Riflessioni a freddo – The Last of Us: Parte 2

Di Marco "Bounty" Di Prospero
27 Marzo 2021

Negli ultimi mesi ero sul procinto di abbandonare il mondo dei videogiochi o, comunque, di non viverlo più come facevo fino a qualche tempo fa. Il motivo? Molto semplice. Dopo aver videogiocato per anni ho vissuto un periodo nel quale mi ritrovavo ad accendere la mia PS4 senza provare il divertimento e la spensieratezza di un tempo.

Nonostante la mancanza di voglia, mi sforzavo comunque di prendere in mano il pad, convinto che prima o poi questo periodo buio sarebbe terminato. E invece niente: portare a termine i videogiochi era diventata una forzatura e, alla luce dei miei quasi 30 anni, sentivo di perdere tempo prezioso. Tutto ciò è durato fino ad inizio marzo, mese in cui ho recuperato The Last of Us – Part 2, titolo a cui devo moltissimo. Grazie al secondo capitolo della serie targata Naughty Dog ho infatti ritrovato il gamer che è in me. E’ proprio questo il motivo che mi ha convinto a rispolverare la rubrica “Riflessioni a freddo” che, in tempi non sospetti, avevo già utilizzato per raccontarvi le avventure di Ellie e Joel in The Last of Us (qui l’approfondimento).
Ecco a voi dunque un nuovo appuntamento con “Riflessioni a freddo – The Last of Us 2“.

Attenzione: Seguiranno spoiler sulla trama del gioco.

Scopo di questo speciale non è quello di recensire Part 2, considerando che su Uagna.it potete già trovare l’ottima recensione del nostro Mr. Geo. Il fine è piuttosto quello di capire perchè The Last of Us 2 ha riacceso in me la voglia di videogiocare.
Il titolo Naughty Dog è un gioco che non inventa nulla di nuovo: è un action in terza persona, niente di più e niente di meno. La forza del gioco è quella di aver raggiunto dettagli tecnici e grafici superlativi, oltre ad aver migliorato notevolmente il gameplay, funzionale e fluido in ogni momento dell’avventura. Tutto avviene con naturalezza, immergendo il giocatore in un mondo che sembra vivo, reale. L’intera Seattle è stata realizzata in modo divino, con abitazioni ed edifici inediti e mai simili tra di loro, incentivando l’esplorazione. Ciò grazie anche al profondo studio effettuato dal team statunitense, in grado di creare una vegetazione realistica che ha inglobato strade, ponti e tutto ciò che l’uomo aveva costruito. Tra l’altro, avanzare con l’avventura è una continua sorpresa. Questo perchè The Last of Us 2 riesce ad offrire fasi diverse che, di volta in volta, aumentano concentrazione e interesse del giocatore. Vi ritroverete a vivere sezioni horror, action, stealth ed esplorative, senza tralasciare puzzle, enigmi e platforming. Alla luce di ciò The Last of Us 2 è un titolo che non stufa e che offre varietà e diversità, nonostante le oltre 30 ore di trama (di questo ne parleremo più avanti). Ovviamente il motivo principale per cui The Last of Us 2 è riuscito a riaccendere in me la voglia di videogiocare è il suo gameplay e il modo in cui è stato curato.

Ogni minima azione viene svolta con naturalezza grazie ad animazioni uniche che permettono di eseguire qualsiasi tipo di azione. Il tutto avviene in modo dinamico a seconda della posizione dei nemici o dell’arma che stiamo utilizzando. In questo modo l’immersività raggiunge le stelle tanto che anche la semplice raccolta di oggetti ed equipaggiamenti risulta di una soddisfazione rara. E’ brutto dirlo ma in TLOU 2 uccidere è incredibilmente bello, proprio grazie alle tante possibilità di approccio che ci vengono offerte. Approccio che risulta ancora più variegato grazie alla presenza di nemici umani ed infetti, con cui dovremo comportarci diversamente. Insomma, ogni sezione di gioco può essere giocata in modi completamente diversi. Le mappe si trasformano in delle vere e proprie arene in cui fessure, passaggi nascosti e vegetazione la fanno da padrona. Ed è proprio nella creazione di questi spazi che Naughty Dog ha dimostrato di essere cresciuta notevolmente nella progettazione del level design, superando ampiamente quanto fatto con Uncharted 4 e The Last of Us. Nonostante venga trasmessa la sensazione di trovarsi in un’ambientazione vasta ed intrigata, le mappe sono in realtà chiuse e con un’unica direzione da seguire. In ogni caso, una delle scoperte più sorprendenti è stata la durata dell’intera trama: ogni volta che credevo di essere ai titoli di coda, TLOU 2 offriva un nuovo spunto. Le oltre 30 ore di campagna raccontano una storia di vendetta. La solita storia in cui il bene vince sul male penserete. Niente di più sbagliato.

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Quella di Part 2 è sì una storia di vendetta, ma in un mondo in cui bene e male vanno inevitabilmente a fondersi tra loro. La morte iniziale di Joel, in un primo momento, porta a credere che la violenza di Ellie sia giustificata e dovuta. Del resto Abby è il mostro che ha ucciso il protagonista del primo The Last of Us, a cui ci eravamo affezionati. Nella seconda parte del gioco, tuttavia, ci rendiamo conto che le nostre azioni non sono state poi così eroiche. Per capire questo messaggio Naughty Dog ci ha messo nei panni di Abby, l’altra faccia della medaglia che, in un primo momento, abbiamo giocato con “disprezzo”. Come potevamo vestire i panni di colei che ha ucciso il nostro Joel? Con il passare delle ore, tuttavia, abbiamo (ed ho) iniziato ad empatizzare con quella ragazzona dal cuore tenero. Ciò ha contribuito a creare in noi un senso di colpa per le azioni commesse con Ellie. Del resto in gran parte dei giochi ci troviamo ad impersonare sempre il personaggio buono, l’eroe di turno che compie azioni a fin di bene. Questa volta ci rendiamo conto che tutto dipende dalla visione che si ha delle cose. Ci troviamo di fronte ad una trama profonda, realistica e decisamente matura, con cui difficilmente abbiamo a che fare in un videogioco.


Eccoci quindi alla conclusione di questa Riflessione a freddo dedicata a The Last of Us Part 2. Un gioco che devo ringraziare e a cui non potevo non dedicare un approfondimento del genere. Credo che il motivo ultimo per cui TLOU Part 2 sia riuscito a riaccendere il mio spirto da gamer sia per la sua continua capacità di sorprendere e diversificare, sia a livello ambientale che a livello puramente ludico. Ho infatti la sensazione che i videogiochi siano diventati troppo simili tra loro, copiando e proponendo meccaniche viste e riviste. Insomma, giochi senza un’anima che, ad un trentenne come me, non trasmettono più nulla di innovativo.



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Durante il giorno dipendente presso una società finanziaria. La sera nerd e videogiocatore. Per me l'intrattenimento videoludico è una forma d'arte grazie alla quale poter fantasticare e staccare la spina dallo stress giornaliero. Cresciuto a suon di Mortal Kombat, Metal Gear Solid e Resident Evil.




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