Icarus | Recensione

8

Dopo quattro anni di maturazione e uno sviluppo continuo a episodi, che hanno trasformato il titolo da un extraction-survival a un survival puro e crudo, Icarus è finalmente pronto a fare il suo debutto su console.

Nato dallo studio neozelandese RocketWerkz, il progetto è guidato da Dean Hall, ex membro di Bohemia Interactive e mente creativa dietro Arma, oltre che del celebre DayZ, uno dei survival più iconici della storia. Sarà riuscito Hall, forte della sua esperienza nel genere, a imporsi nuovamente creando un nuovo punto di riferimento per il settore? Icarus è davvero il survival definitivo?

Versione provata PS5 Standard

Noi siamo i Prospector – Il labirinto dell’avidità umana

C’era un tempo in cui Icarus doveva rappresentare la “Seconda Terra”, l’apice dell’ingegneria e della terraformazione umana. Poi, il disastro: l’aria si è fatta tossica, la fauna feroce e il clima un nemico spietato, ma dove l’umanità ha fallito, il profitto ha trovato un varco sotto forma di materie esotiche, le più rare dell’universo. È qui che entrano in gioco i Prospector, cercatori disposti a sfidare la morte in terre maledette pur di strappare al pianeta le sue ricchezze.

Il nome stesso è un chiaro rimando al mito di Icaro, che morì spingendosi troppo in là verso il sole, allo stesso modo, gli uomini, nel tentativo di ricreare la Terra su Icarus, hanno trovato solo distruzione.

Questo incipit delinea un contesto solido che permette di comprendere le forze che muovono il mondo di gioco. Tuttavia, la trama rimane di fatto un pretesto per dare il via all’azione, una cornice necessaria a giustificare l’inizio del nostro viaggio. Nonostante l’assenza di un arco narrativo strutturato, caratteristica comune alla maggior parte dei survival, l’idea di base è efficace e si sposa coerentemente con l’estetica e le meccaniche di gameplay, riuscendo a dare un senso logico a ogni nostra azione sulla superficie del pianeta.

Un survival puro e crudo – Costruire ali di cera: un mondo che non perdona

La zona fluviale di Olimpus

Icarus si presenta come un mondo ostile, dove il gameplay è sfaccettato e non lascia spazio all’improvvisazione. È un survival “puro e crudo”, caratterizzato da una progressione lenta che non concede sconti, tra predatori feroci pronti a tendere agguati e un ambiente implacabile, ogni passo va pianificato.

La vera particolarità del titolo risiede negli eventi climatici, che costringeranno il giocatore a fronteggiare improvvise tempeste in grado di compromettere seriamente l’intera missione. Per sopravvivere è fondamentale trovare riparo all’interno delle proprie costruzioni, sotto la fitta vegetazione, che però attutisce solo l’esposizione agli elementi, oppure nelle profondità delle caverne. Queste ultime, tuttavia, nascondono l’insidia della “nausea da caverna”, un malus debilitante che colpisce chi vi si rifugia troppo a lungo. Il pericolo degli eventi climatici non minaccia solo l’incolumità del Prospector, ma anche l’integrità delle strutture stesse, che possono essere danneggiate o spazzate via a seconda dell’intensità del fenomeno, facendo perdere ore intere di farming in pochi minuti.

Le perturbazioni seguono tre livelli di allerta (verde, giallo e rosso) e mutano radicalmente in base al bioma: affronteremo tempeste di sabbia nel deserto, bufere di neve nelle aree polari e piogge torrenziali nelle valli pluviali. Questo ecosistema meteorologico rappresenta senza dubbio una delle vette della produzione, capace di generare una tensione palpabile non appena scatta l’avviso di un cataclisma imminente, inoltre gli eventi atmosferici agiranno sul mondo di gioco, il quale brilla per dettagli dinamici che rendono la natura viva e imprevedibile, le forti raffiche di vento possono abbattere gli alberi, mentre i fulmini scagliati dal cielo sono in grado di innescare devastanti incendi boschivi.

Alberi in fiamme dopo essere stati colpiti da un fulmine.

