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Dune: Awakening | Recensione

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​Arrakis non è un semplice pianeta, ma un posto tanto ricco quanto ostile e spietato. L’universo fantascientifico partorito da Frank Herbert ha sempre posseduto un potenziale videoludico immenso, ma poche volte è stato trasposto con il dovuto rispetto; una di queste è il “nuovo” titolo di Funcom, Dune: Awakening, un survival open world con un pizzico di meccaniche in stile MMO che un anno fa ha gettato i giocatori PC nel cuore delle dune del deserto.

Il 22 settembre, il 17 per chi ha le edizioni più costose, approderà sulle console uscendo dalla sua early access, portando con sé numerose migliorie e una storia inedita. I creatori di Conan Exiles sono pronti a insabbiare tutto il mondo videoludico con questa loro uscita, che, anche in vista dell’arrivo della parte terza cinematografica, apparecchia a modino la sua seconda venuta questo mese e la sua terza a dicembre, sfruttando la voglia dei fan della saga di vestire la tuta distillante affrontando i temibili vermi delle sabbie.

​Ora basta con gli sproloqui e vediamo se il gioco sarà riuscito a convincerci anche in questa versione per console con la nostra analisi.

​Versione provata: PS5

​Il passo del deserto

​In Dune: Awakening, la minaccia più grande non è rappresentata dai predoni del deserto o dalle forze delle casate rivali, bensì dall’ambiente stesso e Funcom ha saputo tradurre in meccaniche di gioco la costante precarietà descritta nei romanzi. La gestione della sete non è una semplice barra a schermo, ma diventa la nostra prima arma per sopravvivere al deserto: l’esposizione ai soli di Arrakis provoca un rapido innalzamento della temperatura corporea, portando a colpi di calore che abbattono temporaneamente le nostre statistiche, rallentandoci e appannando la vista.

L’ombra diventa quindi un rifugio, obbligandoci a pianificare gli spostamenti di roccia in roccia, studiando attentamente il ciclo giorno-notte. L’acqua è, prevedibilmente, il bene supremo e, se nelle primissime ore di gioco saremo costretti a consumare fiori per sopravvivere, con l’avanzare della progressione otterremo siringhe per l’estrazione di sangue (che potremo bere o distillare in acqua) e le fondamentali Tute Distillanti.

Per sopravvivere ad Arrakis non basta bere, ma bisogna anche trovare risorse e resistere ai nemici (sia in modalità PvP che in PvE), e in questo gioco non si fa di meno. Per combattere i nemici potremo fare affidamento su tre approcci distinti: lo stealth, il combattimento all’arma bianca e il combattimento dalla distanza. Sul primo c’è poco da dire: è estremamente basilare e alla lunga ripetitivo. Il corpo a corpo è nel suo complesso riuscito, sebbene senza abilità risulti un po’ apatico e con un feedback dei colpi non proprio perfetto, quando si iniziano a sbloccare i potenziamenti diventa una delle armi più utili, restituendo anche una forte soddisfazione. Infine, lo shooting è forse la meccanica più riuscita e intuitiva, ed è proprio per questo che nelle prime ore ci si ritroverà ad abusarne per uscire indenni dai primi scontri.

 

Già dalle prime ore ci si rende conto che il difetto più grande del combattimento risiede però nell’intelligenza artificiale dei nemici (riferendoci ovviamente alla modalità single player): non impensieriscono il giocatore in quasi nessun modo. Anche se ci si ritrova circondati da un intero gruppo di banditi, si riesce ad avere la meglio sfruttando lo scarso aggro e la loro lentezza complessiva, trovando facilmente momenti per una ritirata strategica utile a curarsi o a craftare proiettili, per poi tornare alla carica e fare comodamente razzia del bottino una volta sconfitti.

