Final Fantasy VII Universe | Genesi, crescita e debutto di un remake storico

Di Andrea "Geo" Peroni
13 Marzo 2020

Le grandi major, negli ultimi anni, ci hanno davvero preso gusto con i remake. Activision lo ha fatto con Crash Bandicoot e Spyro, Sony con Shadow of the Colossus, , Nintendo ha riproposto l’ottimo Link’s Awakening su Switch, THQ ha invece deciso di rispolverare un cult come Destroy All Humans! che nel 2020 tornerà con il suo primo capitolo completamente restaurato nel tentativo di capire se il pubblico, oggi, è interessato ancora a questa IP con diversi anni sulle spalle. E poi c’è ovviamente Square Enix, che con Final Fantasy VII Remake si gioca una delle sue più riuscite e storiche carte nel tentativo di riabilitare agli occhi del mondo la figura un po’ sbiadita della serie, dopo lo scivolone di Noctis.

Eppure, l’origine di questo storico rifacimento affonda le radici molto prima del lancio del controverso Final Fantasy XV, che nell’autunno 2016 divise la community tra chi riteneva interessante la svolta action e chi invece non concepiva un capitolo principale della serie con questa impostazione. Entrambe le fazioni, in ogni caso, concordavano su un punto fondamentale: lo sviluppo, di quasi 10 anni tra pre-produzione, cambi al timone, ripensamenti e così via, era stato la spada di Damocle del progetto, nel quale convivevano due anime ben distinte. Quella cioè di un progetto ambizioso, un open world fantasy ricco di amore per la serie – la prima metà del titolo – e quella di un gioco chiuso in fretta e furia per rispettare una data di scadenza che si faceva attendere da un decennio – la seconda parte del gioco, totalmente lineare e ricolma di buchi di trama.

Il cambio alla guida del progetto FF XV, ufficializzato nell’autunno del 2014, lasciò molti dubbi. Perché Square Enix aveva sostituito Tetsuya Nomura con Hajime Tabata per guidare e ultimare la quindicesima Fantasia Finale? Il gioco era un disastro o c’era sotto qualcosa di più? Va ricordato che Nomura, all’epoca, stava anche iniziando a ingranare la marcia con un altro suo gioco di grosso calibro, Kingdom Hearts III, per il quale rivestiva nuovamente il ruolo di director. Per quello, fummo convogliati a credere che la scelta di Square fosse stata dettata dalla volontà di accelerare i lavori sul gioco in collaborazione con Disney, anch’esso atteso da molto tempo.

Poi, nella prima metà del 2015, ecco che nel web iniziano a rimbalzare le voci più disparate dal Giappone che riportano poche ma precise parole: Final Fantasy, sviluppo, Cloud, remake. Era primavera, e per la prima volta da anni si fecero nuovamente insistenti i rumor intorno ad un possibile remake di Final Fantasy VII, che Square Enix aveva deciso di mettere in sviluppo dopo anni di pressioni da parte dei fan. Il settimo capitolo della serie, datato 1997 e uscito come esclusiva della prima PlayStation, era ritenuto da molti come miglior esponente della serie – i dibattiti sono ancora aperti ovviamente, tra chi appoggia questo pensiero e chi invece eleva altri capitoli sul gradino più alto del podio – e naturalmente una notizia di questo tipo fece rapidamente il giro del mondo, esaltata da tutti coloro che volevano fortemente credere in questa indiscrezione. Del resto, da anni Square Enix stessa aveva contribuito ad alimentare queste voci, pur senza annunci ufficiali. Nel 2005, durante una presentazione all’E3 dell’allora futura PlayStation 3, venne presentata una tech demo del colosso nipponico che aveva deciso di presentare la potenza del nuovo hardware restaurando una sequenza di… Final Fantasy VII. Da lì, una serie di continue voci, indiscrezioni, smentite e rumor che continueranno proprio fino al 2015.

Dopo anni di insistente permanenza sul web, gli scettici vennero messi a tacere in uno dei momenti passati alla storia dell’E3 2015. Durante lo showcase Sony del 15 giugno, come da tradizione tenutosi durante la notte in Italia – erano circa le 4:30 del mattino, ricordo ancora chiaramente il momento – Adam Boyes decide di stupire il pubblico in ascolto, annunciando un maestoso progetto legato ad un indimenticabile gioco per PlayStation. Si abbassano le luci, parte il trailer e da subito iniziamo a riconoscere luoghi e oggetti ben noti: Midgar, la ShinRa, uno spadone inconfondibile. Final Fantasy VII Remake era realtà.

Il teaser trailer di annuncio, peraltro, svelava anche il destino di Tetsuya Nomura, “promosso” da Square a director di Final Fantasy VII Remake. Nonostante i tempi biblici di Final Fantasy Versus XIII, oggi XV, dunque, il buon Nomura aveva ancora i favori della casa madre, che invece di proseguire la sua serie di punta con lo sviluppo di un inedito capitolo aveva scelto di assecondare i fan e ascoltare le idee di alcune personalità della compagnia decidendo infine di tornare a lavorare sul titolo del 1997. Ma quali erano le vere motivazioni dietro questa scelta? Pigrizia? Il rischio di realizzare un nuovo videogioco che avrebbe diviso la community, come avvenuto già per FF XII e la trilogia del XIII – e il XV, come si scoprirà l’anno successivo? La scelta di puntare su un usato sicuro, invece di lavorare ad un Final Fantasy XVI che avrebbe richiesto molti più tempo, risorse e denaro con il rischio di flop?

