I 10 videogiochi più deludenti del 2016

uagna videogame
Di Diego "Lanzia" Savoia
13 Dicembre 2016

Il 2016 sta volgendo al termine ed è dunque tempo di bilanci, come ogni anno. In un precedente articolo abbiamo voluto proporvi quelli che riteniamo essere stati i 10 migliori giochi rilasciati quest’anno, ma ci è sembrato doveroso esprimerci anche sul fronte opposto, proponendovi i 10 giochi più deludenti del 2016. Precisiamo che la lista, per quanto più oggettiva possibile, non è universale in quanto basata sui feedback degli utenti e sui voti della stampa internazionale: in generale andremo ad elencare quei titoli che hanno registrato riscontri positivi dall’annuncio fino a prima del lancio, ma che poi si sono rivelati deludenti su certi aspetti dopo l’uscita.

10. QUANTUM BREAK

All’ultimo posto di questa scalata verso il videogioco più deludente troviamo Quantum Break, forse l’unica grande esclusiva rilasciata durante il corso del 2016. Il titolo in sé promise molto bene prima del lancio, configurandosi come una grande esclusiva Microsoft in grado di contrastare la controparte Sony: purtroppo, però, i lievi problemi nella versione PC e soprattutto i risultati completamente insoddisfacenti per quanto riguarda le vendite negli Stati Uniti hanno segnato negativamente il gioco. In realtà la critica lo ha accolto in maniera piuttosto positiva: in sé non si tratta infatti di un pessimo gioco, in quanto troviamo una storia ben scritta e un buon gameplay, ma alcuni gravi difetti (non solo in campo grafico) hanno fatto sì che gli esiti fossero abbastanza negativi.

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9. FAR CRY PRIMAL

La serie Far Cry ha tentato un’innovazione con Primal, grazie ad un’ambientazione preistorica che vede protagonista la lotta tra l’uomo e l’animale in un vasto mondo. Se però da un lato troviamo una straordinaria cura per le missioni principali della storia, di certo non possiamo dire lo stesso parlando delle missioni secondarie, spesso ripetitive. La possibilità di addomesticare certi animali è una grande novità che però non è stata studiata a dovere, tanto da risultare estremamente semplificata. A tutto questo si aggiunge la totale mancanza di una modalità multigiocatore, una mancanza sentita in una saga del genere.

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8. DRAGON BALL XENOVERSE 2

Con il nuovo capitolo Bandai Namco e Dimps hanno preferito consolidare quello che era un progetto già esistente piuttosto che introdurre vere e proprie novità, ed è forse proprio questo che lo penalizza maggiormente. In Xenoverse 2 troviamo infatti un sistema di combattimento molto migliorato e il classico stile Dragon Ball che ha caratterizzato il precedente capitolo, ma per il resto non c’è nulla di nuovo: certo la scelta degli sviluppatori di non implementare grandi novità ha degli aspetti positivi, ma in questo caso non fornisce quella spinta in grado di rendere ottimo il gioco, con problemi di telecamera, mancanze nel roster e poca cura per i dettagli ambientali.

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7. HITMAN

I sei episodi rilasciati nel corso del 2016 sono stati caratterizzati sia da aspetti positivi che negativi, questo non possiamo negarlo: purtroppo, però, in generale i contenuti sono ben pochi specialmente poiché le missioni sono molto (troppo) simili tra di loro. Insomma, ciò che cambia tra un capitolo ed il successivo è principalmente l’ambientazione, ma le meccaniche rimangono circa le stesse. Se i primi capitoli ci hanno lasciato un po’ perplessi, però, c’è da dire che proseguendo qualcosa è migliorato, sebbene la trama rimanga sempre quasi inesistente e le mappe ben poco ispirate rispetto a quanto ci saremmo aspettati.

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6. STREET FIGHTER V

Con il quinto capitolo della saga picchiaduro più conosciuta, Capcom non ha fatto un figurone: l’ingresso nel mercato di Street Fighter V è stato infatti accompagnato da una pesante pioggia di critiche da parte dei giocatori. Benché a livello di gameplay e di roster il titolo sia stato valutato positivamente, le polemiche riguardano perlopiù l’aridità di contenuti, con una storia troppo breve e poche modalità di gioco: certamente la software house ha tentato di rimediare nei mesi successivi introducendo qualche contenuto in più, ma questo non è bastato a risollevare le vendite, ferme dalla primavera e soprattutto molto basse.

