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Gallipoli | Recensione

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BlackMill Games continua la sua serie di videogiochi sulle battaglie più importanti della Prima Guerra Mondiale, la “WW1 Game Series”, cercando di ricreare il più fedelmente possibile la cruda vita di trincea e la guerra di logoramento che ha segnato una delle pagine più drammatiche della nostra storia. Passati dalle sporche trincee di Verdun in Francia, alle gelide foreste di Tannenberg nel pieno del fronte orientale, fino alle vette alpine nostrane di Isonzo, siamo ora giunti a un nuovo capitolo che ci porta sul fronte mediorientale: più precisamente a Gallipoli. 

Dal 20 agosto, tutti i giocatori potranno avventurarsi in questo arido deserto e come i suoi predecessori, non sarà un titolo alla portata di tutti: si rivolge a una nicchia specifica di appassionati di storia, che cercano la cura maniacale nei dettagli e vogliono provare l’ansia opprimente di una campagna militare di quel periodo.

​Ma, pur rivolgendosi a una nicchia, questo titolo riuscirà a imporsi? Si tratta di un semplice reskin dei precedenti o c’è qualcosa di più?

Avventuriamoci nella trincea e conquistiamo il fronte passando all’analisi del titolo.

 

​Versione provata: PC

 

​Montate la Baionetta

​Il gameplay di Gallipoli è la naturale evoluzione dei capitoli precedenti, che alle loro basi ponevano un gameplay hardcore e una balistica ultrarealistica e questo ultimo lavoro lima e migliora queste due caratteristiche.

​Ci troviamo di fronte a uno sparatutto multiplayer PvP con una forte vena tattica basata su obiettivi (una simil modalità “Corsa” di Battlefield), in cui cinquanta giocatori si affrontano in mappe ampie e strutturate su più linee di difesa. Il Time to Kill (TTK), come i titoli passati, è praticamente inesistente: nel 95% dei casi, un colpo a segno corrisponde a un’uccisione. Questa scelta obbliga i giocatori ad abbandonare uno stile aggressivo improntato al “corri e spara” come negli shooter “commerciali”, in favore di un incedere lento e metodico.

​Anche la gestione delle classi è unica e molto rigida, dove si potrà impersonare una delle dieci classi del plotone per una delle fasi d’attacco. L’Ufficiale, munito di fischietto, ha il compito di guidare le cariche e chiamare il supporto dell’artiglieria; il Mitragliere, il tank, necessario per fare fuoco di soppressione che costringa i nemici al riparo, permettendo alla fanteria di avanzare; i Cecchini sono, ovviamente, le truppe stanziate a distanza; i Barellieri, infine, si muovono in prima linea per rianimare i compagni caduti ed evitare il “collasso” del fronte, impedendo alla propria squadra di perdere punti preziosi.

La modalità di gioco principale, Spedizione, rispetto ai capitoli precedenti, è stata perfezionata sotto ogni aspetto: da un level design molto pulito al miglior posizionamento degli obiettivi sulla mappa, fino alla gestione degli spawn degli attaccanti. A Gallipoli si aggiungono infatti i Beacon, punti di rinascita che possono essere costruiti a ridosso degli obiettivi per facilitare l’attacco, fornendo anche munizioni o altri strumenti di supporto avanzati; questi punti non sono piazzabili all’infinito: una volta costruito un nuovo Beacon, il precedente verrà distrutto. Anche la fase di foothold (la contesa del punto) è stata rivista, migliorando le dinamiche di ingaggio nel delicato rapporto tra attaccanti e difensori.

​Ciò che potrebbe far storcere il naso ad alcuni è la riduzione del limite dei giocatori a 50. Considerando le dimensioni generose delle mappe, il fronte mediorientale può apparire a tratti desolato, rendendo in alcune occasioni difficile incrociare i nemici.

​Va sottolineato che il gameplay non è per tutti e la curva di apprendimento è ripida e nelle partite online, il divario di abilità può risultare estenuante, specialmente in queste prime settimane dall’uscita. Per ovviare a questo ostacolo, è possibile impratichirsi partecipando a partite introduttive contro i bot, prendendosi così i giusti tempi per assimilare a pieno tutte le meccaniche prima di lanciarsi nel multiplayer competitivo.

 

​Un occhio ai minimi dettagli

​Ciò che ha reso celebre BlackMill Games è da sempre il rigore storico e Gallipoli non fa eccezione, riuscendo a elevare ulteriormente gli standard della serie. Il lavoro di ricerca dietro armi, uniformi ed equipaggiamenti rasenta l’ossessione per il dettaglio e restituisce ricostruzioni impeccabili. L’aspetto più impressionante riguarda proprio le bocche da fuoco: i fucili bolt-action sono pesanti da maneggiare e lenti da ricaricare, restituendo con estrema precisione l’ingombro reale di queste armi (un dettaglio strettamente legato alla balistica, che approfondiremo nell’analisi tecnica).

​Gli scenari non sono da meno: abbandonati i panorami montani di Isonzo, le mappe di Gallipoli offrono sfide topografiche e stilistiche completamente nuove. I giocatori si troveranno a rivivere il drammatico sbarco all’ANZAC Cove, dove i soldati alleati dovettero risalire spiagge strette e pareti rocciose sotto il fuoco incrociato delle difese ottomane, oppure dovranno lottare per il controllo strategico del Canale di Suez in ambienti aperti, insidiosi e avvolti dall’oscurità notturna. 

