The French Dispatch: quando i dettagli fanno la storia – La Recensione

Di giangireds
5 Novembre 2021

The French Dispatch narra tre differenti storie relative ai più celebri racconti scritti da una piccola redazione francese di un giornale americano, nel corso del XX secolo. Il film, diretto da Wes Anderson, fa dei dettagli la sua forza maggiore: le tre vicende, nel complesso avvincenti e ben raccontate, vengono messe in risalto da una cornice affascinante e capace di mettere ordine al grande numero di eventi descritti. Prima di passare a un racconto più nello specifico del film, ricordiamo che The French Dispatch uscirà nelle sale italiane a partire dall’11 novembre.

Cucina, arte e cultura generale

Le tre storie, che si svolgono lungo tre differenti linee temporali, prendono ispirazione dagli articoli più di successo del French Dispatch, edizione europea del giornale americano Evening Sun di Liberty, nello Stato del Kansas. La redazione ha sede nella cittadina francese di Ennui-sur-Blasé, e si occupa di raccontare storie riguardanti l’arte, la moda, la cucina e la politica. Quando il direttore Arthur Howitzer Jr. muore, i redattori decidono di raccogliere i più celebri racconti del French Dispatch degli ultimi anni. Tra questi, troviamo la storia di un artista condannato al carcere, le vicende relate alle rivolte studentesche del ’68 e il caso di un bambino rapito. Nel cast, tra gli altri, troviamo Benicio del Toro, che interpreta l’artista Moses Rosenthaler, Frances McDormand (la scrittrice Lucinda Krementz), Timothée Chalamet (lo studente Zeffirelli) e Léa Seydoux (la guardia carceraria Simone).

I tre episodi non nascondono uno sfondo di intensa malinconia, ma durante il loro svolgimento proiettano lo sguardo dello spettatore su aspetti meno amari come il forte amore dimostrato da Moses nei confronti di Simone, nonostante le condizioni avverse, e la scintilla di passione presente nel giovane Zeffirelli, che si divide tra la scrittura e il desiderio di raggiungere la ragazza dei suoi sogni. Ogni singola inquadratura è un oceano di dettagli, contornato da un “filo di trama” che permette di mantenere gli occhi fissi sul tema centrale della vicenda. Non è infatti da escludere (anzi) la possibilità di dover rivedere più volte The French Dispatch per riuscire a cogliere ogni sottigliezza, inserita per far sì che i dettagli vadano a rivelare una storia nella storia.

Prima di ogni “capitolo” compare il nome che ne dà il titolo, a partire dal primo: “Il Capolavoro Concreto”. In questo episodio, vediamo come protagonisti Moses Rosenthaler, artista condannato all’ergastolo per doppio omicidio; Julian Cadazio, imprenditore ed evasore fiscale deciso ad acquistare un dipinto di Moses; Simone, guardia carceraria, musa e amante di Moses.

Il secondo episodio, “Revisioni a un Manifesto”, vede Timothée Chalamet nel ruolo del giovane studente Zeffirelli, il quale fa da protagonista all’interno della storia che racconta le rivolte studentesche nella Francia degli anni ’60. Al suo fianco, troviamo la giornalista Lucinda Krementz e Juliette, studentessa della quale Zeffirelli è fortemente innamorato.

Infine, la terza storia intitolata “La Sala da Pranzo Privata del Commissario di Polizia”, vede come protagonista Roebuck Wright (interpretato da Jeffrey Wright), il quale racconta la storia di una cena con il commissario della polizia di Ennui: il poliziotto/chef Nescaffier. La cena viene improvvisamente interrotta quando il figlio del commissario, Gigi, viene rapito e tenuto in ostaggio da una banda di criminali.

Una lettera d’amore andersoniana al giornalismo

Sin dal festival di Cannes della scorsa estate, occasione nella quale The French Dispatch è stato proiettato per la prima volta, la pellicola è stata definita come “una lettera d’amore al giornalismo”. Nella sua ultima produzione, il regista Wes Anderson ha messo tutto sé stesso per produrre il film più densamente vero che abbia mai fatto. In ogni singola scena, a colori o in bianco e nero, passata o futura, la volontà di raccontare resta sempre accesa e brillante, come nell’animo di un vero giornalista.

The French Dispatch è una pellicola estremamente gradevole, in grado di raccontare la sua storia tramite dettagli e parole che da cornice del quadro si trasformano nel quadro stesso, diventando arte allo stato puro. Per concludere, ricordiamo che il film sarà disponibile nelle sale italiane a partire dall’11 novembre. Buona visione!



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Ciao! Sono un ragazzo di 22 anni che fa cose, e a volte capita anche che queste siano buone. Altre un po' meno. Vabbè mi limiterò a dire che so fare la carbonara, come scrivono i ragazzi nella bio su Tinder.




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