Final Fantasy VII Remake | Abbiamo rivissuto la magia di Midgar alla MGW 2019

Di Andrea "Geo" Peroni
30 Settembre 2019

Dopo ciò che si è rivelato essere Final Fantasy XV, tra sviluppo, promesse, mancanze e supporto, la cosa più naturale da fare sarebbe quella di restare cauti di fronte al nuovo capitolo della Fantasia Finale di Square Enix, se non altro per evitare di restare tremendamente delusi come accaduto in passato (pensiamo anche al XII o alla trilogia del XIII). Eppure, è impossibile restare impassibili dopo ciò che abbiamo potuto provare con mano alla Milan Games Week 2019 allo stand di PlayStation Italia.

Koch Media Italia, insieme a Marvel’s Avengers (potete leggere qui il nostro hands-on della A-Day demo), ha portato alla fiera milanese la demo di uno dei titoli più attesi di questa generazione e non solo, un progetto che i fan di tutto il mondo richiedono da anni e che il 3 marzo 2020, dopo quasi 5 anni dall’annuncio ufficiale, diventerà realtà. Final Fantasy VII Remake, a dire il vero, è ancora in larga parte un oggetto del mistero, non solo perché la demo proposta è molto breve (e comunque già vista in occasione di altri eventi), ma anche per la natura del progetto, una sorta di Episodio I di un’ambiziosa serie che comporrà il rifacimento dell’opera originale.

Basandoci però su quel poco che abbiamo potuto provare con mano, Final Fantasy VII Remake – che forse sarebbe meglio chiamare Final Fantasy VII-1 Remake, ma evidentemente Square-Enix ha in mente altri titoli per i sequel – è un gioco dalla forma smagliante, un action RPG che non ha paura dei fantasmi del passato, e che anzi vuole omaggiare quello che è ritenuto da molti il miglior capitolo del franchise in una chiave nuova, moderna e, per diversi tratti, anche differente.

Impegnati nuovamente nelle profondità di Midgar mentre insieme a Barret cerchiamo di boicottare il reattore Mako della Shinra, il tempo sembra essersi fermato intorno a noi. Sebbene all’epoca della release, nel 1997, FF7 era poco più di un ammasso di pixel al quale i nostri occhi oggi non sono più abituati, quel che immaginavamo nella nostra mente era un mondo grande, vasto, stupefacente. Quello che ci troviamo di fronte in queste poche sequenze di gameplay del remake, è esattamente quello che un qualsiasi giovane di quell’epoca immaginava e sognava, ma oggi divenuto realtà. La struttura dei sotterranei di Midgar sembra enorme, intricata, graficamente e stilisticamente spettacolare. E tutto ci ricorda la nostra sana infanzia.

La vera, grande novità di questo remake è però ovviamente nel gameplay. Final Fantasy ha ormai abbracciato pienamente l’azione in tempo reale dopo averla già sperimentata con il quindicesimo capitolo principale, e quel che premeva era valutarne l’efficacia in questa inedita struttura di FF7. Rispetto alle vicende di Noctis e Lucis, Cloud e i suoi compagni sembrano avere a disposizione meccaniche che strizzano maggiormente l’occhio alla componente ruolistica, tra i maggiori oggetti critici di Final Fantasy XV nel quale l’azione aveva decisamente preso il sopravvento su tutto il resto. Anche e soprattutto durante il combattimento contro il boss Vigilante Scorpio, nei pressi del reattore, si nota questa controtendenza rispetto all’ultima apparizione della serie, dove non basta andare alla carica con la spada sguainata e senza preoccupazioni. Ogni personaggio del party, che possiamo usare switchando in tempo reale tra Cloud e Barret nel caso della demo, ha una sua peculiarità e le sue debolezze.

Il buon Barret, ad esempio, è perfetto per indebolire in poco tempo il Vigilante Scorpio con la sua raffica di proiettili, per poi lasciare campo libero a Cloud che con potenti fendenti procede a far diminuire in poco tempo la barra dei punti vita del boss a difesa del reattore. Anche le abilità e le magie sono orientate ovviamente in questo senso, ma come forse già avrete avuto modo di leggere, il sistema di utilizzo di queste è stato rivisto.

L’azione, come detto, è interamente in tempo reale. Abbiamo notato una certa lentezza in alcune animazioni di Cloud, ma ciò è forse dovuto anche alle fasi iniziali del gioco, nelle quali i vari personaggi sono ovviamente inesperti e impreparati a ciò che li aspetta. Abbiamo però avuto modo di apprezzare il ben architettato sistema di combattimento nel suo complesso, che si compone non solo di una fase in tempo reale ma anche di un rallenty strategico che quasi riporta alla mente l’originale incarnazione di Final Fantasy VII con scontri a turni. Una volta riempita una barra ATB (Active Time Battle), possiamo infatti premere il tasto apposito per “congelare” il tempo e scegliere con cura quale azione compiere tra magie, abilità e oggetti da usare in battaglia, il che non si riduce solamente al personaggio che stiamo utilizzando in quel momento ma a tutto il resto del party, liberamente gestibile quindi in tempo reale con rapidità. Continuando a combattere, si ricaricano sia la barra ATB che la barra Limite, la cui funzione è invece quella di un potentissimo attacco che non consuma né MP ne barre ATB scatenando però tutta la potenza di Cloud (o Barret, a seconda di chi la usi) sul nemico.

A più riprese, una volta imparati i primi precetti del gameplay utili allo scopo, abbiamo colpito il Vigilante Scorpio. Abbiamo atteso, abbiamo schivato, ci siamo riparati dietro ad alcuni rottami per resistere al suo raggio energetico mortale, prima di uscire allo scoperto e colpirlo duramente, anche sfruttando lo switch dei personaggi in tempo reale cercando di non dare punti di riferimento al nemico, che puntualmente cerca di colpire maggiormente il guerriero controllato dal giocatore. E alla fine, il Vigilante Scorpio è caduto ai nostri piedi. Ricolmi di gloria, abbiamo letto sullo schermo le parole che nessuno di noi vorrebbe mai leggere:

Grazie per aver giocato alla demo di Final Fanasy VII Remake.

E dunque, questo è quanto. La nostra prima esperienza con FF7 Remake, un gioco che attendiamo con ansia sin dall’annuncio datato giugno 2015, è estasiante, intensa e odora di un’operazione di successo. Ma c’è ancora tanto tempo che ci separa dal gioco, e soprattutto ancora tanti interrogativi sulla natura effettiva del gioco, che come saprete racconterà solo una parte del grande racconto di Final Fantasy VII. Per il momento, però, siamo davvero molto soddisfatti. Tetsuya Nomura potrebbe aver compiuto il miracolo.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.