I 10 più grandi plot twist della storia dei videogiochi

uagna videogame
Di Andrea "Geo" Peroni
22 Luglio 2019

Così come nei film e nelle serie TV, anche il mondo dei videogiochi non è estraneo al concetto di plot twist. Una tecnica studiata appositamente per sconvolgere la narrazione e il giocatore stesso, che rivede l’intera avventura che ha vissuto o che sta ancora vivendo sotto una luce completamente diversa.

Come riporta Wikipedia, il plot twist, o colpo di scena in italiano, è un espediente molto antico che ancora oggi viene utilizzato nel campo della narrazione:

In narrativa, un colpo di scena è una svolta improvvisa nello sviluppo della trama, usata per stupire il lettore o per mantenerne vivo l’interesse. Nel caso in cui la svolta abbia luogo nella parte conclusiva della storia, si parla anche di finale a sorpresa. Un colpo di scena può consistere per esempio in un repentino ribaltamento di una situazione, o di una rivelazione che porta il lettore a reinterpretare sotto una luce nuova e completamente diversa gli eventi occorsi in precedenza.

Studiati con grande sapienza oppure no, a seconda del caso, esistono alcuni plot twist che sono davvero sconvolgenti, capaci di lasciare a bocca aperta chiunque e di cambiare, in certi casi radicalmente, tutto quello che abbiamo visto fino a quel momento, proprio come è accaduto di recente con Kingdom Hearts III e il suo incredibile finale. Abbiamo deciso di cogliere la palla al balzo e mostrarvi quelli che secondo noi sono i 10 più grandi plot twist nella storia dei videogiochi, che potete leggere qui di seguito e nelle pagine successive.

Inutile dire che lo spoiler, in questa raccolta di plot twist, è all’ordine del giorno. Decidete di continuare a vostro rischio e pericolo, ma sappiate che sveleremo i grandi colpi di scena di alcuni celebri videogiochi.

KESSLER E COLE

È stato il responsabile della morte dell’amata Trish Dailey, e il mandante della creazione della Raggio Sfera per convogliare l’energia neurale degli abitanti di Empire City. Naturale che Kessler, la figura misteriosa capo dei Primogeniti, diventasse il villain principale e nemico finale di inFAMOUS, ma la rivelazione che ci attendeva nel finale è rimasta impressa nella memoria di tutti noi. Dopo aver sconfitto Kessler, Cole MacGrath riesce infatti ad avere accesso ai ricordi del suo rivale, scoprendo che in realtà Kessler non è altro che Cole venuto dal futuro, e tornato a quel momento storico per impedire l’ascesa della Bestia, che finiremo con l’affrontare in inFAMOUS 2. Insomma, in tutto l’arco del gioco non abbiamo fatto altro che combattere contro noi stessi.

TRADIMENTO

Lo abbiamo inizialmente conosciuto come un personaggio secondario, un compagno di squadra fidato, un uomo risoluto. In realtà, Albert Wesker è il più grande traditore all’interno dell’universo di Resident Evil.

Nonostante il suo tradimento non fosse chiaro sin dal primo gioco della serie, già in quell’occasione Wesker si dimostrò per quello che era veramente. Mentre Chris e Jill ritengono Albert un membro della squadra STARS inviata a Raccoon per capire le cause dell’epidemia che ha devastato la città e trasformato gli abitanti in non-morti, Wesker è infatti un ricercatore della Umbrella Corporation che si offrì di fare da talpa all’interno del reparto speciale di polizia, dove diventò anche capitano della squadra Alpha. La personalità manipolatrice di Wesker, che si fece anche impiantare il T-Virus per diventare geneticamente superiore, continuerà a perseguitare i fatti principali della serie anche in Resident Evil 2 e futuri titoli, fino a quando, in Resident Evil 5, Chris Redfield riuscirà finalmente a ucciderlo definitivamente.

L’ASSASSINO SIAMO NOI

Lo sappiamo, questo colpo di scena crea qualche grattacapo di troppo alla timeline di Heavy Rain e alla sua sceneggiatura che iniziava ad avere pericolosi buchi, ma il colpo di scena legato a Scott Shelby è un momento davvero incredibile.

