La serie di NBA 2K ritorna anche quest’anno nella sua annuale riproposizione videoludica con NBA 2K27, in un periodo particolarmente florido per la massima lega cestistica americana. Sono infatti passati poco più di due mesi dalle Finals NBA 2026 tra New York Knicks e San Antonio Spurs, con la compagine della Grande Mela che è riuscita a vincere nuovamente il titolo dopo 53 anni, battendo i texani capitanati dall’uomo copertina del gioco Victor Wembanyama.
La serie è stata in grado di raggiungere numeri da capogiro, equiparabili allo share televisivo delle finali 1998 tra i Bulls di Jordan e i Jazz del duo Stockton – Malone, ma con l’aggiunta di record frantumati in lungo e in largo anche sui social. Fattori che hanno dato sicuramente nuova spinta alla popolarità del basket NBA nel mondo.
Nonostante NBA 2K sia l’unica alternativa possibile nell’ambito dei tripla A sul basket, la serie rappresenta a prescindere un validissimo videogioco sportivo in senso più ampio, in grado di proporre ormai da anni una formula consolidata, completa ed estremamente profonda. Ottime basi su cui anche NBA 2K27 poggia la propria impalcatura, per ripartire nella nuova stagione con alcune novità che analizzeremo in questa recensione.
Versione provata: PS5 (modello base)
Il ProPLAY nella sua forma migliore

Lato gameplay la saga di NBA 2K si attesta ormai su degli standard elevati in quanto a complessità e realismo. Con NBA 2K24 è stato introdotto il ProPLAY, tecnologia di animazione studiata dagli sviluppatori per rendere i movimenti dei giocatori il più possibile realistici e verosimili. Proprio su di essa Visual Concepts ha lavorato in modo piuttosto massiccio, introducendo oltre 7000 nuove animazioni che, nonostante a primo impatto non stravolgano nulla, in realtà rendono il gioco più fluido e il gameplay più solido rispetto all’anno scorso.
Il risultato lo si vede infatti pad alla mano: i giocatori si muovono ancora più realisticamente, i cambi di direzione si palesano con più decisione soprattutto da parte dei giocatori più abili (come Jalen Brunson e SGA, i migliori a sgusciare e insinuarsi come serpenti tra le maglie difensive avversarie) così come le finte, più efficaci e meglio inserite nel contesto dell’azione.
Anche i layup sono stati rivisti in maniera sostanziale con il Dynamic Layup Engine: gli sviluppatori hanno affinato il sistema di conclusione a canestro con un meccanismo dinamico che consente di controllare il lato da cui si vuole concludere e di cambiare direzione all’occorrenza, per evitare le sbracciate difensive degli avversari. Anche in questo caso il miglioramento diventa netto una volta presa la mano, con la conseguenza di ottenere azioni offensive più organiche e immersive.
Per quanto riguarda invece i tiri dalla media e lunga distanza, la finestra temporale per il rilascio perfetto è stata ridotta, con due conseguenze immediate: è più difficile segnare, ma dal nostro punto di vista è anche più stimolante sviluppare l’azione. Ora assume ancora più importanza “ragionare da cestista” e scegliere di volta in volta lo schema più adeguato, ad esempio per far trovare il tiratore da 3 libero fuori dall’area, o per portare il blocco e trovare un breve spazio idoneo a posizionare i piedi e bilanciare il tiro.
In generale il meccanismo del Rhythm Shooting è stato rifinito ulteriormente e, con la complicità delle numerose nuove animazioni, ora più che mai è fondamentale conoscere i movimenti e le caratteristiche di ogni singolo giocatore. Studiare le caratteristiche e i tempi di rilascio di ogni giocatore è ancora più cruciale, sia per capire quanto a lungo tener premuto il pulsante del tiro, sia per studiare le migliori situazioni in cui tirare di volta in volta.
Una difesa più rocciosa

