[Recensione] Assassin’s Creed: Valhalla – Vivi come un vero vichingo

Di Marco "Connor" Corazza
9 Novembre 2020

Siamo arrivati al fatidico giorno, oggi parliamo dell’attesissimo nuovo capitolo di Assassin’s Creed: Valhalla. Il gioco ha fatto parlare di sé e finalmente possiamo raccontarvi le nostre impressioni definitive su quello che promette di essere un titolo di svolta per la saga targata Ubisoft.

Assassin’s Creed trova nuovamente posto sugli scaffali dopo due anni dal molto discusso Odyssey e introduce, per la prima volta, un’ambientazione vichinga di grande impatto; il gioco infatti viene ambientato nel 9° secolo d.c., durante la guerra tra Inghilterra (ancora divisa nei 4 stati di Northumbria, Mercia, Anglia orientale e Wessex e governata da Alfredo il Grande) la Grande armata danese, una coalizione di guerrieri norreni guidata, nel titolo, dal nostro protagonista Eivor.

La storia sta per subire bruschi cambiamenti, Occulti e Ordine degli Antichi continuano l’infinita battaglia cominciata secoli prima e tutto ruota attorno a conquiste e assedi per il dominio del territorio Inglese.
Assassin’s Creed: Valhalla sarà riuscito nell’intento di riportarci nel vivo della saga? Scopriamolo insieme.

Versione provata: PS4

UN VERO VICHINGO, UN VERO GUERRIERO

Iniziamo immediatamente con un’introduzione al periodo storico: i vichinghi inizialmente sono stabiliti in Norvegia (motivo per cui vengono ricordati come “norreni”), si dividono in clan, in base al simbolo che li contraddistingue e occupano una certa terra.
Le conquiste permettono ai villaggi di sopravvivere e prosperare, ma per fare bottino e acquisire una sicurezza maggiore molti di loro decidono di emigrare in Inghilterra, cosicché le razzie consentano di espandersi e fortificarsi.

La nostra storia comincia nel villaggio presieduto dal clan del Corvo, in cui Eivor (selezionabile come uomo o donna a piacere, scelta indifferente per la trama) e la sua famiglia vivono tra scontri e festeggiamenti finché non vengono attaccati, molti perdono la vita a causa di un traditore e ciò scatenerà nel nostro protagonista un senso di vendetta mista a volontà di un riscatto dell’onore perduto; una preda dietro l’altra, arriveremo a conoscere una storia celata dietro anni di storia e in attesa di essere rivelata.

La storyline principale si è rivelata essere molto avvincente, non richiedendo tra l’altro un numero eccessivo di ore per essere completata, essendo stata rimossa la restrittiva struttura dei livelli, cosa che rallentava di molto l’avanzamento, e perciò sarà permesso al giocatore di prendersi del “tempo libero” per esplorare il mondo di gioco e prendendo parte alle attività messe a disposizione per immergersi nell’era vichinga, uno degli aspetti migliori del gioco.

Oltre a fabbri e NPC che ci daranno missioni a ricompense, potremo incrementare il nostro livello di carisma sfidando alcuni di questi al flyting (canzonatura, in italiano), ossia una battaglia a colpi di rime e insulti in cui lo scopo sarà quello di sconfiggere l’avversario a parole; è un’idea molto carina e resa bene, livellando il carisma sbloccheremo linee di dialogo extra anche durante le missioni principali e quindi si rivela anche utile.

Non finiscono qui le sfide: minigiochi molto divertenti sono anche la gara di bevute in cui, tramite un quicktime event e contro un avversario, dovremo bere per primi 3 corni riempiti di birra e l’Orlog, un gioco a due con 6 dadi a testa in cui ogni faccia può fare danno al nemico o rubare punti; oltre a ciò, la personalizzazione sarà un altro obiettivo per molti e avverrà tramite i tatuaggi (molto importanti nei popoli norreni) che sbloccheremo aumentando di livello il villaggio o tramite secondarie.

