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gen ATLAS: cosa aspettarsi dal nuovo gioco sci-fi di Fumito Ueda

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Un soldato dal volto coperto si risveglia su un pianeta abbandonato, apparentemente privo di vita. Specchi d’acqua stagnanti, ampie distese desertiche, e poi delle costruzioni ultratecnologiche che si stagliano su un orizzonte sabbioso che ricorda l’immaginario di Dune.

Il nostro anonimo, silenzioso eroe, trova una gigantesca testa di robot scollegata dal resto del corpo. Una luce blu appare, collegando il personaggio al mech, risvegliando così il robot addormentato. Il primo passo è librarsi in volo, alla ricerca del corpo del gigantesco compagno.

Un gigante di ferro si rialza, aprendo nuove strade, nuove impensabili potenzialità grazie alla sua indicibile forza di colosso. Poi però vediamo il nostro protagonista viaggiare spedito su mezzi di trasporto a quattro ruote, sparando contro piccoli e insidiosi nemici che lo inseguono. Ma non solo, la testa di robot si unisce e viene separata di nuovo dal suo corpo, durante battaglie dove è necessario scalare, mirare, sparare.

Se conoscete l’opera di Fumito Ueda, avrete riconosciuto in questa breve descrizione elementi tipici della sua grammatica, ma anche qualcosa di nuovo e inusuale. È questa commistione che rende gen ATLAS così affascinante.

Analizziamo insieme il trailer mostrato alla Summer Game Fest 2026, per capire cosa sappiamo e cosa aspettarci dalla nuova avventura action open world.

Gen ATLAS: una nuova storia, che non perde le sue radici

Sul sito di Epic Games leggiamo:

Questo pianeta… è ancora vivo.

Senza sapere perché, ti risvegli su un pianeta abbandonato. Davanti a te si estende un mondo vasto e silenzioso. Strutture colossali si stagliano su pianure infinite, avamposti deserti e un mare in continuo mutamento. I resti di un antico progetto punteggiano la superficie del pianeta.

Mentre ti addentri in questo strano mondo, un robot colossale ti attende. La sua potenza travolgente svela percorsi verso mete un tempo irraggiungibili. E trasforma la tua concezione del mondo. Attraverso un’infinita distesa di tempo, i resti di quelle costruzioni dimenticate iniziano a muoversi ancora una volta…

Davanti a questa sinossi, risulta impossibile non pensare subito a Shadow of The Colossus (uscito nel 2005 e poi rimasterizzato da Bluepoint Games su PS4 nel 2018). “Davide contro Golia” è uno dei trope più iconici di Ueda, che da sempre ragiona sulla discrepanza tra piccolo e grande, tra fragilità e forza, tra una missione impossibile e il potere della determinazione.

La creatività e l’inventiva del game director giapponese sfocia in scenari silenziosi, in una narrativa ridotta all’osso che privilegia in tutto e per tutto l’immersività: questi elementi caratterizzano sia Ico (2001), sia il successivo Shadow of the Colossus, sia il più recente – si fa per dire – The Last Guardian (2016). Non ci sono lunghi dialoghi o tutorial espliciti nei giochi di Ueda. Eppure tutto riesce ad avere un impatto emotivo indimenticabile. La poetica dei suoi giochi permea mondi desolati,  protagonisti fragili ma eroici, dando vita a opere malinconiche ma che lasciano sempre una commovente sensazione di speranza a fine partita.

È questo che ci aspettiamo anche da gen ATLAS, da uno degli ultimi veri “autori” in ambito videoludico. È vero che Fumito Ueda ci ha dato ad oggi, solo tre giochi, ma è riuscito comunque ad abituarci troppo bene. Impossibile abbassare le nostre aspettative.

Già dal primo trailer mostrato alla Summer Game Fest, tuttavia, qualcosa di decisamente inusuale ci è balzato all’occhio…

Ueda contro la frenesia della vita moderna… o forse no?

Sappiamo per certo che gen ATLAS è un’avventura d’azione fantascientifica single player. Non abbiamo ancora una data d’uscita ufficiale, ma per la prima volta non si tratterà più di un’esclusiva PlayStation 5, il titolo sarà disponibile anche su Epic Games Store e Xbox. Questa è già una prima differenza, che però non ci scombussola più di tanto, dato che già eravamo a conoscenza dell’uscita da Sony per fondare il proprio studio, genDESIGN.

Parlando invece di esperienza videoludica, lo stesso Ueda ha dichiarato in una recente intervista a VGC durante la Summer Game Fest:

Per quanto riguarda il gameplay, noterete probabilmente un senso di familiarità. Ma utilizzare qualcosa di familiare aggiungendo a esso un twist inusuale, andando a rifinire ciò che si conosce già, permette di emergere in maniera più fresca. Questo è ciò che ho tenuto a mente mentre mi definivo l’esperienza per Gen ATLAS.

Dal trailer recentemente mostrato, emergono alcune sequenze che sembrano più vicine a Death Stranding che a Ico. Prima fra tutte, la scena in cui sfrecciamo veloci su una sorta di carrarmato, sparando freneticamente alle creaturine che ci inseguono. Se l’impronta artistica del game director è innegabile, tuttavia sembra che genDESIGN stia davvero puntando ad innovare il gameplay aggiungendo nuovi elementi più action all’esperienza, forse per adattarsi alle tendenze del gaming “moderno”, o per rendere l’avventura meno ripetitiva: combattimenti frenetici, grandi esplosioni, impatto cinematografico.

Intendiamoci, il gameplay di Shadow of the Colossus non era certo perfetto, poteva risultare frustrante, poco intuitivo, noioso. L’intenzione di innovare e di inserire nuove meccaniche non è di per sé un male, ma il timore di perdere il proprio smalto, la propria unicità, è appena dietro l’angolo.

Cosa aspettarsi da genATLAS?

Fumito Ueda ha dichiarato di essere partito dall’idea dei mech giganti, e sappiamo quanto i robot siano da sempre presenti nella cultura giapponese e vengano utilizzati non solo per battaglie spettacolari, ma anche per riflessioni profonde sulla natura umana (basti pensare a Evangelion, ma anche ai colossi di Attack on Titan). Ora che ProjectRobot si è concretizzato ufficialmente in genATLAS, di cui abbiamo avuto potuto ammirare un primo scorcio, è inevitabile porsi mille domande su ciò che ci attende.

I robot sono senzienti? Come mai interagiamo con questa specifica testa, che ci aiuta nell’esplorazione? Come comunicheremo? Qual è lo scopo del protagonista? Cos’è successo a questo pianeta? Chi ci ostacola? Quale sarà l’insegnamento da trarre questa volta, al termine dell’avventura? GenATLAS durerà almeno una decina di ore o di più? Sappiamo che il suo sviluppo nel concreto è iniziato attorno al 2020, quanto ci vorrà ancora per avere una finestra di lancio? Quanto sarà aperto e vasto il mondo di gioco?

Oltre a realizzare avventure uniche nel loro genere, Fumito Ueda ci ha anche insegnato a restare in ascolto e a fare attenzione ai dettagli. E sarà proprio nei dettagli che, anche questa volta, troveremo le nostre risposte.

Scritto da
Chiara Ferrè

Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme. Cerco campi di battaglia, magici cappelli, lucertoloni volanti. Ho una penna e non ho paura di usarla.

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