Ormai è chiaro a tutti: Square Enix ha deciso di riprendere fortemente in mano le briglie di Dragon Quest per cercare di catalizzare il più possibile l’attenzione del pubblico, sia esso formato da nostalgici o da neofiti del franchise. In poco meno di un anno, infatti, i giocatori hanno potuto mettere le mani su ben tre remake, componenti la tanto amata trilogia di Erdrick.
Vista la strada tracciata, gli appassionati non si sono certo stupiti quando l’editore giapponese ha svelato, pochi mesi fa, una nuova rivisitazione, questa volta dedicata al settimo episodio della serie. Ciononostante, in tale occasione la formula presentata è sensibilmente differente. Yūji Horii e compagnia hanno difatti optato per un rinnovamento estetico strutturale, discostandosi dal più conservativo HD-2D a cui ultimamente l’azienda ha abituato gli acquirenti.
Dragon Quest VII Reimagined è nato fin da subito con la volontà di fissare un nuovo standard per i remake della multinazionale nipponica, sia dal lato grafico che da quello delle meccaniche. Fortunatamente, tale scelta sembra aver convinto gli utenti, che hanno dimostrato nei vari commenti un apprezzamento tangibile per il nuovo corso di Dragon Quest (in attesa di sviluppi dell’ormai leggendario dodicesimo capitolo).
Sarà quindi riuscita questa ambiziosa missione del Drago? Scopriamolo insieme all’interno della nostra recensione!
Versione provata: PlayStation 5 Pro
Mondi frammentati
La storia di Dragon Quest VII si distingue per un tono sorprendentemente introspettivo e malinconico, rendendolo uno degli episodi più atipici e narrativamente ambiziosi della saga. Il titolo si apre su un mondo ridotto a una sola isola, i cui abitanti credono che nulla esista oltre il mare che li circonda; questa apparente normalità viene incrinata dalla scoperta di antiche rovine e di enigmatici frammenti di tavolette di pietra, che suggeriscono l’esistenza di un passato cancellato. Ricomponendo questi frammenti, il protagonista e i suoi compagni riportano letteralmente in vita continenti scomparsi, viaggiando nel tempo per assistere ai momenti più drammatici della loro storia.
Ogni nuova terra recuperata racconta una vicenda autonoma, spesso segnata da tragedie umane, inganni, fanatismi o scelte morali sbagliate, in cui la minaccia demoniaca agisce più come catalizzatore che come causa primaria del male. In questo mosaico, il gioco rinuncia a una progressione epica immediata per privilegiare un accumulo lento e deliberato di storie, che costruiscono gradualmente il tema centrale della perdita e della responsabilità.
Solo nelle fasi avanzate emerge con chiarezza un conflitto più ampio, che lega insieme i destini dei vari mondi e restituisce un senso di unità all’esperienza. Il risultato è una trama profondamente evocativa, che premia la perseveranza del giocatore e trasforma Dragon Quest VII in un racconto sulla ricostruzione di un mondo spezzato, più che in una semplice avventura eroica. Ciononostante, in questa versione rinnovata Square Enix ha scelto di “alleggerire” leggermente il canovaccio narrativo, rendendo la sequenza delle vicende differente rispetto all’opera originale, anche se va comunque ammesso che la parte iniziale richiede un po’ di pazienza. I numerosi dialoghi, necessari per apprendere le singole vicende di ogni porzione di continente, potrebbero infatti scoraggiare il pubblico più frenetico, ma l’investimento temporale iniziale viene poi ripagato abbondantemente nello sviluppo futuro (anche se qualche sezione di viaggio dal punto A al punto B poteva comunque essere evitata per snellire ulteriormente la progressione).
Reimmaginare il gameplay
Se sul fronte narrativo la strada era difficilmente modificabile, il discorso prende una piega completamente diversa se spostato sul tema del gameplay. HexaDrive ha difatti voluto investire molto sull’ammodernamento delle meccaniche, in modo da proporre un prodotto fedele ma allo stesso tempo attuale. Certo, ci troviamo sempre davanti a un RPG a turni in cui si visitano villaggi e dungeon pieni zeppi di mostri e boss fight, ma la cornice che circonda tale routine è stata studiata in maniera certosina.
La prima novità riguarda la fine degli ormai amati/odiati incontri casuali (tranne piccole eccezioni, come le sezioni in nave). Dragon Quest VII Reimagined propone gli avversari visibili direttamente sul percorso, in modo da dare all’utente la possibilità di affrontarli o meno grazie all’ausilio di sapienti dribbling. Al contempo, la grande mole di opzioni dedicate all’accessibilità è encomiabile. Dalla possibilità di personalizzare il tasso di esperienza e oro guadagnati, fino al volume di danni subiti e inflitti, per poi giungere alla velocità delle battaglie e al viaggio rapido disponibile fin dalle prime battute, l’attenzione dimostrata dal team di sviluppo su questi aspetti permette al titolo di essere goduto da chiunque.
