[Recensione] Call of Duty: Modern Warfare – La guerra vista da Infinity Ward, di nuovo

Di Andrea "Geo" Peroni
3 Novembre 2019

Quando si pensa a Call of Duty, al giorno d’oggi, sono principalmente due i sub-brand che vengono in mente. Black Ops, di Treyarch, da quasi 10 anni sulla cresta dell’onda, la cui deriva degli ultimi due capitoli non ha mai raccolto gli stessi favori dei primi due indimenticabili videogiochi della serie. In particolare Black Ops 4, nonostante una partenza incoraggiante, si è dimostrato essere un progetto poco ispirato e poco curato, sotto alcuni aspetti, cosa che ha indispettito gran parte dell’utente già a partire dai mesi primaverili del 2019. E poi, oltre a Black Ops, si pensa sempre a Modern Warfare.

Trilogia sviluppata tra il 2007 e il 2011 da Infinity Ward, Modern Warfare è probabilmente il sub-brand di COD che gode della migliore qualità media sul lungo periodo, avendo soddisfatto i palati dei giocatori dal primo all’ultimo capitolo. Il magnifico racconto di una fittizia Terza Guerra Mondiale, le cui avvisaglie c’erano già state nel corso del primo rivoluzionario videogioco Call of Duty 4: Modern Warfare ma che si concretizza poi solamente nei capitoli successivi tra colpi di scena e battaglie epocali. Ma non solo. Modern Warfare creò il concetto moderno di multigiocatore per la serie di Activision, introdusse a partire da MW2 anche le Spec Ops, plasmò ambientazioni ancora oggi ben impresse nella mente di chi ha spolpato questo gioco durante la sua infanzia, adolescenza o maturità.

Dopo due esperimenti che si sono rivelati fallimentari, vale a dire Call of Duty: Ghosts e Infinite Warfare, Infinity Ward torna sui propri passi. La software house fa rientrare alla base molte delle sue vecchie menti, che dopo MW3 si spostarono sulla neonata Respawn Entertainment per dar vita al franchise di Titanfall, e vuole far tornare il nome di COD molto in alto. Riportare Call of Duty in vetta alle classifiche mondiali è l’obiettivo, e la scelta ricade, ancora una volta, su Modern Warfare. Non un remake, e neppure una remastered come già avvenuto nel 2016, ma un capitolo completamente nuovo, che recupera personaggi, temi e situazioni ma rimescolandoli e proponendoli in una salsa differente, in una sorta di ritorno al passato guardando però a quello che sarà un diverso futuro per la serie. Call of Duty: Modern Warfare è finalmente disponibile su PS4, Xbox One e PC, e oggi vi raccontiamo tutto, ma proprio tutto, del nuovo gioco di Infinity Ward e Activision.

Versione provata: PS4 Pro.

PROVE DI GUERRA MONDIALE

Non c’era modo migliore, per riproporre la potenza di un brand come Modern Warfare, che riportare sulle scene una storica figura dell’universo di Call of Duty, il Capitano John Price. Uno dei simboli della serie, il personaggio forse più iconico dell’intera serie, che però, in questa sua nuova iterazione, sente il peso di scelte differenti, di una caratterizzazione più dura e realista, di un mondo simile a quello che abbiamo conosciuto nel 2007 ma che è allo stesso tempo cambiato. La storia attorno alla quale ruota la campagna single player, e non solo, di questo reboot ha numerosi punti in comune con l’esperienza della classica trilogia di Modern Warfare, ma c’è qualcosa di più. Non tanto per le attrezzature, per i gadget, per le armi, per gli armamentari generali. È l’atmosfera ad essere il vero punto di forza di questa intensa esperienza.

Prima di continuare, comincio dicendovi che, tanto per mettere da subito le cose in chiaro, la campagna single player di Modern Warfare porta via all’incirca 5 ore – in media con la durata delle campagne della serie – ma si tratta di 5 ore davvero intense, emozionanti ed emozionali, come non capitava da tempo sul franchise di Call of Duty. Già all’idea di poter vivere una nuova storia su Call of Duty, dopo la particolare parentesi di Black Ops 4, eravamo esaltati, ma la qualità dell’impianto single player messo in piedi da Infinity Ward, nel suo insieme, va oltre al semplice desiderio di avere una nuova campagna che ci vedesse impegnati in prima persona. Modern Warfare è un racconto molto crudo, purtroppo fin troppo realistico, del mondo e della guerra di oggi, che non si fa scrupoli ad essere politicamente scorretto (a tal proposito, ci sono state parecchie lamentele per la rappresentazione della Russia nel gioco come potete leggere qui) e a mostrare la guerra da più punti di vista, che sia quello di un soldato tutto d’un pezzo esperto dei campi di battaglia o quello di una giovane bambina esposta suo malgrado agli orrori di una guerra nella quale non c’entra niente.

