[Recensione] MediEvil – I morti non parlano, ma picchiano di santa ragione

Di Andrea "Geo" Peroni
23 Ottobre 2019

Inutile spendere ulteriori parole su quello che è stato e che è tuttora MediEvil. Anche recentemente, ve ne abbiamo parlato nella nostra retrospettiva sulla serie divisa in due parti, che vi lascio qui sotto nel caso vogliate fare un tuffo nel pozzo dei ricordi.

La nascita e il debutto di MediEvil

Le nuove (e vecchie) avventure di Sir Daniel Fortesque

Riassumendo brevemente prima di cominciare la recensione, Sony nel 2017 confermò di essere pronta a far tornare sui nostri schermi uno dei personaggi più amati di sempre, lontano dalle scene da fin troppo tempo. Il buon Shawn Layden e la sua immancabile t-shirt, in quella PlayStation Experience, fecero felici milioni di giocatori: Sir Dan era pronto a riemergere dalla sua tomba, di nuovo. Il remake di MediEvil, uno dei sogni proibiti di tutti i fan del mondo PlayStation, era realtà. Siamo qui oggi, a pochi giorni dal debutto ufficiale del gioco fissato per il 25 ottobre, per parlarvi finalmente dell’attesissimo ritorno del cavaliere senza macchia e senza paura (e senza occhio)!

Versione provata: PS4 Pro.

LA (TERZA) SECONDA OCCASIONE

Era del Re Pellegrino

Il soldato più fidato

Ma Sir Daniel il bugiardino

Dal solo vecchio consigliere Zarok veniva ripudiato.

Di una guerra infinita

Gli abitanti di Gallowmere eran ormai stanchi

Ma una forza mai sopita

Di Zarok non temeva i saltimbanchi.

Il vile Sir Daniel, senza onori ma guerriero d’altri tempi

Al comando di un esercito senza fobia

Si lanciò contro questi empi

Vedendosi sbeffeggiato dalla sorte non proprio pia.

Una freccia partì

Da Zarok e alleati

Nel di lui occhio finì

Ma grazie al cielo i nemici vennero scacciati.

Tanti eroi caduti

Di Sir Dan rimase solo il ricordo

Altri ancora furono perduti

Ma Zarok non cambiò: “L’onta non scordo…”

Il malvagio stregone Zarok, che già in passato aveva tentato di soggiogare le terre di Gallowmere, mette in atto il suo piano: risvegliare un’orda di non-morti e tramutare gli abitanti del villaggio in creature assoggettate al suo volere per vendicare coloro che lo deridevano. Praticamente nessuno riesce a sfuggire al sortilegio dello stregone, che fa inoltre scendere l’intera terra di Gallowmere in una notte incantata senza fine. Ma Zarok, per sua sfortuna, non ha fatto i conti con un effetto collaterale indesiretato.

Sir Daniel Fortesque si risveglia, scheletrico ma solo apparentemente gracilino, all’interno della sua cripta nella quale riposava da ormai 100 anni. Nella battaglia di Gallowmere, contro le forze di Zarok, il prode Dan – che in realtà poi così prode non era – perì pochi istanti dopo l’inizio delle schermaglie a causa di una freccia che gli si conficcò in un occhio, privandolo così di una onorevole morte e di un posto al tavolo degli Eroi nell’aldilà. In realtà, c’è ben altro sotto la superficie: Sir Daniel era solito vantarsi di gloriose imprese mai compiute, e l’unica che avrebbe potuto dargli una chance di sedere al tavolo dei grandi, appunto la guerra contro Zarok, fu un disastro per lui. E dunque, il suo imprevisto e imprevedibile ritorno dall’aldilà si trasforma in una seconda occasione. Come le garguglie che custodiscono la sua cripta gli confidano, Sir Daniel ha ora la possibilità di salvare Gallowmere tutto da solo, e riuscire a dimostrare a tutti gli Eroi di che pasta è (o era?) fatto.

