all’interno di una porzione dell’Appalachia, la mappa base del titolo. La scelta del Vault non è del tutto casuale: il “livello” di un giocatore infatti è rappresentato dal grado di soprintendenza del Vault 51, andando così a costituire una sorta di livello parallelo a quello raggiunto nella modalità avventura. Ricordiamo, infatti, che il livello del proprio personaggio non influisce sulla potenza.

Appena prima dello scadere del countdown si dovrà scegliere il punto di spawn. Non ci si lancia da aerei o elicotteri, ma si viene spawnati direttamente sul punto scelto nella mappa al fianco dei propri compagni di squadra (ricordiamo che il numero massimo di giocatori in una partita è di 52). Cominciata la partita, le meccaniche restano praticamente le stesse di qualsiasi battle royale: sarà necessario cercare armi, armature, provviste e tutto ciò che si può raccogliere nella classica modalità avventura.

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Vi sono ovviamente alcune differenze. In primis le armature sono già intere, e non servirà raccoglierne le singole parti; inoltre sulla mappa di gioco è possibile incontrare le creature nemiche, ma sono sensibilmente meno potenti rispetto alla controparte della modalità avventura. Oltretutto il VATS funziona soltanto su queste creature e non consente di mirare agli altri giocatori, per ovvie ragioni.

E’ presente anche il sistema C.A.M.P., che consente di costruire ovunque piccoli accampamenti e torrette difensive, rivisitato in chiave battle royale: non sono necessarie risorse per costruire e soprattutto alcuni oggetti necessitano di essere trovati prima di essere disponibili alla costruzione. Una scelta giusta che evita gravi sbilanciamenti alle meccaniche di gioco. Non abbiamo avuto modo invece di sperimentare le Nuke, che però funzioneranno in modo simile alla modalità avventura: servono quattro codici per poterle attivare, ma avranno potenza e area d’effetto limitate.

Verso la Soprintendenza

Come già accennato nel paragrafo precedente, il sistema di progressione si basa sui gradi di soprintendenza. In Nuclear Winter infatti sono presenti le carte Talento, proprio come nell’avventura ed in numero addirittura maggiore. In particolare ve ne sono dieci di nuove, tra le quali ad esempio figura Zampe di Rana che consente di spiccare salti più alti. La modalità mantiene gli stessi punti S.P.E.C.I.A.L. dell’avventura, mentre le carte talento andranno ottenute da zero appositamente per questa modalità. Vale invece il viceversa: tutti i punti esperienza e i tappi raccolti in Nuclear Winter restano assegnati al personaggio utilizzato per giocare alla modalità.

Nella transizione dalle modalità Avventura/Sopravvivenza a Nuclear Winter restano anche le eventuali skin già acquisite, con l’eccezione delle skin per le armature atomiche, applicabili solamente dentro la partita dopo aver trovato una di queste armature. A proposito, per queste ci sembra che le capacità difensive siano state notevolmente ridotte: in altre parole un’armatura atomica non vi renderà macchine tritacarne e risulterete comunque delle prede facili.

Anche a fronte di tutte queste caratteristiche, a nostro modo di vedere la modalità è equilibrata: se escludiamo i Talenti sbloccabili con le sfide, i bonus di fatto si riducono soltanto a personalizzazioni estetiche e rendono il gioco basato al 90% sull’abilità dei giocatori. Se consideriamo, inoltre, tutte le possibilità offerte dal gameplay di base come la furtività, il loot proveniente dalle creature nemiche e la possibilità di sfruttare il C.A.M.P. in maniera pressoché equa, è chiaro come Nuclear Winter possa rivelarsi un’aggiunta del tutto opzionale e molto piacevole da giocare.

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Può davvero funzionare una modalità Battle Royale in Fallout 76?

Come appena detto, la modalità a nostro modo di vedere è un’aggiunta piacevole, oltre che equilibrata. Staccare per qualche minuto dalle (ancora problematiche) modalità Avventura/Sopravvivenza e gettarsi nella mischia in un qualcosa di totalmente differente può essere qualcosa di molto positivo per il giocatore. Resta, purtroppo, il problema del titolo in sé, del contesto in cui la modalità viene calata, forse ancora poco consono e acerbo per un battle royale.

Le caratteristiche per un ottimo battle royale le conosciamo tutti: immediatezza, fluidità, accessibilità, requisiti ormai basilari che hanno decretato il successo dei vari Fortnite e PUBG. Caratteristiche che purtroppo non si addicono a Fallout 76, la cui impronta è molto chiara ed è quella di un classico MMORPG fortemente orientato al survival. Il problema più grande in assoluto riguarda il combat system, già problematico nel titolo base e comunque poco idoneo ad un titolo multiplayer. Giocare in prima persona non è semplice in quanto il sistema di mira è parecchio ostico e lontano da quelli visti negli FPS/TPS, così come l‘inventario (ossia il Pip-Boy) è lento sia nell’apertura sia nell’utilizzo generale, costringendo il giocatore a navigare tra le varie sezioni nello stesso, macchinoso modo di tutti gli altri Fallout. Lo stesso discorso vale per il C.A.M.P., che assieme alla gestione dell’inventario necessita urgentemente di una grande semplificazione.

Il sistema di loot è positivo, ma anch’esso non esente da problemi in quanto funziona nello stesso modo delle altre due modalità: all’apertura di una qualsiasi scatola, del cadavere di un NPC o di un giocatore rivale, vi è sempre un piccolo caricamento degli oggetti che dilata i tempi e che potrebbe risultare talvolta fatale al giocatore.

Non ci esprimiamo sulla natura prettamente tecnica dell’espansione, il cui sviluppo si trova ancora in uno stadio prematuro: al momento possiamo solo segnalare i “soliti” lag già vissuti nelle modalità Avventura/Sopravvivenza, nonché alcuni crash dal server del tutto casuali, accaduti per lo più in fase di ingresso alla partita.

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Sulla scia del successo riscontrato con Wild Appalachia, si sta lentamente diffondendo in rete la speranza – dei giocatori già attivi, ma anche del pubblico in generale – di un’operazione “Sea of Thieves 2.0”. L’obiettivo di Bethesda è chiaro: far risorgere Fallout 76 dalle proprie ceneri, dopo un debutto disastroso su cui ha infierito anche la spiacevole vicenda delle borse nell’edizione speciale. Nuclear Winter può, anzi, deve essere considerata un buon passo in avanti. Di certo non è il game changer, la chiave definitiva per la svolta ma rappresenta comunque l’intenzione di Bethesda di voler supportare sul lungo periodo il titolo. A questo aggiungiamo che l’azienda ha già nel mirino la prossima espansione, Wastelanders, prevista per l’autunno e che introdurrà finalmente gli NPC.

A conti fatti il futuro di Fallout 76 sembra essere roseo: Nuclear Winter aggiunge carne al fuoco ad un titolo di cui sentiremo riparlare in positivo nei prossimi mesi.



Studente universitario e gamer nel tempo libero, la sua passione videoludica non ha confini. Questa passione nasce a 4 anni, quando si ritrova a giocare Doom II su un vecchio computer acquistato dal padre. Appassionato di giochi open-world e GDR, le sue pietre miliari sono le serie di Grand Theft Auto, Fallout e The Elder Scrolls. A fianco di ciò, la tecnologia e lo sport giocano un ruolo fondamentale nei suoi interessi, ed adora restare informato sulle ultime novità nei rispettivi settori.