Il vecchio Gyozen torna per raccontare la storia di un diverso gruppo di Spettri, questa volta assetati di sangue contro colui che li ha uccisi: Lord Saitō e i Sei di Yōtei. I giocatori vertiranno i panni di uno degli Spettri, affrontando missioni strutturate in capitoli, con l’obiettivo di abbattere i demoni assassini.
Dal punto di vista tematico, e persino strutturale, resta una storia di vendetta. Ma è qui che finiscono le somiglianze: manca completamente l’introspezione presente nel viaggio di Atsu o nella caratterizzazione di Saitō e dei suoi seguaci. Senza un vero peso emotivo, la narrazione non colpisce particolarmente. È semplicemente il racconto di guerrieri rinati con una sete di vendetta contro il proprio carnefice.

Le missioni sono piuttosto brevi, ma sorprendentemente impegnative, almeno nelle prime ore di gioco. Non basta riprendere confidenza con il sistema di combattimento: bisogna anche imparare a gestire nuove minacce che spesso richiedono coordinazione e gioco di squadra.
Per esempio, nella campagna del Ragno ci si trova ad affrontare alberi maledetti chiamati jubokko, che diffondono tentacoli malefici verso il giocatore. Per eliminarli in modo efficace bisogna colpire a distanza i loro punti deboli, ma il tutto si complica quando, contemporaneamente, si viene assaliti da orde di nemici demoniaci. Invece per contrastare i sottoposti della Serpe, si tornerà ad utilizzare e equipaggiare gli elementi Sole, Luna e Tempesta, già visti in
GAMEPLAY
Parlando del gameplay, chi ha già giocato la precedente versione di Legends si sentirà subito a casa. Le differenze non sono radicali: l’impianto è praticamente lo stesso, ma arricchito da una maggiore profondità negli elementi RPG.
In sostanza, è il classico sistema di combattimento di Ghost, ma adattato alla cooperativa. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un hack-and-slash cooperativo a sessioni, con diverse modalità tra cui Storia, Incursioni e Sopravvivenza. Tornano quasi tutti i contenuti del passato, con l’aggiunta di qualche miglioramento, mentre modalità come Raid e Rivals sono ancora assenti (per ora).

Il sistema di progressione è semplice ma efficace. L’equipaggiamento segue una logica “RPG leggera”: ogni oggetto ha un livello (Ki) che contribuisce al punteggio complessivo del personaggio. In base alla rarità, può offrire bonus passivi alle statistiche.
Ottenere nuovi oggetti è immediato: completando missioni Storia o Sopravvivenza si ricevono ricompense in linea con il proprio livello medio. Le missioni forniscono anche valute utili per migliorare l’equipaggiamento, aumentandone il livello, modificandone i bonus o migliorandone la rarità.
Rispetto al passato, il sistema è stato ampliato con più slot equipaggiabili: si passa da 5 a 7 pezzi, offrendo più possibilità di personalizzazione. Rimane comunque un sistema accessibile, pensato più per supportare il gameplay che per complicarlo.
A proposito di difficoltà, ci sono quattro livelli: Bronzo, Argento, Oro e Platino, come i trofei PlayStation. Non abbiamo ancora avuto modo di provare i livelli più alti, ma è facile immaginare quanto possano diventare impegnativi.
CLASSI ED EQUIPAGGIAMENTI
Le classi sono familiari, ma con qualche cambiamento: Samurai, Arciere, Mercenario e Shinobi. La vera novità sta nelle abilità e nei perk, che permettono di costruire build più varie. Alcune combinazioni sono particolarmente interessanti: lo Shinobi, ad esempio, può creare copie illusorie eliminando i nemici in furtività, e concatenare invisibilità e uccisioni per generare situazioni quasi caotiche in combattimento.
Questo tipo di approccio rende ogni classe più caratterizzata e, soprattutto, più divertente da sperimentare.
Un elemento interessante è il sistema di restrizioni sulle armi: ogni classe può usare solo determinati equipaggiamenti. Questo influisce direttamente sul combattimento, perché non tutte le armi sono efficaci contro ogni tipo di nemico.
Ad esempio, alcune classi non possono usare armi ideali contro scudi o certe posture difensive, rendendo alcuni scontri più complicati. Questo spinge a ragionare meglio sulla composizione del team: si può puntare su classi complementari oppure giocare tutti allo stesso modo, accettandone i limiti.
Una delle aggiunte più riuscite è rappresentata dalle Carte Sfida. Al posto dei vecchi obiettivi secondari, i giocatori possono scegliere modificatori che influenzano direttamente le missioni.
Più la sfida è difficile, maggiori saranno le ricompense. Alcune carte richiedono condizioni specifiche (come uccisioni con armi a distanza), mentre altre modificano le regole del gioco, ad esempio aumentando i danni dei nemici o rendendo più difficile rianimare i compagni. Questo sistema rende le missioni più varie e meno prevedibili, soprattutto alle difficoltà più alte.
E se ancora non bastasse, Legends offre davvero tanto contenuto: è stata aggiunta anche una lobby in cui è possibile passare il tempo con gli amici giocando a Zeni Hajiki (il minigioco delle monete presente nella campagna principale) o cimentandosi nei colpi al bambù.
È il tipo di contenuto per cui si potrebbe tranquillamente chiedere un prezzo a parte. Anzi, potrebbe quasi essere un gioco a sé. Invece no: è un aggiornamento gratuito per un’esclusiva PS5 già eccellente.
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