Com’era ovvio che fosse, le premesse narrative, la storia e anche la qualità della scrittura, perché di questo si parla quando discutiamo di MediEvil, sono rimaste inalterate nel lavoro di remake di Other Ocean, incaricati da Sony di riportare Sir Daniel a calcare il mondo PlayStation in cerca, forse, di un possibile futuro. Ci provò già SIE Cambridge nel 2005 su PSP, con l’edizione Resurrection, che però venne criticata per non essere riuscita a mantenere lo stesso spirito da commedia dark che ha sempre caratterizzato MediEvil. Al contrario, il lavoro di Other Ocean riesce a restare fedele fino in fondo allo spirito originale del gioco.

Chi ha letto la nostra retrospettiva sulla serie, e se ancora non l’avete fatto vi invito nuovamente a leggerla dai link a inizio recensione, sa molto bene che MediEvil nasceva con l’intento di dare vita ad un mondo dalle atmosfere molto burtoniane. Chris Sorrell, stregato dai due Batman e Edward Mani di Forbice diretti dal regista statunitense, iniziò a pensare ad un mondo dalle atmosfere gotiche e dark, ma nel quale non mancava mai la comicità, che spesso veniva resa a schermo dalla goffa andatura di Sir Daniel e dal suo continuo bofonchiare frasi apparentemente incomprensibili a causa della mascella ormai caduta, così come anche dai discorsi dei veri Eroi che talvolta nell’indifferenza e talvolta nella benevolenza, si decidevano a dare una mano all’eroe di Gallowmere contro Zarok. In quella che è una storia senza troppe pretese, emerge però subito e di continuo la bontà di un lavoro di caratterizzazione dei personaggi e scrittura coi fiocchi, che continua a farsi strada anche in questo ennesimo ritorno di MediEvil, e molto più che in Resurrection. Tra le maggiori critiche al gioco per PSP, ci fu infatti una certa discrepanza tra l’atmosfera originale del gioco e quella del “porting-remake” sulla piccola di casa Sony, ma Other Ocean ha scelto per un’altra strada, quella del conservatorismo più puro. Forse la nebbia perenne di Gallowmere su PS1, dovuta anche e soprattutto ai limiti tecnici della console, era un ulteriore elemento horrorifico al tutto. Ma anche così, questa nuova Gallowmere si fa amare, in lungo e in largo, dall’inizio alla fine. Dalla rinascita di Sir Dan, fino all’inevitabile scontro finale con l’arcigno stregone.

UN EROE COMPLETO DI TUTTO

MediEvil risplende in questa sua nuova forma, omaggio all’originale ma nella quale Other Ocean ha anche deciso per qualche ammordernamento pro bono. Remake come quelli già visti nel recente passato su Crash Bandicoot o Spyro, del resto, fedeli al 100% all’originale, non avevano bisogno di rivisitazioni, e così è stato sul fronte gameplay. Un po’ più complicata invece la formula di un gioco come MediEvil, che se giocato oggi su PS1 dimostra di non aver pienamente superato la dura prova degli anni.

Sir Daniel si fa strada dal cimitero di Gallowmere fino alla dimora di Zarok in un platform adventure con una componente action dalla primordiale anima hack ‘n slash, con tanto di un sistema di parata. Ogni livello, di durata solitamente crescente mano a mano che si avanza nel gioco, è fortemente caratterizzato da un tema ben preciso, e riesce a dosare con cura le fasi esplorative, nelle quali lo scheletrico eroe va in cerca di oro, armi e segreti, con quelle di combattimento, dove viene messa talvolta a dura prova la nostra forza d’animo. Quel che non molti giocatori di oggi sanno è che MediEvil è un gioco sì ispirato, bello e felice da vivere, ma anche particolarmente tosto durante le sue fasi action, nelle quali gli sviluppatori originali erano limitati dalla tecnologia dell’epoca e forse dall’inesperienza. Il primitivo sistema di lock-on, ad esempio, era presente solamente nel caso delle armi a lungo raggio (coltelli da lancio, balestre), mentre per gli scontri ad arma bianca eravamo totalmente lasciati in balia dei nostri riflessi e del sistema di controllo, non sempre perfetto.