Il plot non brilla certo per originalità, occorre dirlo. Una task force degli Stati Uniti, guidata principalmente dal veterano Price, sta conducendo indagini in giro per il mondo dopo che Roman Barkov, un generale russo, sta perpetrando i suoi crimini di guerra con la volontà di schiacciare il Medio Oriente e porre fine, violentemente, alla minaccia del terrorismo. Placare il pericolo con la forza, questo il modo di agire di Barkov, che seppur spinto da “nobili” intenti finisce col diventare spietato come un dittatore qualsiasi e lasciare una scia di sangue dietro di sé in varie parti del mondo, tra le quali l’Urzikstan, fittizio Paese asiatico devastato dalla guerra. E proprio la guerra è ciò che Price e gli altri protagonisti di questa storia devono cercare di impedire: lo spettro di una World War III si fa sempre più minaccioso quando entrano in gioco armi di distruzione di massa e complotti che mettono a rischio le capitali europee. Price e i suoi fidati compagni devono assolutamente mettere una pezza a Barkov e non solo, prima che sia troppo tardi.

Ciò però su cui Infinity Ward ha voluto premere maggiormente, in questa campagna, è stata la rappresentazione del racconto, e le sensazioni ed emozioni che suscita durante tutto l’arco del racconto. La guerra non riguarda, al giorno d’oggi, solo i soldati e gli eserciti impegnati sul fronte di battaglia, ma anche l’uomo comune, il giovane inesperto e l’infante ignaro di tutto ciò che sta succedendo. Ed è così che la narrazione, non lineare ma studiata su più livelli temporali per incastrarsi al meglio con ciò che è appena accaduto e dare nuovi retroscena e profondità a determinati personaggi come la prode Farah, va a toccare non solo più personaggi ma anche più temi, più situazioni possibili, facendo anche di tutto per abbattere il mostro della ripetitività. La struttura della campagna non ha subito sostanziali modifiche dal passato, essendo ancora fortemente guidata e limitata dai classici corridoi da percorrere in buona parte dei casi, ma grazie ad uno studiatissimo level design e a questa ricerca nella varietà del racconto, che passa senza troppo smarrimento da un’operazione segreta notturna nel bel mezzo di una città ad un’imboscata nel Medio Oriente, fanno trascorrere in tutta piacevolezza le ore necessarie a giungere al termine della campagna.

Per solidità del racconto, concezione, atmosfere messe in scena come nel caso delle missioni in notturna che fanno letteralmente venire i brividi per l’alto livello di tensione, ma soprattutto regia ed effetti cinematografici, la campagna del reboot di Modern Warfare si pone di prepotenza tra le migliori mai partorite nella storia di Call of Duty, a nostro avviso seconda solamente allo splendido thriller politico messo in scena da Treyarch con Black Ops. Quel che Modern Warfare riesce a fare è far immedesimare da subito il giocatore nei vari personaggi, tutti ben riconoscibili, caratterizzati e carismatici, siano essi protagonisti principali o comparse saltuarie della narrazione. Il ritorno di questo amatissimo franchise, sul fronte della campagna single player, non poteva essere migliore, e di questo siamo enormemente felici.