Un’altra nota di estremo merito va all’intero comparto sonoro: gli spari sono campionati alla perfezione, l’acustica varia sensibilmente a seconda dell’ambiente (chiusi o aperti) e le musiche che accompagnano i momenti più concitati sono valide e d’impatto. Ottima anche la riproduzione delle voci dei soldati nelle rispettive lingue madri, che favorisce enormemente l’immersione; a tutti rimarranno sicuramente impresse le urla di carica in turco durante gli assalti.

In definitiva, Gallipoli è come i precedenti lavori del team, con delle ambientazioni che riescono quasi a catapultare il giocatore fuori dal contesto prettamente ludico, immergendolo in un vero e proprio documentario interattivo di guerra.

 

​Gli errori del passato: Il comparto tecnico

​Dal punto di vista puramente grafico, il titolo non è il più piacevole da vedere, risultando a tratti imperfetto, soprattutto nelle animazioni che si mostrano ancora piuttosto grezze. Pur trattandosi di un progetto indie sviluppato da un team ridotto, alcuni di questi difetti visivi stonano con l’incredibile fedeltà storica ricercata dal team di sviluppo e con il colpo d’occhio d’insieme degli scenari.

​A livello tecnico, la balistica delle armi è perfetta con il calcolo della caduta del proiettile (bullet drop) e la deviazione della traiettoria sulla lunga distanza restituiscono un feeling simulativo eccellente. Ogni fucile ha una sua inerzia specifica e un comportamento di sparo unico, obbligando il giocatore a valutare visivamente i metri che lo separano dal bersaglio e ad anticipare il movimento nemico tenendo conto del tempo di volo del colpo. È un sistema fisico che non perdona gli errori, ma che si rivela estremamente appagante e fedelissimo alle reali dinamiche di tiro con i ferri dell’epoca, obbligando il giocatore a imparare ogni arma per non trovarsi impreparato durante gli scontri.

Il problema principale del titolo risiede nei server, i quali al momento risultano molto traballanti; sebbene BlackMill abbia già promesso di intervenire, il netcode di Gallipoli soffre di gravi e fastidiose imprecisioni per quanto riguarda l’hit reg (la registrazione dei colpi). In uno sparatutto dove il TTK è inesistente, inquadrare perfettamente un avversario, sparare e veder svanire il proprio colpo nel vuoto per via di una desincronizzazione del server è estremamente frustrante. Questi “colpi fantasma” distruggono l’immersione, specialmente quando un assalto cruciale fallisce non per un difetto di mira, ma a causa del server.

​Una volta sistemato il netcode, il problema più grave, il titolo sarà pronto per seguire la roadmap già annunciata: come da tradizione per le produzioni BlackMill, il gioco esce inizialmente scarno sul fronte dei contenuti (le mappe e le armi attualmente scarseggiano), ma gli sviluppatori hanno già in produzione nuovi contenuti per il ciclo vitale del titolo.

 

​Niente di nuovo sul fronte mediorientale

Gallipoli non è niente di rivoluzionario, ma è tutto ciò che i fan di BlackMill Games desideravano e si presenta anche come un ottimo punto d’ingresso per i neofiti (ai quali ribadiamo il consiglio di fare pratica contro i bot nelle prime ore). Al lancio non è un gioco perfetto: a causa dei problemi ai server e dei contenuti iniziali un po’ limitati, non può essere promosso a pieni voti; tuttavia, trattandosi di un titolo con un ciclo vitale previsto di almeno due anni, con il netcode che verrà sistemato a breve, il gioco troverà sicuramente la sua consacrazione definitiva. 

Una fedeltà storica encomiabile e una balistica eccezionale fanno percepire al giocatore tutta la brutalità degli scontri, offrendo un’esperienza che, pur con tutte le sue imprecisioni nelle animazioni e nel netcode, riesce a catturare e impressionare per il grande cuore riposto nel progetto.

 

​Codice Review fornito dal publisher

7.5
Review Overview
Riassunto

Gallipoli è un videogioco molto curato e talmente minuzioso nei dettagli da farlo sembrare un documentario, peccato per uno stato tecnico al lancio non dei migliori da un hit reg che va risolto il prima possibile, animazioni grezze e un'offerta contenutistica iniziale un po' magra (anche se il titolo conta già una ricca roadmap). Resta comunque un diamante grezzo e un must-have per gli appassionati degli sparatutto tattici hardcore o per gli amanti della storia, destinato a trovare la sua consacrazione definitiva tra un’annetto con i futuri aggiornamenti.

Pro
Gameplay stimolante e affascinante... Una cura maniacale nei dettagli, in particolare la balistica molto realistica Atmosfera e sonoro che immergono nella trincea... Una Roadmap già delineata e ricca di nuovi contenuti in arrivo...
Contro
...bensì la curva di apprendimento risulti abbastanza ripida ...ma se si notano le animazioni si ritorna davanti ad uno schermo ...ma alla sua uscita il titolo risulta abbastanza povero in termini di varietà Server traballanti che comportano gravi problemi alla fruizione, sperando che la promessa degli sviluppatori di risolverlo al più presto venga mantenuta
  • Giudizio Complessivo7.5
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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