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Will: Follow the Light | Recensione

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In Will: Follow the Light vestiamo i panni di un guardiano del faro nell’estremo nord, ma un disastro molto più vicino a casa ridefinisce le nostre priorità. Nel tentativo di ritrovare la nostra famiglia, affronteremo mari in tempesta, esploreremo isole solitarie e forse troveremo un po’ di pace lungo il cammino. Copritevi bene perché ora vi racconteremo qualcosa di più su Will nella nostra recensione.

Versione provata: PC

Alla ricerca del figlio perduto

Nei panni del protagonista, un uomo di nome Will, iniziamo il nostro viaggio svolgendo varie attività legate al faro: regolare le apparecchiature meteorologiche, prendere misurazioni, riparare un generatore, assicurarci che la grande luce che impedisce alle navi di schiantarsi funzioni correttamente e così via.

Si percepisce che Will: Follow the Light sia gioco estremamente personale per il team di Tomorrow Head, che affronta temi pesanti come la perdita, la solitudine e il perdono. Creato da un piccolo gruppo di sviluppatori, il gioco riesce comunque a colpire grazie a un ottimo utilizzo dell’Unreal Engine 5, che in alcune aree spinge notevolmente il comparto visivo.

Ci sono meccaniche di gameplay davvero accattivanti, come la navigazione su un piccolo yacht o le corse con la slitta trainata dai cani attraverso montagne innevate, ed è facile lasciarsi incuriosire. Tuttavia, Will: Follow the Light è principalmente un walking simulator fortemente narrativo, termine che per alcuni potrà essere quasi dispregiativo. Per la maggior parte del tempo ci limiteremo a camminare o a correre un po’ più velocemente, risolvendo enigmi e portando avanti la storia.

Un viaggio complicato

Purtroppo, dopo un’introduzione relativamente solida il gioco inizia davvero a perdere colpi, sia dal punto di vista del gameplay sia, cosa forse ancora più grave per un titolo narrativo, nel riuscire a rendere coinvolgente la trama. Dopo aver imparato le basi della vita al faro, il nostro amico Greg arriva per dirci che è lì per sostituirci e che dobbiamo tornare a casa immediatamente. Perché? Non vuole dircelo, ma presto scopriamo che la vostra città è stata devastata da una frana, nostro figlio Thomas è scomparso ed è stato visto l’ultima volta insieme a nostro padre, con cui abbiamo rapporti difficili.

Sembra una situazione che dovrebbe avere un peso enorme: persone morte, case distrutte… eppure la reazione dei molti abitanti che incontreremo cercando di capire cosa sia successo è di una blanda indifferenza, anche mentre alla stazione di polizia continuano ad aggiornare la lista dei morti su una lavagna. L’incapacità di trasmettere il senso di urgenza in molti momenti finisce per trascinare il gioco verso il basso e, secondo noi, deriva soprattutto da due aspetti: animazioni e doppiaggio. Per quanto il gioco possa apparire bello da vedere, resta pur sempre il lavoro di un piccolo team che cerca di fare il salto di qualità.

I modelli dei personaggi sono spesso sgradevoli da vedere e rimangono semplicemente immobili sul posto, quasi fossero in pausa, aspettando soltanto che il giocatore interagisca con loro. Peggio ancora, quasi tutto il doppiaggio risulta mediocre: perfino Will, il protagonista, non riesce a trasmettere le emozioni di un uomo disperato alla ricerca del figlio.

Anche dal punto di vista del gameplay c’è ben poco di cui entusiasmarsi. Le meccaniche di navigazione sono affascinanti, ma purtroppo nella pratica non riescono a rendere efficacemente il senso di esplorazione. Certo, possiamo alzare, abbassare e regolare le vele, e in alcuni momenti il tutto appare molto suggestivo, soprattutto durante le tempeste, ma spesso il tutto si riduce semplicemente ad avanzare per lunghi periodi attraverso un mare aperto privo di elementi interessanti.

