Esiste davvero il realismo nei videogiochi? | Speciale

Di Marco "Bounty" Di Prospero
6 Novembre 2019

Da 20 anni a questa parte il mondo videoludico ha subìto un’evoluzione a dir poco spaventosa. I più anziani (come il sottoscritto) ricorderanno giochi in 32 o 64 bit in cui personaggi e protagonisti erano composti da una manciata di pixel. Vi basti pensare che il buon Super Mario fu creato con un paio di baffi in quanto il suo sprite, 16 x 16 pixel, era troppo piccolo per inserire naso e bocca. Da allora si sono susseguite console e PC sempre più performanti e potenti fino a giungere all’attuale generazione. Inutile dire che, al perfezionamento degli hardware, è seguito un miglioramento dei software, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto grafico. Ed è proprio con questo incremento grafico che nel mondo videoludico ha iniziato a farsi spazio una precisa parola: realismo. Chi di voi nel corso della vostra storia da videogiocatori non ha mai letto o parlato di realismo rivolgendosi ad un determinato titolo? La domanda in questione, piuttosto retorica a dirla tutta, ha suscitato in me un altro quesito: esiste davvero il realismo nei videogiochi? Prima di continuare è giusto precisare che non farò alcun riferimento al “fotorealismo grafico“. Se è vero che, come detto in apertura, il realismo ha assunto sempre più valore con un miglioramento grafico del medium videoludico, è altrettanto vero che un gioco può essere fotorealistico ma, non realistico.

recensione ace combat 7

Chiarito questo aspetto, la prima impressione che ho avuto riflettendo su questo tema è che si è soliti abusare della parola realismo. In praticamente tutte le recensioni o anteprime avrete a che fare con questo tema. E vi dirò di più: probabilmente troverete tali considerazioni anche in articoli di miei colleghi o scritti da me stesso. Con questo non voglio sembrare la persona che “predica bene ma razzola male” ma voglio semplicemente riflettere con voi sull’utilizzo e sul significato che viene attribuito da noi redattori a questa parola. La sensazione è che basti una meccanica oggettivamente realistica per additare un titolo come perfetto simulatore della realtà. Per meglio esprimere questo concetto prenderò in esame dei casi concreti. Nel particolare, voglio analizzare con voi alcuni videogiochi che sono stati acclamati da tutti per il loro realismo. Tengo a precisare che l’obiettivo non è quello di screditare tali giochi, ma di riflettere sul loro gameplay.

Era il 2011 quando DICE e Electronic Arts rilasciarono l’amatissimo Battlefield 3, terzo captolo della fortunata serie sparatutto. Il gioco fu osannato per il suo realismo, soprattutto grazie alla distruttibilità delle mappe, alla possibilità di utilizzare mezzi e alla campagna single-player. Vi basti pensare alla missione in cui ci trovavamo a pilotare un F18 Hornet con tanto di sessione di decollo da una portaerei. Sicuramente ci troviamo di fronte ad una missione spettacolare ma provate a riflettere sulle meccaniche del gioco in sé (e di tutti gli sparatutto in generale). Una vita che si ricarica automaticamente, la mancanza del peso di trasporto a seconda delle armi utilizzate o, ancora, i proiettili infiniti dei mezzi militari. Ho fatto riferimento a Battlefield ma avrei potuto tranquillamente esaminare Call of Duty. Le riflessioni sarebbero state le medesime. Ma proviamo ad analizzare anche un gioco in terza persona. Pensiamo ad esempio a Metal Gear, osannato dalla critica per le sue meccaniche realistiche. La possibilità di interrogare i nemici, di strisciare e mimetizzarsi nell’erba o il poter cacciare animali per cibarsi (MGS 3 docet) . D’altro canto, provate a pensare al fatto che Snake può nascondersi dentro una scatola, lanciare gonfiabili con le sue sembianze o utilizzare piccole mongolfiere (Fulton) per trasportare oggetti. A pensarci bene, nemmeno Metal Gear può essere considerato così realistico. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto con Uncharted, Tomb Raider e tutti i  giochi di avventura in generale. Provate a pensare ai salti o alle scalate che Nathan e Lara compiono nell’arco delle loro avventure. Nella realtà nessuno riuscirebbe a compiere le loro imprese.

A questo punto potreste ribattere che ci sono giochi creati per riprodurre fedelmente la realtà. Mi sto riferendo a quei giochi meglio conosciuti con il nome di “giochi simulativi“. Tralasciando i giochi il cui titolo termina con “simulator”, fanno parte di questo genere, per definizione, gli sportivi. Prendiamone in esame due: Gran Turismo e FIFA (PES). Per quanto riguarda il primo, nessuno ha dubbi nel definirlo un titolo realistico, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione ed il feeling di ogni autoveicolo. Peccato però che tali veicoli manchino completamente di un sistema di danni. E come può, un gioco di guida in cui le macchine non subiscono danni, essere considerato realistico? Lo stesso FIFA (PES), che non ha sicuramente bisogno di presentazioni, dovrebbe simulare alla perfezione partite di calcio. In verità vediamo partite terminare con tanti goal segnati, giocatori che da soli eseguono un coast to coast o, di nuovo, calciatori che eseguono dribbling migliori di Maradona e Pelè messi assieme. Questi sono solo alcuni esempi che ho evidentemente estremizzato per meglio trasmettere il mio pensiero e di cui potrei scriverne altrettanti. Potrei parlarvi dei grandi titoli Rockstar, tra cui spuntano Gta V e Red Dead Redemption 2 o, ancora, analizzare giochi come Ace Combat 7 o F1 2019. La verità è che il realismo è noioso e non spronerebbe il giocatore a passare ore e ore davanti ad uno schermo. Tra l’altro, ciò obbligherebbe gli sviluppatori ad adottare un gameplay poco funzionale e decisamente tedioso. Provate a pensare ad uno sparatutto in cui un solo colpo vi mette K.O.; quanta frustrazione vi creerebbe nel giro di qualche minuto?

In conclusione quindi, esiste davvero il realismo nei videogiochi? La mia risposta personale, e ripeto personale, è che non c’è alcun realismo, almeno nel senso stretto della parola. Attenzione, con questa affermazione non voglio screditare il mondo videoludico ma, al contrario, elogiarlo. Il videogioco è nato come forma di divertimento e svago ed è giusto che non rappresenti la realtà. Del resto la parola stessa di questo mass media ci indica che ci troviamo di fronte ad un “gioco in video”. L’Enciclopedia Treccani recita che il gioco è “qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive“. Del resto, il motivo per cui amo e amiamo così tanto i videogiochi è quello di poter fantasticare ed immaginare cose che, nella realtà, non potremmo mai vivere. La cosa certa è che, nelle prossime recensioni ed anteprime che scriverò, sarò molto più “severo” nell’attribuire ad un gioco il merito di essere realistico.

 



Durante il giorno dipendente presso una società finanziaria. La sera nerd e videogiocatore. Per me l'intrattenimento videoludico è una forma d'arte grazie alla quale poter fantasticare e staccare la spina dallo stress giornaliero. Cresciuto a suon di Mortal Kombat, Metal Gear Solid e Resident Evil.