[SPECIALE] Observer: System Redux – La notte da incubo del Detective Lazarski

Di Chiara Ferrè
14 Novembre 2021

L’articolo è ispirato alla trama di Observer: System Redux. Contiene spoiler e un linguaggio colorito!

La vita non è mai stata facile qui a Cracovia, ma dopo la Nanofagia, una pandemia digitale che ha causato migliaia di vittime, le persone sono ancor più sospettose, più reticenti.

Farsi gli affari propri è la cosa migliore. Io non sono bravo in questo. Farmi gli affari degli altri è il mio lavoro.

Mi chiamo Daniel Lazarski, sono un detective e faccio parte dell’unità investigativa degli Osservatori. Ho abbandonato parte della mia umanità per diventare un Observer, ma sono pur sempre io, anche con qualche bullone e chip in più rispetto al passato. Ho dovuto fare delle scelte, e questo è ciò che sono. Non me ne pento. Di sicuro non faccio parte di quella svitata cricca di “puristi” che rifiutano gli impianti, per mantenere il loro corpo intatto come madre natura l’ha fatto.

La vita è un’altra cosa e non sono certo il tipo da rimanermene rintanato in un buco, lontano dalla realtà. Oggi meno che mai, dato che sto affrontando qualcosa che mi tocca in prima persona. È difficile separare vita privata e lavoro, è una cosa che non sono riuscito a fare in passato e che non riesco a fare nemmeno oggi.

È una cazzo di nottataccia.

Diluvia, la mia macchina sfreccia come su un fiume mentre mi dirigo in un quartiere malfamato e abbandonato da qualsiasi Dio. D’altra parte, è di mio figlio che si tratta. Non è il momento di fare gli schizzinosi.

Adam è qui, da qualche parte, ho appena intercettato una sua chiamata e mi sono subito precipitato sul posto. Il suo ID è stato localizzato in una stanza dell’edifico marciscente che ora si staglia davanti a me, immerso in una tempesta di acqua e tuoni.

Non lo sentivo da tanto, tanto tempo, Adam.

Nello stabile, al centro del quale c’è un piccolo cortile, non si respira una buona aria (in tutti i sensi). C’è una puzza di stantio, di abbandono e di povertà che fa raggelare anche le ossa che non ho più. Fili scoperti scoppiettano sopra la mia testa, le luci degli schermi pubblicitari e i neon sembrano ancor più artificiali e subdoli in questo posto. Qui vivono gli scarti della nostra società, i Classe C. Drogati, deformi, ossessivi. Feccia.

Entro nel caseggiato.

Come ci sia finito mio figlio in questo covo di ratti, non oso immaginarlo. Il posto è malsano e claustrofobico. I corridoi lunghi, stretti, senz’aria e mezzi diroccati nascondono centinaia di porte blindate. Il luogo è apparentemente deserto, ad eccezione di alcuni piccioni che infestano l’edificio. Oh, c’è anche l’addetto alle pulizie. È un reduce di guerra, con gran parte del corpo costituito da impianti, il cranio spaccato in due e mezzo sciolto da un lato. Ha anche una personalità altrettanto a pezzi. Nonostante ciò, non sembra pericoloso.

Con lui c’è un piccolo robot tuttofare. A volte lo trovo nascosto in qualche lurido cesso, ai piani superiori dell’edificio. Si comporta in modo strano.

Ho appena iniziato ad aggirarmi nel complesso diroccato (ci sono oltre 300 appartamenti qui), quando scorgo la stanza 007. È la stanza di Adam. Lo shock non tarda ad arrivare. Al posto di mio figlio trovo un cadavere senza testa, seduto in un bagno di sangue. È lui? È il corpo di mio figlio? Ma che cazzo…

Utilizzando i miei impianti, esamino la scena del crimine. Ci sono troppe cose non chiare in tutta questa storia. Grazie alla Visione Elettromagnetica posso scandagliare tutti gli apparecchi tecnologici che vedo, grazie invece alla Bio Visione esamino il cadavere. Questa… persona, ha ricevuto una chiamata da “H.N”, che scopro essere dell’appartamento numero 104.

Devo trovarla. Devo indagare.

C’è un problema però, qualcosa che rende il tutto più difficile e che non mi fa stare tranquillo proprio per un cazzo. Dal momento in cui ho messo piede fuori dall’appartamento 007, un improvviso lockdown ha coinvolto l’intero complesso, impedendoci di uscire. Siamo tutti bloccati qui, io compreso, come ragni dentro a un buco. Nessuno di noi conosce il vero motivo del confinamento: è forse stato individuato un nuovo focolaio di Nanofagia tra i residenti? Non mi stupirebbe, date le loro condizioni. Quella merda ti fotte il cervello peggio delle droghe, si salvano solo i puristi dato che sono privi di impianti (ma loro il cervello ce l’hanno già fottuto per altri motivi).