La maggiore difficoltà nei tiri è bilanciata da una difesa rivista e potenziata, molto più impattante sul gameplay e molto più efficace. Uno dei problemi principali di NBA 2K26 su cui gli utenti facevano leva era proprio il comparto difensivo, considerato troppo permissivo e debole nei confronti dell’attacco, col risultato di ottenere match dai punteggi irrealisticamente alti.
Visual Concepts ha ascoltato i feedback degli utenti e ha modificato questo aspetto. Ora difendere è una cosa più seria: piazzandosi nel modo corretto e impartendo i comandi al momento giusto si possono interrompere più efficacemente ripartenze, cambi di direzione e tentativi di penetrazione in area. A tal proposito sono stati aggiunti anche degli indicatori a colori che permettono di visionare la “qualità” dell’intervento difensivo e regolarsi di conseguenza, un po’ come già accade per i tiri. E’ stato introdotto inoltre un nuovo sistema di pressione sul portatore di palla che consente di sfruttare a piacimento l’intensità del contatto fisico, e anche i tentativi di palla rubata sono stati oggetto di cambiamenti da parte degli sviluppatori: ora è richiesta precisione assoluta nel premere il tasto al momento giusto, a differenza degli anni precedenti dove si tendeva ad affidarsi al caso premendo continuamente.
Nonostante il sistema non sia ancora perfetto – talvolta ci sono comunque capitate situazioni di totale inefficacia della difesa, seppur sporadiche – il risultato è un gameplay più bilanciato, in grado soprattutto di rendere giustizia alle stelle NBA note per le proprie abilità difensive come Wemby, Gobert o Holmgren.
Sfidare Jordan nei panni di un rookie: la novità di MyCAREER

Tra le numerose modalità che la serie NBA 2K ormai propone in pianta stabile, MyCAREER è forse quella che è riuscita a rapirci maggiormente. In particolare quest’anno, dove a fianco della classica storia annuale focalizzata sul proprio personaggio è stata aggiunta l’opzione MyCAREER Eras. Si tratta di una novità assoluta: per la prima volta il gioco permette di cimentarsi in prima persona in una delle epoche storiche della NBA, sfidando le leggende del passato come Bird, Magic, Jordan e Kobe, oppure Lebron e Curry nel periodo delle rispettive dinastie vincenti.
Una volta creato il proprio MyPLAYER e scelta una delle epoche, si viene catapultati all’interno del contesto nel modo più realistico possibile, dove le superstar del momento sono esattamente quelle che ci si aspetta. La cosa più divertente è che sarà possibile cambiare il corso degli eventi, ad esempio imponendosi come nuovo rivale n°1 della leggenda di turno o entrando a far parte di una dinastia già nota.
Tornando invece all’epoca moderna, la classica modalità Storia quest’anno si chiama Fire & Concrete e fa vestire i panni di MP, giovane promessa della high school che dovrà superare numerose difficoltà prima di arrivare in NBA. L’impalcatura è più o meno la stessa della storia precedente, con una durata però maggiore e con la novità che la posizione al Draft non è prefissata, bensì dipendente dalle prestazioni di MP. Altra novità riguarda la presenza costante – per tutto l’arco narrativo, fino alle Finals – di Trace Miller, amico del protagonista gestibile e personalizzabile in diversi modi: una presenza apprezzata se si considera che può essere comandato da un altro giocatore per partite in cooperativa, meno piacevole quando la sua gestione si palesa in modo obbligato durante il proseguimento della storia.
Le modalità di gioco, sempre un punto di forza

Uno dei punti forti della serie NBA 2K è rappresentato proprio dalle modalità di gioco, molto numerose sia per l’online sia per l’offline, e per NBA 2K27 gli sviluppatori non si sono tirati indietro. Oltre alla modalità MyCAREER già menzionata, che costituisce un punto d’incontro tra la componente multiplayer e quella single player, troviamo il consolidato ampio assortimento di modalità che rendono la serie una delle produzioni più complete tra i titoli sportivi, con alcune novità importanti (e alcune criticità purtroppo ancora presenti).
Partiamo dall’offline con l’imprescindibile MyNBA, ormai un vero e proprio universo a sé stante grazie alle numerose opzioni che mette a disposizione del giocatore. Le novità sono numerose, piccole ma significative. In primis l’introduzione del sistema GM Trust, che permette una gestione più realistica dei contatti con i giocatori da ingaggiare (e i rispettivi agenti), i quali potrebbero avanzare richieste e di conseguenza sviluppare aspettative sul proprio contratto. In secondo luogo un meccanismo di personalità dei giocatori, che ora vanno gestiti nel contesto dello spogliatoio, ma che soprattutto possono dar vita a Duo Dinamici oppure Big 3 a seconda dei propri trascorsi nella high school, generando bonus e potenziamenti. Sono stati poi introdotti gli scambi a 4 squadre e reintrodotti i contratti Eurostash per ingaggiare giocatori internazionali.
Una novità assoluta è rappresentata da MyNBA Legacy, una sorta di modalità RPG dove si assume contemporaneamente il controllo di un giocatore e della franchigia, con la possibilità di creare una vera e propria dinastia la cui durata può arrivare a 100 anni. Molto interessante il fatto che, al termine della carriera del primo giocatore scelto, si potrà prendere il controllo anche dei suoi discendenti.
Passando al multiplayer, come accennato poco sopra la creazione del MyPLAYER è il punto di snodo tra online e offline in particolare nella Città (The City), altra modalità che ha ricevuto nuovi innesti interessanti. Tra questi segnaliamo per la prima volta la possibilità di giocare con atlete femminili in coesistenza con personaggi maschili. 2K ha chiarito che la creazione di un personaggio maschio o femmina non influisce in alcun modo sulle specifiche, garantendo un gameplay sempre equo e dipendente soltanto dalle proprie skill.

