[Recensione] Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition

Di Andrea "Geo" Peroni
19 Novembre 2021

Non ci saremmo aspettati, fino a pochi mesi fa  di essere qui, nel 2021, a proporvi una recensione di GTA 3, GTA Vice City e GTA San Andreas. Parliamo di titoli che sì hanno fatto la storia del medium, ma che appunto appartengono alla storia, con anni e anni sulle spalle. Il primo dei tre, ad esempio, che fu anche il primo della serie a portare GTA nella terza dimensione, compie quest’anno la bellezza di 20 anni, e allora Rockstar Games non si è fatta sfuggire la possibilità di monetizzare – pardon, riproporre alcuni dei suoi più immortali classici.

Ormai sono giorni che parliamo e che sentite parlare di GTA Trilogy: The Definitive Edition, tuttavia abbiamo deciso di non dare troppo peso alle polemiche che accompagnano ormai l’uscita di qualsiasi videogioco e concentrarci sull’analizzare nel dettaglio ogni elemento dei tre giochi, per cercare di capire se e cosa sia andato storto in questa rimasterizzazione. Dobbiamo ammetterlo, l’emozione di ripercorrere le strade di questi immortali open world, specie per chi come scrive è cresciuto con questi titoli, è stata davvero tanta. Al netto di questo, però, restano alcune importanti e preoccupanti caratteristiche da segnalare, che affossano il giudizio finale di questo pacchetto inizialmente molto interessante e gradito.

Versione provata: PS4, PS5

LIBERTÀ, VIZIO E SANTI

Nell’analizzare il pacchetto, non possiamo certo fare a meno di spiegare in cosa consistano i tre giochi e per quale motivo questi siano passati alla storia. Per la maggior parte di voi si tratterà solo di un promemoria, ma è buona cosa far sapere a chiunque cosa si troverà di fronte.

I tre titoli della GTA Trilogy Definitive Edition rappresentarono a loro tempo il culmine più impressionante del nascente genere open world, dove il giocatore veniva chiamato a muoversi liberamente in grandi spazi aperti e mappe interamente visitabili senza dover inoltre sottostare a rigide limitazioni della storia. Tra una missione e l’altra, infatti, il giocatore poteva svagarsi tra missioni secondarie e collezionabili, decidendo di tanto in tanto di fare qualche strage di criminali (personalmente non ho mai sopportato la Triade di GTA 3, ma non so spiegarvi il perché) o semplicemente di girovagare per le strade di una città ormai sconvolta dal vostro massiccio utilizzo dei cheat, altra storica caratteristica della serie. In un crescendo che in quegli anni aveva tutte le caratteristiche di un miracolo, GTA 3, Vice City e San Andreas progredirono in ogni loro componente, nonostante fossero giochi dalla cadenza (quasi) annuale. Il responso fu superlativo sin dal primo titolo dei tre, culminando poi con quel GTA San Andreas che ha tracciato un pesantissimo solco nella storia videoludica.

Parliamo allora un po’ più nel dettaglio di ogni ospite della Definitive Edition. GTA 3, datato 2001, fu in pratica l’inizio di tutto; il franchise di Rockstar Games era in circolazione già da tempo, ma è indubbio che sia stato proprio questo il gioco che ha fatto scoppiare il fenomeno. Il criminale Claude, taciturno e diretto, si ritrova a evadere di galera e viene catapultato nella realtà di Liberty City di inizio anni 2000. Una città grigia, sporca, che richiama volutamente le atmosfere di New York, dove il cemento è l’elemento fondamentale e onnipresente di una civiltà con ben poca umanità. Mafie e cartelli si contendono il dominio sulla città, mentre la polizia non può fare praticamente nulla per fermarli. È qui che facciamo la conoscenza di alcuni grandi volti come Don Salvatore Leone, superboss della famiglia italiana di Liberty City, ma anche l’aspirante politico Donald Love, la psicopatica Catarina Vialpando, e molti altri ancora. Pur con le sue limitazioni, oggi evidenti alla luce dei due successori, la prima incursione di GTA nella terza dimensione fu un passo avanti gigantesco per i videogiochi di inizio millennio, eppure parliamo pur sempre del più “debole”, passateci il termine, tra i tre del pacchetto.