Se avete giocato il titolo di Quantic Dream, saprete perché questo plot twit è così carico di sorpresa: Scott Shelby è stato uno dei personaggi giocabili che abbiamo impersonato, mentre eravamo alla ricerca del misterioso killer degli Origami che da anni terrorizza la città rapendo e uccidendo bambini tra i 9 e i 13 anni. Shelby è un investigatore privato assoldato dalle famiglie degli scomparsi per capire chi si celi dietro al nomignolo di killer degli Origami, e assicurare questo pericoloso criminale alla giustizia. Peccato solo che, come scopriremo nel finale, sia proprio Shelby il pazzo assassino, che nel suo malato modus operandi aveva più di una analogia con un altro grande torturatore e killer della storia dell’intrattenimento, l’Enigmista della saga horror Saw. Senza saperlo, per buona parte di Heavy Rain abbiamo impersonato un mostro.

BOOKER DEWITT: EROE E NEMESI

Un plot twist molto simile a quello di inFamous, ma non per questo banale. Il finale di Bioshock Infinite rimarrà epocale anche e soprattutto grazie a questo epocale stravolgimento.

Ci ha torturato, ci ha fatto inseguire, ci ha quasi fatto uccidere. Comstock, il leader assoluto della città volante di Columbia, è stato per tutta la durata del gioco una fastidiosa spina nel fianco per il povero Booker DeWitt. Il detective americano è stato inviato sul luogo per recuperare e salvare Elizabeth, la figlia di Comstock sorvegliata dalla creatura alata nota con il nome di Songbird. Booker capirà però molto presto che c’è qualcosa di speciale in Elizabeth, capace di aprire squarci dimensionali verso altre realtà, e nell’intera Columbia. Nel finale, infatti, Booker scopre che il malvagio dittatore Comstock non è che una versione alternativa di Booker di un altro universo, che ha deciso di espiare i suoi peccati e convertirsi alla fede finendo col diventare un fanatico. Studiando la tecnologia per aprire squarci dimensionali, Comstock perse la possibilità di avere dei figli, e così decise tramite i misteriosi Lutece di dirigersi in un’altra realtà e prelevare Anna, la figlia di Booker DeWitt. Insomma, doppio plot twist: Elizabeth è Anna, e Booker è Comstock.

UNA DONNA??

Al giorno d’oggi, molti videogiochi hanno donne come protagoniste. Basti pensare a Heavenly Sword, Hellblade, Horizon: Zero Dawn, o al più ovvio Tomb Raider che da 20 anni fa parlare di sé. Negli anni ’80, però, trovare un protagonista femminile non era così semplice, e trovarne uno dalla forte personalità era cosa ancor più rara. Difatti, il colpo di scena conclusivo di Metroid fu una grossa rivelazione, e a noi piace immaginare che sia anche grazie a questo se oggi abbiamo appunto Lara Croft, Aloy e tutte le altre figure femminili nel mondo dei videogiochi. Al termine di Metroid, infatti, scopriamo che il cacciatore di taglie chiamato Samus, protagonista del gioco che abbiamo impersonato per tutto il tempo, altri non è che una donna. Samus Aran, questo il suo nome completo, è una figura estremamente importante: possiamo affermare che si tratti della prima eroina donna del mondo dei videogiochi con una grande rilevanza.

LUI ERA SOLO UN SOGNO

L’espediente del “era tutto un sogno” è stato ormai abusato tra film e videogiochi. Basti pensare a Super Mario Bros. 2, nel quale si scopriva che l’intera avventura di Mario era completamente immaginata dall’idraulico mentre dormiva. Ma in Final Fantasy X c’è un plot twist particolarmente intrigante legato a questa tematica.

Al termine del lungo viaggio di Yuna e Tidus, veniamo infatti a conoscenza della vera natura del giovane ragazzo: Tidus è in realtà solo un sogno degli intercessori, così come la sua città natale Zanarkand. In passato, i superstiti di Zanarkand riuscirono infatti a trovare un modo per ricreare la propria città dopo la sconfitta da Bevelle, tutto a partire dai propri ricordi. Dopo tutti questi secoli, gli intercessori continuano a sognare Zanarkand e a creare illusioni come Tidus, restando sotto l’influenza di Sin. Yuna, che per tutto questo tempo aveva accompagnato Tidus per distruggere il mostruoso Sin, capisce che una volta che la missione sarà conclusa il ragazzo cesserà di esistere. E così sarà, purtroppo.

BIG BOSS È TRA NOI

Pensavamo di non rivederlo mai più, dopo averne cantato le gesta nel maestoso terzo capitolo. Ma Big Boss, inaspettatamente, era ancora tra di noi.

