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People of Note | Recensione

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Kpop Demon Hunters incontra Rock of Ages e insieme si ritrovano al bar con The Greatest Showman. Dopo una bella bevuta, decidono di sviluppare un gioco di ruolo a turni.

No, non siamo impazziti, ma questo è il modo migliore per introdurvi a People of Note, il GDR musicale sviluppato da Annapurna Interactive e Iridium Studios.

Abbiamo passato numerose ore in compagnia di questo titolo originale e ora siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo.

Cadence, la nostra eroina del pop

La strada verso il successo, alla scoperta dei generi musicali

Iridium aveva già sperimentato con musica e giochi di ruolo, pensiamo a Before the Echo, titolo del 2011. Con People of Note ci riprova, creando un ibrido originale e interessante che è, di fatto… mezzo musical e mezzo Clair Obscur: Expedition 33. È stato il Creative Director stesso, Jason Wishnov, a definire così People of Note. Infatti, pad alla mano, siamo davanti a un GDR vecchio stampo, con combattimenti a turni e un grande stile.

Parlano di musica i menu, i nomi dei personaggi, dei luoghi, degli oggetti, dei nemici. I capitoli della storia sono intervallati da veri e propri videoclip musicali: la nostra aspirante pop star, Cadence, canta da sola ma ben presto scopre che il suo carisma prorompente non basta. Per diventare davvero una cantante provetta, ha bisogno di una band, e soprattutto di imparare di più sui vari generi musicali. Passiamo quindi dal popolarissimo sudcoreano k-pop al rock, finendo in una landa desertica. Poi ci dedichiamo a sonorità più elettroniche, esplorando una città spiccatamente cyberpunk, e via dicendo. Anche le ambientazioni rispecchiano il tipo di musica e di personaggi che incontreremo in quella determinata zona. La trama, un mix divertente tra storia musicale e fantasy, sembra per lo più un pretesto per parlare di musica e delle emozioni che ciascun genere riesce a trasmettere.

I disegni di People of Note sono davvero fantastici, così come la caratterizzazione dei vari personaggi e il doppiaggio. Le canzoni, pur non essendo originalissime, supportano bene la storia e hanno un bell’impatto anche a livello sonoro, tra duetti e contaminazione di generi.

People of Note ha stile da vendere

Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei

People of Note è un GDR vecchio stile, con un buon livello di carisma e meccaniche ispirate alla teoria musicale. In diversi frangenti ci ha ricordato anche Persona, senza però reggere dignitosamente il confronto.

Per camminare a testa alta tra i titoli più pregevoli del suo genere, People of Note avrebbe dovuto spingere ancora di più sul suo carisma e, soprattutto, sulla dinamicità del gameplay. Il titolo ha tanta personalità, ma gli sono mancati i mezzi per elevarsi verso opere del calibro dei Persona o Expedition 33. Ci abbiamo visto anche molto Final Fantasy X, a essere sinceri (un enigma con sfere colorate che aprono e chiudono passaggi verso un tesoro finale… vi ricorda qualcosa?), anche in questo caso però mancano il pathos e la profondità di un mondo vibrante, poetico, inimitabile.

La storia di People of Note è più che altro un pretesto per parlare di generi musicali

Le aree, pur ispirandosi intelligentemente a diversi generi musicali, offrono una esplorazione molto limitata.

Abbiamo apprezzato la presenza di enigmi ambientali e puzzle non troppo impegnativi, alcuni più riusciti di altri. Tuttavia, la nostra Cadence si muove lentamente tra le zone, e fare avanti e indietro non è sempre appagante. La telecamera semi-fissa è una scelta stilistica che contribuisce a creare quel senso di “retrò”, potrebbe essere gradita come risultare noiosa, a seconda dei gusti dei videogiocatori.

In questo senso, People of Note si applica per risultare godibile a tutti: ci sono ben 4 livelli di difficoltà, modificabili quando si vuole, ma è anche possibile disattivare i rompicapi o saltare le battaglie stesse, godendosi solo l’esplorazione, la trama, le canzoni (così ci può giocare anche un bambino! Magari, un piccolissimo fan di Kpop Demon Hunters…).

Giocando in modalità “Talento emergente”, l’impostazione più equilibrata, il gioco resta una bella avventura godibile senza troppi grattacapi. Abbiamo apprezzato anche la soppesata introduzione di meccaniche ed elementi, ben calibrati e facili da comprendere man mano che si visitano nuove aree e si acquisiscono nuovi compagni e abilità.

Gli scenari sono coloratissimi ma non c’è molto da esplorare

Il combat system di People of Note: questione di ritmo? No, di numeri

People of Note offre un combat system a turni tutto basato su concetti musicali. Le azioni del nostro party e dei nemici sono segnate su una sorta di spartito, in cui ogni turno è una strofa: possiamo decidere come devono agire i nostri personaggi, riempiendo gli spazi vuoti del pentagramma prima che tocchi nuovamente ai nemici.

Possediamo un attacco base e diverse abilità, che possono essere equipaggiate dal personaggio grazie alle Gemme Melodiche (un po’ come le Materie di Final Fantasy 7). Alcune Gemme permettono di curarsi e potenziarsi, altre di sfoderare attacchi più potenti, che possono diventare ancora più impattanti grazie all’implementazione delle Gemme Remix (potenziamenti da scovare e abbinare alle Gemme Melodiche). Utilizzando queste abilità, consumiamo preziosissimi punti BP. I BP possono essere recuperati aspettando il proprio turno, oppure lasciando riposare il personaggio, nonché lanciando determinate abilità curative.

