GTA San Andreas | Ricordate il caso Hot Coffee? Vi rinfreschiamo la memoria…

Di Andrea "Geo" Peroni
3 Novembre 2021

Era il 2005, internet stava diventando una componente sempre più importante nel mondo dei videogiochi, e mentre i giocatori di tutto il mondo già stavano assaporando titoli attesissimi come Pokémon Smeraldo, Gran Turismo 4 e Star Wars: Battlefront II, Rockstar Games si ritrovò a fare i conti con una delle sue più incredibili controversie. Quella che leggerete di seguito è il racconto dello spinoso e indimenticabile caso Hot Coffee di Grand Theft Auto: San Andreas.

In attesa di riassaporare le strade di San Andreas in GTA Trilogy: The Definitive Edition, in uscita tra pochi giorni su PlayStation, Xbox, PC e anche Switch, vi raccontiamo una delle pagine più memorabili della storia del franchise di Rockstar Games, capace di catturare per anni l’attenzione mediatica di tutto il mondo.

Grand Theft Auto: San Polemicas

Forte di un successo straordinario raccolto negli ultimi anni grazie a GTA 3 prima e GTA Vice City poi, videogiochi che hanno non solo rivoluzionato la serie di Rockstar Games ma stabilito imprescindibili canoni e strutture per tutti i futuri open world del mercato videoludico, la software house americana nel 2004 pubblica quello che è destinato a passare alla storia come uno dei videogiochi più belli di sempre.

Grand Theft Auto: San Andreas aveva tutto quello che serviva per sfondare. Riproponendo l’ormai classica formula di un protagonista immerso nella vita criminale fino al collo, stavolta Rockstar Games, dopo gli anni ’80 di Vice City e il presente di Liberty City, portava Carl CJ Johnson nella Los Santos degli anni ’90, devastata dalla lotta cittadina tra le gang rivali compresa quella di Grove Street alla quale il protagonista apparteneva. Per ristabilire il nome della sua famiglia e di Grove Street, ovviamente, CJ avrebbe dato sfoggio di tutte le possibili attività criminali disponibili in città: furti, omicidi, stragi, esplosioni. Per come era stato progettato e costruito, GTA San Andreas era un videogioco semplicemente incredibile, privo di tempi di caricamento (cosa fuori di testa per il 2004) e con un gigantesco mondo aperto completamente visitabile e ricco di attività in ogni dove, ancor più vivo e carismatico dei due già sorprendenti titoli precedenti. Ogni aspetto di GTA San Andreas profumava di capolavoro, e critica e pubblico non poterono fare a meno di premiare in tutti i modi possibili questo straordinario pezzo di storia del medium.

Nel mezzo, come è ovvio che sia e come sempre accade per tutti i titoli della serie Grand Theft Auto, le polemiche.

gta san andreas

Se pensiamo a cosa è accaduto negli ultimi anni con GTA V, che ancora oggi, a distanza di più di 8 anni dalla sua uscita, continua a far nascere dibattiti e polemiche (a febbraio un senatore USA propose di bannare l’intero franchise dal suolo americano), capirete che anche l’uscita di GTA San Andreas venne accompagnata all’epoca da numerose discussioni, anche in Italia. Senza scomodare i politici d’oltreoceano, abbiamo ad esempio scovato una dichiarazione della psicologa Vera Slepoj riportate nel novembre 2004 da Repubblica, che si chiedeva “che modello di riferimento può essere questo [GTA San Andreas, ndr], dove l’eroe è un delinquente che bisogna aiutare a fare delle rapine o compiere omicidi?”. Dello stesso avviso erano ovviamente molti altri nomi della politica e dello spettacolo, e non solo. Restando ancora una volta entro i nostri confini, don Antonio Mazzi accomunò GTA ai reality show tanto in voga in quel momento storico, parlando del gioco come un simbolo sbagliato di “una società nella quale si inneggia alla scorciatoia per raggiungere un risultato e dove chi si impegna e sacrifica per una vita è poco più che un cretino”.

A più riprese i produttori della serie cercarono di mettere in chiaro che questo prodotto, GTA San Andreas, propone sì temi molto maturi e anche controversi, ma è stato anche pensato per un pubblico adulto, e che dunque non può essere giocato dai bambini – curioso, avete notato per caso un parallelismo con un certo Squid Game? “Chi scrive di GTA San Andreas sottolineandone esclusivamente l’aspetto della violenza dimostra una scarsa conoscenza del videogioco e non coglie le caratteristiche peculiari e i molti aspetti che lo identificano”, rispondeva Pietro Vago, amministratore delegato di Take2 Interactive Italia, ai microfoni di Repubblica. “Ciò che deve colpire e affascinare in GTA San Andreas è lo stile, la colonna sonora straordinaria, e la libertà d’azione che ne fanno un vero e proprio capolavoro capace di superare ogni frontiera creativa fino ad ora raggiunta”.

