Un piccolo pezzo della mia vita, che se ne va per sempre | In verità vi dico…

Di Andrea "Geo" Peroni
28 marzo 2018

Sono le ore 12:14, ed è mercoledì 28 marzo. Ho da poco finito di lavorare, e quando entro in casa mi ricordo di un’appuntamento al quale non posso mancare. Un abbraccio virtuale, un ultimo saluto ad un quasi parente che ogni sera faceva incredibilmente parte della mia famiglia, l’addio al mio vice sceriffo preferito. Fabrizio Frizzi, volto noto della televisione italiana e altrettanto conosciuto, grazie alla sua voce, per aver doppiato lo sceriffo Woody nell’intera saga di Toy Story, ci ha lasciato nella notte di lunedì, senza preavviso, e proprio ora si stanno tenendo i suoi funerali.

Non voglio scrivere un elogio funebre per Frizzi, in alcun modo. Non ne ho le capacità, non conosco a menadito la sua storia e la sua vita, e ritengo che messaggi così delicati debbano essere lasciati a chi ha più competenza, anche a livello personale. So solo, e posso affermare che lo si percepiva nei suoi atteggiamenti e nella sua naturalezza nell’essere semplice, che Fabrizio era una persona dal cuore d’oro, come hanno avuto modo di confermare i colleghi e amici che lo conoscevano da una vita. Ma mi sembrava, appunto per la sua indole gentile e amichevole, di far parte di quella fortunata schiera di conoscenti.

Il conduttore dell’Eredità su Rai 1 era divenuto quasi un parente per me, perché il quiz pre-serale è un appuntamento fisso in famiglia e lui ne era al timone ormai da diversi anni, con quel suo viso e quella sua voce che io ricordo da programmi televisivi ben più anzianotti come Scommettiamo Che, format che io adoravo quando ero bambino. E, naturalmente, Toy Story, uno dei film d’animazione da me preferiti e sul quale lui seppe lasciare un segno indelebile, con la sua divertente e solare interpretazione da doppiatore della quale non era neanche esperto all’epoca, pur rivelandosi uno showman poliedrico e capace di tante cose. La lacrima che so già sarà pronta a scendermi dal viso nel momento in cui guarderò Toy Story 4, quando non udirò più la sua inconfondibile voce, è la stessa che oggi, 28 marzo, alle ore 12:14, mi ha toccato il cuore e mi sta spingendo a scrivere questo breve saluto a Fabrizio e ad una dolorosa considerazione: un pezzo della mia vita se ne è andato per sempre.

È l’ineluttabilità del destino. È una vita crudele, che ti lascia tanto dentro ma che è sempre pronta a portarti via qualcosa. Ho 27 anni, ho già vissuto lutti in famiglia, dolorose perdite di amici, coetanei e non, strappati alla vita troppo presto e che avevano ancora tutto da dire, piccoli ma significativi pezzi della mia vita che non torneranno mai più indietro, dispersi, spero per loro, in un mondo migliore di questo. E tutto mi fa capire che non sono pronto. Non ero pronto anni fa a salutare per sempre mio nonno, non ero pronto a vedere sepolte persone a me care o amici di vecchia data, non sono tutt’ora pronto a dire addio ad una persona che, per assurdo, neanche conosco, ma che mi ha segnato profondamente lasciandomi i ricordi che porterò per sempre con me.

Probabilmente non leggerete spesso editoriali di questo tipo sul nostro solitamente spensierato sito web, ma consideriamola una necessaria divagazione per rendere omaggio ad un uomo che ha fatto tanto di buono nella sua vita e per la vita di molti. Se è vero che siamo ciò che lasciamo nelle persone, ognuno di noi dovrebbe aspirare a diventare anche solo la metà di ciò che era Fabrizio Frizzi, a mettere da parte odio e rabbia quotidiani ormai onnipresenti e cercare di godersi quel poco di tempo che la vita ci concede su questa piccola, minuscola palla blu nell’infinito cosmo. Perché ben presto ognuno di noi, purtroppo, dovrà dire addio a tutto e tutti. A quel simpatico conduttore e doppiatore che lo ha sempre divertito, ma anche al famigliare, all’icona che ha sempre amato, al cantante che adorava da piccolo, all’attore che ha seguito per anni e che idolatrava, allo scrittore dalle cui mani venivano plasmati capolavori.

Chiudo con un semplice saluto, ad uno degli uomini che hanno segnato la mia infanzia. L’ultima frase pronunciata da Woody in Toy Story 3, che racchiude tutto quello che posso dire di fronte a questa figura così lontana eppure così vicina a me. Addio, amico.

Non ti dimenticheremo mai, Fabrizio.

Geplaatst door Toy Story op maandag 26 maart 2018



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.