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ZERO PARADES: For Dead Spies | Recensione

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Gli ultimi anni per ZA/UM non sono stati facili. Dopo il terremoto creativo, umano e legale che ha travolto lo studio successivamente al successo di Disco Elysium, ogni nuovo progetto non può che portarsi addosso il peso di aspettative enormi, e di una domanda difficile da ignorare: può davvero esistere un erede di Disco Elysium? Con Zero Parades: For Dead Spies, la risposta sembra essere tanto ambiziosa quanto affascinante, e ve ne parliamo nella nostra recensione.

La spia che sbagliava

Zero Parades si presenta come una spy story, un thriller in cui faremo i conti con misteri che riguarderanno il mondo di gioco, ma anche con l’identità della nostra protagonista.

Prima dell’inizio vero e proprio scegliamo un archetipo oppure possiamo creare da zero le statistiche del nostro personaggio, com’è consueto nei CRPG. Il gioco si apre in una stanza. Un piccolo frammento di normalità che si sgretola minuto dopo minuto. Entriamo nei panni di Hershel Wilk, conosciuta anche come Cascade. La missione della spia è già fallita prima ancora di iniziare: la persona che avremmo dovuto incontrare giace catatonica nella stanza. Non è morta, ma nemmeno se la passa benissimo, e non riesce a rispondere alle nostre domande. E, come se non bastasse, troviamo un misterioso CD rosso che chiaramente non promette nulla di buono.

Esploriamo l’ambiente e clicchiamo su ogni oggetto possibile: persino un paio di pantaloni nel bagno potrebbero nascondere un indizio. Dietro molte azioni si cela un tiro di dado che determina il successo o il fallimento delle nostre azioni, un po’ come avveniva per Baldur’s Gate 3. La particolarità è che Cascade può ottenere un terzo dado attraverso un cosiddetto “tiro di sforzo”, eliminando il risultato peggiore dei tre. Ciò aumenta sensibilmente le probabilità di successo, ma allo stesso tempo fa crescere uno dei tre valori di stato negativo, ovvero Fatica, Ansia e Delirio. Rischio e ricompensa sono perfettamente bilanciati.

Le parole danno forma al mondo

Dopo aver esaminato la stanza e aver affrontato molti monologhi interiori siamo finalmente liberi di esplorare il mondo di Zero Parades. Nel negozio fotografico sopra il quale si trova la stanza iniziale ci aspetta subito una nuova avventura: un fax rotto che dovremo provare a riparare. E questa volta il successo è dalla nostra parte! Da quel momento ci autoproclamiamo “colei che sussurra ai fax”.

Prima di proseguire, siamo di nuovo rapiti in una conversazione con la proprietaria del negozio. Parliamo della nostra missione, ma anche di Dio e del mondo intero. Proprio come avveniva con Disco Elysium, è questo il modo in cui il gioco ci parla del suo mondo, e Zero Parades abbraccia completamente questo approccio. Ogni conversazione apparentemente insignificante rivela qualcosa sul setting, sulla nostra missione, oppure può trasformarsi in puro nonsense. Bisogna leggere sempre con attenzione, perché anche il dettaglio apparentemente più irrilevante può nascondere un indizio.

Come nel gioco precedente degli ZA/UM, di personaggi sopra le righe ce ne sono in abbondanza, ed è proprio grazie a loro che il mondo prende vita. C’è ad esempio il “nonno cardio”, che passa le giornate a salire e scendere le scale di un silo missilistico abbandonato, semplicemente perché fa bene alla salute. Oppure i musicisti emergenti Un e Deux, che sostengono di sentire le voci degli edifici in rovina e vogliono immortalarle attraverso la musica. O ancora Bagman, che appare in TV con un sacchetto in testa per diffondere le sue visioni nichiliste. Il gioco è una continua fonte di assurdità, ed è Meraviglioso. Peccato che la protagonista non goda dello stesso mordente.

Un carattere da costruire

Hershel, o Cascade, è una persona fallita. Anni prima degli eventi di Zero Parades era stata considerata responsabile del fallimento di una missione, trascinando nel disastro anche i suoi colleghi. Attraverso le nostre scelte possiamo decidere se farle vivere il peso della colpa oppure se affrontare tutto con noncuranza.

Ciò è molto interessante, perché ci permette di modellare il personaggio com’è prassi nei giochi di ruolo; il problema però è che se in Disco Elysium avevamo accanto a noi l’agente Kim Kitsuragi, che riusciva ad essere un’ancora sulla realtà e sulla personalità di Harry Du Bois, qui Hershel è da sola. Tante volte abbiamo avuto la sensazione che lei fosse una tabula rasa che si adattasse alle situazioni e ai personaggi del mondo di Zero Parades, piuttosto che avere una sua personalità ben definita.  È un problema tipico dei giochi di ruolo narrativi molto aperti. Hershel rimane sfuggente per tutta la durata dell’avventura, ma per fortuna il mondo di gioco riesce a convincere.

Portofiro, baby

La città di Portofiro offre ampio spazio all’esplorazione, con quartieri differenti che spaziano dai moli ai mercati, dai complessi residenziali ai vicoli più degradati. La città è popolata da numerosi NPC; non possiamo interagire con tutti, ma l’insieme riesce comunque a dare l’impressione di un luogo vivo e autentico. Abbiamo avuto davvero la sensazione di trovarci in una città reale.