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5. MIRROR’S EDGE CATALYST

Il nuovo capitolo sviluppato da DICE si è fin da subito presentato in maniera positiva: ci troviamo di fronte ad una trama coinvolgente, aiutata dai numerosi flashback, che ci permette di capire di più sulla vita della protagonista ed i suoi conoscenti. Inoltre anche la rigiocabilità ha un valore molto alto, grazie agli infiniti collezionabili nascosti negli angoli più remoti della città di specchi: una città che, però, non è ai livelli della grafica next-gen impedendo perciò di trasformare un buon titolo in un ottimo titolo. Inoltre anche i combattimenti, seppur notevolmente migliorati nel sistema di movimento, diventano ben presto monotoni e ripetitivi. In generale Mirror’s Edge Catalyst è un gioco che ha soddisfatto, ma non come ci aspettavamo dagli annunci.

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4. ONE PIECE: BURNING BLOOD

Con questo titolo Bandai Namco ha provato a portare il mondo di One Piece nel genere dei piacchiaduro tridimensionali: ciò che ne è emerso dopo il lancio è che la software house è riuscita a porre le basi per futuri episodi, ma questo primo approccio non è stato certamente uno dei migliori. Burning Blood si configura infatti come un titolo fan-service, con un immenso roster (anche grazie ai DLC) e idee accattivanti, ma gli scontri diventano spesso frustranti, con personaggi dalle abilità sbilanciate di proposito in modo da caratterizzare i singoli. Insomma, un titolo che non ha convinto pienamente ma che, come abbiamo già detto, servirà da lezione agli sviluppatori per un possibile futuro capitolo.

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3. MAFIA III

Saliamo sul terzo gradino del podio (che non è motivo di vanto, in questo caso) con Mafia III: titolo dallo sviluppo travagliato, dato il passaggio da uno studio all’altro, è arrivato sul mercato con buone aspettative. La trama è sicuramente un punto a favore per il gioco (vista l’odissea dello sviluppo) in quanto intrattiene nel vero senso della parola, facendo comprendere tutti gli aspetti con un metodo particolare ma efficiente. La mancanza di filtri nella narrazione si è rivelata efficace, mentre l’open world si rivela ostico per quanto riguarda le missioni secondarie, ripetitive e spesso lunghe da portare a termine. L’intelligenza artificiale rovina in parte l’esperienza di gioco, e se a questa aggiungiamo i caricamenti della mappa e i numerosi problemi tecnici, capiamo che Mafia III non contiene quelle potenzialità che avevamo intravisto prima dell’uscita sul mercato.

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2. NO MAN’S SKY

Forse vi aspettavate questo titolo in prima posizione, vista la valanga di critiche al rilascio e il susseguirsi delle vicende post-lancio, in particolare il silenzio di Hello Games per settimane. No Man’s Sky era forse uno dei titoli più attesi di questo 2016: i numerosi trailer e le presentazioni hanno mostrato un gioco rivoluzionario, praticamente infinito ed estremamente interessante. In realtà l’accoglienza del pubblico è stata quasi totalmente negativa, con una descrizione del gioco come noioso, ripetitivo, non soddisfacente a livello grafico e di gameplay. Forse i giocatori non hanno compreso appieno il significato dell’indie, o forse non si era pronti ad un titolo del genere: sta di fatto che gli sviluppatori si sono chiusi nel silenzio per molto tempo fino a rilasciare, poche settimane fa, il Foundation Update. Questo ha posto le basi per il sistema di costruzione, introducendo diverse modalità e grande personalizzazione, tentando insomma di risollevare le sorti di un gioco partito decisamente con il piede sbagliato.

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1. HOMEFRONT: THE REVOLUTION

Eccoci arrivati in prima posizione, con un titolo che registra una valutazione Metacritic di 48/100 e un punteggio degli utenti di 3.7/10. Si tratta del secondo capitolo della serie, che dopo il fallimento di THQ è passato nelle mani di Deep Silver: lo sviluppo è stato quindi problematico, a cui si è aggiunta la volontà di creare uno sparatutto diverso dagli altri FPS in quanto ambientato in un open world. Questo mondo contiene numerose missioni secondarie e basi nemiche, ma il numero dei nemici è davvero sproporzionato, con aree zeppe di soldati e altre praticamente vuote. Un po’ di varietà è stata introdotta grazie all’aggiunta di qualche meccanica stealth e un sistema di personalizzazione studiato: questo non è però bastato a causa dei gravi problemi grafici anche dopo la patch al day-one. In conclusione, The Revolution sarebbe stato un buon titolo, ma a supportare la trama serviva un mondo di gioco più dettagliato e meglio organizzato, oltre ad una stabilità tecnica che è mancata già dai primi giorni.

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Appassionato di tutto ciò che riguarda la tecnologia, il suo interesse spazia in particolare nel mondo dei videogiochi e dell'informatica. Ama ogni genere videoludico, ma predilige i giochi d'azione e le avventure grafiche.




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