Non è un momento banale per Sony Interactive Entertainment. Mentre PlayStation continua a muoversi verso il futuro della propria piattaforma, negli ultimi mesi il colosso giapponese si è ritrovato al centro di una delle discussioni più accese della sua storia recente: la decisione di abbandonare progressivamente il supporto fisico per le nuove uscite, accelerando una transizione verso il digitale che una parte consistente del pubblico ha accolto con forte diffidenza. È un contesto delicato, nel quale ogni nuova grande esclusiva finisce inevitabilmente per assumere un peso che va oltre il semplice calendario delle pubblicazioni.
Ed è proprio qui che entra in scena Insomniac Games, uno degli studi che più di ogni altro ha contribuito a definire l’identità moderna di PlayStation. Da Marvel’s Spider-Man a Miles Morales, fino a Marvel’s Spider-Man 2, il team californiano ha costruito negli anni un rapporto sempre più stretto con l’universo Marvel, affinando una formula fatta di spettacolarità, combattimenti fluidi, grande attenzione alla caratterizzazione dei protagonisti e una cura quasi ossessiva per la sensazione di “essere” davvero l’eroe controllato dal giocatore.
Con Marvel’s Wolverine, però, la sfida cambia pelle. La squadra americana abbandona le evoluzioni acrobatiche tra i grattacieli di New York per confrontarsi con un personaggio più ruvido, violento e tormentato, mettendo alla prova quanto appreso con Spider-Man all’interno di un’avventura volutamente più oscura e brutale rispetto alle produzioni precedenti.
Versione provata: PlayStation 5 Pro
Una storia da grande schermo, anche senza grandi sorprese
Se con Peter Parker e Miles Morales Insomniac aveva raccontato eroi già perfettamente consapevoli del proprio ruolo, Marvel’s Wolverine sceglie invece di partire da un protagonista molto più irrisolto.
Logan pensa infatti di essersi lasciato Wolverine alle spalle, ma tre anni dopo aver abbandonato il Team X il suo passato torna inevitabilmente a bussare alla porta. Quando Bolivar Trask, mosso da una fede fanatica nella superiorità umana, comincia a rapire i mutanti, Logan viene trascinato nuovamente in una guerra dalla quale aveva provato ad allontanarsi, ritrovandosi al centro di una vicenda che lo porterà dal Canada al Giappone, passando per Madripoor.
Quella costruita da Insomniac è soprattutto una storia personale, che utilizza il conflitto esterno per scavare nell’identità di Logan, nel rapporto con un passato che non riesce completamente a ricordare e nelle conseguenze di una vita trascorsa a essere contemporaneamente uomo, arma e animale. Identità, lealtà e conflitto interiore diventano così alcuni dei temi centrali di una narrazione che, per ritmo e costruzione delle sequenze, ricorda spesso da vicino un film del Marvel Cinematic Universe, ossia spettacolare, cinematografica e sempre semplice da seguire.
Non bisogna però aspettarsi una trama particolarmente sorprendente o capace di ribaltare continuamente le aspettative. Il racconto procede spesso su binari riconoscibili e difficilmente lascia davvero spiazzati, ma riesce comunque a mantenere vivo l’interesse grazie alla caratterizzazione di Logan e al buon equilibrio tra momenti più intimi e grandi sequenze d’azione. In altre parole, è una storia che si lascia seguire con piacere e che trova più forza nei personaggi che nei suoi colpi di scena.
A dare ulteriore spessore al percorso del protagonista è soprattutto il Team X, la vecchia squadra mutante fondata da Nathaniel Essex con l’obiettivo di proteggere la propria specie. Il rapporto con Victor Creed/Sabretooth, la presenza di Mystica e l’incontro con Jean Grey permettono alla storia di mostrare lati differenti di Logan senza ridurlo alla sola furia degli artigli. Più che semplici comprimari, questi personaggi diventano frammenti di un passato che Wolverine fatica a ricostruire, alimentando uno dei principali motori narrativi dell’avventura.
Gli artigli sono sempre la risposta
Sul piano del gameplay, Marvel’s Wolverine segna un cambio di passo netto rispetto alle più recenti produzioni di Insomniac. Il sistema di combattimento mette da parte l’agilità quasi danzante di Spider-Man per puntare su velocità, aggressività e pressione costante. Logan deve rimanere addosso agli avversari, alternando attacchi base, colpi in salto, schivate e deviazioni. Queste ultime, se eseguite poco prima dell’impatto di un attacco nemico, permettono di sbilanciare l’avversario e creare un’apertura per il contrattacco.
