Pragmata | Recensione

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Nel corso della storia dei videogiochi non sono mancati i progetti che, durante lo sviluppo, hanno attraversato fasi complesse, segnate da difficoltà produttive e cambi di rotta anche profondi, tanto sul piano delle meccaniche quanto, in alcuni casi, perfino del genere. Pragmata appartiene senza dubbio a questa categoria: la nuova produzione di Capcom che, a sei anni dal suo annuncio, è finalmente approdata sul mercato con l’ambizione di offrire qualcosa di diverso dal solito.

Tra mistero fantascientifico e riflessioni sul rapporto tra uomo e tecnologia, il gioco si propone come una delle esperienze più enigmatiche e affascinanti del panorama action sci-fi degli ultimi anni. Il titolo della casa di Osaka costruisce il proprio fascino attorno a un immaginario futuristico ricco di suggestioni, fatto di basi lunari isolate, intelligenze artificiali fuori controllo e legami umani che prendono forma nelle situazioni più estreme.

Al di là dell’impatto visivo e di un concept immediatamente intrigante, Pragmata prova a raccontare una storia che intreccia tensione, esplorazione e temi profondamente attuali, nel tentativo di distinguersi non solo per l’ambientazione, ma anche per la solidità del suo impianto narrativo e ludico. Sarà davvero riuscito nel suo intento? Scopriamolo nella nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 5 Pro

La strana coppia

Pragmata è ambientato in un futuro prossimo in cui l’umanità ha sviluppato la Fibra Lunica, un materiale rivoluzionario capace di generare quasi qualsiasi oggetto, purché si disponga dei dati necessari per ricostruirne con precisione la composizione. Quando ogni comunicazione con la stazione lunare incaricata della ricerca su questa tecnologia si interrompe improvvisamente, viene inviata una squadra per fare luce sull’accaduto. Tuttavia, poco dopo l’arrivo, un violento lunamoto colpisce la struttura e separa Hugh Williams dal resto del gruppo. A soccorrerlo sarà Diana, una giovane androide dall’aspetto umano creata proprio grazie al materiale lunare.

Ben presto, però, diventa chiaro che il blackout delle comunicazioni e il guasto energetico rappresentano soltanto una parte del problema. La base lunare si rivela infatti un luogo silenzioso e inquietante, in cui l’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della quotidianità. Gli esseri umani sono di fatto scomparsi e Hugh deve cercare in tutti i modi di comunicare con la Terra, così da risolvere la situazione e tornare a casa sano e salvo.

Dopo pochi minuti, però, la situazione precipita: i robot, che per definizione non dovrebbero mai attaccare gli esseri umani, iniziano invece a trasformarsi in una minaccia concreta all’interno della struttura. Da qui prende forma una vicenda che affronta in maniera naturale i dilemmi morali legati all’integrazione tra uomo e intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, il rapporto tra Hugh e Diana — una compagna artificiale con cui nasce un legame tanto improbabile quanto centrale — finisce per mettere in discussione certezze e pregiudizi, regalando alla narrazione una dimensione più intima oltre a quella puramente fantascientifica.

La forza di due

Dal punto di vista del gameplay, Pragmata è un’esperienza in terza persona che fonde con efficacia action-adventure e sparatutto. La produzione nipponica, però, costruisce la propria identità attorno a una trovata che spezza fin da subito il ritmo più tradizionale degli esponenti del genere.

Durante l’esplorazione si controlla Hugh per combattere i nemici con le armi, mentre Diana entra in azione attraverso un minigioco di hacking basato sui pulsanti frontali del controller, nel quale bisogna completare una sorta di labirinto digitale fino a raggiungere uno specifico indicatore verde. I due sistemi si intrecciano grazie a una meccanica che consente, usando Diana, di attraversare nodi particolari per attivare effetti extra e aggirare gli scudi avversari.

Si tratta di una soluzione che in un primo momento può sembrare complessa da assimilare, ma che dopo pochi minuti diventa naturale da padroneggiare, conferendo agli scontri un’impronta più originale. La tensione nasce proprio dalla necessità di gestire contemporaneamente due livelli d’azione, tra hacking e schivate, e questo spiega anche il comportamento più leggibile delle truppe ostili, calibrato per non rendere il sistema eccessivamente frustrante.

L’arsenale a disposizione dell’astronauta è costituito da un’arma primaria che ricarica i propri colpi con il passare del tempo e da altre tipologie che possono essere raccolte o equipaggiate, ma che dispongono di munizioni molto limitate. È una scelta che spinge il giocatore a ragionare in modo strategico, valutando con attenzione quando utilizzare una determinata bocca da fuoco, sia essa un fucile a pompa, un fucile da cecchino oppure uno strumento ben più futuristico, come una bolla di “stasi” o un crea-ologrammi.

La giovane androide può invece contare su diversi moduli di hacking, che permettono di attivare vari effetti utili negli scontri più complessi semplicemente passandovi sopra con il cursore durante il minigioco dedicato. Dall’incremento del danno sui punti deboli all’immobilizzazione di un avversario, fino alla possibilità di far combattere un robot contro i suoi stessi alleati, la varietà dell’approccio si rivela assolutamente di prim’ordine e spinge a sperimentare nuove combinazioni per affrontare le numerose sfide che il titolo mette in campo.