Vi aspettavate altro? Noi, in tutta sincerità, no. Del resto in Italia, così come nella gran parte dei paesi occidentali, esistono fior fior di associazioni ed enti che nascono per proteggere la comune decenza e la moralità, finendo però col cercare di vincere guerre nelle quali non c’entrano nulla o prendendo fischi per fiaschi. Le frasi di Vago, ancora una volta, cercarono di porre fine alla polemica sulla natura del gioco: “si tratta di un videogioco esplicitamente destinato ad un pubblico adulto. Non vedo quindi perchè un minorenne e ancora meno un bambino lo possa o debba prendere come modello di riferimento nel momento in cui il suo utilizzo gli deve essere naturalmente vietato. Vorrei sottolineare che GTA San Andreas riporta chiaramente la dicitura +18 sul fronte e sul retro della confezione del gioco e in tutta la comunicazione pubblicitaria che lo riguarda”. Punto per Rockstar Games e palla al centro.

La questione in realtà non finì certo nei giorni successivi al lancio, ma proseguì ben oltre. Il culmine, per GTA San Andreas, è stato probabilmente raggiunto nel 2005 ed è proseguito poi per diversi anni, in quello che è stato definito come il caso, o scandalo, Hot Coffee.

Caffè caldo

Era il giugno del 2005. Il mondo dei videogiochi aveva da poco assaporato un importante edizione dell’E3, nella quale erano presenti titoli di alto calibro come Gran Turismo 4, il sequel di Star Wars: Battlefront (la prima serie, non quella moderna) e Age of Empires III, ma in questo periodo si faceva ancora sentire l’eco mediatico di alcune grandi produzioni dell’anno precedente. The Sims 4, di EA, era uno di questi, che nel 2005 divenne il secondo videogioco per PC più venduto dell’anno. GTA San Andreas, come potevate aspettarvi, era l’altro. E non per meriti positivi – o meglio, non solo per quelli.

San Andreas aveva piazzato quasi 30 milioni di copie, una cifra record per il mondo dei videogiochi, ma in quel momento le attenzioni di tutti erano concentrate su una particolare caratteristica del gioco che iniziò a spopolare proprio nel giugno 2005 e senza che Rockstar Games intervenisse in prima persona. In quel mese, in rete finì infatti una curiosa patch per GTA San Andreas chiamata Hot Coffee, che era in grado di sbloccare alcuni contenuti di natura pornografica per il gioco open world che il giocatore poteva vivere “in prima persona”. In sostanza, mentre la maggior parte degli aspetti sessuali del gioco venivano tenuti nascosti, come gli incontri casalinghi con le fidanzate o le scappatelle con alcune delle numerose prostitute di Los Santos, la patch Hot Coffee consentiva al giocatore di vedere CJ… mentre espletava l’atto sessuale, ecco, diciamo così.

Tali contenuti erano di pregevole fattura, comprensivi di un’apposita barra dell’eccitamento che indicava il grado di soddisfazione, e questo per un semplice motivo: si trattava di una feature che Rockstar Games aveva davvero in mente di inserire all’interno del gioco, e che invece rimosse all’ultimo prima della release. La community dei dataminer su PC, però, riuscì a mettere le mani sul contenuto Hot Coffee, “sbloccandolo” successivamente per gli utenti che desideravano scaricare la patch in questione.

La scoperta di Hot Coffee non solo portò ad alcuni grattacapi con ESRB, l’ente che classifica i videogiochi sul suolo statunitense, che fu costretto a modificare GTA San Andreas e classificarlo come “Solo per adulti”, ma richiamò l’attenzione di molti enti, associazioni e volti della politica. Con la patch Hot Coffee che diventava sempre più popolare, molte associazioni di genitori preoccupate per i contenuti che i figli potevano vivere all’interno del gioco chisero l’intervento dei politici, e della questione si interessò anche la senatrice ed ex-First Lady Hillary Clinton.