La grande quantità di personaggi e ambientazioni consente inoltre approcci differenti alle stesse missioni. Una prigione segreta sotterranea, per esempio, può essere raggiunta sfruttando le abilità legate alle “connessioni” oppure quelle dell’“intelligenza”. Possiamo manipolare la guardia di sorveglianza oppure sabotare il sistema di drenaggio dell’acqua per infiltrarci all’interno delle segrete. Utilizzare un approccio diverso a seconda delle situazioni o delle build è sempre divertente.

Vivi e lascia parlare

Cascade dispone di 15 abilità suddivise in tre categorie: predisposizione all’azione, alle connessioni e all’intelligenza. Il sistema è snello, e funziona proprio per questo. Più abilità avrebbero probabilmente appesantito l’esperienza. Come già accadeva in Disco Elysium, le skill intervengono direttamente nei dialoghi, offrendo suggerimenti e interpretazioni, a volte utili, altre completamente assurde.

Nell’interfaccia spiccano tre valori di stato negativi dei quali parlavamo in precedenza: Ansia, Fatica e Delirio. Decisioni troppo rischiose nei dialoghi o tiri di dado falliti li fanno aumentare, e quando uno di questi raggiunge il massimo, bisogna ridurre il valore di una skill, rendendo più difficili le prove successive. È possibile contrastare questi effetti utilizzando diverse sostanze: le sigarette, per esempio, riducono l’Ansia. Nasce così un interessante sistema di gestione delle risorse che attraversa tutte le interazioni del gioco.

Il limite massimo delle skill può essere aumentato grazie ai cosiddetti “pensieri condizionati”, che introducono anche un’interessante contropartita: ignorarli comporta conseguenze. Con il pensiero Apology World Tour ‘96, ad esempio, si perdono temporaneamente alcuni effetti potenziati se si ferisce fisicamente qualcuno. In Zero Parades, però, non esistono combattimenti tradizionali. Proprio come in Disco Elysium…

Uno degli elementi più intriganti sono i cosiddetti “incontri drammatici”: momenti ad alta tensione a turni che sostituiscono i classici combattimenti. In un mercato, ad esempio, abbiamo dovuto sfuggire a un agente nemico. Ogni turno mette a disposizione varie opzioni: nascondersi, fuggire, analizzare la situazione. La strategia migliore dipende dal proprio set di abilità. Il tutto ricorda più un confronto tattico e psicologico che un combattimento vero e proprio, una scelta perfettamente coerente con una storia di spionaggio in cui l’astuzia conta più della forza fisica.

Bug o cimici?

Per quanto il gioco sia molto bello da vedere, dal punto di vista tecnico non è ancora del tutto rifinito. Abbiamo notato alcuni problemi di clipping, il doppiaggio non è ancora completo e abbiamo riscontrato anche alcuni crash. Fortunatamente il gioco salva automaticamente molto spesso, quindi il problema resta contenuto. Più fastidiosa invece la gestione del controller, anche su Steam Deck: non sempre funziona correttamente e molti elementi selezionabili con il mouse risultano difficili da gestire con il pad. Lo studio promette comunque di sistemare gran parte di questi problemi con una patch al day one. Dobbiamo inoltre segnalare che il gioco non ha al momento una traduzione in italiano, il che potrebbe scoraggiare chi ha poca dimestichezza con la lingua d’Albione.

Sveliamo il mistero

Zero Parades: For Dead Spies è un ottimo gioco di ruolo narrativo con una forte personalità. Ricorda moltissimo Disco Elysium, ma si distingue nei punti chiave.

I dialoghi assurdi, la profondità delle scelte, la capacità di estrarre informazioni da conversazioni apparentemente banali: tutto questo funziona alla grande. La città di Portofiro invita all’esplorazione, gli incontri drammatici portano una ventata d’aria fresca e il sistema di abilità compatto rende il gioco accessibile.

Il principale difetto resta la protagonista Cascade. Accanto a personaggi tanto memorabili, lei finisce per apparire troppo anonima. A questo si aggiungono diversi problemi tecnici che immaginiamo saranno risolti entro il lancio.

Zero Parades: For Dead Spies è consigliato decisamente a tutti gli amanti dei CRPG narrativi, e ai fan di Disco Elysium. Costoro proveranno di certo la sensazione di essere tornati a casa. Chi invece teme le grandi quantità di testo in inglese e preferisce un approccio più improntato sui combattimenti potrebbe avere qualche difficoltà, ma si perderebbe uno dei titoli più originali dell’ultimo periodo.

8.8
Riassunto
Riassunto

Zero Parades: For Dead Spies arriva con grandi aspettative dopo l’exploit di Disco Elysium. Non deve essere stato facile per ZA/UM far fronte alla grande attesa che c’era intorno alla sua ultima opera, soprattutto partendo da una situazione produttiva complicata. La spy story che vede come protagonista l’agente Cascade è intrigante e ci consente approcci tanto diversi quanto divertenti e assurdi, ma si percepisce un’attenzione meticolosa sul comparto narrativo ed artistico. Qualche bug di troppo potrebbe farvi alzare un sopracciglio durante le vostre partite, ma non comprometterà di certo una delle esperienze più interessanti degli ultimi tempi.

Pro
Narrativa di gran livello Una moltitudine di approcci diversi alle missioni Grande atmosfera Ottimo comparto artistico
Contro
Protagonista poco carismatica Qualche bug di troppo Mancata traduzione in italiano
  • Giudizio complessivo8.8
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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