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The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline | Recensione

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The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline rivisita la figura di Dante e la sua Commedia secondo una lore ampliata, che mette al centro la dinastia degli Alighieri e la misteriosa maledizione che li accompagna di generazione in generazione.

Creato da One O One Games (The Suicide of Rachel Foster), studio con sede a Roma, il titolo si pone come un breve walking simulator d’atmosfera e propone alcuni enigmi ambientali da risolvere.

Scopriamone insieme pregi e difetti, in questa recensione priva di spoiler.

Versione provata: PlayStation 5.

“Per me si va ne la città dolente…”

In The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline interpretiamo Gabriele, discentente della famiglia Alighieri. Come anticipavamo, l’uomo è costretto a fare i conti con una antica maledizione che ha colpito la sua famiglia e che reclama il suo pegno.

Il gioco si svolge tra la dimensione reale, una villa abbandonata e densa di misteri, e la reinterpretazione dell’Inferno: quest’ultimo si adatta alla mente e al vissuto di Gabriele, per questo lo troviamo un po’ rimaneggiato rispetto al classico immaginario derivante dalla Commedia.

Tra le due ambientazioni, quella più interessante resta la villa, con la sua biblioteca spettrale e la cripta. L’Abisso, invece, ha un buon impatto visivo (il gioco è in prima persona) ma non ci ha colpiti particolarmente per originalità. Si tratta di uno spazio vuoto, semi-disabitato, suddiviso in poche differenti aree più o meno inquietanti.

La storia si concentra ben presto sul compimento del Rituale, infausto compito che ricade sulle spalle del nostro protagonista trentatreenne, come il destino ha decretato per tutti i membri della sua famiglia. Le premesse per un buon intrigo c’erano, soprattutto per quanto riguarda i temi legati alla maledizione e ai legami famigliari, peccato però per un finale decisamente affrettato e anticlimatico.

Tutti i personaggi agiscono esclusivamente attraverso voci fuoricampo, il che non è propriamente coinvolgente. Bene però il doppiaggio italiano e la scrittura dei dialoghi, entrambi aspetti piacevoli e curati.

Una passeggiata infernale fatta di enigmi e inciampi tecnici

The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline è un walking simulator dove si cammina… lentamente. Avremmo apprezzato una maggior mobilità del personaggio, anche perché spesso bisogna fare un po’ di avanti e indietro per esplorare e comprendere gli enigmi.

Il titolo è breve (4-5 ore massimo) e si basa sulla risoluzione di alcuni enigmi ambientali. Il primo, a nostro avviso, è il più ostico a livello di passaggi e di ragionamenti logici da compiere, poi si procede in scioltezza.

Purtroppo il gioco è inficiato non solo da un ritmo lento, ma soprattutto da bug bloccanti e difficili da spiegare, almeno nella nostra versione pre-release su PlayStation 5. Inoltre, il framerate generalmente non è dei migliori, nell’area centrale è invece disastroso.

Abbiamo apprezzato le illustrazioni presenti nelle sezioni più narrative e i tre enigmi ambientali principali, in grado di intrattenere senza risultare frustranti. Ci siamo divertiti a organizzare i pensieri con carta e penna e ragionare sul serio, come in una piccola escape room interattiva.

6
Riassunto

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline è un walking simulator con enigmi ambientali che rivisita l'immaginario dantesco inserendolo in una nuova cornice. Nonostante il buon livello di scrittura e doppiaggio, l'avventura non riesce a coinvolgere a causa di ambienti statici e un comparto tecnico non all'altezza.

Pro
Gli enigmi fanno spremere le meningi al punto giusto La villa ha il suo fascino, come ambientazione Doppiaggio italiano e scrittura dei dialoghi
Contro
Trama solo abbozzata Comparto tecnico non all'altezza Ritmo lento e generale staticità di ogni area
  • Giudizio complessivo 6
Scritto da
Chiara Ferrè

Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme. Cerco campi di battaglia, magici cappelli, lucertoloni volanti. Ho una penna e non ho paura di usarla.

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