Un aspetto divisivo, che piacerà a seconda dei gusti, è la lentezza della progressione, specialmente nelle prime ore, dedicate quasi interamente al farming di materiali base. Il sistema di crescita si divide infatti in due percorsi distinti e complementari: l’Albero dei Progetti, dove si spendono punti per sbloccare nuove ricette di crafting, e l’Albero delle Abilità, nel quale si investono punti per specializzare il proprio personaggio in base allo stile di gioco

Per sbloccare i vari rami di questi alberi di progressione bisognerà compiere azioni di sopravvivenza, come tagliare alberi, raccogliere materiali o cacciare, accumulando così i classici punti esperienza necessari per riempire la barra di livello. Una nota importante sullo sviluppo del personaggio riguarda l’impossibilità di sbloccare tutte le competenze presenti, questa scelta di design è pensata per incentivare la cooperazione in multiplayer, spingendo i membri del party a specializzarsi in ruoli differenti. Tuttavia, per chi preferisce affrontare Icarus da solo, gli sviluppatori hanno inserito un albero delle abilità aggiuntivo ed esclusivo per la modalità in singolo, bilanciato appositamente per facilitare il gameplay in solitaria.

Il personaggio creato è persistente e può essere utilizzato in più mondi, conservando ogni abilità o progetto riscattato. L’esperienza è arricchita da un’ottima guida in-game che assiste nel crafting e fornisce descrizioni sulla lore. Oltre ai classici indicatori di fame, sete e ossigeno, dovremo monitorare costantemente la barra del calore per sopravvivere ai climi rigidi, contrastabili solo tramite armature specifiche.

Il titolo mette a disposizione tre diverse modalità per affrontare l’ostilità del pianeta. Si parte con l’Open World, la formula classica in cui stabilirsi permanentemente e creare la propria avventura, dalla quale è comunque possibile avviare e affrontare incarichi specifici tramite la costruzione di un’apposita stazione di ricerca. A questa si affianca la modalità Missioni, un’esperienza in puro stile extraction-survival con obiettivi predefiniti all’interno di mappe a tempo limitato, che rappresenta la vera anima originale con cui il gioco è nato quattro anni fa. Infine, chiude l’offerta la variante Sandbox: un approccio dedicato esclusivamente alla creatività, dove ogni minaccia viene annullata per permettere al giocatore di costruire e sperimentare in totale relax.

A sbarrarci il cammino non mancano inoltre i Boss, nemici unici che si potranno affrontare solo quando il giocatore sarà abbastanza forte per contrastarli. Infine, proprio come ci si prepara a un volo insidioso, prima di ogni discesa in superficie è possibile equipaggiare dei vantaggi iniziali, come oggetti o bonus specifici, sbloccabili investendo le ricompense ottenute nelle missioni precedenti.

Verme delle sabbie, uno dei nemici più temibili all’interno del gioco

Quando la cera si scioglie: cali di quota e sbavature

Il comparto tecnico è purtroppo l’aspetto meno rifinito della produzione, prestando il fianco a diverse criticità. Si riscontrano elevati cali di frame rate, particolarmente evidenti nei primi dieci minuti di ogni partita, durante i quali il mondo di gioco sembra quasi “congelato” e privo di vita e nella versione da noi provata, queste instabilità si sono verificate con frequenza, minando la fluidità generale dell’avventura.

A questo si aggiungono numerosi bug grafici e un sistema di animazioni per le creature che appare ancora grezzo e poco convincente, un fattore che spezza inevitabilmente l’immersività del giocatore, tuttavia, il problema principale risiede nei menu che sono buggati, macchinosi e lenti. Sebbene questi difetti strutturali dell’interfaccia e la stabilità generale possano essere risolti, in alcuni casi sono già sotto la lente degli sviluppatori in vista di future patch, altri invece per intervenire sarà decisamente più complesso come la fluidità delle animazioni degli esseri viventi e sulla reattività generale del mondo di gioco.

