[Recensione] Marvel’s Avengers

Di Andrea "Geo" Peroni
19 Settembre 2020

Ultimo di una lunghissima serie di videogiochi tratti dalle proprietà intellettuali della Casa delle Idee, Marvel’s Avengers era e resta probabilmente il titolo dalle aspettative più elevate tra tutti i suoi “fratelli”, insieme allo splendido Spider-Man partorito da Insomniac Games nel 2018. Sui Vendicatori, Crystal Dynamics, Square Enix e la stessa Marvel puntano davvero tantissimo, non solo perché si tratta del marchio forse più importante nella scuderia dell’azienda (insieme all’Uomo Ragno), ma anche perché le premesse per realizzare un gioco dall’elevato potenziale c’erano tutte, spinte inoltre da un insaziabile marketing che ha martellato sui giocatori per gran parte dell’estate.

Ma su questo non si discute, è naturale che le aspettative intorno a questo progetto fossero altissime. Prendere grandi personaggi noti al mondo intero come Iron Man, Thor e Captain America per spingerli all’interno di un gioco inedito, una nuova storia e un prodotto che guarda, inevitabilmente, anche alle console di nuova generazione, sulle quali sarà disponibile una volta che queste arriveranno sul mercato con anche alcune miglioramenti, è un’operazione importante. Rischiosa, certo, ma che attira inevitabilmente una gran fetta di pubblico su di sé, non per forza amante dei videogiochi in generale ma amante dei cinecomic Marvel e di rimbalzo attratto dal “videogioco degli Avengers”.

Abbiamo aspettato poco più di due settimane per parlarvi del gioco in tutta la sua interezza, per una serie di motivi che spiegheremo approfonditamente nella seguente recensione. Quel che vi basta sapere, al momento, e che ripeteremo più volte nel corso della recensione, è che a ogni modo Marvel’s Avengers continuerà ancora per tanto tempo, con nuovi personaggi, storie e contenuti. Sperando, e qui già potete scorgere in lontananza uno dei punti chiave su cui verterà la nostra analisi, che questi contenuti non arrivino troppo tardi.

Versione provata: PS4 Pro.

Nota: la recensione è stata scritta prima del lancio della patch 1.03.

UN NUOVO MONDO

Divideremo la recensione di Marvel’s Avengers in due sezioni ben distinte: in questo momento ci occuperemo della campagna single player, mentre tra poco parleremo dell’endgame e del multiplayer, che meritano un’analisi a parte.

Gli antefatti di questa nuova esperienza dedicata ai Vendicatori – vi ricordiamo che Crystal Dynamics ha creato una storia inedita attingendo però a piene mani dalla quasi secolare storia dei fumetti di casa Marvel – li conoscete probabilmente tutti, dopo che gli sviluppatori ce li hanno schiaffati in faccia per quasi 18 mesi. Gli Avengers sono sulla Costa Ovest, più precisamente a San Francisco, per l’inaugurazione del nuovo QG del gruppo che permetterà loro di essere altamente e prontamente operativi anche in quei territori. La grandiosa festa di presentazione, alla quale partecipa anche la giovanissima e fan sfegatata dei supereroi Kamala Khan, viene però interrotta quando un gruppo di mercenari, guidati da Taskmaster, fa saltare in aria il Golden Gate Bridge, attirando l’attenzione degli Avengers. Tutto un pretesto, in realtà, per un’azione diversiva e ben più pericolosa: riuscire a penetrare nel nuovissimo Helicarrier dello SHIELD per mettere le mani sulla tecnologia del Terrigen, un cristallo energetico potentissimo in grado di fare da reattore per la gigantesca aeronave. Nonostante il pronto intervento degli Avengers, il gruppo fallisce nella sua missione: l’azione diversiva di Taskmaster ha successo, e l’Helicarrier esplode sopra i cieli di San Francisco generando caos e morte.