Sottolineiamo inoltre che la storia di Modern Warfare non termina con la conclusione della campagna, ma prosegue, limitatamente, all’interno della modalità Spec Ops. Spendiamo quindi qualche parola anche su questa modalità cooperativa, uno dei più attesi ritorni dopo MW2 e MW3, prima di passare al multigiocatore competitivo tradizionale. Nelle Spec Ops impersoniamo i soldati della nuova task force di Price, impegnati a svolgere alcune particolari operazioni segrete che nella struttura assomigliano ad un Raid à la The Division o Destiny, ma molto più semplici. Ogni giocatore sceglie all’inizio una classe di equipaggiamenti lasciando presagire una sorta di componente ruolistica, anche se in gioco vi accorgerete che è tutto molto più basilare di quanto crediate, e a dire il vero poco ispirato. Le Spec Ops si rivelano essere gigantesche mappe perlopiù vuote, prese direttamente dalla modalità Ground War ma ripiene di nemici controllati dall’IA in punti predefiniti con uno spawn senza fine a meno che non abbiamo risolto il compito che ci viene richiesto. Non ci sono tanti modi per completare un obiettivo: arma in mano, correre in avanti, ripararsi e far fuori i nemici, per poi cercare di avanzare verso il punto di interesse. Per il momento le Spec Ops disponibili sono 4, e nessuna di esse ci ha particolarmente colpito. La qualità delle operazioni speciali su MW2 e MW3, a conti fatti, è ben lontana.

Più interessanti sono invece le Spec Ops Survival, una modalità esclusiva dei giocatori PS4 fino a ottobre 2020, e che recuperano anche in questo ambientazioni già presenti in altre modalità di gioco tra cui la campagna. I nemici arrivano come sempre a orde, inizialmente c’è una fase di preparazione dove dovremo gestire gli equipaggiamenti che ci vengono messi a disposizione (arriveranno anche tramite rifornimenti aerei, e talvolta il drop sarà una preziosissima killstreak) e preparare trappole e congegni esplosivi per tendere perfette imboscate ai nemici, in una modalità che si rivela infinitamente più statica della precedente come ci aspettavamo. Vi serviranno vari tentativi, specie all’inizio, per capire bene come orientarvi e dove posizionarvi, oltre che trovare l’affiatamento perfetto con il compagno di gioco. Una modalità non certo innovativa, ma fa il suo dovere senza esagerare. Dispiace, ad ogni modo, vedere un’intera modalità come esclusiva PS4 per un intero anno. Forse sarebbe stato più giusto, nei confronti di tutti i giocatori, limitare l’esclusività ad alcune mappe, o ad un periodo di tempo più limitato come accadeva per i DLC.

RITORNO AL FUTURO

Il multigiocatore di Modern Warfare si compone principalmente di tre filosofie, ognuna con la propria anima, meccaniche e con dettagli che meritano di essere discussi approfonditamente. Cominciamo dalla modalità che più ci aveva catturato all’epoca della beta del gioco a settembre, vale a dire Scontro 2v2 (o Gunfight 2v2, che dir si voglia). In mappe di piccole dimensioni e (quasi) simmetriche, due squadre composte da due giocatori si sfidano per la supremazia: la squadra che resta in vita fino alla fine, o che riesce a conquistare la bandiera durante il rush finale, conquista un punto, e il primo team a raggiungere la quota di 6 round vinti si porta a casa anche la partita. Tutto questo senza però scegliere l’equipaggiamento: Scontro è pensato per dare il massimo equilibrio alle forze in campo, proponendo classi randomiche che vengono automaticamente assegnate ad ognuno dei 4 giocatori in campo. Di fatto, ognuno dei soldati che scendono sul campo di battaglia ha la stessa arma primaria, gli stessi perk, le stesse granate della squadra avversaria. A vincere, su Scontro, sono il tatticismo e la bravura, e al di là di alcune sbavature in merito al bilanciamento di alcune armi o a classi poco comprensibili – cecchino e mitraglietta insieme, ma perché? – questa modalità si conferma tra le migliori mai confezionate per Call of Duty. Il futuro di Scontro, come abbiamo già visto durante i primi reveal del gioco, è tutto votato al competitive, e se Infinity Ward saprà limare alcuni piccoli difetti siamo sicuri che il successo sarà assicurato. Ottimo lavoro, davvero.