Le cose da fare insomma non mancano mai in Valhalla, tutte le attività opzionali e le missioni della storia faticano ad annoiare il giocatore; trama, colpi di scena, obiettivi e giochi ci permettono di promuovere a pieni voti questa parte del neo arrivato in casa Ubisoft.

LA SECONDA FINE DEL MONDO

Durante Assassin’s Creed Odyssey ci siamo lasciati con grandi rivelazioni (Seguono grossi spoiler!) riguardanti la città perduta di Atlantide e con il recupero da parte della protagonista Layla del bastone di Ermete Trismegisto a questo misterioso luogo, avendo inoltre un contatto diretto con il personaggio interpretato durante la simulazione nell’Animus e un breve incontro con l’agente templare Otso Berg, riuscendo infine a fuggire assieme a Shawn, Rebecca e gli altri membri della confraternita degli Assassini.

Ora ci troviamo in Nord America, vicino alla tomba di Eivor, e il destino di Layla deve iniziare a compiersi; ci troviamo in un momento molto familiare, a seguito della liberazione di Giunone alla fine di Assassin’s Creed 3 e una serie di avvenimenti degli ultimi anni, si rischia una nuova fine del mondo simile a quella sventata nel 2012 da Desmond; particolari indizi poi su cosa è successo nel periodo di vuoto tra Odyssey e Valhalla si possono ritrovare nei documenti della protagonista, come le mail inviate e ricevute, reperibili sul computer, o gli oggetti disseminati nel rifugio.

Layla Hassan ha subito una crescita enorme nel corso degli ultimi anni, dal lontano 2006 si è guadagnata un lavoro all’Abstergo nel programma sperimentale dell’Animus ed è stata tradita dalla stessa a causa delle sue iniziative e delle violazioni di procedure, cose che hanno portato alla morte dell’amica Deanna e all’alleanza con la confraternita degli Assassini dopo l’incontro con William Miles che l’ha accolta senza esitazione.

Un percorso burrascoso ma che ha scatenato l’evoluzione progressiva del personaggio, facendolo apprezzare dai giocatori rimasti scettici dopo le scelte prese negli ultimi anni, specialmente dopo la morte di Desmond nell’amato/odiato capitolo di 8 anni fa.

Certamente c’è del lavoro da fare e la battaglia tra Assassini e Templari forse non avrà mai fine, ma il viaggio che abbiamo percorso in tutti i capitoli della serie è stato capace di adattarsi alle esigenze e richieste del grande pubblico, la nuova protagonista è carismatica abbastanza da farsi voler bene e permette anche ai più nostalgici di seguire una trama che tiene ancora attaccati allo schermo, sperando di sapere l’epilogo di questo grande disegno.

MIGLIORAMENTI SU OGNI FRONTE

Le migliorie sono tante e decisamente mirate ad evolvere l’esperienza di gioco a un livello superiore, introducendo minigiochi, di cui abbiamo già parlato, e legando il tutto con un gameplay equilibrato e per nulla semplice, musiche azzeccate al periodo storico e, soprattutto, le tanto amate funzionalità stealth che tornano in chiave decisamente rivisitata.
Andando per ordine, iniziamo parlando di cosa ci troveremo di fronte appena avviata la schermata del titolo: selezionando “Nuova Partita” potremo scegliere, come negli ultimi capitoli, la difficoltà che stavolta sarà divisa tra difficoltà dei combattimenti, della furtività e della caccia.

In base alle scelte che faremo, varierà la tipologia di avventura che affronteremo (in termini di semplicità o meno del gioco), così come vita dei nemici e potenza delle nostre armi, il tutto fatto per concedere un livello di difficoltà, per i temerari, e grande accuratezza dell’indice di difficoltà andando a correggere i problemi di quest’ultima negli scorsi giochi della serie, spesso non in linea con quella scelta.