Ciò che viviamo nella campagna single player di Marvel’s Avengers è ambientato esattamente 5 anni dopo questi tragici eventi, che non solo hanno portato allo scioglimento dei Vendicatori accusati dal governo di questa strage, ma anche alla proliferazione dell’AIM (società tecnologico-militare guidata da George Tarleton) e alla nascita degli Inumani, nati dalla contaminazione da Terrigen alla quale moltissimi abitanti di San Francisco sono stati sottoposti in seguito all’incidente. Da qui comincia il cammino della giovane Kamala, anch’essa Inumana ma fortemente intenzionata a scoprire la verità sui fatti di 5 anni prima. L’AIM, secondo la ragazza, nasconde qualcosa, e intende farla uscire allo scoperto. Per questo, però, occorre mettersi in contatto con persone ben più in alto di lei, supereroi latitanti e scomparsi da tempo nei quali però la giovane crede ancora moltissimo: gli Avengers, appunto.

Il viaggio di Kamala la porterà, prima a piccoli passi e poi con uno sprint eccezionale nelle fasi conclusive, a conoscere di persona e a lavorare insieme a Bruce Banner prima e Tony Stark poi, con il gruppo che lentamente torna a prendere forma mano a mano che si avvicina l’inevitabile momento dello scontro finale contro l’AIM, Tarleton e la dottoressa Rapaccini, i cui esperimenti genetici sugli Inumani sono da considerarsi come crimini contro l’umanità per lo scopo da lei prefissato. La Advanced Idea Mechanics ha infatti creato una serie sconfinata di robot, adattoidi e sintoidi capaci talvolta di sfruttare gli straordinari poteri degli Inumani, con il folle pensiero dominante di riuscire a garantire pace e sicurezza a un costo però molto elevato. Monica, inoltre, utilizza lo stesso Tarleton come sua cavia per alcune sperimentazioni, che porteranno col tempo l’uomo ad accrescere le proprie capacità psichiche e mentali tanto da plasmare un vero e proprio (e inquietante) villain, con il nome di MODOK.

Se della storia non possiamo certo parlare di originalità – nonostante si tratti di una campagna inedita e che non ha un diretto corrispettivo sulla carta stampata, la trama generale non è certo una gran novità – ciò che colpisce di più nel single player di Marvel’s Avengers è innanzitutto lo spazio dato ai personaggi e la loro complessa scrittura, che serve poi ad aprire le porte a un multigiocatore nel quale l’utente ha già le idee ben chiare su ciò che si ritroverà davanti. Banner, come spesso accade, è un uomo tormentato tra la sua debolezza e la sua piaga, il gigantesco Hulk, che lo portano a esiliarsi dal resto del mondo per non diventare l’ennesima minaccia. Lo Stark che conosciamo, poi, è un uomo profondamente diverso, almeno inizialmente, da quello che conosciamo dai fumetti o dalle pellicole con Robert Downey Jr., ma che nasconde il suo classico stile egocentrico, spavaldo e inconfondibile che ha portato milioni di appassionati ad innamorarsi di lui. Il trattamento non è purtroppo univoco. Il potente Thor, ad esempio, ha più l’aria di essere una semplice comparsa all’interno della campagna, protagonista invece di un arco narrativo sicuramente più affascinante ma secondario alla storia – e che potrebbe aprire spiragli interessanti per il futuro, con la potenziale apparizione di un certo Dio degli Inganni. Gli sviluppatori hanno probabilmente scelto di bilanciare il più possibile lo spazio dato ai supereroi, tenendo però sempre bene a mente che la vera protagonista di tutto questo è in realtà Kamala.