Vanno poi a braccetto il multigiocatore tradizionale, composto dalle classiche modalità Deathmatch, Dominio, Uccisione Confermata, Tutti contro Tutti e altre che arriveranno nel corso del tempo (TCT, ad esempio, non era disponibile al lancio), e Guerra Terrestre. Non è la prima volta che su Call of Duty troviamo una modalità con questo nome, ma su questo nuovo titolo Guerra Terrestre introduce un modo di giocare tutto nuovo per la serie, che va inevitabilmente a far riaffiorare il confronto con Battlefield vista la chiara derivazione. Ground War è una modalità su larghissima scala per 64 giocatori, che mette in evidenza una elevata verticalità delle mappe come nel caso di Tavorsk District – che peraltro è anche la mappa che più ricorda i lavori di DICE – e introduce mezzi di trasporto come quad, elicotteri e corazzati per spostarsi velocemente e raggiungere le varie bandiere da conquistare. Una enorme modalitù Dominio, che recupera alcune delle intuizioni di Battlefield sulle mappe a grandissima scala ma che non dimentica le sue origini, restando fedele al concetto di Call of Duty. Nonostante le mappe siano infatti molto ampie, il gioco tende a far concentrare i giocatori in spazi più o meno ristretti mantenendo sempre altissima la concentrazione e senza far venire meno la frenesia, molto più che nel multigiocatore tradizionale – ma ne parleremo tra poco.

Come per le altre modalità, parliamo di mappe dal level design molto studiato, se non fosse che alcuni dei difetti maggiori su Ground War sono legati proprio a questo. Prendiamo Karst River Quarry, la mappa che personalmente apprezzo di più tra le due disponibili attualmente ma che presenta un difetto di non poco conto: una montagna che sovrasta l’intera mappa che può essere non solo scalata a piedi, ma anche con l’ausilio di carri armati. In più occasioni, mi sono ritrovato costretto ad abbandonare le speranze di un respawn pulito e sicuro, essendo di fatto sotto il fuoco dei cannoni nemici da subito e per tutto l’arco della partita. Anche gli spawn, a dire il vero, devono essere sistemati: a nostro rischio e pericolo, possiamo scegliere ad esempio il punto di respawn nei pressi di uno dei compagni della nostra squadra, ma capita che il nostro alleato sia a sua insaputa nel mirino di un nemico con il risultato che nell’arco di qualche frazione di secondo veniamo eliminati anche noi nonostante siamo appena tornati in gioco. Prima di continuare, qualche parola sulla meccanica del Defcon. In sostanza, se una delle due squadre mantiene per alcuni secondi il controllo di tutte le bandiere della mappa, viene lanciata una sorta di testata nucleare che fa terminare la partita, una scelta assolutamente sensata dato che il rischio di spawn-trap, già molto alto, diventa insostenibile per il team avversario. In fin dei conti, come se la cava Ground War? Molto, molto bene, nonostante non sia una modalità adatta a tutti i veterani della serie. Guerra Terrestre vuole costruire un nuovo modo di giocare per Call of Duty, un ibrido con il suo più famoso e storico rivale senza perdere la propria identità e continuando a divertire, riuscendo nell’intento.

I grossi cambiamenti a cui va incontro il multigiocatore tradizionale, poi, non sono relativi alla struttura della progressione, che dice addio al mitico Prestigio ma che di fatto non ha portato grandi novità, alle modalità disponibili – anche se segnaliamo l’inedita Visore Notturno che si è rivelata essere un ostico ma esaltante esperimento – o alla costruzione di una classe, che a dire il vero recupera in buona parte quello che era il sistema già presente nell’originale serie Modern Warfare. Infinity Ward ha deciso di concentrarsi su un’evoluzione del gameplay, con alcune introduzioni che, in parte, sono già state bocciate dalla community. La minimappa, ad esempio, è stata protagonista di un acceso dibattito sin dal reveal del multiplayer: inizialmente sostituita dalla bussola in stile Battle Royale, questa è lentamente tornata sulle scene in forma ridotta, e sembra che in seguito alle lamentele della community gli sviluppatori siano ad un passo dal ritorno completo sui propri passi. Sì perché nonostante le tante modifiche e aggiunte possano sembrare sulla carta geniali intuizioni, tra le quali anche un design delle mappe straordiariamente complesso ma non per questo perfetto, o anche il miglior sound design della serie che rende di fatto impossibile giocare in multigiocatore privi di cuffie per udire anche il più impercettibile dei rumori, l’insieme di queste componenti sembra farle cozzare tra di loro con risultati poco soddisfacenti.