In realtà, l’idea di un remake di Final Fantasy VII balenava nella mente di Nomura da tanti anni. All’inizio del Terzo Millennio, Square Enix decise di dare in mano a Kitase, Tabata e Nomura la cosiddetta Compilation of Final Fantasy VII, un progetto multimediale che avrebbe espanso l’universo narrativo dell’apprezzatissimo gioco e allargato il bacino d’utenza della serie, andando a toccare varie piattaforme nel caso dei giochi. Nel 2002 iniziò lo sviluppo del primo progetto, Before Crisis: Final Fantasy VII, ma il progetto venne reso noto solamente l’anno successivo con l’annuncio ufficiale inoltre di Advent Children, lungometraggio in CG ambientato cronologicamente dopo i fatti del gioco principale. Nell’arco di 4 anni, dal 2004 al 2007, il progetto Compilation portò all’uscita di altrettanti prodotti multimediali: i già citati Before Crisis e Advent Children, ai quali si aggiunsero poi Dirge of Cerberus e Crisis Core per PSP, ai quali è possibile poi aggiungere un piccolo extra, il cortometraggio animato Last Order.

Un appunto, prima di continuare: abbiamo scelto appositamente di non approfondire gli aspetti della Compilation of Final Fantasy VII, poiché saranno il tema principale di uno dei prossimi speciali dedicati al gioco. See you soon!

Negli anni, la Compilation si era evoluta, ma Nomura aveva sin dall’inizio un chiodo fisso: fare del remake di Final Fantasy VII il quinto esponente ufficiale del progetto, per rilanciare completamente il titolo. Non è da escludere, per questo, che la famosa tech demo dell’E3 2005 di cui abbiamo parlato pocanzi fosse stata richiesta dallo stesso team della Compilation, per testare la risposta del pubblico ad un possibile ritorno del gioco. Nonostante l’entusiasmo dei fan, però, il progetto naufragò per una serie di motivi. In primis, l’urgenza di altri e ben più grossi piani per Square-Enix e il trio di director: oltre a dirigere la serie Kingdom Hearts che proseguiva a gonfie vele, Nomura era stato coinvolto dagli stessi Kitase e Tabata come membro per lanciare un altro visionario progetto, il Fabula Nova Crystallis di Final Fantasy XIII e connesse opere. A quel punto, la Compilation of Final Fantasy VII venne messa da parte, ultimando i progetti in sviluppo e procedendo poi con le nuove priorità della compagnia.

Fino al 2014, quando Shinji Hashimoto si fa nuovamente vivo dalle parti di Kitase e Nomura tirando fuori nuovamente l’argomento di un remake del settimo capitolo. Da quel punto in poi, le cose si sono evolute molto rapidamente. Raccogliendo le idee già in mente ai tempi della Compilation, i due iniziano a pianificare gli aspetti del remake, arrivando inoltre alla conclusione che il gameplay sarebbe stato totalmente rivisto e che il gioco, come Nomura aveva in mente da anni, avrebbe avuto riferimenti e contenuti anche dalle altre opere connesse della Compilation come Advent Children, citato spesso come una delle principali ispirazioni del gioco. Entusiasti di quella che si potrebbe definire in tutto e per tutto la pre-produzione del gioco, Hashimoto e Kitase affidano a Nomura la direzione di Final Fantasy VII Remake – non è chiaro quando, ma probabilmente tutto ciò è avvenuto nell’autunno del 2014 quando poi il padre di Kingdom Hearts si allontanò da FF XV – e a quel punto la storia la conosciamo tutti, compresa la scelta, forse impopolare, di dividere il progetto in episodi. Nomura e Kitase ne parlarono già nel 2015: l’idea era sempre stata quella di spezzare il titolo in più parti, per approfondire nel dettaglio moltissimi aspetti e non limitarsi ad un “semplice” remake. Se questa scelta si rivelerà vincente, lo sapremo tra pochi giorni.

Partendo al rallentatore vista la priorità chiamata Kingdom Hearts III, lo sviluppo del remake ha sempre comunque rispettato la tabella di marcia stabilita, e con l’E3 2019 Square Enix ha iniziato il lento ma esaltante avvicinamento al fatidico 10 aprile 2020. Il grande ritorno sulle scene di uno dei videogiochi più amati di sempre, uno dei JPRG più significativi per il genere e per la storia videoludica, e, perché no, anche il sogno proibito di Tetsuya Nomura che prende finalmente vita dopo quasi 15 anni dalle prime, semplici bozze di questo remake. Possiamo anche dire di aver imparato qualcosa, da questa storia: mai smettere di credere ai vostri sogni. Proprio come ha fatto Nomura.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.