I 10 videogiochi flop del 2018 | Speciale The Uagna A-worsts

Di Andrea "Geo" Peroni
16 Dicembre 2018

Cosa ci permette di definire un gioco come flop? Beh, ci possono essere moltissime motivazioni. In primis, un videogioco può essere ritenuto pessimo per la sua realizzazione: un concept già visto, un gameplay imbarazzante, un comparto tecnico insoddisfacente, oppure un insieme di tutti quesi fattori che ne minano irrimediabilmente la qualità e l’impatto sul pubblico. Ma è il 2018, e le grandi case devono fare anche e soprattutto i conti in tasca. È per questo che flop, in un periodo come questo, può essere inteso anche come un titolo che non ha avuto l’impatto sperato sul mercato, forse rovinato dal modo in cui è stato presentato o dalla percezione del pubblico prima del lancio, tanto da costituire un problema di notevole importanza per i diretti interessati che si ritrovano tra le mani una patata bollente e difficile da risolvere.

Dopo i The Uagna Awards, che hanno visto trionfare Red Dead Redemption II come il miglior videogioco del 2018, è dunque tempo dei The Uagna A-worsts, il poco ambito premio del peggior videogioco del 2018 che assegneremo proprio oggi. Un piccolo gioco di parole tra Awards e worsts, ossia peggiori. Si era capito ed è divertentissimo, vero? Anche se non lo è, continuiamo comunque.

Il funzionamento dei The Uagna A-worsts è molto semplice: abbiamo chiesto ai nostri redattori più esperti (Marco Di Prospero, Matteo Bovolenta, Alberto Baldiotti, Claudio Caudullo, Ruggiero Cellu, e ovviamente anche il sottoscritto lo ha fatto) di redigere una FLOP 10 dei videogiochi più deludenti del 2018, ai quali è stato assegnato un punteggio in base alla posizione in classifica: 1 punto al 10°, 2 punti al 9° e così via, fino a dare 10 punti al 1° classificato.

10. SEVEN DEADLY SINS: KNIGHT OF BRITANNIA (7 PUNTI)

Il gioco di Bandai Namco rappresenta l’esordio videoludico dell’ormai celebre anime The Seven Deadly Sins, ma non ha certo portato i benefici sperati. Il gioco, seppur supportato da una gradevole modalità Storia e da un roster ricco e interessante, perde tutto il suo carisma nel primo momento in cui iniziano a giocare sul serio, con un combat system davvero povero e poco ispirato. Anche graficamente, come vi abbiamo raccontato nella sua recensione, il gioco non brilla certamente, e anzi fa un passo indietro rispetto alle altre produzioni alle quali ci ha abituato Bandai Namco. Pensate che solo pochi giorni prima il publisher giapponese aveva lanciato sul mercato Dragon Ball FighterZ, picchiaduro che ha rasentato la perfezione. Gioco che, difatti, è finito anche nella nostra TOP 10 dei migliori videogiochi del 2018.

9. OVERKILL’S THE WALKING DEAD (8 PUNTI)

Non è difficile parlare “male” di Overkill’s The Walking Dead se guardiamo al gameplay, ma questo lo possiamo anche sopportare. Il gioco, del resto, si presenta come uno shooter survival in cooperativa per quattro giocatori, che sulla scia dei due capitoli della serie Payday interagiscono tra loro per sopravvivere nel mondo immaginato da Robert Kirkman. Seppur con alti e bassi, l’esperienza è godibile, e diverte se giocata in compagnia, esattamente come accadeva in Payday. Il flop di Overkill’s The Walking Dead è però da riferire (soprattutto) alle vendite. Il gioco, per il momento disponibile solamente su PC (su console dall’inizio del 2019), ha venduto talmente poco da mandare nei guai Starbreeze, il publisher in questione. Guai finanziari, ovviamente, che stanno mettendo in ginocchio la compagnia, i lavoratori e anche il futuro delle varie IP. Non solo di The Walking Dead ma anche di Payday, il cui terzo capitolo è (teoricamente) in sviluppo da ormai parecchio tempo. Quale futuro per Starbreeze e i suoi dipendenti dopo il flop The Walking Dead?

8. KINGDOM COME: DELIVERANCE (16 PUNTI)

Warhorse Studio, ma cosa diavolo hai combinato? Kingdom Come: Deliverance è stato uno degli indie più chiacchierati degli ultimi anni. Protagonista di una trionfale campagna crowdfunding, KCD prometteva di essere un RPG molto diverso dagli altri, che avrebbe fatto a meno delle missioni “vai da A a B e poi torna ad A” per fare spazio a qualcosa di innovativo, e che avrebbe fatto dell’estremo realismo una caratteristica predominante. Qualcuno, già prima del lancio, lo paragonava a The Witcher 3 per l’impatto che avrebbe avuto sul mondo ludico. A posteriori: no, assolutamente no. KCD trabocca di problemi tecnici, bug, glitch grafici, che possono portare a spiacevolissimi inconvenienti come l’impossibilità di proseguire nella trama principale e dunque di terminare il gioco.

