Ci sono giochi che si lasciano descrivere con facilità, e poi c’è ChainStaff, un’opera talmente eccentrica, sfacciata e fuori di testa da rendere quasi impossibile sintetizzarla in poche righe. Questo è uno di quei titoli che catturano l’attenzione non soltanto per ciò che fanno, ma soprattutto per il modo in cui lo fanno, ossia con un’identità visiva delirante, una fantasia creativa incontenibile e una personalità che sembra esplodere dallo schermo a ogni livello.
Sviluppato da Mommy’s Best Games, il titolo si presenta come un action platform run and gun in 2D che prende chiaramente ispirazione da grandi classici del passato, ma riesce comunque a evitare il rischio di apparire derivativo. Certo, nel DNA del gioco si intravedono echi di Contra, Bionic Commando, Metal Slug, Super Metroid, Gunstar Heroes e perfino di certa fantascienza pulp illustrata tra gli anni Sessanta e Ottanta. Ma ChainStaff non si limita a mettere insieme riferimenti nostalgici: li mastica, li contorce e li rigetta sotto forma di un’esperienza tutta sua, assurda, grottesca e sorprendentemente fresca.
Sarà quindi tanto bello quanto ispirato? Scopriamolo insieme nella nostra recensione!
Versione provata: PlayStation 5
Spore e fantascienza
La trama di ChainStaff si inserisce volutamente nel solco della fantascienza più classica, quella fatta di invasioni aliene, mutazioni biologiche e soldati duri e puri chiamati a salvare l’umanità. Quando le misteriose Star Spores arrivano sulla Terra, diffondono ovunque un’infezione parassitaria che trasforma il pianeta in un incubo organico. Creature aliene infestano le terre corrotte, l’umanità è in ginocchio e questa avanzata viene definita “The Encroachment”, un’invasione inarrestabile che scienziati e militari tentano disperatamente di contenere.
Il protagonista è il sergente Varlette, un soldato che sopravvive quasi miracolosamente a uno scontro devastante. Gravemente ferito, viene salvato da un parassita alieno che si attacca al suo corpo, mantenendolo in vita ma cambiandolo per sempre. Da questo momento Varlette non è più soltanto un uomo, bensì un ibrido inquietante, collegato psichicamente a un’arma vivente chiamata ChainStaff. Questo legame gli conferisce nuove capacità e la forza necessaria per affrontare l’invasione, ma apre anche un conflitto interiore legato alla sua umanità, sempre più minacciata dalla presenza dell’entità aliena.
Il tono narrativo è volutamente sopra le righe. In superficie ci sono elementi horror, ma il modo in cui la storia viene raccontata richiama più un B-movie fantascientifico che un dramma cupo e serioso. I personaggi sono archetipici, i dialoghi hanno quel gusto un po’ tamarro e ironico, e l’intera struttura narrativa sembra abbracciare senza vergogna i cliché migliori della fantascienza da bassa lega. E funziona, perché il gioco non cerca mai di fingersi qualcosa di diverso.
Interessante anche la componente morale. Durante l’avventura, Varlette può trovare compagni feriti e decidere se salvarli oppure divorare i loro cuori o cervelli. Le scelte influenzano sia le statistiche del protagonista sia il finale della storia, spingendo gradualmente il personaggio verso una deriva sempre più mostruosa. È una meccanica semplice ma efficace, che aggiunge una dimensione narrativa concreta al gameplay e rafforza l’idea di un protagonista in costante bilico tra uomo e creatura.
Spara e corri
Sul piano ludico, il titolo è un run and gun che costruisce la propria identità attorno alla versatilità dell’arma che dà il titolo al gioco. Da un lato troviamo una struttura immediata e familiare: si corre, si salta, si spara, si affrontano nemici e boss lungo livelli ampi e articolati. Dall’altro, però, entra in scena la ChainStaff, che trasforma radicalmente sia il combattimento sia l’esplorazione.
L’arma da fuoco principale è soddisfacente da usare, in quanto il feeling degli spari è soddisfacente e in grado di restituire bene l’impatto sui corpi alieni, tra schizzi di viscere e corazze che si spezzano. La possibilità di tenere premuto il pulsante per sparare senza doverlo martellare di continuo è una scelta semplice ma azzeccata, che rende l’azione fluida e appagante. Inoltre, il giocatore può assumere una posizione di mira per sparare con maggiore precisione, utile soprattutto per colpire punti deboli o contenere i nemici in avvicinamento.
La vera star, però, è la ChainStaff. Può essere usata come rampino per agganciarsi praticamente a ogni superficie e a molti nemici, permettendo di oscillare, restare sospesi e spostarsi con agilità notevole. Mentre si è appesi, si può continuare a sparare, estendere la lunghezza dell’arma e regolare manualmente la propria posizione. Questo sistema rende l’esplorazione dinamica e spesso spettacolare, con sezioni verticali contraddistinte da una libertà quasi illimitata.