Il gameplay e i combattimenti risultano mutati in meglio, ma senza stravolgere quello che era il sistema di Origins e Odyssey, torna la funzionalità dello scudo e integrata in maniera impeccabile, parando senza problemi particolari e, con buon timing, permette di fare una parata perfetta che sbilancia gli avversari.
L’ascia d’altro canto è un gigantesco punto a favore: il danno è equilibrato e anche con pochi potenziamenti consente di tener testa a nemici molto forti, stessa storia per l’arco, che ha un danno elevato ed è facile da usare in concatenazione con attacchi normali.
Le armi dunque, così come le armature, sono migliorabili presso il fabbro e ulteriormente potenziabili dal menu dell’inventario in qualunque momento e, facendo ciò, potremo incastonare le rune accumulate nell’avventura sul nostro equipaggiamento.

Un punto su cui Ubisoft ha puntato molto nelle campagne pubblicitarie sono gli assedi agli accampamenti, ossia delle razzie organizzate in monasteri o villaggi per l’acquisizione di lingotti e risorse per il nostro campo.
Potremo fare questo arrivando direttamente in barca e suonando il corno di battaglia per dar via all’attacco; alla fine di tutto poi, tornando a casa, avremo la facoltà di utilizzare il bottino per costruire edifici e aumentare il livello dell’accampamento, che comporterà ad ulteriori migliorie e potenziamenti vari.

Tutto questo via vai garantirà ad Eivor di acquisire punti talenti, necessari (in maniera differente ai punti abilità) per incrementare danno e poteri del protagonista.
Le attività sono molto divertenti e danno un senso di longevità notevole, gran parte del gameplay è influenzato dalle razzie e da ciò che porteremo dietro con noi.

La grafica ha una resa spettacolare, soprattutto in vista dell’upgrade su console next-gen, e i paesaggi sono riprodotti perfettamente secondo lo stile che rispecchia l’epoca descritta.
Altra nota di merito assoluto è l’architettura perfetta degli edifici, realistica come non mai sia dal lato delle fortezze anglosassoni che da quello dei villaggi vichinghi, ricostruiti a partire da progetti reali e dettagliati del tempo.

Infine, non si può non fare un accenno alla soundtrack cristallina inserita, partendo dalla schermata iniziale del gioco si può subito assaporare una musica, anticipata negli scorsi mesi, composta appositamente per l’occasione e a tema vichingo, come in passato Ubisoft ci ha abituati.

Se non fosse per alcuni bug (correggibili) o scelte di gameplay non necessarie, sarebbe quasi impossibile trovare un neo nella progettazione e nel gameplay di Assassin’s Creed Valhalla ed è ciò che ci ha fatto apprezzare particolarmente questo ritorno in grande stile della saga che ci accompagna da tutti questi anni.

PUNTI DI FORZA

  • Ambientazione storica rispecchiata alla perfezione
  • Trama coinvolgente e avvincente
  • Gameplay rivisto e migliorato
  • Gran varietà di potenziamenti e abilità acquisibili

PUNTI DEBOLI

  • Aquila molto depotenziata e spesso di poca utilità
  • Bug minori ma frequenti

Ci troviamo di fronte a un grande sforzo di Ubisoft per riconquistare una grande fetta di fan della saga nata nel 2007, riuscendoci senza troppe sbavature.

Assassin’s Creed: Valhalla è un prodotto ben studiato e programmato e, grazie alle meccaniche stealth reintrodotte e rinnovate, risulta godibile senza risultare troppo semplice o complicato, ma trova il giusto equilibrio per poter essere giocato da tutti.

Approviamo a pieni voti il titolo e lo consigliamo fortemente, attendiamo ora con ansia di metter mano alla versione aggiornata per console next-gen e riportare le impressioni sulle effettive migliorie che questa comporterà.

Ringraziamo Ubisoft per il codice download del gioco.

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Videogiocatore dall'infanzia, dalla fine degli anni '90, fino ad arrivare ai titoli più recenti. Dal PC alla console, una vita basata su questo mondo, appassionato di trame fitte e giochi in team.




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