Sono stati rivisti alcuni ambienti su suggerimento della community, tra cui The REC, The Theater e Ante-Up, è stato introdotto il Quartier Generale della propria crew, dove è possibile allenarsi e maturare punti esperienza, e il Casual Corner, modalità basata su partite 3vs3 o 5vs5 perfetta per chi vuole un inizio “soft” evitando i giocatori più esperti. Se all’inizio si viene accoppiati solo contro la CPU, all’avanzare delle partite si verrà inseriti sempre di più in squadre con altri giocatori veri, in un progresso graduale che favorisce l’apprendimento delle meccaniche anche ai neofiti.
C’è poi MyTEAM, spesso equiparato all’Ultimate Team di EA FC, anch’esso ormai presenza più che consolidata per il quale le novità sono numerose ma non troppo rilevanti, a parte una nuova gestione a rotazione delle modalità di gioco. MyTEAM resta tutt’ora un capitolo estremamente divisivo tra i giocatori: non solo perché è facile che si scavi un divario abissale tra chi gioca abitualmente e chi per poco tempo alla settimana, ma soprattutto perché il sistema di monetizzazione è sempre una presenza fin troppo costante.
Gli acquisti tramite VC e il Season Pass, utili per potenziare il MyPLAYER o la squadra per il MyTEAM, danno ancora l’impressione di donare un enorme vantaggio in termini di velocità di crescita: in altre parole, nonostante sia possibile comunque guadagnare VC e crescere solo giocando alle diverse modalità offerte, chi spende soldi veri ha sempre il vantaggio di migliorare molto più rapidamente, contribuendo a creare un grosso divario di skill. Per fortuna il gioco continua ad offrire numerose alternative che non rendono obbligatori gli acquisti in-game.
Il comparto tecnico
Tecnicamente parlando, su PS5 base NBA 2K27 si comporta molto bene, pur risultando pressoché identico all’edizione 2K26 almeno ad uno sguardo superficiale. I modelli dei giocatori sono quasi sempre realizzati in maniera eccelsa, e lo stesso si può dire degli stadi con tutto quello che ne consegue: illuminazione, effetti, giochi di luce sono resi bene e donano grande immersività. Idem per il comparto sonoro che, in abbinata alle qualità grafiche, restituisce sensazioni veramente ottime. Nulla da dire anche sul fronte delle prestazioni: il gioco gira sempre fluido.
Ci sentiamo però di segnalare che alcune animazioni nelle scene di intermezzo – ad esempio durante i timeout, o dopo un fischio per fallo in attesa dei tiri liberi – sono ancora imperfette e necessitano di un’ulteriore rifinitura. Talvolta infatti i giocatori sembrano muoversi ancora goffi e impacciati, con movimenti “a scatto” che male si sposano con l’eccellente realizzazione tecnica di tutto il resto.

Riassunto
Riassunto
NBA 2K27 riconferma la serie sviluppata da Visual Concepts come un punto di riferimento nel panorama dei videogiochi sportivi. L'ampio catalogo di modalità offerte sia online che offline, la profondità di ognuna di esse, la varietà di opzioni possibili e il comparto tecnico sono i punti forti di un titolo che, pur non differenziandosi troppo dal precedente, aggiunge comunque delle novità - una su tutte, la nuova difesa - molto apprezzabili. Rimangono ancora determinate problematiche già presenti nei capitoli precedenti: su tutte una presenza fin troppo forte delle microtransazioni (non indispensabili, ma molto facilitanti), un comparto multiplayer divisivo di conseguenza, e alcune animazioni che abbiamo trovato anacronistiche. Si tratta comunque di un gioco profondo, appagante e dimostrativo di come gli sviluppatori riescano ad accogliere le critiche della community, compiendo passi in avanti laddove i giocatori evidenziano le criticità.
Pro
Ancora oggi uno dei migliori titoli sportivi in circolazione per completezza, profondità e varietà Ottima la nuova difesa, finalmente più incisiva ProPLAY rifinito e ampliato MyCAREER Eras è una bella novità da non sottovalutareContro
VC e microtransazioni ancora abbastanza invadenti nel multiplayer, sia per i vantaggi offerti sia per come vengono presentati MyTEAM è divertente, ma resta divisivo Alcune animazioni negli intermezzi di gioco sono ancora goffe e scattose- Giudizio complessivo8.4
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