Dopo il travolgente successo di Vampire Survivors, era quasi inevitabile che qualunque nuovo progetto firmato poncle finisse immediatamente sotto i riflettori. Eppure Vampire Crawlers non si limita a vivere di riflesso, né si presenta come un semplice esperimento costruito attorno a un nome ormai celebre: è, piuttosto, la dimostrazione di quanto Luca Galante abbia compreso a fondo i meccanismi della dipendenza ludica, del ritmo e della ricompensa all’interno del genere roguelike. Se l’opera prima aveva conquistato milioni di giocatori grazie alla sua formula apparentemente semplicissima ma irresistibile, questo nuovo spin-off sceglie una strada diversa senza tradire la propria identità. L’obiettivo è sempre sopravvivere, crescere, potenziarsi e arrivare sempre un po’ più lontano della run precedente, ma stavolta tutto ruota attorno alla costruzione del mazzo, alla gestione delle risorse e a una pianificazione più ragionata.
La forza di Vampire Crawlers sta proprio nel suo equilibrio. Da una parte conserva il fascino immediato, quasi magnetico, dell’universo di Vampire Survivors; dall’altra introduce una struttura più riflessiva, fatta di carte, combo, reliquie e scelte tattiche. Il risultato è un’esperienza che riesce a essere familiare e nuova allo stesso tempo. Fin dai primi minuti il gioco trascina il giocatore dentro il suo loop con estrema naturalezza, in quanto una run tira l’altra, e il classico “ancora una e poi smetto” torna a impossessarsi del tempo libero con una facilità quasi preoccupante.
Basterà tuttavia per definire un lavoro riuscito? Scopriamolo insieme all’interno della nostra recensione!
Versione provata: PlayStation 5
Alla ricerca del Vampiro
Anche la storia produttiva che circonda Vampire Crawlers contribuisce a renderlo interessante. Luca Galante, meglio conosciuto attraverso il nome dello studio poncle, è ormai una figura quasi leggendaria nella scena indie. Lo sviluppo di Vampire Survivors in condizioni economiche molto modeste, seguito da un successo ben oltre ogni aspettativa, è già diventato uno dei racconti più emblematici degli ultimi anni nel panorama videoludico indipendente. Il trionfo della produzione originale ha permesso allo sviluppatore di ampliare il team, di supportare il gioco con espansioni importanti e persino di arrivare a collaborazioni molto apprezzate, come il crossover ispirato a Castlevania.
In questo contesto, l’annuncio di Vampire Crawlers: The Turbo Wildcard from Vampire Survivors ha rappresentato un momento di forte curiosità per i fan. Invece di proseguire lungo la via più comoda, poncle ha deciso di mettersi di nuovo in discussione, scegliendo un sottogenere inflazionato ma amatissimo come quello dei roguelike deck-builder. Era una scommessa non banale: da un lato c’era il rischio di inseguire mode già consolidate, dall’altro la possibilità di reinterpretarle con una personalità precisa.
Narrativamente parlando, Vampire Crawlers non punta su una trama verbosa o su una costruzione narrativa invadente. Il suo approccio è più evocativo che esplicito. Una delle prime sequenze, per esempio, mostra un personaggio noto mentre affronta orde di nemici nella Mad Forest con la classica visuale isometrica di Vampire Survivors, per poi trasformare gradualmente quella scena in una prospettiva in prima persona. È una scelta semplice, ma molto efficace, visto e considerato che il titolo comunica immediatamente che il mondo è lo stesso, mentre il modo di viverlo è cambiato. È una sorta di dichiarazione d’intenti visiva che funziona benissimo e che contribuisce a dare coerenza all’operazione.
Anche i cosiddetti Crawlers, ovvero i compagni che il giocatore può portare con sé, aiutano a rafforzare il senso di continuità con il passato. Non sono solo unità con bonus statistici differenti, ma incarnano il gusto del gioco per la caratterizzazione funzionale: ogni personaggio cambia concretamente l’andamento di una run, definendo approcci più aggressivi, più resistenti o più orientati al supporto. In questo modo, la costruzione del party e del mazzo assume anche una valenza “narrativa” interna alla partita, perché ogni combinazione racconta un diverso stile di conquista del dungeon.
Carte sul tavolo
Il cuore di Vampire Crawlers è senza dubbio il gameplay, ed è qui che il gioco dimostra tutta la sua forza. Chi ha familiarità con titoli come Slay the Spire o Balatro si sentirà subito a casa. Si parte infatti con un mazzo ridotto, si affrontano nemici, si ottengono nuove carte, si migliorano le sinergie e si cerca di costruire una run sempre più potente. La differenza, però, è nel modo in cui questa struttura viene piegata all’identità di poncle. Il tutto è più rapido, più diretto, più “arcade” nel feeling, pur restando basato su decisioni ponderate.
Ogni partita inizia con poche carte, generalmente offensive o difensive, e con un quantitativo limitato di magia. Ogni carta costa un certo numero di punti per essere giocata, e il mana si rigenera a ogni turno o può essere recuperato attraverso effetti specifici. La progressione è scandita dai livelli ottenuti sconfiggendo i mostri, in quanto ogni volta che si sale di livello, è possibile aggiungere una nuova carta al mazzo, ampliando gradualmente le proprie opzioni. Queste sono suddivise in sette colori, ognuno associato a una funzione precisa: attacco, difesa, supporto, potenziamento delle statistiche e così via. È una struttura di per sé intuitiva, ma che nel corso delle ore guadagna profondità grazie all’introduzione di gemme, reliquie, sinergie e scelte sempre più complesse.
