Una bottega, un calderone che borbotta e un via vai di clienti… Potion Shop Simulator punta tutto sul fascino della routine artigianale, quella che ti fa perdere la cognizione del tempo tra una miscela e l’altra. Ma dietro l’aspetto cozy si nasconde un gestionale più tosto del previsto, dove l’economia del villaggio e le scelte di giornata possono fare la differenza.
Versione provata: PC
Un gestionale di bottega, tra alchimia e routine
Dopo il “diploma” a Wizard U, apriamo la nostra bottega ai margini del regno e iniziamo a costruire reputazione una pozione alla volta. La formula è semplice ma efficace: raccogli ingredienti, sperimenta combinazioni basate sui quattro elementi (Fuoco, Acqua, Aria, Terra), vendi, reinvesti e torna al calderone. Il ritmo lo dettano il mercato e gli orari di punta: tra ispezioni, tendenze di prezzo e il mercante itinerante, la giornata raramente scorre identica alla precedente.
La componente gestionale è concreta: puoi vendere “a prezzo pieno” o rischiare col contrattare per strappare qualche moneta in più, sapendo che sbagliare significa svendere. In parallelo, la cittadina offre quest secondarie e richieste specifiche di una clientela variegata (mostri “amichevoli” inclusi), che spingono a creare ricette mirate.
I guadagni servono per ampliare e rifinire la bottega: strumenti più efficienti, arredi e decorazioni che migliorano produttività e afflusso, fino al giardino dove coltivare le piante base. Avanzando, entrano in scena aiutanti/automatismi che sbrigano mansioni ripetitive (mescolare, macinare, cassa, pulizie), liberandoci tempo per le attività “di fino”. È qui che il loop trova la sua dimensione migliore: quando smetti di rincorrere i compiti e inizi a orchestrare l’intera fabbrica di pozioni.
La cooperativa online (fino a 4 giocatori) cambia la musica. Dividere i ruoli – chi cura il giardino, chi assembla, chi serve al banco – fa impennare il ritmo e riduce la sensazione di grind. Resta qualche inciampo “di rete” e qualche imprecisione di sincronizzazione nelle sessioni affollate, ma quando fila, gestire la bottega in squadra è la versione più brillante dell’esperienza.
Stile e tecnica: cozy, ma non banale
Direzione artistica cartoon pulita e leggibile, interfaccia essenziale, colonna sonora medioevale rilassante: il pacchetto audiovisivo sostiene bene sessioni lunghe senza affaticare. L’italiano è supportato nell’interfaccia e nei sottotitoli; la localizzazione è chiara e non inficia l’immediatezza.
In termini di resa visiva, i colori caldi e le animazioni semplici ma espressive contribuiscono a creare un’atmosfera accogliente, perfetta per chi ama i gestionali rilassanti. Anche i dettagli ambientali, come i piccoli movimenti degli NPC o gli effetti di luce sul calderone e ambientali, riescono a dare la giusta vitalità al quadro senza strafare. La colonna sonora accompagna con brani discreti, mai invadenti, che sanno alternarsi tra momenti più frenetici e fasi di routine lenta.
Sul fronte design, la progressione può risultare lenta nelle prime ore, con sblocchi e ricette che richiedono costanza. La ripetitività affiora verso le 8–10 ore se si gioca in solitaria senza sfruttare automatismi o co-op. Nulla di drammatico per chi ama la ritualità cozy, ma chi cerca sorprese continue potrebbe avvertire cali di motivazione. Un pizzico di varietà aggiuntiva negli ambienti o negli eventi del villaggio avrebbe reso l’esperienza ancora più dinamica e memorabile.
Qualche problemino di troppo
Sebbene Potion Shop Simulator abbia una base solida e divertente, non mancano alcune ombre. In particolare, si segnalano bug sporadici e piccoli inciampi tecnici che, pur non compromettendo l’esperienza, talvolta spezzano il ritmo e costringono a un riavvio veloce. Nulla di grave, ma la fluidità generale potrebbe inficiarne.
Un altro limite riguarda la scarsa interazione con il villaggio: le location extra sono ridotte a pochi punti chiave e non esiste una reale quotidianità con gli NPC. Chi si aspettava di esplorare liberamente le strade o di stringere rapporti più dinamici con gli abitanti potrebbe restare deluso.
Collegato a questo, manca una vera componente di esplorazione: non ci sono segreti da scoprire, piante rare da raccogliere in giro o eventi ambientali capaci di sorprendere. Tutto ruota attorno alla bottega e ai venditori esterni, mantenendo l’esperienza più concentrata ma meno varia.
Infine, il sistema di upgrade rischia di esaurirsi in fretta: dopo una decina di ore si possono raggiungere i potenziamenti principali, togliendo mordente alla progressione. Una maggiore varietà di strumenti, decorazioni e funzioni a lungo termine avrebbe dato più motivazione a continuare.
Nonostante ciò, le basi restano ottime: con future patch e aggiornamenti, gli sviluppatori hanno ampi margini per arricchire contenuti e migliorare la stabilità, trasformando il titolo in un gestionale ancora più completo.
Buona alchimia!

Riassunto
Riassunto
Potion Shop Simulator riesce dove conta: ti fa sentire un alchimista-bottegaio. Il mix tra sperimentazione, vendita e gestione funziona, la cittadina dona vita al contorno con eventi e richieste, e la co-op accende il ritmo. Dall’altra parte, storia e missioni restano al servizio del loop più che guidarlo, e la progressione iniziale non sempre premia la curiosità immediatamente. Se amate i gestionali “di mestiere”, a base di piccoli miglioramenti quotidiani, qui c’è sostanza. Se invece cercaste una campagna dal taglio narrativo forte o un’evoluzione rapida del gameplay, potrebbe sembrarvi fin troppo compassato.
Pro
Loop gestionale solido e rilassante Ottima modalità cooperativa Automazione e upgrade che sbloccano il “vero” flow Direzione artistica pulita, UI leggibileContro
Progressione iniziale un po’ lenta Ripetitività in solitaria dopo diverse ore Poca interazione con l’ambiente Upgrade limitati sul lungo periodo Qualche difetto tecnico- Giudizio Complessivo6.2
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