​Survival open world, RPG e persino un titolo narrativo

Il sistema di raccolta e costruzione di Awakening mira a svecchiare i canoni del genere survival, cercando di far dimenticare le ore passate a colpire rocce o girovagare per il mondo in cerca di materiali: il gioco introduce uno strumento a impulsi che scansiona e disintegra i materiali seguendo pattern visivi, rendendo il farming più rapido, soprattutto grazie all’abbondanza di risorse ottenute. Anche la costruzione delle basi brilla per intuizione, grazie a una vasta scelta di opzioni e un utilissimo sistema di progetti che permette di salvare la planimetria della propria struttura per poterla ricostruire istantaneamente in una nuova area, eliminando la frustrazione dei traslochi (già fastidiosi nella vita reale, figuriamoci nel deserto).

​A questa solida base survival si aggancia un’impalcatura ruolistica sorprendentemente profonda, partendo già dalla creazione del personaggio, che si rivela più una linea guida che un sistema chiuso. Sebbene il giocatore scelga un archetipo di partenza per delineare il background, il sistema di abilità è aperto tra tutti gli archetipi. Funcom aggiunge una meccanica che troppe poche volte è stata utilizzata: i Maestri; in pieno stile Gothic, esplorando la mappa sarà possibile individuare NPC che offrono addestramenti unici per sbloccare rami di abilità completamente slegati dal percorso originale. Questo apre le porte a build ibride e dinamiche, consentendoci di plasmare un alter ego che rispecchi esattamente il nostro stile di gioco.

​Tale libertà di approccio si sposa magnificamente con la marcata componente narrativa del titolo, che approda ultimata in questa versione e che di solito nel genere survival viene sfruttata poco. Il gioco offre una modalità single-player completa, che permette di affrontare l’intera avventura in solitaria, al proprio ritmo e senza le pressioni del multigiocatore, potremmo dire che questa svolga il compito di un tutorial per il multiplayer. Ad arricchire questa natura aaccessibile, il titolo mette a disposizione numerose impostazioni di accessibilità e livelli di difficoltà, sia preimpostati che scalabili manualmente, garantendo un’esperienza letteralmente su misura per le esigenze di ogni tipo di utente.

Il viaggio del nostro personaggio è guidato da un arco narrativo diviso in cinque atti, il quale esplora i complessi intrighi politici tra le Casate Atreides e Harkonnen. A questa struttura cinematografica si intrecciano trame secondarie, per la maggior parte molto semplici nella scrittura salvo qualche raro caso leggermente più complesso; il tutto trasforma l’opera in un’avventura densa, ricca di lore e di dialoghi, perfetta anche per i lupi solitari. Ultima nota secondaria, a livello narrativo è che tornano anche le sezioni esoteriche che connettono il giocatore con il mondo della spezia, riportando alla mente il passato soprattutto per i veterani dei classici Far Cry.

​Un ricco End game, ma che mostra qualche sbavatura

​Tutta la preparazione, l’accumulo di risorse e lo sviluppo maniacale del personaggio convergono verso il vero cuore pulsante del titolo: l’Alto Deserto. Quest’area sterminata, instabile e letale, è il fulcro dell’endgame, il luogo dove si trova la spezia più pura, ma anche dove il pericolo e la difficoltà diventano “estremi”, tra i già citati Vermi delle Sabbie e le colossali tempeste di Coriolis.

​Una volta a settimana, queste tempeste fungono da reset, spazzando via l’intera regione, cancellando ogni cosa costruita dai giocatori e modificando irrimediabilmente la conformazione della mappa. È un ciclo di morte e rinascita brutale ma affascinante, che obbliga le gilde a una corsa contro il tempo frenetica per estrarre la spezia, creando un ecosistema PvE e PvP ad altissima tensione dove non ci si può mai adagiare sugli allori e dove il bottino giustifica sempre il rischio.