La situazione, dobbiamo dirlo, è già migliorata rispetto ai primi giorni di gioco, e non vi nascondo che in me serpeggia l’idea che Infinity Ward abbia già puntellato qualche elemento senza dirlo apertamente. Ma, almeno inizialmente, addentrarsi nella guerra tra player di Modern Warfare aveva un sapore completamente differente dal tradizionale Call of Duty al quale siamo abituati. Non solo per un sistema di movimento, puntamento e fuoco completamente rivisto, complice l’introduzione del nuovo engine di gioco, ma anche per una serie di elementi che faticano a stare insieme. Sul design delle mappe, ci siamo già espressi: studiato nei minimi dettagli, il migliore visto fino ad oggi sulla serie, praticamente perfetto. Il problema nasce laddove spostarsi, sul terreno di gioco, equivale nella gran parte dei casi ad una morte orribile senza poter fare assolutamente nulla per poter rispondere al fuoco. Uno dei difetti che abbiamo sottolineato nelle prime ore successive al lancio del gioco è il time to kill, eccessivamente punitivo se pensiamo che il pericolo, in questo Modern Warfare, può letteralmente provenire da qualsiasi direzione. Se pensiamo poi che Silenzio di Tomba, uno dei perk più amati/odiati della storia del franchise è stato oggi proposto come abilità ricaricabile durante la partita, capirete che involontiariamente (o forse no?) Infinity Ward ha creato un gioco dove il fenomeno del camping viene amplificato più che in passato, quando già anni fa i giocatori lamentavano l’immobilità dei fastidiosi avversari.

Dispiace notare questo, perché a prima vista il multigiocatore di Modern Warfare sembra una manna dal cielo per chi, da sempre amante della serie, ha dovuto fare i conti con derive futuristiche di dubbio gusto o meccaniche mai amate come gli Specialisti. Dispiace notare come questo sbilanciamento tra chi cerca di vivere una certa esperienza in gioco, e chi invece sfrutta alcuni errori in fase di progettazione, finisca con l’oscurare alcune importantissime novità come le pressocché infinite configurazioni di accessori per le armi, a livelli mai visti prima d’ora su Call of Duty. E sebbene Infinity Ward ci trovi d’accordo sul nuovo stile delle mappe, resta il fatto che alcune di queste, complici gli orribili punti di spawn pensati su di esse, sono esempi sbagliati di design. Piccadilly, ad esempio, è già riconosciuta (quasi) all’unanimità come una delle peggiori mappe mai create: costruita nel celebre quartiere di Londra, Piccadilly ha una pianta all’incirca circolare dove i camper proliferano senza neppure potergli dare torto, perché è l’essenza della mappa ad essere stata sbagliata. Dal canto mio, invece, mi ritengo molto soddisfatto di varie ambientazioni del multigiocatore, come Rammaza, piccola cittadina del Medio Oriente sviluppata su 2/3 livelli che richiama molto da vicino alcune vecchie storiche ambientazioni della serie, mentre non riesco a sopportare la sensazione di impotenza di fronte ad una Euphrates Bridge nel momento in cui la propria squadra non riesce a prendere il controllo del ponte che taglia a metà la mappa. Spawnkill e spawn-trap all’ordine del giorno, in queste partite.

Al di là di questi difetti, alcuni dei quali sono fortunatamente sistemabili in corsa, il multigiocatore di Modern Warfare si conferma un’esperienza confezionata come sempre: solida, riuscita, capace di soddisfare il più primordiale bisogno di violenza da sfogare virtualmente contro i malcapitati avversari. Abbiamo apprezzato oltremodo la voglia di Infinity Ward di rimettersi in gioco puntando finalmente a qualcosa di fresco e innovativo, così come il ritorno di atmosfere che ci sembrava di aver perso per sempre a favore di mappe ambientate in pic-nic giganti e castelli infestati dai fantasmi. Il buon, vecchio Call of Duty è tornato, e guarda ad un futuro dove, chissà, potrebbe cambiare completamente concezione. Già a partire da quest’anno, ad esempio, tutti i DLC e le future mappe saranno introdotte gratuitamente per tutti i possessori del gioco, e addirittura si vocifera di una battle royale stand-alone e gratis. Activision, evidentemente, ha aperto gli occhi dopo molto tempo, e dopo il fiasco di Black Ops 4 che sembra sia costato più di una testa. Se la partenza di Modern Warfare è questa, è altamente incoraggiante.