Lo strumento può anche essere caricato e lanciato come una lancia, infliggendo danni ingenti, rompendo corazze o stordendo i nemici. In altri momenti diventa uno scudo improvvisato, capace di bloccare proiettili o getti di fuoco. In situazioni più assurde, può perfino fungere da supporto strutturale, reggendo oggetti schiaccianti o tenendo aperte enormi fauci mostruose durante le bossfight. È proprio questa molteplicità di funzioni a rendere il gameplay così originale: la ChainStaff non è solo un’arma, ma il fulcro di tutta l’esperienza.
Il gioco offre anche diversi potenziamenti. Raccogliendo frammenti si possono migliorare lunghezza, velocità di carica e potenza. Salvando soldati si ottengono punti tecnologia da spendere in scudi aggiuntivi e armi secondarie, come missili a ricerca o bombe a traiettoria arcuata. Le abilità sbloccabili ampliano ulteriormente la mobilità, consentendo per esempio di risalire cascate o bruciare ostacoli con specifici upgrade del fucile.
Non tutto, però, è impeccabile. Alcuni livelli sono così aperti e verticali da generare confusione, e capire dove andare può diventare complicato. In più, la densità dei nemici talvolta sfocia nel caos puro: si viene colpiti mentre si gestisce un gruppo, solo per essere raggiunti da un altro attacco fuori campo. La produzione non è eccessivamente difficile, ma è spesso frenetica e spietata. In certi casi dà quasi l’impressione di voler costringere il giocatore a subire danni per imparare cosa fare, una filosofia che può risultare irritante.
Arte e tecnica
Se c’è un ambito in cui ChainStaff lascia davvero il segno, è quello artistico. Il suo stile visivo è semplicemente straordinario per originalità. L’estetica richiama le copertine delle vecchie riviste di fantascienza, ma filtrate attraverso una sensibilità punk, grottesca e volutamente eccessiva. I mostri sono il vero fiore all’occhiello: decine di creature aliene, mutanti, parassiti e abomini biologici prendono vita con design incredibilmente vari e immaginifici. Alcuni richiamano forme terrestri corrotte dall’infezione, altri sembrano usciti da un delirio febbrile senza alcun bisogno di giustificazione logica, ed è proprio questo il bello.
Anche l’animazione è notevole; molti nemici mostrano danni visibili man mano che vengono colpiti, aumentando il senso di brutalità e spettacolarità del combattimento. Ogni area propone una forte identità visiva, con diramazioni che non solo cambiano il percorso, ma introducono nemici e scenari specifici, spingendo a esplorare anche solo per vedere quale nuova follia ci aspetta dietro l’angolo.
La colonna sonora merita una menzione speciale. Le musiche, composte da Deon van Heerden, sposano perfettamente l’anima del gioco grazie al sapiente uso di chitarre, sonorità da action anni Ottanta e perfino momenti apertamente rock che amplificano il tono sopra le righe dell’avventura. È una soundtrack che non accompagna soltanto l’azione, ma ne diventa parte integrante, caricando ogni scontro di un’energia quasi da videoclip.
Dal punto di vista tecnico, il quadro è buono ma non immacolato. In generale il gioco regge bene la sua struttura e offre un’esperienza scorrevole, soprattutto considerando la quantità di elementi su schermo. Tuttavia, in alcuni casi si possono palesare rallentamenti o piccoli problemi di fluidità, specialmente nelle situazioni più affollate. Nulla che comprometta del tutto l’esperienza, ma abbastanza da ricordare che il titolo non raggiunge sempre la stessa brillantezza del suo comparto artistico.

Riassunto
Riassunto
ChainStaff è un gioco imperfetto ma incredibilmente ispirato. Un action platformer che prende il meglio di un’epoca passata e lo rielabora con una fantasia visiva rarissima nel panorama contemporaneo. Ha difetti evidenti, tra ritmo altalenante, qualche frustrazione di troppo e una leggibilità non sempre impeccabile. Ma ha anche qualcosa che molti giochi più rifiniti non possiedono: una visione forte, riconoscibile e continuamente sorprendente. È un titolo che osa, esagera, sbaglia, ma non smette mai di essere interessante. E in un mercato pieno di opere corrette ma senz’anima, non è affatto poco.
Pro
Ispirato ed originale Gameplay immediato e divertenteContro
Alcune parti sono caotiche e frustranti Ritmo non sempre costante Qualche calo tecnico nelle situazioni più affollate- Valutazione7.5




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