A ciò si aggiungono combo attivabili tramite precise sequenze di input e una serie di Tecniche speciali, fino a quattro contemporaneamente, e utilizzabili tenendo premuto L2 insieme a Triangolo, Cerchio, X o Quadrato. Il risultato è un sistema immediato da comprendere, ma sufficientemente stratificato da richiedere attenzione soprattutto quando il gioco inizia a mescolare più tipologie di avversari sul campo.
La crescita del personaggio è legata inoltre a un sistema di livelli che, eliminando nemici e proseguendo nell’avventura, permette di sbloccare nuove abilità e migliorare quelle già acquisite. A questa progressione si affiancano gli Adattamenti, abilità passive ottenute attraverso l’esplorazione, il ritrovamento dei collezionabili e il completamento delle Porte dell’Incubo. Il loro scopo è quello di accentuare ulteriormente le caratteristiche di Logan, aumentando per esempio la sua capacità di assorbire i proiettili, ampliando la finestra delle parate o migliorando l’efficacia della Furia.
Quest’ultima rappresenta a sua volta una riserva primordiale articolata su tre livelli, che potenzia progressivamente sopravvivenza, resistenza e istinto offensivo. Tutto, insomma, porta il giocatore verso lo stesso concetto: Wolverine funziona meglio quando viene utilizzato in maniera aggressiva, rimanendo al centro dello scontro anziché aspettando passivamente il momento giusto per attaccare.
Meno open world, più intensità
È proprio sotto questa prospettiva che la tanto discussa linearità di Marvel’s Wolverine finisce per apparire più come una precisa scelta di design che come una reale limitazione. Logan non possiede la mobilità di Spider-Man e replicare la stessa struttura open world, basata su grandi distanze e spostamenti continui, avrebbe probabilmente finito per stancare piuttosto velocemente.
Insomniac ha quindi preferito costruire un’esperienza fondata su missioni prevalentemente lineari e scenari più compatti, nei quali valorizzare il combattimento ravvicinato, la fisicità del protagonista e un ritmo generalmente sostenuto. Ne viene fuori un’avventura che vuole essere soprattutto intensa e diretta, da vivere senza troppe distrazioni e senza diluire eccessivamente una formula che trova nella propria immediatezza uno dei suoi punti di forza.
Il level design si dimostra complessivamente buono e coerente con questa filosofia. I percorsi risultano leggibili e accompagnano naturalmente il giocatore da uno scontro all’altro, senza dare costantemente l’impressione di attraversare semplici corridoi. In alcuni momenti vengono proposte anche aree leggermente più ampie, pensate per concedere un minimo di libertà esplorativa, ma proprio qui emergono alcuni dei limiti dell’opera: questi spazi risultano spesso piuttosto vuoti e raramente offrono vere ragioni per allontanarsi dalla strada principale.
I collezionabili presenti, utili per ottenere i numerosi costumi o aumentare il numero di potenziamenti passivi applicabili, sono generalmente semplici da individuare e recuperare. L’esplorazione risulta quindi accessibile, ma raramente rappresenta un vero richiamo.
Il rovescio della medaglia è inoltre rappresentato da una componente secondaria non particolarmente ricca. Le Porte dell’Incubo costituiscono l’esempio più evidente: propongono sfide di combattimento ed esplorazione e permettono di ottenere ricompense utili alla progressione, oltre a contribuire alla ricostruzione dei ricordi perduti di Logan. Sulla carta aggiungono varietà alla formula, ma il loro posizionamento nel mezzo delle missioni finisce talvolta per produrre l’effetto opposto, spezzando il ritmo dell’avventura e interrompendo una progressione narrativa che proprio nella sua linearità trova uno dei suoi principali punti di forza.
Missioni semplici, ma con il ritmo giusto
Più prevedibile è invece la varietà degli obiettivi. Nella stragrande maggioranza dei casi, Marvel’s Wolverine chiede di raggiungere una determinata zona, eliminare una schiera di avversari e recuperare un oggetto oppure salvare qualcuno. Una struttura destinata inevitabilmente a ripetersi diverse volte nel corso dell’avventura e che non brilla quindi per originalità.
Insomniac riesce però a mitigare questa semplicità attraverso un buon ritmo e inserendo alcune sezioni più tranquille, nelle quali l’azione passa temporaneamente in secondo piano per lasciare spazio alla narrazione e soprattutto ai rapporti tra i personaggi. Sono momenti utili a spezzare la successione dei combattimenti e a dare maggior respiro alla storia di Logan, evitando che l’esperienza si trasformi semplicemente in una lunga sequenza di arene da ripulire.
L’alternanza tra combattimenti particolarmente intensi e passaggi più raccolti riesce quindi a mascherare almeno in parte la semplicità degli obiettivi, pur senza cancellare completamente la sensazione che, sul fronte della struttura delle missioni, Insomniac avrebbe potuto osare qualcosa in più.