PROFUMO DI NEXT-GEN

La nostra è una provocazione, ma neanche poi così tanto, in fondo. Perché Call of Duty: Modern Warfare non segna solo un prepotente ritorno sulle scene da parte della serie, ora capace di tornare a soddisfare una nutrita schiera di fan, e il settaggio di nuove meccaniche che ritroveremo sicuramente anche in futuro, ma anche un netto cambio a livello grafico e tecnico per la serie che dopo anni e anni di immobilità totale sotto quel profilo, si decide al grande passo.

5 anni di sviluppo da parte di Infinity Ward hanno portato ad un nuovissimo engine di gioco che ha preso il posto dell’ormai, è proprio il caso di dirlo, antiquato e superato IW Engine con il quale la serie andava avanti addirittura dal 2005 con Call of Duty 2. Si nota subito il netto cambiamento nell’immagine, non solo più pulita e realistica così come i movimenti dei soldati, ma anche dallo straordinario impianto di illuminazione del gioco e dagli effetti particellari, difficili forse da notare nella freneticità del multigiocatore ma che si mettono in mostra in maniera egregia all’interno della campagna. I modelli dei personaggi e delle armi sono stati studiati e riprodotti alla perfezione, così come anche la sensazione di avere tra le mani una vera arma. Nel momento in cui spariamo una raffica di proiettili, ad esempio, sembra quasi che la nostra bocca da fuoco rinculi direttamente contro di noi, effetto gestito tramite un leggerissimo motion blur davvero gradevole da vedere e al quale segue una piccola scia di fumo dalla canna dell’arma. Solo in Guerra Terrestre, a dire il vero, abbiamo notato qualche lento caricamento delle texture, ma limitato alle primissime fasi del gioco quando ancora i soldati sono in fase di spostamento verso gli obiettivi. Nulla da dire, invece, sull’intero comparto sonoro. Maestoso, possiamo dire solo questo. L’audio in gioco è straordinario, dai rumori delle armi ai passi dei nemici, senza dimenticare un doppiaggio italiano di primo livello. La pecca più grande a livello tecnico, a dire il vero, arriva da alcuni fastidiosi bug riscontrati principalmente su Ground War, dove sembrano ergersi muri invisibili impenetrabili ai colpi dei carri armati ma solo da certe angolazioni. In ogni caso, finalmente un Call of Duty che torna ad essere estremamente affascinante anche visivamente, con una palette di colori mai troppo sgargianti – come è giusto che sia per lo spirito del gioco – e una cura maniacale che trasuda da ogni elemento di questo ritorno dell’amatissima serie.

PUNTI DI FORZA

  • Campagna single player sontuosa
  • Gran comparto grafico e audio
  • Futuri DLC gratuiti
  • Varietà estrema nella personalizzazione dell’arsenale
  • È l’inizio di qualcosa di nuovo per la serie…

PUNTI DEBOLI

  • … Che però potrebbe non piacere a tutti i fan
  • Le Spec Ops sono parecchio sottotono
  • Il multiplayer ha qualche problema di bilanciamento

Call of Duty: Modern Warfare forse non riporterà le vendite della serie agli stratosferici livelli di Modern Warfare 3 con le sue 31 milioni di unità vendute. Ma è un gran titolo. Un grande sparatutto che rende non solo giustizia all’amato sub-franchise di Call of Duty, ma si pone anche come un punto di ripartenza per tutto il brand, un’esperienza dalla quale tutti gli altri studi che in futuro si occuperanno della serie dovranno guardare per stare al passo coi tempi. Mettendo in scena una campagna dal taglio cinematografico esaltante, e un impianto multigiocatore molto ben studiato ma che mostra il fianco sulle Spec Ops davvero poco memorabili e su alcuni difetti di game design che devono essere limati prima che sia troppo tardi, Modern Warfare torna ad offrire tutto quello che il videogiocatore di Call of Duty cerca, non senza portando novità che potrebbero indispettire qualcuno. Del resto, il mondo è cambiato in questi 11 anni, e anche il modo di giocare. Call of Duty, di conseguenza, non è più quello di una volta. Non fate l’errore di considerarlo un remake dell’indimenticabile gioco del 2007, o un semplice omaggio. Modern Warfare è il nuovo punto Zero per lo sparatutto di Activision.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.