Apprezzabile anche la varietà dei nemici che, a seconda della zona, cambiano completamente oppure si presentano in varianti sempre differenti. Una caratteristica che contribuisce a non far mai sentire il giocatore davvero al sicuro, soprattutto nella prima run. I danni inflitti dai robot, infatti, non perdonano e spingono a monitorare con attenzione l’ambiente circostante, pianificando al contempo rapidamente una strategia d’attacco, a maggior ragione in presenza di bersagli multipli in uno spazio ristretto. Completano il quadro imponenti boss fight, capaci in più occasioni di richiamare un episodio de L’Attacco dei Giganti. Ogni duello è ben congegnato e caratterizzato, sia per quanto riguarda le mosse del boss sia per quanto concerne l’arena che fa da cornice allo scontro.

Esperienza lunare

Come ormai noto, l’avventura si sviluppa all’interno della Culla, la stazione lunare che fa da sfondo alle vicende di Hugh e Diana. Le varie missioni che compongono la storia principale — che, per inciso, non brillano particolarmente in termini di varietà, in quanto viene chiesto quasi sempre di recuperare determinati oggetti per sbloccare il passaggio bloccato — portano la coppia a visitare i diversi settori della struttura attraverso un mezzo di trasporto dedicato. La navigazione risulta piuttosto lineare, nonostante alcune aree offrano spazi decisamente più ampi e un buon grado di libertà nella scelta del percorso. Il level design, però, colpisce fin dai primi momenti: la squadra giapponese ha realizzato mappe che si sviluppano sia in orizzontale sia in verticale, visto che Hugh ha in dotazione propulsori che consentono di spiccare poderosi salti e levitare per qualche secondo. Tale attenzione riesce a donare a ciascuna location un proprio tratto distintivo, rendendola unica nel concept ed evitando il poco piacevole senso di deja-vu.

A intervallare la progressione vi sono poi alcune particolari botole, che conducono al rifugio, luogo indispensabile per investire le risorse raccolte in miglioramenti per le statistiche della coppia. In Pragmata non è infatti presente un sistema di punti esperienza generato dall’eliminazione delle orde nemiche; al contrario, la progressione è gestita direttamente da ciò che si recupera durante l’esplorazione dei vari biomi, i quali contengono anche molteplici segreti da raccogliere, oltre a simpatici collezionabili. Via via che si procede, il gioco mette a disposizione nuove abilità da acquisire, ampliando ulteriormente la forza dei protagonisti e, al contempo, gli oggetti da poter equipaggiare.

Il senso di potenziamento è tangibile e allo stesso tempo necessario, visto il tasso di sfida che il titolo propone anche nella modalità normale. Per riuscire nell’impresa, risulta indispensabile studiare al meglio le mosse avversarie e agire di conseguenza con grande rapidità, così da evitare un accerchiamento quasi sempre letale. Nel caso in cui si incappasse in un game over, la missione riprenderà dal rifugio, e ciò rappresenta un piccolo neo produttivo in quanto, oltre a danneggiare il ritmo di avanzamento, costringe l’utente a controllare nuovamente l’inventario prima di ripartire con la navetta fino all’ultima botola sbloccata.

Il RE dei motori

Tecnicamente parlando, Pragmata è mosso dal mai troppo elogiato RE Engine. Il motore proprietario di Capcom anche in questo caso dà il meglio di sé, portando in scena ambienti ben realizzati — fatta eccezione per qualche texture del terreno — volti fotorealistici e un framerate roccioso anche nelle situazioni più concitate e ricche di particellari a schermo. I caricamenti durante i viaggi verso le varie aree sono presenti, ma fortunatamente risultano veloci e poco impattanti sulla fruizione.

Buono anche il comparto audio che, oltre a offrire calzanti musiche elettroniche durante i combattimenti e pregevoli effetti sonori per spari e macchinari vari, include il doppiaggio in italiano, anche se di livello inferiore rispetto a quanto ascoltato in Resident Evil Requiem. Da menzionare anche il pieno supporto al DualSense su PS5, in grado di immergere ulteriormente grazie ai grilletti adattivi e all’altoparlante integrato. Chiude l’analisi una pulizia del codice sopraffina, che anche in condizioni di pre-lancio non presenta alcun fenomeno di bug o crash.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8.5
Riassunto
Riassunto

Pragmata è la prova che quando una cosa richiede tempo, è perché la si vuole fare fatta bene. Capcom è riuscita nel non facile intento di portare sul mercato una nuova IP con un gameplay divertente e profondo (una volta padroneggiato). Nonostante qualche piccolo neo da ricondurre a missioni non eccessivamente ispirate e su una gestione dei checkpoint rivedibile, la nuova fatica della casa di Osaka merita di essere affrontata dagli amanti dei TPS e da chi ha voglia di sperimentare qualcosa di diverso e con meccaniche innovative.

Pro
Gameplay profondo e soddisfacente... I due protagonisti funzionano Il RE Engine è fantastico come sempre
Contro
...anche se all'inizio può essere difficile da padroneggiare Missioni poco ispirate
  • Valutazione8.5
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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