[Recensione] Astro’s Playroom

Di Andrea "Geo" Peroni
30 Novembre 2020

Qual è il miglior modo per far capire da subito, a tutti i giocatori, le potenzialità e le caratteristiche del rivoluzionario DualSense, il controller della nuova PlayStation 5 di Sony? Semplice: confezionare ad hoc un prodotto pensato appositamente per questo scopo e renderlo inoltre gratuito per tutti coloro che entrano a far parte del mondo della nuova console del colosso nipponico.

La scelta per questo divertente quanto arduo compito, quello di far scaturire da subito le perfette sensazioni percepibili del controller, che è ricaduta sulla serie – ormai sì, è una serie – Astro, di Japan Studio. Il piccolo robottino, già protagonista dell’ottimo Astro Bot: Rescue Mission per PlayStation VR nel 2018, è stato saggiamento scelto per dar vita a un titolo, Astro’s Playroom, dallo scopo estremamente delicato, un platform tridimensionale dall’offerta apparentemente contenuta ma sul quale gli sviluppatori hanno evidentemente svolto un grande lavoro per mettere in mostra tutto ciò che il DualSense è e ha da offrire. Dopo alcuni giorni passati in compagnia di PS5 e ovviamente nche di Astro’s Playroom, arriva il momento di parlarvi del gioco, nella nostra breve ma incisiva recensione che troverete di seguito.

IL SESTO SENSO

Se c’è una cosa che Astro’s Playroom mette in chiaro sin da subito non è tanto la sua natura molto tradizionale di platform 3D, che risente di alcune influenze ad esempio da serie come Crash Bandicoot – protagonista anche di un simpatico cameo come costume di un bot – nella costruzione dei livelli a corridoio, o nel lasciare libertà esplorativa à la Super Mario e Banjo-Kazooie in altre zone, quanto il fatto che il gioco, che si può portare a termine in poche ore compreso un clean-up generale per raccogliere tutti i collezionabili e ultimare al 100% il tutto, rappresenta una vera e propria esperienza sensoriale.

Mentre il piccolo Astro scatta, salta e colpisce, il giocatore viene da subito inondato di una sensazione che mai avevamo sentito prima d’ora, e che, come già molti altri membri della stampa specializzata hanno avuto modo di ribadire dopo aver avuto tra le mani PS5 nelle settimane precedenti all’uscita della console sul mercato, rappresentano grazie a DualSense il vero passo avanti di questa generazione rispetto al passato.

Sembra banale ritrovarsi nuovamente a parlare di cose come i trigger adattivi e il feedback aptico, paroloni che hanno invaso il web in primavera e che Sony ha pedissequamente ripetuto a ogni presentazione, evento o semplice intervista. Basti pensare a quanto spiegato da Arkane Lyon qualche giorno fa per quanto riguarda Deathloop, per capire ancora una volta quanto il colosso nipponico abbia voluto insistere su questo fattore. Fattore che potrebbe essere, a nostro avviso, davvero determinante per il futuro di questa generazione, e che è in grado di mostrare tutto il suo apparentemente sconfinato potenziale proprio in un semplice gioco come Astro’s Playroom.

Seguendo i classici cliché dei platform, quindi tra mondi sabbiosi, ghiacciati, erbosi e così via, il gioco di Japan Studio studia alcuni particolari espedienti per far provare al giocatore sulla propria pelle, è proprio il caso di dirlo, tutto ciò che rappresenta il controller di PS5. Nelle quattro aree in cui si sviluppa il titolo, ognuna delle quali dedicata infine a una delle passate generazioni del mondo PlayStation – Astro’s Playroom si conferma ispiratissimo e molto divertente anche per questo, con l’intera storia del brand di Sony che viene ricordata tra console casalinghe, sistemi handheld, gadget dimenticati e accessori ormai superati – Astro si ritrova a compiere un viaggio del quale il giocatore percepisce la vera essenza attraverso suoni, vibrazioni ed effetti.

SENTIRE È POTERE

I passi di Astro sul terreno vengono riflessi tramite particolari interazioni del DualSense ai palmi delle nostre mani attraverso il feedback aptico del controller, cosa che, ad esempio, durante particolari momenti, ci fa anche sentire addirittura le gocce di pioggia che cadono sulla testa dell’impavido robottino. Sensazioni che fino a qualche settimana fa potevamo intuire tramite alcune interviste e discutibili video – la presentazione di Geoff Keighley del DualSense fu agghiacciante, ma ora che lo abbiamo tra le mani capiamo quanto sia difficile parlarne – e che sono invece realistiche, amplificate inoltre dal microfono del controller che viene inoltre sfruttato per muovere alcune pale con il vento soffiandoci dentro – esatto, soffiando dentro al controller, proprio come accadeva guardacaso in Astro Bot: Rescue Mission.

La porzione forse più caratteristica dell’intera produzione riguarda però probabilmente le sezioni a bordo di particolari “veicoli”, all’interno dei vari mondi. Astro si ritrova a indossare una tuta da scimmia in alcune occasioni, o un jetpack in altre, e qui entrano in gioco le piacevolmente strane sensazioni dei trigger adattivi, qui al loro totale debutto. Al primo impatto, nel momento in cui Astro finisce all’interno di una particolare tuta saltellante da rospo e percependo il notevole sforzo nel dover premere i tasti, il nostro pensiero è stato: “ecco, il controller ha già quache problema”. Comprensibile come affermazione, del resto il lancio dei nuovi hardware è sempre accompagnato da qualche inconveniente tecnico. E invece, non c’era proprio niente che non funzionasse, anzi. Il DualSense svolge fin troppo bene il suo lavoro.

I trigger L2 e R2 sono infatti stati resi complici, parte entrambi di un senso di immersione all’interno del gioco sempre più sbalorditivo. Nel caso della tuta-rospo di cui sopra, tramite i trigger possiamo percepire la molla che si comprime e successivamente viene rilasciata per compiere il balzo, tutto questo grazie alla variazione nella pressione dei dorsali che fa sentire tutta la sua forza nel momento in cui stiamo caricando il colpo. Sensazioni molto differenti da quelle provate giocando per la prima volta a Call of Duty: Black Ops Cold War su PS5 – forse ve ne parleremo in un appuntamento dedicato – ma evidentemente sta proprio la potenza di DualSense, quella cioè di riuscire a cambiare e ad adattare la sua risposta e le conseguenti sensazioni all’esperienza che deve mettere in scena. Su questo, non c’è proprio nulla di cui dibattere: DualSense, al momento, è un esperimento straordinariamente riuscito, e non vediamo l’ora di vederlo in azione su produzioni più importanti.

La recensione di Astro’s Playroom non si conclude con uno dei nostri abituali consigli che riguardano l’acquisto consigliato oppure no di questo particolare titolo, del resto parliamo appunto di un gioco reso disponibile gratuitamente per tutti i possessori di PS5 e preinstallato sulla console. Ciò però che non possiamo fare a meno di ribadire è che tutti coloro che sono già riusciti a mettere le mani sulla nuova e desideratissima console Sony devono assolutamente dedicare qualche ora del loro tempo per assaporare le sensazioni che il gioco di Japan Studio ha in serbo per voi. Astro’s Playroom non è certo una perla di platform 3D, almeno nella sostanza. Ciò che riesce a fare e a trasmettere con il DualSense, però, è davvero incredibile e anche difficile da spiegare a parole.




Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




Scrivi un commento