Un particolare tipo di combattimento, dove dobbiamo rispondere correttamente a degli indovinelli

Dopo alcune ore di gioco, sbloccheremo anche i Mash-up, mosse che potremo effettuare in concerto con diversi membri del party per unire le forze e scagliare attacchi prorompenti. Subendo danni, riempiamo l’apposita barra per poi attaccare con tutta la nostra potenza. Quando un membro del party finisce KO, possiamo rianimarlo se possediamo l’apposita abilità, oppure attendere 3 turni per riaverlo in campo con un numero limitato di punti vita. Resistere da soli, tuttavia, è molto molto difficile.

Una meccanica interessante di People of Note è la possibilità di dare il via a combattimenti casuali semplicemente premendo l’apposito tasto triangolo. In pratica, è possibile farmare e combattere quando vogliamo, senza limiti, in prossimità di un boss particolarmente ostico o per potenziarsi un po’. Gli scontri contro i nemici base, tuttavia, sono piuttosto semplici e ripetitivi.

Tenete conto che il party ricarica a pieno i propri punti vita alla fine di ogni scontro, un altro escamotage per rendere ciascuna battaglia una sorta di rompicapo da risolvere ripartendo da 0, come una partita a carte.

Il tempismo non è fondamentale per il combat system, la strategia sì

Proseguendo nell’avventura, si sbloccano nuovi alleati e nuove meccaniche: alcuni nemici possono depotenziare le azioni che vengono eseguite in corrispondenza di un determinato punto della strofa, altri rubano i BP o diminuiscono le mosse eseguibili dai nostri alleati. Infine, ogni personaggio è correlato a uno stile musicale: se l’arena si colora di giallo, ad esempio, significa che il rock la fa da padrone per qualche turno, sarà quindi bene far attaccare con forza il nostro personaggio rockettaro. Se l’arena è viola, il pop ha più potere, quindi l’ideale è schierare Cadence.

Il sistema di combattimento si fa via via più profondo con l’avanzare della storia, tuttavia ricordate: non è affatto basato sul ritmo, come in Expedition 33. Qui è tutta una questione di numeri e di statistiche.

Per infliggere il massimo numero di danni, oltre a essere strategici, bisogna seguire dei semplici prompt e premere “X” con il giusto tempismo quando si attacca. Tuttavia, questo minuscolo “rhythm game” è tra gli elementi meno riusciti di People of Note. È lento, fastidioso e spezza l’azione, più che variarla. Il feedback è inesistente, il prompt è spesso confuso (devo guardare lo schermo? Devo ascoltare l’accordo? Non si capisce).

Per il resto, il titolo si basa tutto sull’alternare efficacemente le azioni dei nostri personaggi. Expedition 33 è molto più basato sul ritmo e sull’ascolto della musica rispetto al titolo Annapurna. Qui tutto è così basato sui calcoli che il gioco fornisce in automatico una stima numerica del danno che faremo, fornendo indicazioni sui bonus attivi o inattivi. Per un gioco così profondamente basato sui temi musicali, ci saremmo aspettati un combattimento più dinamico e non interamente tattico e statico come invece avviene qui. Il concept è originale, ma non si rispecchia con efficacia a livello di gameplay.

Le varianti introdotte dai boss e dal loro “Crescendo” sono tuttavia apprezzabili: è fondamentale abbattere rapidamente gli avversari, perché più il combattimento si protrae, più il nemico diventa potente. E se proprio vi incagliate, nessuna paura. Potete sempre saltare lo scontro e vincere a tavolino.

7.5
Riassunto

People of Note è un GDR musicale a turni che unisce Kpop Demon Hunters, Rock of Ages, Persona, Final Fantasy, Expedition 33: una contaminazione originale e divertente, nonostante non riesca ad elevarsi tra i grandi sperimentatori del genere per evidenti limiti strutturali e di ritmo. Accompagnando Cadence alla ricerca dei membri della sua band, viviamo un’avventura fantasy alla scoperta dei diversi generi musicali, tra duetti esplosivi, puzzle ambientali e misteriosi figuri. Lo stile grafico e i disegni dei personaggi sono pregevoli, così come le canzoni. I combattimenti a turni, tuttavia, sono più basati sui numeri che sulla musica e il ritmo. Il videogioco ha stile, ma va preso per quello che è: un titolo indie, che vi permetterà di passare diverse ore divertendovi senza troppe pretese.

Pro
L’estetica e i disegni dei personaggi sprizzano personalità da tutti i pori È un gioco adatto a tutte le età, con livello di difficoltà modificabile in ogni momento Ha stile ed è originale, pur prendendo a piene mani da tantissimi titoli
Contro
Potrebbe risultare noioso, se non si è appassionati di musical e di GDR a turni I combattimenti sono basati sui numeri, non sul ritmo musicale Il feedback dei colpi a tempo durante gli attacchi è terribile
  • Giudizio complessivo7.5
Scritto da
Chiara Ferrè

Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme. Cerco campi di battaglia, magici cappelli, lucertoloni volanti. Ho una penna e non ho paura di usarla.

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