[Recensione] The Pathless

Di Andrea "Geo" Peroni
7 Dicembre 2020

Sottovoce, senza gran clamore, c’è stato spazio anche per The Pathless nel novembre di una delle annate più folli ma allo stesso tempo importanti di sempre per il mondo dei videogiochi, con il lancio delle console next-gen nel bel mezzo di una pandemia globale per COVID-19. Giant Squid, grazie a Annapurna Interactive, torna alla ribalta con il suo secondo videogioco dopo Abzu, stavolta dal titolo intrigante e dalla forma a dir poco anomala ma neanche troppo, e che risente chiaramente delle influenze di alcune opere fortemente autoriali che hanno segnato la storia del medium. È il momento di parlarne approfonditamente, con un occhio di riguardo alla versione PS5 da noi testata.

Versione provata: PS5.

SILENZIO, INNANZITUTTO

The Pathless si rifà nella sua concezione e nel suo modo di mettere in scena il tutto alle grandi produzioni di Fumito Ueda, dal quale moltissimi autori e studi hanno sempre cercato trarre ispirazione. Ico, The Last Guardian, ma anche e soprattutto Shadow of the Colossus, che è infatti il gioco che ha più punti in comune con l’ultima produzione di Giant Squid.

Silenziosa e solitaria, questa è l’avventura che ci si prospetta di fronte nell’esatto momento in cui tocchiamo per la prima volta con mano The Pathless, e le aspettative non vengono tradite. La giovane protagonista è trascinata dai pochi suoni, musiche e rumori di questo mondo coloratissimo ma pericoloso, nel quale alcuni grandi mostri stanno dominando le terre e rischiano di mettere in pericolo la luce. Notate qualche somiglianza? Ma certo: i maestosi colossi che Wander combatteva nella sua scalata al potente Dormin, in Shadow of the Colossus. Come detto, i punti in comune tra le due produzioni sono tante. Esattamente come il gioco di Ueda, anche The Pathless, proprio come suggerisce il nome stesso, lascia tutto nelle mani del giocatore senza troppe spiegazioni, se non quella che il mondo è in pericolo – ma pensa un po’ – e che dobbiamo fare qualcosa prima che sia troppo tardi.

Se esistono dei punti di inevitabile contatto tra le due produzioni, esistono anche delle importanti differenze, anche a livello narrativo. Wander, ad esempio, mirava ai Colossi per accrescere il potere oscuro di Dormin e riuscire a compiere la sua missione. La giovane eroina di The Pathless, senza nome, è invece intenzionata a restituire ai giganti corrotti la loro luce perduta, per far tornare il mondo nel giusto equilibrio in cui dovrebbe trovarsi. Una differenza, insomma, molto importante: l’uno cercava l’oscurità, l’altro la luce. Il modo di agire, però, presenta ulteriori punti di contatto.

GIGANTI CORROTTI

Il mondo di The Pathless è oscuro, magico ed evocativo, e proprio come SotC ha un elemento di fondamentale importanza: il pericolo è invisibile, introvabile, ma allo stesso tempo ha dei punti deboli che sono, è proprio il caso di dirlo, alla luce del sole. Il gioco basa la gran parte della sua esperienza sull’esplorazione di questo vastissimo mondo vacuo, privo di una reale destinazione, ove la solitaria cacciatrice corre lungo le vaste praterie in cerca dei sigilli che permetteranno di bloccare l’ascesa dei mostri corrotti.

Nelle varie regioni che esploreremo, le antiche rovine di una civiltà che non esiste più e che un tempo era in forte connessione con la natura nasconderanno segreti da scovare. Il compito della cacciatrice è quello di riuscire a liberare alcune particolari torri in ogni area, che con la loro luminosa influenza riusciranno a bloccare quanto basta un mostro per intraprendere una lotta con esso e cercare di purificarlo dall’influsso dell’entità maligna che incontriamo nei primi frammenti della storia.

Tutto qui? Beh, in effetti è proprio così, perché la struttura di fondo dell’esplorazione e del gioco stesso non varierà, se non per quanto riguarda le boss fight contro i mostri da liberare. La cacciatrice percorre silenziosa e indefessa le infinite distese, mettendosi in mostra con acrobazie e fenomenali corse grazie ai particolari globi di energia che possiamo continuamente colpire con il nostro arco, e che ci forniscono una quantità di stamina importante per poter rendere il più dinamico possibile il viaggio a caccia dei sigilli. Questi, a loro volta, sono nascosti in tutto il mondo di gioco, e molti di essi richiedono la soluzione di enigmi più o meno difficili – in generale il livello è tarato verso il basso, e la curva di apprendimento non è certo ripida. Nonostante la sua chiara ricerca di un modo per differenziarsi dal già più volte citato Shadow of the Colossus, fonte di ispirazione per l’intera produzione, la formula di The Pathless crolla di fronte alla sua ripetitività, rendendolo prigioniero di se stesso. Il che è un peccato, visto quanto riesce a catturare lo spettatore nelle fasi iniziali.

PUNTI DI FORZA

  • Un gioco molto ispirato, nonostante la chiara derivazione da altri esponenti del genere
  • Direzione artistica incisiva

PUNTI DEBOLI

  • La formula del gioco e degli enigmi tende a diventare ripetitiva dopo poco

 

The Pathless è una creatura incompiuta, una produzione che ha sognato in grande ma che si è scontrata evidentemente con le proprie eccessive ambizioni. I ragazzi di Giant Squid hanno realizzato un’opera silenziosa ma intrigante, dispersiva ma coesa, che trascina il giocatore in quella che è un’esperienza in effetti completamente nuova. La formula del gioco, però, tende a stancare subito. Pur portando via non più di una manciata di ore, la relativa facilità degli enigmi e una struttura che non è capace di rinnovarsi schiacciano le ambizioni del titolo, che però riesce a regalare un’esperienza affascinante e tranquilla a tutti coloro che decideranno di dargli una chance.

Ringraziamo Giant Squid per il codice review di The Pathless.



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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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