Impariamo a conoscere molto di lei e della sua famiglia, nell’avventura che la porta a incontrare di persona i vari Avengers e nella quale emerge la potenza, non solo fisica, di una ragazza che intende combattere i soprusi e le avversazioni nei confronti degli Inumani da parte dell’AIM, e questo andando contro tutto e tutti. Un mondo che ha visto, 5 anni prima, a cosa hanno portato le scellerate scelte dei Vendicatori, e che non intende più fidarsi dei supereroi. In questo senso, la campagna brilla per costruzione e messa in scena, peccando forse appunto, come anticipato, per il poco spazio concesso ad alcune figure ma fungendo da primo tassello per qualcosa di più grande. La campagna single player non è il solo piatto sulla tavola imbandita di Marvel’s Avengers: si tratta piuttosto di un antipasto, in attesa di tutto il resto.

Gli sviluppatori non si sono mai riferiti a Marvel’s Avengers come un Game as a Service, paragonandolo cioè a titoli come Destiny, The Division, Warframe, Anthem e chi più ne ha più ne metta. Il confronto con questi titoli, però, viene praticamente naturale una volta presa confidenza con la struttura di gioco creata da Crystal Dynamics, che chiaramente si rifà a quel preciso filone. L’esperienza single player funge infatti da gigantesco tutorial (ma che comunque porta via circa 10 ore, dunque non preoccupatevi troppo per la parola tutorial) nel quale studiare più o meno a fondo ogni eroe e le sue abilità, le sue capacità in combattimento e soprattutto capire quale sia lo stile che più aggrada ognuno di noi. Gli sviluppatori hanno operato un buon lavoro soprattutto sul bilanciamento di ogni personaggio, tra coloro che premono sulla forza fisica (Hulk su tutti) e chi invece resterà necessariamente nelle retrovie per offrire maggiore supporto ai compagni, magari fornendo loro un bel power-up di invisibilità temporanea che scombinerà gli attacchi dei nemici (Black Widow). Allo stesso modo, anche gli attacchi riflettono le abilità di ogni eroe. Iron Man e Thor amano attaccare da lontano, un personaggio come Kamala invece, dotata inoltre della capacità di ingigantirsi, offre il meglio di sé restando a stretto contatto col nemico, pur avendo un sostanziale bilanciamento tra attacco a breve e lunga distanza.

Partendo proprio da Kamala, analizziamo il gameplay di Marvel’s Avengers e le sue sfaccettature, un action in terza persona apparentemente banale ma che invece ha avuto un interessante studio per quanto riguarda le dinamiche di gioco di ruolo. Ogni personaggio può attaccare in mischia o a distanza, seppur alcuni eroi siano più portati per l’uno o per l’altro. Ognuno di loro è poi dotato di tre abilità speciali che si ricaricano automaticamente con il tempo, e la cui funzione rispecchia il loro scopo in battaglia. Iron Man, ad esempio, è quello che potremmo assimilare a un Tank, con attacchi speciali in grado di tramortire gli avversari circostanti per alcuni secondi e l’abilità definitiva che consiste nel richiamo della possente armatura Hulkbuster con la quale prendere a pugni tutti i nemici. Il sistema di schivata e contrattacco, poi, è accessibile ma allo stesso tempo variegato quanto basta: nel momento in cui un nemico sta per attaccare, compare un cerchio di su di essi di colore bianco o rosso, con il primo che può essere sfruttato, col giusto tempismo, per una mossa di contrattacco e il secondo che indica invece che l’unica via possibile è la schivata. La dinamica è ben strutturata, se non fosse solo per la presenza di alcune ricorrenti fasi molto concitate dove risulta difficilissimo capire qualcosa dello scontro e rispondere con tempismo agli attacchi, specie se provenienti da lontano.

Il combat system viene poi approfondito da una serie più o meno ampia di combo disponibili, sbloccabili con il ricco albero delle abilità che ogni eroe deve portare avanti. Insieme a ciò, non si può dimenticare la componente sulla quale si basa senza troppo timore l’endgame del gioco, destinato a migliorare le statistiche dei personaggi con l’ormai classico sistema di slot da riempire con oggetti di varia potenza e rarità divisi tra comune, raro, leggendario e così via. Un sistema, proprio così, in tutto e per tutto simile a quello di Destiny e degli altri suoi emuli. L’unica vera pecca di questa componente è che, al contrario dei vari GAAS, cambiare gli equipaggiamenti non ha alcuna conseguenza sull’aspetto esteriore, che viene affidato solamente ai numerosi costumi in-game conquistabili o acquistabili, a prezzi a dire il vero al di fuori della logica.

