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Il Dipartimento di Giustizia USA vuole spezzare Google: chiesta la vendita di Chrome

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Il colosso tecnologico Google si trova ad affrontare una delle sfide legali più imponenti della sua storia. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto a un tribunale federale di obbligare Alphabet, la holding che controlla Google, a cedere il browser Google Chrome.

Questa iniziativa, parte di una più ampia offensiva antitrust, punta a contrastare il dominio quasi incontrastato che Google esercita sui mercati dei motori di ricerca e dei browser. Al centro delle accuse vi sarebbero pratiche commerciali considerate scorrette, come accordi esclusivi con i principali produttori di dispositivi – tra cui Apple e Samsung – che garantirebbero a Chrome e al motore di ricerca Google un vantaggio sistematico e difficilmente scalzabile.

I numeri confermano l’entità di questa posizione dominante: Chrome detiene il 66% del mercato globale dei browser (68% in Italia), mentre il motore di ricerca Google controlla l’89% delle ricerche online a livello mondiale (94% in Italia). Secondo il Dipartimento di Giustizia, questo predominio non deriverebbe solo dalla qualità tecnologica dei prodotti di Google, ma anche da strategie commerciali che violerebbero le normative antitrust.

Il giudice Amit Mehta, incaricato di esaminare il caso, ha evidenziato che Alphabet avrebbe utilizzato il sistema operativo Android come leva per stringere accordi vincolanti con i giganti tecnologici, consolidando così una posizione di mercato che soffoca la concorrenza.

Per spezzare questo dominio, il Dipartimento di Giustizia ha avanzato proposte radicali. Tra queste, la vendita obbligatoria di Chrome, volta a separare il browser dalle altre attività di Alphabet e ridurre la capacità di Google di concludere accordi esclusivi. Inoltre, si propone la scissione di Android in una piattaforma indipendente, per impedirne l’uso come strumento promozionale per i servizi di Google. Infine, il governo punta a introdurre severe restrizioni sull’uso dei dati raccolti da Google, con l’obiettivo di ridimensionare il suo vantaggio competitivo nello sviluppo di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale.

Se approvate, queste misure potrebbero ridisegnare il panorama digitale, rompendo un equilibrio che dura da anni. Attualmente, diverse startup e colossi come Microsoft cercano di sfidare il predominio di Google, ma con risultati modesti. La cessione di Chrome e la separazione di Android potrebbero finalmente aprire la strada a una competizione più equilibrata, stimolando nuove opportunità per l’innovazione.

La decisione del giudice Mehta è attesa per il 2025, un anno che coinciderà con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Un simile scenario politico potrebbe influenzare in modo significativo le politiche antitrust e il controllo sui giganti tecnologici.

Nel frattempo, Google si prepara a una battaglia legale senza precedenti, che non solo metterà in discussione il suo futuro, ma potrebbe anche trasformare radicalmente il modello di business che ha definito l’era digitale negli ultimi vent’anni.

Scritto da
Manuel Salvetti

Storico e docente in discipline umanistiche, coltivo sin dall'infanzia una profonda passione per i videogiochi e il volontariato. Mi affascinano titoli di ogni genere, in particolare quelli a tema storico e sportivo. Inoltre, sono un grande appassionato di Star Wars e dedico molto tempo alla ricerca di nuove informazioni, curiosità e approfondimenti per comprendere le vie della Forza

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