Il discorso appena fatto vale anche per la telecamera, che qui ha un ruolo centrale. La visuale dall’alto è infatti, al pari del prodotto targato 2000, completamente regolabile in senso orizzontale, permettendo di ruotare il punto di vista per scorgere tutti i segreti disseminati nelle cittadine e nei dungeon. Durante l’esplorazione del continente tale meccanica perde leggermente di mordente data la connotazione geografica, ma viene ampiamente compensata da mezzi di trasporto che, per ovvi motivi, non approfondiremo in questa analisi.
Come in Dragon Quest 3 (qui la nostra recensione del remake), anche in questo capitolo sono presenti numerose Vocazioni, ossia specializzazioni utili per apprendere potenti abilità ed incantesimi utili per debellare la foltissima schiera nemica. Inizialmente disponibili in numero limitato, queste andranno ad arricchirsi mano a mano che si accumulerà esperienza, offrendo una scelta stratificata ed appagante. Ne deriva quindi un party malleabile e capace di offrire una varietà di approccio costante, vista la possibilità di modificare in qualsiasi momento membro e relativa classe.
L’esplorazione è, come da tradizione, il centro nevralgico dell’attività di gioco. Anche in questa produzione non mancano molteplici villaggi e cittadine di stampo medievale intervallati da sotterranei oscuri ed imponenti torri. Il level design è tuttavia migliore rispetto alle precedenti interazioni in HD-2D: non capita mai di perdersi o di smarrire la via del progresso, grazie anche alle ottime mappe consultabili in qualsiasi momento ed ai consigli dei compagni, richiamabili premendo un tasto. Per quanto riguarda tuttavia i dungeon, essi presentano più o meno un elemento comune. Ogni ambiente è strutturato come un dedalo su più livelli, al cui interno si trovano numerosi forzieri e un unico percorso principale da seguire. Di conseguenza, lo sviluppo geografico risulta quasi interamente verticale ma, come detto poco sopra, più apprezzabile della trilogia di Erdrick.
Si pARTE da qui
Dal primo frame del trailer d’annuncio, il pubblico ha potuto notare il cambio di passo di Square Enix per quanto concerne il rinnovamento estetico di Dragon Quest VII Reimagined. Considerato che il tutto è quasi totalmente soggettivo, ci sentiamo di promuovere senza troppi dubbi il nuovo corso artistico adottato dal team giapponese. Lo stile “pupazzoso” dei personaggi si incastra in maniera congrua nel mondo e nello stile del franchise, trasmettendo nitidamente il motivo fiabesco che da sempre ne ha tessuto le fila.
Al contempo, anche il lato sonoro si conferma come uno degli ambiti più coinvolgenti del franchise, con le delicate ma accattivanti melodie in stile classico che accompagnano viaggi e battaglie. Come spesso accade tuttavia, qualche traccia in più non avrebbe sicuramente guastato, visto l’ampio catalogo audio che Dragon Quest annovera. Apprezzabile invece l’ampio doppiaggio (inglese e giapponese) presente, il quale contribuisce ad immergere l’utente nelle vicende a schermo.
Ultimo, ma non meno importante aspetto riguarda infine il comparto tecnico, che si può tranquillamente definire ineccepibile. La nuova veste del titolo nipponico risponde bene in tutte le situazioni proposte, garantendo sempre fluidità e velocità di prim’ordine per tutte le decine e decine di ore necessarie per raggiungere i titoli di coda (ed ancora di più per scoprire ogni singolo segreto disseminato nel vasto continente di gioco).

Riassunto
Riassunto
Dragon Quest VII Reimagined è un ottimo punto di ripartenza per l'IP di Square Enix. Il lavoro svolto da HexaDrive convince in quasi tutti gli aspetti, grazie ad un'estetica rinnovata e accattivante, e ad una personalizzazione dell'esperienza pressoché totale. Gli unici rammarichi sono rappresentati da alcune sezioni eccessivamente prolisse e dalla colonna sonora che verso la fine dell'avventura diventa leggermente ripetitiva. Ciononostante, la nuova fatica della casa giapponese è un acquisto obbligato per gli amanti del franchise e fortemente consigliato per tutti gli appassionati di giochi di ruolo a turni.
Pro
Avventura longeva e accattivante... Artisticamente sublime Accessibile e personalizzabileContro
...nonostante alcune sezioni siano pesantucce Colonna sonora scarna- Valutazione8.5



Scrivi un commento