Prima di passare ad altro, completiamo la disamina sulla campagna single player: funziona, diverte e ha una buona longevità, non eccessiva certo, ma parliamo pur sempre di un titolo che aspira a mettere insieme i giocatori per fronteggiare l’AIM tutti insieme. Il problema, semmai, arriva proprio nell’endgame.

COMBATTERE L’AIM INSIEME, SE SOLO FOSSE POSSIBILE

Andare a bordo dell’Helicarrier (o di un altro tavolo strategico, non specifichiamo quale per evitare potenziali spoiler), accettare una missione tra quelle disponibili, giocare in gruppo con tanti amici e divertirsi, completare magari una taglia della fazione SHIELD nel frattempo, tornare a bordo dell’aeronave e ricominciare da capo. Questo, in poche parole, è il processo che Crystal Dynamics aveva in mente per l’endgame di un videogioco che, potenzialmente, ha possibilità infinite, tanto che come abbiamo raccontato nel nostro speciale dedicato alle fasi finali della storia, in un futuro non troppo lontano potremmo assistere a una clamorosa invasione della Terra.

Sarebbe tutto molto bello, certo. La fiducia negli sviluppatori non manca, del resto parliamo delle menti dietro alla rinascita di Tomb Raider, ai quali Square Enix ha voluto dare tanta fiducia per questo colossale progetto. Il problema nasce laddove praticamente nulla dell’endgame, a parte rari casi, funzioni come si deve. Le fasi successive alla conclusione della campagna costituiscono una sorta di “Parte 2” della lotta tra Avengers e AIM, ormai allo sbaraglio ma che rappresenta pur sempre una minaccia per gli Inumani e i civili, e a questo si aggiungono poi una serie di brevi missioni dedicate a ogni supereroe che ampliano leggermente la loro storia – abbiamo parlato poco fa della diatriba tra Thor e un suo noto famigliare. Completata questa Parte 2, l’effetto Avengers si scioglie come neve al Sole, facendo i conti con due enormi problemi: il primo è rappresentato da una quantità estrema di bug e glitch che rovinano costantemente l’esperienza dei giocatori, impedendo addirittura, in alcuni casi, di proseguire la campagna principale; il secondo, che resta purtroppo il grosso problema di queste produzioni e al quale nessuno riesce a trovare una soluzione accettabile, è rappresentato dalla sconcertante ripetitività senza alcun apparente scopo.

È vero, il gioco rimane una clamorosa dichiarazione d’amore da parte degli sviluppatori verso il mondo Marvel. Fumetti, riferimenti continui, easter egg, strizzatine d’occhio a tutti i fan come forse solo JJ Abrams sa fare. Tutto questo è certamente un importante incentivo a esplorare a fondo il mondo di Marvel’s Avengers, ma dobbiamo ammettere che, pur essendo grandi appassionati di questo multiverso narrativo, l’effetto non può bastare a mettere una pezza a tutti i problemi che il gioco mette in evidenza nell’endgame. Diviso tra esperienze molto brevi e Zone di Guerra dove invece siamo chiamati a esplorare a fondo le ambientazioni per scoprire vari punti di interesse secondari, il comparto strutturale del post-campagna, semplicemente, non funziona sul lungo periodo. Non può funzionare, con queste premesse. Vero, portare al massimo tutti i personaggi è un lavoro che porta via tante ore di gioco, inoltre il sistema randomico di ottenimento e miglioramento dell’equipaggiamento “consente” ai giocatori di aumentare potenzialmente le ore di gioco. Ma la sostanza, in fin dei conti, non cambia: non si va oltre il semplice giocare per continuare a giocare.