A luglio, di fronte alla Federal Trade Commission, Clinton chiese di “prendere provvedimenti immediati per determinare la fonte del contenuto grafico pornografico e violento che appare sul videogioco Grand Theft Auto: San Andreas” (fonte: GameSpot), incentrando il suo intervento su un punto comunque importante e sul quale ci trova d’accordo, all’epoca come oggi: l’adeguatezza delle politiche di applicazione del rating da parte dei rivenditori. Se l’ESRB avesse riclassificato GTA San Andreas, insomma, la successiva battaglia avrebbe riguardato l’effettiva efficacia di questa classificazione, parlando della necessità di imporre regole più severe per i rivenditori furbetti che tentavano di aggirare questo protocollo. “Non c’è da stupirsi che questi giochi stiano cadendo nelle mani dei nostri figli e non c’è da stupirsi che così tanti genitori si sentano ogni giorno come se stessero combattendo questa battaglia con le mani legate dietro la schiena”, disse Clinton nel corso del suo intervento. “Dobbiamo fare di meglio. Dobbiamo fare tutto il possibile per assicurarci che i genitori abbiano una linea di difesa contro i videogiochi violenti e grafici e altri contenuti che vanno contro i valori che stanno cercando di instillare nei loro figli”.

Ossa rotte

La battaglia ebbe effettivamente i suoi frutti, con serie multe e regolamenti che vennero imposti non solo da parte del governo americano ma anche in altri paesi del mondo – oltre all’ESRB, si interessarono al caso Hot Coffee anche il National Institute on Media and the Family e l’Office of Film ad Literature Classification dell’Australia, oltre ovviamente l’Unione Europea e il suo PEGI. Dal canto suo, Rockstar Games cercò di divincolarsi dalle accuse. I legali dello studio e di Take Two Interactive sostenevano infatti che la mod inseriva minigiochi sessualmente espliciti nel gioco, ma che questi erano stati previdentemente estromessi dalla versione finale del gioco prima della sua uscita. Gli autori della patch Hot Coffee, dunque, avevano violato l’accordo di riservatezza per il titolo ed erano andati a scavare all’interno dei file di GTA San Andreas, cosa sulla quale il team di avvocati premeva per far cadere le accuse sullo studio.

Nei mesi successivi, mentre le polemiche continuavano e la causa contro Rockstar Games proseguiva, la software house si diede da fare insieme al suo publisher per cercare di mettere una pezza. Già nella seconda metà del 2005 venne infatti resa disponibile una patch correttiva di GTA San Andreas che, più che correggere i contenuti, si preoccupava di cancellare tutti i riferimenti ai file Hot Coffee, impedendo quindi l’accesso a tali caratteristiche con la patch “illegale” messa in giro dai dataminer. Parliamo però di un’epoca in cui patch e update via web non erano certo molto diffusi, e ciò portò all’intervento diretto di Take Two Interactive, che ritirò le (poche) copie invendute in circolazione di GTA San Andreas sostituendole con una nuova versione aggiornata e priva dei suddetti file incriminati.

La frittata, però, era fatta. Il caso Hot Coffee è forse il più spinoso che l’intero franchise di GTA ha mai dovuto affrontare, e questo perché anche una fetta di giocatori si rivoltò nei confronti di Rockstar Games, dando il via a vere e proprie class action per la presenza dei contenuti pornografici non dichiarati e aver turbato la sensibilità degli utenti.

Una prima risoluzione arrivò l’8 novembre 2007, quasi tre anni dopo l’uscita del gioco e più di due anni dopo il rilascio della famigerata patch. Take Two Interactive raggiunse un accordo con le autorità, e decise di rimborsare 35$ a tutti i giocatori che si fossero dichiarati offesi dai contenuti del gioco – secondo il NYT, erano poco più di 2500 gli utenti che entrarono a far parte di questa schiera chiedendo un rimborso per il caso Hot Coffee. Il vero colpo economico arrivò però circa un anno dopo, nel settembre 2009, quando un’altra class action intentata dagli azionisti di Rockstar Games ottenne il consenso da parte della corte. Il publisher fu costretto a risarcire ben 20 milioni di dollari per i mancati guadagni del gioco, per i quali vennero ovviamente incolpati la patch Hot Coffee e lo stesso publisher, colpevole di non aver collaborato sufficientemente e di non essere stati in grado di riportare chiaramente la propria contingenza finanziaria. Multa salatissima, class action terminata e rimpasto nel management di Take Two Interactive, con Ben Feder che nel 2007 venne nominato nuovo CEO dopo il clamoroso caso che interessò le autorità per anni interi dopo l’uscita di GTA San Andreas.



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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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