Io sono fuori, nei corridoi bui e puzzolenti, tutti gli altri sono murati dentro i loro appartamenti, dietro le porte blindate, e non possono uscire. Suono agli interfoni, riesco a parlare con qualcuno. Cerco di fare domande mirate: “ha sentito qualcosa di strano?”, “chi sono i vicini di casa, può dirmi qualcosa?”. Trovo di tutto. Alcuni non mi rispondono, altri sono in preda a vari tipi di deliri. Ci sono spacciatori, prostitute, ammalati, gente che ormai è più robot che uomo. Non è facile, soprattutto quando capiscono che sono del KPD (Krakowian Police Department). E poi alcuni mi smascherano, sono un Osservatore. Posso entrare loro nella testa attraverso il mio impianto di hackeraggio e scandagliare per bene i loro cervelli, se non stanno attenti. Forse il lockdown per loro è un bene, almeno ha messo una bella porta blindata tra me e le loro teste malate.

Voglio continuare la mia indagine, è difficile non perdersi tra i cunicoli di questo posto di merda. Il mio obiettivo è Adam. Sento che devo aiutarlo, non si sarebbe fatto vivo se non fosse stato davvero importante. E quel cadavere senza testa…?

Meglio prendere un’altra pastiglia di Synchrozine, in modo da non perdere la lucidità.

Credevo di essere solo, ma più mi aggiro tra i corridoi più capisco che qualcosa mi studia nell’ombra. La sento scivolare, ansimare, graffiare. Trovo le sue tracce. Sembra avere degli artigli. È come un animale in preda ad una febbre omicida.

Ne sono sempre più convinto quando raggiungo l’appartamento 104. Dentro non trovo “H.N.”, la ragazza, trovo invece un moribondo. Non c’è scampo per lui. Forse troverò solo cadaveri nel mio soggiorno qui.

Hackero il suo cervello, è contro le regole farlo con una persona già morta, quindi devo sbrigarmi. Non ho intenzione di seguire molto il protocollo questa notte, comunque. Scopro tra i suoi ultimi ricordi allucinati che tutto ruota intorno a un negozio di tatuaggi. Sì, mi sembra di aver visto l’entrata che si affaccia sul cortiletto interno. Ricordo la scritta al neon alquanto pacchiana.

Devo andare lì.

Il negozio di tatuaggi è una copertura. In mezzo a tutta questa storia c’è Chiron, la “megacorporation” che ha preso il controllo della Polonia. Mio figlio, Adam, l’ha usata per le sue ricerche. Qui, tra i drogati e i derelitti, ha trovato un’alleata.

Non è finita bene.

Non mi aspettavo nulla di quello che sto per vedere. È un circolo malato di vita e di morte, di tecnologia degenerata. Tutto ha preso una strada sbagliata, alla fine. La testa di mio figlio giace mozzata su di una scrivania, ma niente è come sembra.

Non doveva andare così, ma ormai non posso guardarmi indietro. Devo andare fino in fondo a questa storia, o non ne usciremo mai, né io né nessuno di loro. Rimarremo per sempre confinati qui e questo non può accadere.

Anche io prendo la cattiva strada dunque, una strada che mi allontana dalla natura umana e mi fa sprofondare verso gli incubi che non sono mai riuscito a seppellire dentro di me.

Mi lascio alle spalle i corridoi sudici con i loro portoni serrati e davanti agli occhi scorgo un edificio imponente, che sembra come striato dalle lacrime sotto alla pioggia battente. La scritta al neon indica soltanto: “Santuario”.

 

 

Observer: System Redux è un horror psicologico narrativo in prima persona, dove il giocatore veste i panni dell’investigatore Daniel Lazarski, alla ricerca di suo figlio. Tra dialoghi a scelta multipla, hackeraggi ed esplorazione, il titolo trasporta in una ambientazione curata nei minimi dettagli in stile cyberpunk, claustrofobica ed intrigante. Osservare, dedurre e seguire gli indizi è fondamentale sia per raccogliere il filo della trama principale, sia per compiere gli obiettivi secondari, in grado di darci ulteriori informazioni su ciò che sta accadendo nello stabile malfamato e sul mondo di gioco.

In circa 5 ore, il titolo di Bloober Team (disponibile anche per PS5 e in versione fisica) è sicuramente una perla nel suo genere, in grado di incollare il giocatore allo schermo, di spaventare (grazie ad alcuni “jump scare” davvero ben piazzati) e di immergere in un microcosmo allucinato e ben congegnato.

Halloween è passato da poco: se ancora non l’avete giocato e siete comunque nel mood, ve lo consigliamo caldamente!

 

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Observer. System Redux - Day One Edition - Playstation 5
  • Questa edizione contiene gioco, artbook e colonna sonora ufficiale
  • Gioca nei panni di Daniel Lazarski, un detective neurale d’élite interpretato dalla nota icona cyberpunk Rutger Hauer




Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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