Nelle prossime settimane e mesi arriveranno nuovi contenuti, ai quali si aggiungeranno presto nuovi eroi come Kate Bishop, Clint Barton e Spider-Man (quest’ultimo esclusivo di PS4 e PS5), ma in questo momento il gioco, come si suol dire, non vale la candela. Avengers possiede un enorme dono, quello del carisma che può trasmettere e che nessuno tra i vari Destiny, The Division e così via può avere nonostante universi mitologici e narrativi scritti con grande impegno e passione. Il gioco di Crystal Dynamics crolla però sul peso di un impianto mal costruito nelle fondamenta (non incontrerete nemici inediti dopo la conclusione della storia, e questo è un altro elemento che dà fastidio) e che viene devastato inoltre da quello che potenzialmente poteva essere un elemento in grado di salvarlo, il multiplayer. Avete amici con cui giocarci? Perfetto, potrete farlo in tutta tranquillità (bug permettendo). Siete a caccia di utenti random con il matchmaking? Potete anche interrompere sin da subito la ricerca, perché questa non funziona in alcun modo. Enorme problema, se hai basato gran parte della tua esperienza sulla possibilità di giocare online e l’utenza non è in grado di farlo.

Un altro elemento di rottura del matchmaking è inoltre rappresentato dal limite dei supereroi, inteso non tanto come numero (le squadre sono composte al massimo da 4 eroi) ma come varietà. Se ad esempio scegliete di utilizzare Iron Man per una missione, e avviate il matchmaking, non troverete nessuno che stia a sua volta cercando giocatori nei panni del Vendicatore di Ferro. Superare questo scoglio, in effetti, non è poi così difficile: non sarebbe stato meglio permettere in anticipo la creazione della lobby con giocatori random, e poi lasciare alla scelta del supereroe da usare in battaglia?

I problemi tecnici affliggono addirittura il doppiaggio in alcune fasi, con i dialoghi in lingua inglese che, improvvisamente, prendono il posto, anche solo per pochi istanti, delle voci italiane. Il comparto tecnico, in generale, si presenta in una forma decisamente migliore di quanto fatto durante la discussa presentazione all’E3 2019 – un pensiero sui volti: inutile incallirsi, questo universo non ha niente a che vedere con il Marvel Cinematic Universe e dunque non aspettatevi Robert Downey Jr, Chris Evans e Scarlett Johansson; i rinnovati volti dei protagonisti, inoltre, sono di buon livello – con colori e luci sgargianti. Peccato, ancora una volta, per altri difetti di natura prestazionale, con cali di frame in alcune fasi concitate.

PUNTI DI FORZA

  • Una dichiarazione d’amore verso il mondo Marvel e tutti i suoi fan
  • Storia e personaggi accattivanti
  • Potenziale enorme…

PUNTI DEBOLI

  • … Ma per ora quasi del tutto inespresso
  • Endgame povero
  • Troppi bug
  • Matchmaking inesistente

Inutile negarlo, le aspettative per Marvel’s Avengers erano alte per gli sviluppatori e per tutti gli appassionati del mondo della Casa delle Idee. Aspettative rispettate per la metà, approssimativamente. La campagna single player si dimostra essere un buon prodotto, confezionato con cura e amore verso i personaggi che qui vengono rappresentati e che trabocca di riferimenti a un universo molto più grande e che si arricchirà solo col tempo. Sarà però solo il tempo a dirci se la programmazione di Crystal Dynamics avrà effetto, poiché oggi, allo stato attuale delle cose, l’endgame non riesce a garantire una vita duratura al gioco, colpito inoltre dalla piaga del matchmaking completamente rotto e da bug di ogni tipo che si ripresentano con costanza. Un enorme peccato, al momento. Il gioco rimane ricco di carisma e con un potenziale gigantesco, che resta però anche inespresso. La speranza è tutta rivolta al futuro.

Ringraziamo Koch Media Italia per la copia review di Marvel’s Avengers.

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