Nonostante queste ombre, non mancano di certo i punti di forza, come la gestione della fisica ambientale: ogni costruzione deve rispettare criteri strutturali precisi, se, ad esempio, decidete di erigere un ponte, dovrete assicurarvi di posizionare i giusti sostegni, pena il vederlo crollare rovinosamente sotto il proprio peso.

Il fascino del sole, il terrore dell’abisso

Il comparto artistico di Icarus è un continuo gioco tra luci e ombre. Partendo dai pregi, il sound design è gestito ottimamente: i suoni ambientali sono immersivi e la colonna sonora accompagna l’esperienza con temi capaci di alimentare l’ansia nei momenti più concitati.

L’arma a doppio taglio della produzione è il bestiario che da un lato presenta creature estremamente caratterizzate, che mostrano mutazioni affascinanti dovute al processo di terraformazione, le quali si amalgamano perfettamente con l’immaginario sci-fi, rappresentando un’ottima sorpresa al giocatore. Dall’altro lato, però, troviamo creature che mancano della stessa profondità come la presenza di semplici animali terrestri, come i lupi, in un mondo così esotico produce un effetto quasi destabilizzante.

Sebbene a livello di concept la convivenza tra specie terrestri e aliene possa avere un senso, in un ecosistema così particolare sarebbe stato preferibile evitare modelli troppo ordinari, che smorzano il senso di meraviglia. Nonostante questa mancanza di coerenza stilistica in alcuni passaggi, va comunque sottolineato che il bestiario è decisamente numeroso e variegato.

Il prezzo della tracotanza

In definitiva, Icarus è un titolo che, al netto dei necessari compromessi tecnici e dei gusti personali sulla lentezza della progressione, riesce a restituire sensazioni forti e un gameplay loop estremamente solido. La capacità del gioco di tenere incollati allo schermo per ore è innegabile e l’ansia che scaturisce dall’esplorazione ignota e la tensione durante le incursioni dei predatori rappresentano il fiore all’occhiello dell’esperienza. È un titolo che si rivolge senza mezzi termini ai veterani dei survival, mentre potrebbe risultare eccessivamente punitivo per i novizi del genere.

In fondo, il gioco di RocketWerkz ci ricorda costantemente il monito del mito classico da cui prende il nome. Proprio come Icaro, che ignorò i limiti umani spingendosi troppo vicino al sole per poi precipitare, il giocatore è chiamato a sfidare la propria tracotanza: su questo pianeta, l’ambizione di ricchezza deve sempre fare i conti con la fragilità della propria vita. Se non saprete rispettare i confini imposti dalla natura di Icarus, il prezzo da pagare sarà, inevitabilmente, una caduta rovinosa.

6.8
Review Overview
Riassunto

Icarus sbarca su console e mette subito le cose in chiaro: scordatevi le passeggiate rilassanti, un survival firmato Dean Hall con un gameplay loop magnetico ma spietato, dove tempeste devastanti e predatori feroci vi terranno sempre sul chi va là. Pianificare ogni mossa per sopravvivere all'inesorabile fisica ambientale vi regalerà un'adrenalina impareggiabile. Tuttavia, preparatevi a lottare anche contro un comparto tecnico ancora claudicante: cali di frame evidenti, menu macchinosi e un farming iniziale davvero lento rischiano di far sciogliere le vostre ali di cera prima del tempo. Al netto di queste sbavature e di un bestiario a tratti incoerente, Icarus resta un'esperienza hardcore affascinante, consigliata senza riserve ai veterani del genere, invece i novizi sono avvisati: la caduta potrebbe essere rovinosa.

Pro
Gameplay altamente stimolante, sfaccettato e che tiene sempre sulle spine... Bestiario molto ricco e ben caratterizzato... Eventi climatici riusciti che interagiscono bene con l'ambiente
Contro
...progressione molto lenta che non è fatto per tutti ...ma non per tutti gli animali Il comparto tecnico da numerosi colpi di tosse soprattutto nelle fasi iniziali Menu molto macchinosi che si bloccano costantemente Le animazioni rozze smorzano l'atmosfera generale del titolo
  • Giudizio complessivo6.8
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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