Al di là di una maggiore precisione nei controlli (e anche nel sistema di puntamento, dobbiamo ammetterlo), che comunque di tanto in tanto non risultano responsivi come si vorrebbe, chi si approccia al remake di MediEvil con ben in mente l’esperienza originale avrà pane per i suoi denti, ritrovandosi a sguazzare nei ricordi. Il tempo sembra essersi fermato di fronte al lavoro certosino degli sviluppatori, che hanno scelto di non intaccare minimamente il gameplay. Il buon Sir Dan, inizialmente armato di un suo braccio che all’occorrenza può staccare dal suo corpo per picchiare il malcapitato, ritrova ben presto la sua fidata spada lunga che più si confà al suo stile di combattimento, e un piccolo scudo di legno dalla bassa resistenza che però è certamente affidabile contro i nemici più piccoli – e non solo. Poi, con il progredire dell’avventura e l’avvicinarsi dello scontro fatidico, l’armamentario a disposizione di Daniel aumenta di forma, dimensione e funzione. Oltre alle già citate armi a distanza, capiterà poi di trovare scudi dalla maggior resistenza, ma anche clave di legno per abbattere più facilmente nemici o addirittura ostacoli sul nostro cammino. L’inventario è facilmente gestibile tramite il touchpad, e fino ad un massimo di due armi possono essere equipaggiate contemporaneamente, da switchare con il tasto triangolo. A dire il vero, in questo senso segnaliamo qualche leggero fastidio nell’utilizzo del tasto, che è lo stesso dell’interazione con tomi, oggetti scrigni. Capita talvolta di cambiare inavvertitamente arma e sprecare secondi preziosi (come nel caso della spada incantata) senza volerlo.

I più temerari, poi, possono scegliere di andare a caccia di ogni minimo segreto di ogni livello per recuperare i Calici delle Anime, particolari manufatti da consegnare poi nel salone degli Eroi per avere in cambio alcuni premi esclusivi dagli antichi guerrieri di Gallowmere. Alcuni calici saranno ottenibili praticamente di default, mentre altri saranno un po’ più ostici, legati magari ad un qualche enigma non proprio semplice da risolvere ma mai stancante. I premi, in cambio, aiutano e non di poco il buon Sir Dan. Da subito, ad esempio, abbiamo cercato di ottenere quanti più calici possibili per recuperare la spada santificata, notevolmente più forte rispetto all’arma iniziale e che serve come il pane mano a mano che si avanza e che i nemici cambiano forma, velocità e pericolosità. Naturalmente, per chi conosce a menadito MediEvil, queste sono cose già risapute, ma occorreva ricordarle anche e soprattutto per i neofiti. L’impianto di base, insomma, è rimasto tale e quale, e il gameplay non ha voluto prendere strade differenti da quelle già delineate da SIE Cambridge a suo tempo. Ogni livello ci vede impegnati in un’attenta avventura, poiché ben presto capirete che MediEvil è diverso dalla maggior parte dei titoli di oggi, più permissivi e accessibili. Complice anche il combat system che è rimasto in qualche modo molto primitivo, sopravvivere a Gallowmere, almeno nelle prime ore e senza esperienza alle spalle, è difficile.

