Home Videogiochi News Final Fantasy XV usciva 9 anni fa: è un gioco da riscoprire, o una grandissima occasione fallita?

Final Fantasy XV usciva 9 anni fa: è un gioco da riscoprire, o una grandissima occasione fallita?

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Il 29 novembre 2016, dopo un’attesa decennale, arrivò su PS4 e Xbox One il poderoso Final Fantasy XV, primo capitolo action RPG della storica serie che si trascinava però dietro tanti problemi.

Oggi, nel ricordare il suo anniversario, è impossibile non guardare a questo capitolo con un misto di affetto, curiosità e critica: un gioco che ha osato moltissimo, fallendo in parte nel mettere insieme tutti i pezzi, ma lasciando un segno profondo nella storia della saga. La storia di Noctis, attorno alla quale Square pensava di costruire una sorta di universo narrativo in stile FF7, non riuscì a concretizzarsi. Ma il gioco è davvero così problematico come alcuni ricordano, o vale la pena riscoprirlo?

Tra i pregi più riconosciuti di Final Fantasy XV c’è sicuramente la sua atmosfera. L’idea di costruire un’intera avventura intorno a un viaggio on the road tra amici è stata una scelta audace per un JRPG, eppure funziona. Il legame tra Noctis, Prompto, Ignis e Gladiolus è il cuore pulsante del gioco: credibile, umano, capace di alternare leggerezza e dolore con sorprendente naturalezza. Ogni sosta al campeggio, ogni fotografia improvvisata, ogni dialogo casuale contribuisce a rendere quel gruppo, prima ancora della trama, il vero motivo per cui continuare a giocare.

Eos, il mondo che fa da sfondo alla storia, resta una delle ambientazioni più affascinanti mai create da Square Enix. I panorami sconfinati, la fauna sovradimensionata, le città ispirate a culture reali conferiscono a Final Fantasy XV un’identità visiva forte e moderna. Il problema è che questa ricchezza estetica non sempre si traduceva in un contenuto altrettanto ricco: l’open world offre missioni secondarie spesso ripetitive e attività non all’altezza del potenziale mostrato nella fase iniziale. Resta comunque un luogo che invita all’esplorazione, anche solo per godersi i suoi scorci. Il problema più grande, però, fu lo scollamento generale della storia.

Il difetto più discusso di Final Fantasy XV riguarda inevitabilmente la narrativa. Il potenziale c’è, la mitologia è affascinante e i personaggi principali hanno basi solide, ma il racconto risulta frammentato. Molti eventi cruciali venivano spiegati tramite DLC, anime, film e materiali esterni, spezzando la coesione dell’esperienza principale.

A questo si aggiungono capitoli finali decisamente troppo compressi rispetto al ritmo lento e contemplativo della prima parte del gioco, dando la sensazione di un’opera che corre verso la conclusione senza il tempo necessario per respirare. Assurda poi la scelta di introdurre meccaniche del tutto lontane da Final Fantasy e dallo spirito del gioco, che fecero calare brutalmente l’interesse.

Nonostante i suoi limiti, FF15 resta comunque un capitolo unico, e alcuni lo ritengono superiore a Final Fantasy XVI. Un punto su cui quasi tutti concordano è la qualità della colonna sonora di Yoko Shimomura. Epica nei momenti giusti, malinconica quanto basta e capace di valorizzare sia i momenti più intimi sia le sezioni più spettacolari. In molti, a distanza di anni, ancora ascoltano brani come Apocalypsis Noctis, Somnus o Valse di Fantastica.

Il sistema di combattimento rappresentava un’altra svolta importante rispetto alle radici della serie. Veloce, dinamico, pieno di effetti scenici, permette a Noctis di muoversi con acrobazie che sfruttano teletrasporti e concatenamenti. Non tutti hanno apprezzato l’abbandono del turn-based, e in alcune situazioni la telecamera può diventare ingestibile, ma resta uno dei sistemi più cinematografici dell’intera saga.

FF15 era imperfetto, certo, ma anche coraggioso, emotivo, personale. È un capitolo che divide, ma proprio per questo continua a far discutere: ha provato a portare la saga in una direzione nuova, forse non sempre centrata, ma sinceramente ambiziosa.

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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