Uno degli elementi più riusciti è il sistema Combo Stack, una meccanica centrale che premia il giocatore quando utilizza le carte in ordine crescente di costo in mana. Farlo genera un moltiplicatore che aumenta l’efficacia degli effetti successivi, soprattutto in termini di danno inflitto. Potrebbe sembrare, a un primo sguardo, una meccanica facile da sfruttare in modo eccessivo, quasi sbilanciata. In realtà, con l’avanzare della difficoltà, il sistema si trasforma in una fonte di decisioni sempre più interessanti. Non basta più “seguire l’ordine giusto”, ma occorre capire quando conviene amplificare un attacco, quando è meglio usare la combo per rinforzare un buff, aumentare la salute massima o preparare un turno difensivo. È proprio in questa evoluzione che il gioco mostra una sorprendente maturità di design.
La casualità resta presente, com’è naturale che sia in un deck-builder, ma Vampire Crawlers evita di risultare frustrante. La pesca delle carte e le ricompense durante la run impongono un adattamento continuo, ma il titolo offre strumenti per mitigare la sfortuna, come la possibilità di saltare, bandire o rimescolare certe scelte, una volta sbloccati i relativi potenziamenti. Insomma, costruire un mazzo specializzato aiuta, ma saper giocare bene ciò che si ha a disposizione conta spesso di più.
Anche l’esplorazione dei dungeon svolge un ruolo importante, soprattutto nelle prime fasi. I livelli, con la loro struttura su più piani e con layout variabili, impongono valutazioni costanti su quale percorso intraprendere, quali nemici affrontare prima e quando rischiare uno scontro con un miniboss per ottenere ricompense migliori. Questo crea una dinamica rischio/ricompensa molto efficace, in grado di mantenere alta la tensione anche quando le basi del sistema sono già state comprese. Nelle fasi più avanzate, come accadeva già in Vampire Survivors, la crescita del personaggio e l’accumulo di sbloccabili portano naturalmente a un certo tasso di potenza, rendendo alcune aree iniziali molto più semplici.
Le reliquie completano il quadro aggiungendo nuovi strati di complessità. Ce ne sono quindici in totale, e ciascuna introduce o modifica pesantemente una meccanica di gioco. Alcune aprono nuove possibilità nella gestione delle gemme, altre sbloccano carte Arcani particolarmente potenti, altre ancora semplificano il farming delle zone già completate. Questa scelta è brillante, perché lega l’evoluzione della profondità strategica alla progressione complessiva del giocatore. Invece di mettere tutto sul tavolo fin da subito, Vampire Crawlers amplia gradualmente il proprio lessico ludico, lasciando che il giocatore impari, sperimenti e poi rompa il sistema con crescente soddisfazione.
Pixel art
Sul piano tecnico e artistico, Vampire Crawlers conferma l’ottima sensibilità di poncle. Lo stile visivo rimane fedelissimo alla tradizione pixellosa, gotica e vagamente “castlevaniana” dell’universo di Vampire Survivors, ma lo adatta molto bene alla nuova struttura in prima persona. Non era affatto scontato che un’estetica così fortemente legata a una visuale isometrica potesse funzionare altrettanto bene in un dungeon crawler, e invece il passaggio risulta sorprendentemente naturale. Ogni ambiente mantiene quel mix di semplicità rétro e personalità marcata che rende il mondo di gioco immediatamente riconoscibile.
Molto riuscita anche la direzione audio. La colonna sonora accompagna l’azione con energia e carattere, sostenendo il ritmo serrato delle partite senza diventare invasiva. La presenza di un tema principale firmato da Yoko Shimomura aggiunge ulteriore prestigio a una produzione che, pur restando chiaramente indie nelle proporzioni, dimostra una cura notevole in ogni dettaglio. L’audio nel suo complesso aiuta tantissimo a rafforzare la gratificazione del loop: ogni combo ben riuscita, ogni carta giocata al momento giusto, ogni esplosione di danni viene sostenuta da un feedback sensoriale appagante.
Dal punto di vista delle prestazioni, l’opera italiana appare molto solida. L’assenza di bug rilevanti o problemi tecnici evidenti restituisce l’idea di un prodotto rifinito con attenzione.

Riassunto
Riassunto
Vampire Crawlers è la riprova del talento di poncle: un gioco che sa esattamente cosa vuole essere e non spreca energie nel tentativo di inseguire forzatamente l’originalità a tutti i costi. Prende formule note, le rielabora con gusto, le inserisce in un universo coerente e costruisce un’esperienza magnetica, ricca, velocissima da assimilare ma difficile da abbandonare. E proprio in questa capacità di risucchiare il giocatore dentro il suo vortice di progressione, combo e soddisfazione immediata, Vampire Crawlers trova la sua grandezza.
Pro
Gameplay divertente e profondo Crea dipendenza Artisticamente pregevoleContro
Ma i vampiri?- Valutazione9



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