E questo non è sempre un pregio del gioco, a dire il vero. Il fatto di voler restare estremamente legati all’opera originale ha permesso anche ad alcuni difetti di ripresentarsi anche qui, così come anche ad alcune meccaniche un po’ datate, come appunto il sistema di combattimento in 3D – che per l’epoca era quasi una novità, mentre oggi è la regola ormai – che sono sicuro faticheranno ad essere apprezzate dai giocatori più giovani. Non è sempre ben chiaro, ad esempio, da dove provengano alcuni attacchi che pensavamo di aver parato in un combattimento, ma questo è figlio dell’operazione nostalgia. I videogiochi, del resto, sono sempre stati così: la loro evoluzione è stata talmente rapida che persone diverse, con anche solo pochi anni di età di differenza, difficilmente riescono ad essere rimaste impressionate allo stesso modo da opere passate. C’è da dire che i ragazzi di Other Ocean, pur non tradendo lo spirito originale del gioco, hanno optato per limare alcune meccaniche delle boss fight peggio riuscite dell’originale e ammodernare almeno la telecamera, ora libera (curiosità: il gioco originale doveva esserne dotato, ma l’hardware di PS1 non era abbastanza performante per farlo e dunque l’idea iniziale cambiò) in molti frangenti. La presenza di spazi angusti o ostacoli, però, spesso manda in confusione la visuale, impedendo di vedere con chiarezza ciò che ci sta davanti o addirittura restando bloccata in un punto se non ci muoviamo. Vi segnalo poi un secondo tipo di visuale, praticamente in terza persona: premendo L2 potete infatti avvicinare la telecamera alle spalle di Sir Dan, e osservare con cura il suo parare con lo scudo e gli attacchi. Personalmente, ho avuto poche occasioni di utilizzarla, ma è qualcosa che impreziosisce il lavoro degli sviluppatori.

Vi segnalo, prima di parlare del comparto grafico del gioco, anche di una “modalità” inedita aggiunta in occasione di questo remake, chiamata Anime Smarrite. In un forziere sul finire del gioco, sono contenute alcune anime che possiamo liberare e che si spargeranno nei vari livelli. Niente di clamorosamente innovativo, ma certo aumenta la longevità di un titolo che non brilla sotto questo punto.

IL MISTERO DI SLEEPY GALLOWMERE

Premettendo che i lavori di restauro di Crash, Spyro e Shadow of the Colossus ci hanno maggiormente impressionato, MediEvil, in ogni caso, non sfigura. La direzione artistica del nuovo gioco di Other Ocean si è premurata di dare nuova forma a modelli, personaggi e mondi che già conoscevamo molto bene, ma senza dover e poter tradire l’arte originale. Ed è così che, al netto forse di un’ambientazione generale leggermente meno spaventosa – la nebbia circostante, su PS1, era un tocco non voluto ma perfetto per il goth di MediEvil – ogni più piccolo dettaglio è stato studiato a fondo e riproposto proprio come se questa fosse la prima resurrezione di Sir Dan. I nemici, ad esempio, nelle loro numerose forme, mantengono un aspetto che va come sempre dal comico al terrificante: le bambine di Gallowmere che invece di un giocattolo portano con loro asce appuntite, ad esempio, o anche bizzarre zucche magiche che non ci lasciano tregua, o ancora i guardiani del labirinto, una via di mezzo tra un profanatore di tombe e una versione zombificata di Fra Tuck di Robin Hood.

Allo stesso modo, gli ambienti hanno giovato di questo grande lavoro di restauro artistico, a dire il vero funestato da qualche lento caricamento delle texture non sempre ad altissima definizione, e con un livello di dettaglio grafico che è sicuramente minore rispetto ad altri remake di storici classici da poco sul mercato. Lo si nota anche dal filmato iniziale del gioco, ma in gioco, complice anche la (volutamente) scarsa illuminazione questo non si percepisce più di tanto. Gallowmere è pur sempre una terra ormai decaduta e maledetta, ma conserva il suo innegabile fascino, che non accusa mai segni di cedimento. Pur mantenendo sempre il tema horror predominante, ogni livello è caratterizzato da certi colori, certi ambienti e certe forme, sempre ben riconoscibili e differenziati. Vi capiterà ad esempio di passare dalle tetre collinette del cimitero che custodisce la cripta di Sir Daniel, ad un campo di grano sorvegliato da spaventapasseri maledetti da Zarok che attaccano tutto ciò che si muove. E seppur parliamo di luoghi molto diversi tra loro, con anche palette cromatiche diametralmente opposte, non possiamo fare altro che lodare il fatto che gli sviluppatori abbiano cercato in tutti i modi di rimarcare il cupo e burtoniano peregrinare di Fortesque, riuscendoci pienamente. Come detto in apertura di sezione, il lavoro è stato forse meno ispirato rispetto ad un videogioco come Spyro Reignited Trilogy, che personalmente ritengo uno dei migliori remake di sempre, per direzione artistica. Certo è che le forme e il mondo che nel 1998 riuscivamo solo a immaginare su PS1, visti oggi, fanno uno splendido effetto.