Nonostante questi tentativi di introdurre varietà, il tutto non risulta particolarmente coinvolgente. Tanto che gli stessi sviluppatori ci permettono persino di saltare completamente le sezioni di navigazione. Non proprio un grande attestato di fiducia nelle proprie meccaniche.

Il resto del gameplay è composto naturalmente da esplorazione in prima persona ed enigmi ambientati in scenari piacevoli da osservare. Per quanto riguarda i puzzle, sono tutti piuttosto basilari, e non offrono un livello adeguato di sfida per il giocatore.

Giocando con un controller o su Steam Deck abbiamo notato una certa complessità nel gestire i pezzi di certi puzzle, e dobbiamo ammettere che è stato piuttosto complicato dover selezionare quelli che ci interessavano per comporre alcuni meccanismi. Per il resto sposteremo casse, cercheremo combinazioni per lucchetti e raccoglieremo collezionabili nascosti nei diversi ambienti, che si tratti di pianeti in miniatura grandi quanto biglie o di modellini di navi. Uno dei momenti migliori è stato guidare la slitta trainata dai cani, ma dura meno di quindici minuti, ed è davvero un peccato.

All’inizio del gioco ci viene consegnata una lampada che, una volta riparata, può emettere diversi tipi di luce: normale, rossa o blu. Questo ingombrante dispositivo funziona con una batteria dalla capacità irritantemente limitata, che dovremo ricaricare spesso presso apposite stazioni.

La luce viene utilizzata in vari enigmi ed è importante anche dal punto di vista narrativo, senza fare troppi spoiler. Restando sul tema della narrazione, una volta ottenuta la lampada inizieremo a scoprire degli echi di memoria attivabili proprio tramite essa. Solitamente sono rappresentati da alcuni disegni, rossi o blu, sui quali dovremo concentrare la luce per far partire l’eco.

Spesso questi echi forniscono indizi su come proseguire, quindi vale la pena osservare attentamente l’ambiente durante l’esplorazione.

Persi nell’oceano videoludico

Si percepisce chiaramente quanta passione e talento ci siano dietro il lavoro svolto dal team di Tomorrow Head, ed è proprio per questo che ci dispiace sinceramente che il gioco non sia riuscito a soddisfare le aspettative. Il gioco gode di alcuni ottimi spunti, che però troppo spesso si riducono a sezioni di gameplay non elaborate adeguatamente.

Per quanto Will: Follow the Light riesca indubbiamente ad apparire affascinante dal punto di vista estetico, non è riuscito a convincerci né sul fronte del gameplay né su quello narrativo. La storia appare frammentata e raccontata in maniera approssimativa anche a causa di un doppiaggio non sempre di livello. La trama però merita comunque di essere seguita fino in fondo, e qualche colpo di scena sul finale potrebbe sorprendervi. Gli appassionati dei walking simulator narrativi potrebbero trovare qualche buona idea e alcuni momenti riusciti, ma non abbastanza da rendere questo viaggio in barca meritevole di essere consigliato al largo pubblico.

7
Riassunto
Riassunto

Will: Follow the Light aveva delle premesse affascinanti, che avrebbero potuto farlo distinguere dalla massa dei walking simulator. In effetti l’impianto della trama rimane affascinante, ma è l’esecuzione a risultare lacunosa, a causa di un doppiaggio privo di enfasi e di intenzione, che non riesce a trasmettere l’urgenza della situazione nella quale è stato calato il nostro protagonista. Anche i puzzle non riescono ad appassionare, e quando non si usano mouse e tastiera sono falcidiati da un sistema di controlli poco efficace. Will: Follow the Light rimane un progetto personale di un piccolo team alle prese con una produzione intrigante, ma deve essere visto come il punto di partenza dal quale trarre il meglio in vista delle future opere dei Tomorrow Head.

Pro
Trama intrigante Colpi di scena ben congegnati L'esplorazione è affascinante
Contro
Doppiaggio poco curato Animazioni problematiche Puzzle basilari
  • Giudizio complessivo7
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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