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Reigns: The Witcher | Recensione

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C’è sempre una buona ragione per parlare della saga di The Witcher: vuoi per un anniversario di un capitolo videoludico, o per l’uscita di un nuovo libro di Andrzej Sapkowski, o semplicemente per una serie televisiva che ha più deluso che appassionato, non riusciamo a fare a meno di tornare sulle avventure dello Strigo.

Ad alimentare la nostra brama di Geralt arriva un nuovo capitolo del franchise di Nerial, che trasferisce il collaudato principio di Reigns nel mondo di The Witcher. L’umorismo torna a essere protagonista assoluto e la prova su strada diverte fin da subito! Vediamolo nel dettaglio della nostra recensione!

Acciaio per gli umani…

Il nuovo capitolo della serie Reigns di Nerial, che aveva già visto uno spin off targato Game of Thrones, trasporta i giocatori, in collaborazione con CD Projekt, nel mondo dello strigo Geralt. Come abbiamo visto durante la nostra prova, il team di sviluppo riesce a prendere con grande ironia l’oscura e spietata atmosfera di The Witcher, con tutte le sue crudeltà e sfumature morali, reinterpretandola con un marcato senso dell’umorismo.

Anche in Reigns: The Witcher torna il noto principio della simulazione minimalista del sovrano: si procede attraverso un mazzo di carte, ognuna delle quali rappresenta un incontro. Ogni carta pone davanti a una scelta secca: sinistra o destra? Proviamo davvero a distruggere le nuvole cariche di pioggia con il Segno di Aard oppure suggeriamo alla contadina di rivolgersi a un mago? Le decisioni non influenzano solo gli incontri successivi nella partita in corso, ma modificano anche il livello di popolarità di Geralt presso umani, non umani e maghi: spesso si guadagna il favore di un gruppo perdendo quello di un altro.

Se non si gioca con una determinata “Ispirazione” come modificatore, come vedremo nel dettaglio tra qualche riga, un simbolo circolare prima della scelta indica soltanto quali fazioni verranno influenzate e se l’umore cambierà leggermente o in modo significativo. Sta però al giocatore interpretare in anticipo se il favore aumenterà o diminuirà.

…E argento per i mostri

Negli altri capitoli di Reigns si impersonava un sovrano che, oltre alle altre fazioni, doveva tenere d’occhio anche le finanze. Qui, dato che vestiamo i panni del più celebre fra gli strighi, la quarta “risorsa” è rappresentata da un’icona a forma di spada che simboleggia i mostri. Quando il simbolo si riempie, scatta uno scontro con una creatura, presentato come un minigioco ritmico di abilità.

Geralt danza a tempo lungo la parte inferiore dello schermo, spostandosi da una casella all’altra; il giocatore può solo comandargli di cambiare direzione. Bisogna prevedere il momento esatto in cui le icone in caduta raggiungono il fondo: gli attacchi dei mostri vanno evitati, mentre le icone con la spada vanno raccolte per ferire il nemico. Inoltre compaiono Segni che, se toccati, attivano bonus. Il tutto prosegue finché la creatura non ha incassato abbastanza colpi o lo strigo finisce come pasto per mostri.

Del resto, la morte nello stile di Reigns non è mai lontana: non è solo quando Geralt perde completamente il favore di maghi, non umani o umani che rischia la testa, ma anche quando si schiera troppo apertamente con uno di questi gruppi che la situazione può finire male. Non c’è da stupirsi se il Lupo Bianco evita sempre di prendere posizione!

Il sogno di una notte da strigo

L’espediente narrativo di questo spin-off è particolarmente riuscito: in realtà non si interpreta davvero Geralt. O meglio, non quello autentico. Il vero protagonista di Reigns: The Witcher è il suo amico Dandalion. Il bardo si inventa di sana pianta storie sul cacciatore di mostri per accrescere la propria fama: il giocatore veste quindi i panni di una versione volutamente distorta del personaggio.

Una volta conclusa una storia, si ottengono punti per avanzare nel sistema di progressione e Dandalion sblocca nuove Ispirazioni. Queste servono per le missioni tra una partita standard e l’altra, in cui bisogna selezionare le Ispirazioni corrette secondo le richieste dei propri mecenati, sbloccando così nuove carte. Ma le Ispirazioni occorrono anche nelle partite normali, dove all’inizio si pescano delle carte che possono condizionare la nostra run. Esse mescolano eventi specifici nel mazzo e modificano le regole. L’Ispirazione “Geralt il detective”, ad esempio, introduce un serial killer e riduce le penalità quando si fanno arrabbiare gli umani.

A volte però ci siamo ritrovati di fronte ad un improvviso game over, senza aver ben compreso il motivo per il quale il nostro Witcher è morto. Dove abbiamo sbagliato? Non ci è dato sapere… E rimaniamo ancora più confusi quando il gioco ci pone di fronte ad una sconfitta dopo che ci ha fatto scegliere tra due opzioni assolutamente identiche.

Sì, ci sono omicidi, massacri, bestie sanguinarie, l’oppressione delle razze non umane e insulti rivolti al mutante Geralt. Tuttavia il tono resta sorprendentemente leggero: ad attendervi ci sono continui riferimenti, incontri assurdi e morti tanto frequenti quanto esilaranti.

7.5
Riassunto
Riassunto

Reigns: The Witcher trasporta la formula minimalista di Reigns nel mondo dello Strigo, grazie alla collaborazione tra Nerial e CD Projekt. Il sistema resta fedele all’originale: si prendono decisioni rapide scorrendo carte che rappresentano incontri, influenzando i rapporti con umani, non umani e maghi. Al posto dell’economia, qui la quarta risorsa sono i mostri, che attivano combattimenti in stile rhythm game. L’espediente narrativo è brillante: non si interpreta il vero Geralt, ma una sua versione romanzata inventata da Dandalion, con un tono volutamente ironico e sopra le righe. Le “Ispirazioni” modificano regole ed eventi, aumentando rigiocabilità e varietà. Pur affrontando temi cupi come razzismo e violenza, il gioco mantiene un approccio leggero, ricco di citazioni e situazioni assurde, anche se alcuni Game Over possono risultare frustranti.

Pro
Formula collaudata di Reigns, con i mostri al posto dell’economia come quarta “risorsa” Numerosi riferimenti e situazioni demenziali Colonna sonora nello stile della soundtrack di The Witcher
Contro
A volte i Game Over sembrano poco meritati I rhythm game possono essere molto complicati Non disponibile in italiano
  • Giudizio complessivo7.5
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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