Dopo aver fermato Liquid, Solid Snake, al termine di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, incontra nel cimitero in cui si trova un uomo che credeva fosse morto da molto tempo, che si rivela essere nientemeno che Big Boss. La sua apparizione finale è una grossa sorpresa, ma è al contempo l’ancora di salvezza di Solid. Big Boss svela infatti di essere sopravvissuto all’incidente di Zanzibar Land, e di essere stato ricostruito grazie ai pezzi recuperati da altri Snake. L’uomo svela inoltre che Liquid, che a Praga aveva utilizzato la presunta salma di Big Boss per accedere al codice, è stato ingannato: quella era la sampa di Solidus Snake, il clone perfetto di Big Boss e fratello di Solid e Liquid. Prima di salutare per sempre Solid e morire in pace, il padre afferma che i geni FOXDIE stanno decadendo, e dunque Solid non morirà e non darà vita ad alcuna epidemia. Per questo, gli consiglia di ritirarsi dalle scene e vivere in tranquillità gli ultimi anni della sua vita.

LA MORTE DI LUCY

Esistono molti grandi colpi di scena nella saga di Assassin’s Creed, ma abbiamo scelto quello che più ci sconvolse, quello che concluse nella maniera più traumatica possibile l’amatissimo Assassin’s Creed: Brotherhood. Recuperata la Mela dell’Eden sotto al Colosseo a Roma, Desmond viene posseduto all’improvviso da Giunone, che lo porta a compiere un assassinio sotto i suoi occhi: senza poter reagire, Desmond estrae la lama celeta e uccide Lucy, lasciando a bocca aperta il giocatore e lo stesso Desmond che poco dopo verrà rinchiuso all’interno dell’Animus per recuperare dallo shock. In realtà, Giunone decise di eliminare Lucy in quanto molto pericolosa per il futuro di Desmond: la ragazza stava infatti svolgendo un intricato triplo gioco, lavorando sotto copertura per i Templari e soprattutto Warren Vidic, il suo mentore.

XIGBAR È LUXU

Alcune piccole, impercettibili avvisaglie c’erano già state in passato. Ma solo al termine di Kingdom Hearts III siamo venuti a conoscenza di quello che secondo noi è il più grande plot twist della storia della serie.

Sopravvissuta agli eventi conclusivi, una figura incappucciata recupera il Keyblade Innominata del defunto Xehanort, ed evoca i Veggenti delle antiche leggende. Il maestro Ira riconosce il Keyblade e la scatola nera, affidata a Luxu dal Maestro dei Maestri, e chiede alla figura se questi fosse veramente Luxu. L’uomo risponde affermativamente, ma mostrando il suo volto svela un enorme colpo di scena: Xigbar è Luxu, il misterioso sesto apprendista, e lo è sempre stato. Il suo compito fu quello di tramandare Innominata, che custodisce uno degli occhi del Maestro dei Maestri, fino a quando qualcuno non avesse tentato di scatenare una nuova Guerra dei Keyblade, per poi tornare in azione. Per questo Luxu, che scelse Braig molti anni prima come uno dei suoi contenitori, si finse interessato ai progetti di Xehanort, quando in realtà il suo unico obiettivo era tenere sott’occhio Innominata ed entrare in scena nel momento giusto.

È TUTTA COLPA NOSTRA

“Siamo noi a creare i nostri demoni”, scriveva Oscar Wilde. Mai frase fu più azzeccata per il plot twist di God of War III, quando Kratos si ritrova di fronte ad una tremenda verità.

Nel corso del primo gioco della serie, Kratos era andato in cerca del mitico Vaso di Pandora, che gli avrebbe permesso di acquisire i poteri necessari a uccidere Ares. Peccato che come scopriremo in God of War 3, dopo aver sterminato praticamente l’intero Olimpo, fu proprio l’apertura del vaso a scatenare la violenza e la follia dilagante che hanno quasi finito per condannare l’umanità. Dal vaso di Pandora uscirono infatti tutti i mali del mondo, infettando gli dei e facendoli diventare sospettosi, rivoltosi e violenti. A Kratos, invece, venne concesso il dono della Speranza, rinchiuso da Atena nel vaso sperando che un giorno qualcuno avrebbe potuto salvare il mondo dalla piaga dei sentimenti negativi. Insomma, la scia di sangue in Grecia fu tutta colpa di Kratos.

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