​Un endgame ben riuscito e ricco di contenuti che, soprattutto se giocato con amici, farà passare innumerevoli ore ai giocatori con più dedizione, ma che non è per tutti: una volta arrivati a questo punto bisognerà prendere Arrakis quasi come un secondo lavoro, riservando tutte le forze alla propria gilda. Arrivati a queste fasi avanzate, si noterà purtroppo come il titolo tenda alla ripetitività, soprattutto a causa di una scarsa varietà di nemici (che per tutta l’avventura saranno quasi sempre gli stessi, per quanto limitati dall’aderenza al materiale originale).

Anche il combat system finirà per risultare reiterativo e molto basilare, specialmente in PvE, ma che può trovare una nuova motivazione in un eventuale respec del proprio personaggio, anche se in un gioco di questo tipo si potrebbe preferire crearne un secondo per provare una partita completamente diversa già dall’inizio.

​Come rende il deserto su console?

​Analizzando il versante puramente tecnico, Dune: Awakening su console gestisce la sua complessa natura di survival open world offrendo ai giocatori due distinte opzioni grafiche: una modalità Prestazioni che punta ai 60fps con risoluzione 4K dinamica e una modalità Qualità bloccata a 30fps, anch’essa in 4K dinamico.

​In entrambe le opzioni il titolo gira a dovere ed è sempre solido al target di framerate, facilitato da una grafica che nell’insieme sbalordisce, ma che nel dettaglio micro perde un po’ di colpi, presentando modelli non sempre perfetti. Le animazioni sono talvolta legnose e non fluidissime (un difetto, del resto, quasi storico per le produzioni di questo genere), mentre risultano invece eccellenti gli effetti particellari della sabbia, fondamentali in un gioco ambientato nel deserto.

​Su PS5, inoltre, l’integrazione del DualSense fa il suo dovere nell’immersione: il feedback aptico ci trasmette la pesantezza dei nostri passi sulla sabbia sciolta e ci allerta con vibrazioni crescenti all’avvicinarsi di un Verme; i grilletti adattivi rispondono ai colpi inferti e, infine, lo speaker riproduce nitidamente tutte le comunicazioni in entrata.

​Il survival definitivo

Funcom è riuscita a comprendere e trasporre l’essenza dell’universo di Herbert fondendola con la propria esperienza nel genere, confezionando un RPG-Survival con una punta di MMO profondo e complesso. Grazie a un sistema ruolistico slegato da rigidi paletti, meccaniche di sopravvivenza uniche e un sistema di crafting ben riuscito (supportato da ottime opzioni di accessibilità che lo aprono a chiunque), il titolo si candida a essere, forse, il survival definitivo. Ovviamente non tutto è perfetto: la ripetitività nel combattimento e nei nemici può stuccare dopo un po’, e l’endgame richiede di dedicarci parecchio tempo per essere apprezzato a pieno, ma se amate il genere, se amate l’universo di Dune o se più semplicemente volete provare per la prima volta un survival maestoso, Dune: Awakening sarà la vostra prima scelta.

Codice per la recensione fornito dal publisher

8.7
Riassunto
Riassunto

Funcom confeziona un survival massiccio che rispetta ed esalta il materiale originale di Frank Herbert. La solidità delle meccaniche di sopravvivenza si fonde perfettamente con una progressione RPG libera da vincoli di classe e con una campagna single-player in cinque atti, un'aggiunta davvero preziosa per questo genere. Purtroppo, una ripetitività di fondo e un'IA nemica basica ne limitano il potenziale assoluto. Resta comunque un'avventura imponente e magnetica, nonché un must-play per gli amanti di Arrakis e dei survival. Forse il miglior survival degli ultimi anni.

Pro
Un ottima amalgama di generi… End game ricco e pieno di contenuti... L’esperienza nel mondo di Dune definitiva Forse il survival migliore degli ultimi anni su console Tecnicamente molto solido
Contro
…Ma un po' ripetitivo alla lunga …Ma che richiede molto tempo per essere vissuto appieno IA nemica molto basilare Animazioni e dettagli non sempre perfetti
  • GIudizio Complessivo 8.7
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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