Nuovi elementi emergono sulla chiusura di Bluepoint Games, lo studio noto per il remake di Demon’s Souls. Le informazioni arrivano da un report pubblicato dall’utente X Detective Seeds, che ha raccolto testimonianze anonime di ex dipendenti contattati tramite LinkedIn.
Secondo quanto riferito, la decisione sarebbe maturata dopo la cancellazione di un ambizioso progetto live service ambientato nell’universo di God of War e, soprattutto, per l’assenza di prospettive commerciali nei progetti successivi presentati a Sony.
Il 20 febbraio l’autore del report ha contattato diversi lavoratori dello studio, riuscendo a parlare con due ex dipendenti appartenenti a reparti differenti e già fuori dall’azienda al momento della pubblicazione. Le fonti hanno accettato di condividere i dettagli solo dopo aver lasciato Bluepoint, per evitare possibili conseguenze professionali.
Secondo le ricostruzioni, l’idea di un titolo live service ambientato nell’universo di God of War sarebbe stata proposta da Bluepoint a PlayStation mentre il team collaborava ancora ai lavori su God of War Ragnarök. All’epoca Sony puntava con decisione sui giochi come servizio e la proposta venne inizialmente approvata.
Con il passare dei mesi, tuttavia, lo sviluppo si rivelò molto più complesso del previsto. Lo studio avrebbe mancato varie scadenze e, stando a una delle fonti, avrebbe compreso di non avere l’esperienza necessaria per un progetto di quella portata: il passaggio dalla realizzazione di remake a un live service completo si dimostrò più difficile del previsto.
Dopo diversi tentativi di rimettere in carreggiata il progetto, in un contesto di crescente pressione interna sui live service, accentuata anche dalla cancellazione di Concord, PlayStation avrebbe infine deciso di interrompere lo sviluppo.
A quel punto, intorno al 2025, Bluepoint avrebbe dovuto presentare nuove idee. Paradossalmente, proprio la cancellazione del live service era stata vista da alcuni dipendenti come un’opportunità per tornare a progetti più adatti alle competenze dello studio.
Secondo le testimonianze, però, Sony non avrebbe ritenuto sufficientemente promettenti le proposte ricevute. In totale sarebbero stati presentati quattro progetti, tutti respinti. Due di questi erano remake single player, ritenuti dal team perfettamente in linea con la propria esperienza ma giudicati poco interessanti dal punto di vista commerciale.
I titoli non sono stati rivelati; una fonte ha tuttavia indicato che almeno uno di essi sarebbe oggi in sviluppo presso un altro studio, dettaglio che renderebbe ancora più amara la vicenda.
Al momento della chiusura, Bluepoint non stava lavorando ad alcun progetto né aveva ottenuto approvazioni per nuove produzioni: lo studio si trovava di fatto in una fase di stallo.
Dopo la cancellazione del gioco su God of War il clima interno sarebbe peggiorato sensibilmente, deteriorandosi ulteriormente dopo il rifiuto delle nuove proposte. Diversi dipendenti avrebbero lasciato l’azienda prima della chiusura definitiva, e l’organico finale sarebbe sceso a circa 50-60 persone.
Le fonti riportano esperienze differenti anche sul supporto ricevuto: alcuni lavoratori avrebbero ottenuto opportunità interne in PlayStation, mentre altri non avrebbero ricevuto assistenza. Divergenti pure i giudizi sulla comunicazione della chiusura: una fonte l’ha ritenuta adeguata, l’altra l’ha criticata.
Alla domanda su possibili altre chiusure nell’industria, una fonte ha preferito non commentare. L’altra ha invece espresso timori per ulteriori ridimensionamenti in altri studi, chiedendo tuttavia di non divulgarne i nomi per rispetto delle realtà ancora operative.
Nel complesso, la ricostruzione suggerisce che la fine di Bluepoint Games non sia stata causata da un singolo fallimento, ma da una combinazione di fattori: la cancellazione del progetto live service e, soprattutto, la mancanza di fiducia di Sony nel potenziale commerciale delle proposte successive.
Scrivi un commento