Non è tutto da buttare, certo. Come vi abbiamo raccontato nella sua recensione, e anche in uno speciale pezzo dedicato a come si è evoluto in KCD nel corso dei mesi, il lavoro degli sviluppatori per proporre una veridicità storica forse senza precedenti è encomiabile, e anche il gameplay, molto lento, rispecchia le intenzioni iniziali dello studio in merito al realismo (seppur il tutto venga appunto rovinato da una serie di problemi di non poco conto). Da questo gioco, però, tutti si attendevano molto di più, e la questione delle missioni, che si rivelano essere sempre le solite e in linea con i classici GDR, è da non sottovalutare per un progetto che prometteva di rivoluzionare il mondo dei giochi di ruolo così come li conoscevamo.

7. THE INPATIENT (18 PUNTI)

Supermassive Games ha preso notevole confidenza con PlayStation VR negli ultimi mesi, e a inizio 2018 sono state ben due le produzioni che sono giunte sul dispositivo di realtà virtuale. La prima è Bravo Team, FPS cooperativo che non ha certo molti pregi sul proprio curriculum ma che comunque divertiva. La seconda è invece The Inpatient, una sorta di thriller misto ad un horror psicologico che fa sostanzialmente da prequel ai fatti di Until Dawn, apprezzata esclusiva PS4 degli stessi sviluppatori. Buon comparto grafico, ottima integrazione della realtà virtuale, ma… Cosa vuole essere esattamente The Inpatient? A parte alcune brevissime sequenze, il gioco non è mai davvero in grado di mettere in tensione il giocatore, è neppure di dargli la sensazione di essere parte di una storia che può aiutare a scrivere, poiché le scelte multiple non portano a risultati poi tanto diversi. Una delusione abbastanza cocente, anche perché da Supermassive un buon horror in VR sarebbe una bella proposta. Da The Inpatient ci aspettavamo molto di più.

6. THE CREW 2 (20 PUNTI)

Da Ubisoft si attendono sempre grandi cose. Del resto, solo nel 2018, il colosso francese ha lanciato sul mercato titoloni come Far Cry 5 e Assassin’s Creed Odyssey, quest’ultimo premiato anche da noi e inserito nella TOP 10 dei migliori videogiochi dell’anno. Con The Crew 2, invece, le cose sono andate decisamente male. Il secondo capitolo della serie racing di Ubisoft è un titolo davvero molto ambizioso: una mappa di gioco gigantesca che comprende tutti gli USA, un supporto post-lancio ricco di contenuti, e tanti, tanti veicoli, e non parliamo solamente di automobili. Aerei, motoscafi, hovercraft, c’è di tutto nel mondo di The Crew 2, tranne la cosa più importante: un gameplay solido. Già in occasione di Watch Dogs, altra serie Ubisoft, ci eravamo accorti di come in casa Ubisoft tutti fossero ancora molto acerbi nello sviluppare un sistema di guida che fosse fruibile e soprattutto ben realizzato.

The Crew 2 non fa eccezione, e se a questo leghiamo vendite certamente non esaltanti e un comparto tecnico molto deludente, ecco che ne esce un imprevisto flop anche per casa Ubisoft. Peccato, perché le premesse erano assolutamente intriganti.

5. METAL GEAR SURVIVE (24 PUNTI)

Gameplay? Tutto sommato ben realizzato, con meccaniche survival ben congeniate e un impianto cooperativo funzionale e soprattutto divertente, come abbiamo raccontato ampiamente nella nostra recensione. Il flop di cui Metal Gear Survive si può fregiare è però legato all’intera natura del progetto.

Spin-off della serie nata dalla mente di Hideo Kojima, un Kojima ormai epurato da Konami e che non c’entra assolutamente nulla con questo progetto, Metal Gear Survive è stato boicottato dai fan storici, bistrattato da molti altri e dimenticato molto facilmente anche da Konami, che in merito al supporto post-lancio è stata molto tirchia, per non dire addirittura restia ad aggiornare il mondo di MGS. Un survival zombie con alcune meccaniche della serie Metal Gear non era forse quello che ci aspettavamo, ma Konami evidentemente ci credeva. Senza però aver fatto i conti con il giudice più severo di tutti: il pubblico, che diede per morto il gioco già dal primo trailer.

4. WE HAPPY FEW (24 PUNTI)

Immersive Sim sulla scia di titoli come System Shock, BioShock e Prey. Concept intrigante: una società distopica nata da una WWII finita in un modo differente dalla realtà e che si basa sul controllo delle persone tramite una droga che altera la percezione. Un’ispirazione artistica curiosa, che catturò l’attenzione di molti all’E3 2016, momento della presentazione del gioco di Compulsion Games.

Il risultato, arrivato solo in estate dopo vari rinvii? Un mezzo disastro, sia tecnico che concettuale. Come vi spiegammo nella nostra recensione, We Happy Few era e rimane un gioco con alcune intuizioni degne di nota, ma che precipita nel baratro delle produzioni da dimenticare per una lunga sequenza di motivi, su tutti i numerosi problemi tecnici e un gameplay che davvero non ce la fa a farsi apprezzare. La notevole differenza con la versione Early Access, che era sostanzialmente un altro gioco, testimonia come modificare il progetto in corsa non sia una grande idea, specie se le idee restano confuse anche dopo il grande cambiamento.