Nemici che obbligano a usare la testa
Anche la composizione degli scontri contribuisce a mantenere abbastanza vivo il combat system. La varietà dei nemici è buona, pur senza raggiungere livelli eccezionali, e Insomniac prova soprattutto a differenziare gli avversari in base al modo in cui costringono il giocatore a gestire lo spazio.
Alcuni risultano più coriacei e capaci di attaccare dalla distanza, mentre altri puntano quasi esclusivamente sul corpo a corpo e possono infliggere danni considerevoli se affrontati con troppa superficialità. Diventa quindi importante imparare a leggere gli attacchi, utilizzare correttamente deviazioni e contrattacchi e scegliere rapidamente quali bersagli eliminare per primi, soprattutto quando più tipologie di nemici vengono mescolate nello stesso combattimento.
È proprio in queste situazioni che il sistema mostra il meglio di sé, costringendo a evitare di affidarsi alla semplice pressione continua dei tasti e premiando invece una gestione più ragionata dell’aggressività di Logan.
Le boss fight vere e proprie non sono particolarmente numerose, ma quelle presenti riescono comunque a lasciare una buona impressione. Gli scontri principali sono generalmente ben costruiti, spettacolari e sufficientemente diversi dalle normali battaglie da rappresentare momenti di rottura nel ritmo dell’avventura. Non reinventano il genere, ma mettono alla prova quanto appreso nel corso del gioco e riescono a risultare avvincenti, soprattutto quando obbligano a combinare aggressività, tempismo nelle deviazioni e gestione delle Tecniche speciali invece di affidarsi semplicemente alla forza bruta.
Insomniac torna a mostrare i muscoli
Sul fronte tecnico e visivo, Marvel’s Wolverine conferma ancora una volta la grande dimestichezza di Insomniac Games con l’hardware PlayStation. Graficamente il titolo è semplicemente splendido e ricchissimo di dettagli, con una qualità dei modelli e soprattutto dei volti e delle animazioni facciali che, nelle sequenze più cinematografiche, contribuisce a restituire quasi la sensazione di trovarsi davanti a un film interattivo.
La stessa attenzione è stata riservata alle ambientazioni, molto diverse tra loro ma sempre estremamente curate, mentre il comparto illuminazione valorizza scenari e atmosfere contribuendo in maniera decisiva all’immersività dell’esperienza. È una cura visiva che non si limita quindi ai personaggi, ma coinvolge l’intera messa in scena e accompagna con grande efficacia il viaggio di Logan tra le differenti località visitate.
Ottime impressioni arrivano anche dal punto di vista delle prestazioni: nel corso della nostra prova il gioco si è mantenuto stabilmente sui 60 fotogrammi al secondo, senza cali di frame rate percepibili e, soprattutto, senza bug degni di nota. L’unica vera sbavatura riguarda qualche sporadica compenetrazione dei modelli durante determinati attacchi in salto, un difetto visibile ma fortunatamente circoscritto, che non compromette in alcun modo la fluidità o la qualità generale dell’esperienza e che molto probabilmente sarà risolto con la promessa patch del day one.
Convincente infine anche il comparto sonoro. Il doppiaggio italiano si mantiene su un buon livello e accompagna adeguatamente tanto i momenti più intimi quanto quelli più concitati, mentre la colonna sonora riesce a seguire bene il ritmo dell’avventura. Le musiche non risultano mai eccessivamente invasive, ma sanno guadagnarsi il primo piano quando necessario, regalando il giusto grado di epicità soprattutto durante gli scontri e le sequenze più adrenaliniche.
Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

Riassunto
Riassunto
Marvel’s Wolverine dimostra come Insomniac abbia compreso perfettamente che replicare semplicemente la formula di Spider-Man non sarebbe bastato. La scelta di puntare su un’avventura più lineare, aggressiva e concentrata si sposa perfettamente con Logan, regalando un combat system estremamente soddisfacente e una produzione tecnicamente di valore. Non tutto raggiunge gli stessi livelli: missioni e attività secondarie avrebbero potuto offrire maggiore varietà, mentre la storia funziona più per i suoi personaggi che per la capacità di sorprendere. Nel complesso, però, gli artigli di Wolverine lasciano il segno e consegnano a PlayStation un'esclusiva perfetta per gli amanti del mutante canadese, o di chi cerca un'esperienza intensa e diretta.
Pro
Gameplay soddisfacente Sistema di progressione godibile Tecnicamente e visivamente solidoContro
Attività secondarie praticamente assenti L'eccessiva linearità potrebbe non piacere a tutti Trama poco sorprendente- Valutazione8.5






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