Chiosa finale sul comparto sonoro. Le musiche sono state rimasterizzate con cura e trascinano Sir Daniel in questo mondo oscuro, mentre per il doppiaggio, almeno nostrano, si è scelto per la nostalgia totale: sono state mantenute infatti le voci originali del 1998. Una bellissima idea, certo, specie per chi è cresciuto con MediEvil. Ma, ma, ma, c’è un grosso ma. Pur tralasciando problemi legati al lip sync, impercettibile su PS1 quando il videogioco era un semplice ammasso di pixel ma ben visibile oggi, occorre ricordare che il doppiaggio di MediEvil, in origine, si componeva di due, al massimo tre doppiatori che cambiando anche di poco il proprio accento e il tono della voce erano in grado di gestire tutti i personaggi. Qui, su PS4, nel 2019, fa un effetto molto strano ascoltare quella che è chiaramente la voce delle garguglie mentre parla in falsetto per non farsi riconoscere nel doppiare uno degli Eroi del salone di Gallowmere.

PUNTI DI FORZA

  • Ottima direzione artistica
  • Fedele fino in fondo allo spirito dell’originale
  • Novità poche ma riuscite…
  • Il doppiaggio italiano originale è un colpo al cuore per i fan…

PUNTI DEBOLI

  • Qualche bug di troppo
  • Meccaniche forse un po’ datate per un giocatore odierno
  • … A parte forse una telecamera un po’ in difficoltà negli spazi stretti
  • … Ma è anche inadatto ad un remake di questa importanza

Sir Daniel Fortesque ha avuto una terza seconda occasione, e sembra che Other Ocean lo abbia aiutato a sfruttarla bene. Il remake di MediEvil è un videogioco importante, sia sotto il profilo del marchio che rappresenta, sia per la mole di lavoro che gli sviluppatori hanno dovuto sobbarcarsi ben sapendo di rischiare, consci che uno storico capolavoro come questo non può essere massacrato o disossato. Questo, però, è finito con l’essere anche il problema più evidente del remake: MediEvil, inutile mentirci, è invecchiato maluccio. Non tanto il concept di gioco, quanto il combat system. La sensazione l’avevo già provata sulla mia pelle in estate, quando ho riacceso PS1 per ricominciare le avventure di Fortesque in attesa del remake. La stessa sensazione, seppur alleviata da qualche accorgimento e nuova meccanica, si ripresenta su PS4 nel grande ritorno di Sir Daniel, un videogioco che sente tutto il peso degli anni che porta sulle spalle. Ciononostante, tornare a Gallowmere è stato qualcosa che desideravamo ardentemente da tempo, e Sony ce lo ha concesso. Non sappiamo cosa possa attendere il prode cavaliere di queste terre, in futuro. Non sappiamo se avremo un remake di MediEvil 2, ad esempio, o se Other Ocean abbia qualche idea per un terzo capitolo, o se Sony deciderà di chiudere definitivamente la storia di Gallowmere. Una chance a questa perla del mondo PlayStation però, dal prezzo budget di 30€, vi consiglio di darla.

Ringraziamo Sony PlayStation Italia per il codice review di MediEvil.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.