3. AGONY (36 PUNTI)

Cosa si può raccontare su Agony? Tanto. Cosa realmente vorremmo dirvi su Agony? Pochissimo, anzi quasi nulla. Di salvabile, in questo titolo che si prefiggeva come intento quello di rivoluzionare gli horror (avete fatto caso che la quasi totalità dei giochi in crowdfunding promette di rivoluzionare i videogiochi per poi fallire miseramente?), non c’è nulla se non forse una certa ispirazione nella direzione artistica, rovinata da tutto il resto. Una storia sostanzialmente inesistente, un gameplay insignificante e pessimo nelle meccaniche stealth, un comparto grafico che non da risalto a nulla. Ripetitivo, noioso, a tratti indecente. In una parola: brutto.

Agony è questo, un gioco davvero brutto. Al centro di una diatriba che sembrava non finire mai in merito alla versione non censurata (chiamata Agony Unrated, e che non ha migliorato niente del gioco), Agony è stato per molti mesi il candidato principale al primo posto di questa classifica. Purtroppo per lui (anche un premio per il peggior videogioco è pur sempre un premio!), lo hanno sorpassato due esponenti di cui si è parlato molto nel mese di novembre. Ma mentre in un caso parliamo di un gioco davvero pessimo, nell’altro la questione è molto più complessa…

2. THE QUIET MAN (53 PUNTI)

A pochi punti di distanza dal più grande flop del 2018 c’è lui, The Quiet Man. Presentato all’ultimo E3 e lanciato sul mercato già a novembre, il gioco sviluppato da Human Head Studios e pubblicato da Square-Enix (dunque non gli ultimi arrivati) è un disastro totale, anche oggi che lo studio ha rilasciato, dopo le polemiche, la patch post-lancio che introduceva suoni e dialoghi. Dopo averlo giocato, tra le prime domande che chiunque si può porre c’è quella fondamentale: per quale motivo un colosso come Square-Enix, che solo quest’anno ha rilasciato un capolavoro come Dragon Quest XI (non inserito nella TOP 10 del 2018 solo perché il gioco è in realtà uscito nel 2017 in Giappone) e che è a poche settimane da un altro titolone come Kingdom Hearts III, a credere in un progetto come The Quiet Man? Nessuno, prima del lancio, si è mai accorto di cosa realmente stava per uscire?

Il concept poteva anche essere interessante, una storia con fasi action il cui protagonista, Dane, è sordomuto, e il gioco cerca di immergerci nella sua mente senza darci la possibilità di ascoltare le parole, i suoni, i rumori. Ma il gioco intero trabocca di incongruenze, di personaggi che dialogano con Dane (è sordomuto, cosa gli parli a fare soprattutto se sei di spalle??), di labiali da leggere incomprensibili (i sottotitoli sono stati aggiunti proprio in quest’ottica, ma solo dopo le lamentele degli utenti), e di un gameplay monotono, ripetitivo, noioso e pesante da sopportare. Un disastro su tutta la linea. Non fatevi neppure ingannare dal basso prezzo, perché il gioco dura poco più di 2 ore.

1. FALLOUT 76 (57 PUNTI)

Più che una pioggia di bombe nucleari, una continua pioggia sempre sullo stesso bagnato. Fallout 76 si è “guadagnato” senza esclusione di colpi il primo posto nella nostra classifica dei peggiori giochi del 2018.

Il colpo di grazia è arrivato ovviamente dal gioco stesso, ma c’è da dire che la B.E.T.A. pubblicata qualche settimana prima aveva già mandato dei pessimi segnali premonitori. Bethesda infatti è riuscita nell’impresa di non apportare alcun miglioramento dopo la versione di prova, facendo infuriare i videogiocatori speranzosi di trovare qualcosa di buono.

Bug di vario genere, glitch grafici e audio, quest interminabili a causa di nemici bloccati dentro elementi dello scenario, gravose limitazioni al gameplay (come il numero di oggetti depositabili nelle casse scorte, fortunatamente già migliorato) e molto altro ancora. Sono solo alcuni dei problemi vissuti da Fallout 76 ma che, accompagnati ad una imbarazzante piattezza e monotonia narrativa e ad un comparto tecnico da riporre in soffitta, ne decretano il quasi totale fallimento.

Come se non bastasse, la cosiddetta “bag-gate” ha davvero sganciato una bomba nucleare, ma sopra la stessa Bethesda e il suo ultimo MMORPG: la vicenda delle borse di nylon anziché in tela per le Power Armour Edition ha gettato una bruttissima luce sul titolo, facendo precipitare ancora di più le già scarse vendite e abbattendone la popolarità.

Ribadiamo il concetto già espresso nella recensione. Noi riponiamo ancora la nostra fiducia in Bethesda, speranzosi che l’azienda statunitense sia capace di risollevare (almeno di poco) le sorti di un titolo che avrebbe dovuto perdurare negli anni. Se le premesse sono queste, però, c’è da provare più sconforto che altro.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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