Anni ’80, Vice City. Tommy Vercetti, affiliato alla famiglia mafiosa dei Forelli, raggiunge le soleggiate coste della città americana con una sola cosa in testa: diventarne il padrone assoluto. Con la sua atmosfera colorata, vibrante e fatta di una colonna sonora con pochi rivali, la scalata al potere di Vercetti in quel di Vice City, la città del vizio palesemente ispirata a Miami, è un racconto di crimine, tradimenti e vendetta, capace di emozionare e stupire visti anche i vari colpi di scena. Il mondo di gioco, poi, si fa ancor più vario e ricco di novità. Stavolta si aggiungono le moto ai veicoli utilizzabili, viene data maggiore importanza all’economia con proprietà, redditi da accumulare – in GTA 3 le finanze erano l’ultimissimo dei problemi in effetti – e attività da mandare avanti, e non ci dilunghiamo. Le strade di Vice City sono costellate di grandi momenti rimasti impressi nella mente di ogni giocatore che le abbia mai percorse, e per capirlo occorre ben poco.

Nel 2004 poi, due anni dopo le scorribande di Vercetti, è Carl CJ Johnson a salire in cattedra, con un titolo a dir poco mastodontico. GTA San Andreas ci riporta coi piedi per terra; l’impero di Tommy Vercetti, che ci comunicava potere assoluto, è solo un lontano ricordo, e stavolta il giovane di Grove Street, che ha lavorato per alcuni anni con Salvatore Leone, torna a Los Santos per vendicare la famiglia e ricostruire la gang, in una città ormai chiusa nella stretta dei fastidiosissimi Ballas e della polizia, che ovviamente non vede l’ora di fare uso della forza bruta specialmente nei confronti degli afroamericani – tema ancora oggi molto delicato da affrontare. Con un mondo dalle proporzioni imbarazzanti, in senso estremamente positivo, GTA San Andreas introduceva per la prima volta ben tre città da esplorare liberamente (Los Santos, San Fierro, Las Venturas, che forse avete già capito a quali location reali sono ispirate), espandeva all’inverosimile le opportunità per CJ plasmando gare, modifiche per auto, lotte tra gang per il controllo del territorio, aree militari segrete da visitare nel mezzo del deserto, easter egg tra i più vari e famosi ancora oggi, e introducendo chicche oggi forse insignificanti agli occhi dei più, ma che all’epoca profumavano di capolavoro – la possibilità di modellare l’aspetto e il vestiario di CJ, la presenza di fidanzate con le quali intrattenere rapporti, eccetera eccetera. Parlare di GTA San Andreas e di tutto quello che ha da offrire, condensandolo in così poche righe, è praticamente impossibile, e pertanto vi rimandiamo alla nostra retrospettiva realizzata tempo addietro ma oggi più che mai attuale. Il riassunto, in ogni caso, è molto semplice: GTA San Andreas sta agli open world attuali come Super Mario Bros. sta ai platform dei giorni nostri. Vere e proprie pietre miliari, che chiunque dovrebbe giocare almeno una volta nella vita.

TIRATI A LUCIDO… QUASI

Grove Street Games, piccola software house un tempo conosciuta come War Drum Studios e che si era già occupata in passato delle riedizioni di GTA 3, Vice City e San Andreas in occasione del decimo anniversario dei vari titoli, è stata scelta da Rockstar Games alcuni mesi fa per l’operazione di restauro dei tre titoli, stavolta in proporzioni maggiori. Nessun remake, niente di paragonabile a quanto fatto da altri studi con Shadow of the Colossus, Demon’s Souls o Crash Bandicoot negli anni scorsi, ma una remastered che si è occupata di aggiornare alcune meccaniche di gioco senza snaturare l’essenza dei tre titoli, e soprattutto di aggiornare una veste grafica ormai vetusta sotto ogni aspetto, con texture datate, modelli spigolosissimi oggi poco apprezzabili, e così via. Insomma, parliamo pur sempre di open world usciti, chi più chi meno, vent’anni fa, e che quindi necessitavano di un buon restauro per essere più appetibili oggi. Qualcosa è però andato storto. Non tutto fortunatamente, ma se avete seguito le cronache degli ultimi giorni, saprete che Rockstar Games ha avuto e continua ad avere una bella gatta da pelare.

Non ci riferiamo alle aggiunte “di peso” al gameplay, con Grove Street Games che si è giustamente occupata di ammodernare alcune meccaniche prendendo come esempio proprio quel GTA V che negli ultimi 8 anni è diventato il terzo videogioco più venduto di sempre. Su tutti i tre titoli è stata ad esempio adottata una ruota delle armi, molto più pratica rispetto alla dinamica originale, e che consente in ogni momento di scegliere in pochi istanti l’arma giusta. L’intera raccolta permette poi ora di consultare la mappa e impostare una destinazione (sì, anche su GTA 3, che nella sua versione del 2001 era totalmente sprovvisto della mappa), con tanto di navigatore che vi consiglia la strada da percorrere. Si segnalano poi alcune piccole chicche e opzioni gradite, come il rapido checkpoint delle missioni che consente al giocatore di tornare rapidamente in azione senza dover riavviare tutto da capo come accadeva su PS2.

I miglioramenti più evidenti sono però quelli relativi all’illuminazione generale di Liberty City, Vice City e l’intera San Andreas, che rendono l’esperienza senza dubbio più realistica ed espressiva, con i colossali neon di Vice City in particolare che vivono una nuova giovinezza risultando quasi una gioia per gli occhi. Il lavoro effettuato sulla gestione delle luci è stato davvero interessante in ogni titolo, ed è uno dei punti più a favore di questa raccolta.

Il problema più evidente, però, resta la diffusa sensazione di pigrizia nel lavoro svolto dalla piccola software house, che si fa notare già in GTA 3 e che esplode poi nel più mastodontico GTA San Andreas. E non parliamo solamente del fastidiosissimo problema della pioggia, una dinamica meteorologica che francamente ci lascia perplessi (nessuno davvero si è accorto di questo evidentissimo problema prima del lancio?), ma delle tremende leggerezze con le quali sono stati trattati alcuni elementi di natura prettamente tecnica.

Senza scendere nei dettagli del supporto del DualSense – non c’è, dunque è difficile parlarne -, vogliamo dirvi di aver tutto sommato apprezzato il restauro poligonale dei protagonisti dei tre giochi e di alcuni (non tutti) comprimari e personaggi secondari, che seppur abbiano un aspetto tendente al cartoon riflettono abbastanza bene le scelte stilistiche originali; ciò che non torna però è tutto il resto, affidato a un’IA che attraverso il machine learning si è sobbarcata il lavoro di restauro e aggiornamento delle texture (in linea generale apprezzate per quanto riguarda gli edifici e i veicoli), provocando effetti imprevisti come le già famose insegne modificate, o modelli dei passanti quasi abominevoli. Abbiamo poi trovato quasi surreale i voli aerei in GTA San Andreas, che oggi, con la “nebbia di fondo” praticamente inesistente, consentono di vedere l’intera mappa da ogni angolazione, facendoci sentire come se fossimo all’interno di un plastico che stiamo sorvolando.

Oltre a questi difetti, emergono a un’analisi più attenta anche assurdi problemi con il framerate (giustificabili forse su Switch, totalmente inspiegabili su PS5, Xbox Series X e PC, versione quest’ultima ricolma di problemi), così come alcuni bug e glitch assenti nelle versioni originali o addirittura mai sistemati e riproposti nell’intero pacchetto – provare per credere: a Liberty City, nei pressi del compattatore di auto, il terreno smette di esistere per alcuni metri. Un’aura di leggerezza aleggia sull’intera produzione, e la superficialità del lavoro si sta facendo notare anche da alcune piccolezze come i file “cancellati” che in realtà sono ancora presenti ma solo oscurati – sì, c’è addirittura ancora la scandalosa feature Hot Coffee, e questo è tutto dire.

PUNTI DI FORZA

  • Tre capolavori della storia videoludica
  • Una mole ancora oggi impressionante di contenuti
  • Le modifiche al gameplay sono le benvenute
  • Un buon restauro grafico…

PUNTI DEBOLI

  • … Ma con tanti problemi oggi
  • Troppa superficialità in alcuni elementi della remastered
  • Alcune versioni sono davvero pessime

GTA The Trilogy: The Definitive Edition è una raccolta dalla doppia personalità. La prima è quella di una raccolta contenente tre titoli clamorosi, tre caposaldi dell’industria videoludica che hanno letteralmente fatto la storia del medium, e che da soli possono garantire centinaia di ore di intrattenimento e divertimento, anche grazie ad alcune accurate migliorie apportate. La seconda è quella di un lavoro svolto in poco tempo e in fretta, preoccupandosi di dare un buon colpo d’occhio in generale ma senza entrare nel dettaglio e soprattutto occuparsi di questi dettagli. È anche e soprattutto per questo, probabilmente, che i più giovani non si avvicineranno facilmente a un prodotto come questo, che dalla sua ha anche un prezzo fin troppo elevato per l’offerta che è in grado di garantire. Peccato.

Ringraziamo Cidiverte per il codice review di GTA Trilogy.




Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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