[Recensione] Borderlands GOTY – Uno sguardo al passato in attesa del futuro

Di Andrea "Geo" Peroni
9 Aprile 2019

Se ne sentiva il profumo, da tanto. Se ne sentiva il bisogno, da ancor più tempo. E finalmente, a fine marzo, Gearbox Software è uscita allo scoperto: Borderlands 3, in uscita a settembre, BAM. E, per non lasciare i fan troppo a bocca asciutta, ecco che PS4, Xbox One e PC accolgono, il 3 aprile, anche il primo capitolo della serie in versione GOTY e rimasterizzata, per raggiungere la Handsome Collection già in commercio da anni.

A questo punto, l’intera serie Borderlands, compreso lo spin-off sviluppato da Telltale Games, è disponibile sugli hardware attuali, e per tutti coloro che sono in attesa del terzo capitolo l’occasione di rivivere la storia tutta d’un fiato è davvero ghiotta. Pensate che per circa 50€ potete mettere le mani sulla Handsome Collection (qui in sconto) e pure, appunto, Borderlands GOTY, il precursore di una serie che ha fatto storia e che molti hanno cercato di imitare, chi bene, chi peggio. Ma ovviamente, dopo una buona dose di ore passate su Pandora, prima di consigliarvi l’acquisto è giusto parlarvi a fondo dell’edizione rimasterizzata di Borderlands, per capire se l’investimento possa valere la pena.

Versione provata: PlayStation 4 Pro.

SIAMO ANCORA QUI, A CACCIA DI CRIPTE

Dopo aver lavorato per anni a serie FPS come Halo, Brothers in Arms e Half Life, nel 2009 Gearbox Software torna alla ribalta con un franchise completamente nuovo e un concept tutto da studiare (all’epoca). Uno shooter in prima persona, che per l’impostazione generale strizza l’occhio ai GDR con un vasto mondo da esplorare e una miriade di missioni tra primarie e secondarie, e tutto (o quasi) basato sul concetto di loot casuale, con il giocatore cioè costretto alla randomicità del proprio equipaggiamento a seconda di quello che trova sul suo cammino. Quella che poteva essere un’idea stramba, si rivela essere probabilmente il più importante momento della storia di Gearbox e la nascita della sua serie di punta: Borderlands.

Ed ecco che quindi, a distanza di 10 anni dal lancio del primo capitolo della serie, siamo tornati a correre e combattere su Pandora in un mondo che richiama, come ben sappiamo, le post-apocalittiche atmosfere dei Mad Max di George Miller. Del resto, il concept dell’ambientazione richiama chiaramente l’opera di Miller: Pandora è un pianeta prevalentemente desertico per quel che vediamo qui, e gli abitanti, sempre armati di tutto punto, si adattano a vivere in queste terre inospitali sfruttando rifiuti, rottami e macerie di un’epoca passata. Le città sono costruite con lamiere e container, in molti tendono ad isolarsi per la scarsa fiducia a causa dei numerosi criminali, e persino abiti e veicoli sono ricavati da mezzi di fortuna.

E tutto, o perlomeno quasi tutto, quello che accade a Pandora sembra girare intorno alle antiche leggende, quelle che tirano in ballo potenti entità multidimensionali e le misteriose Cripte. Da sempre oggetto di desiderio di uomini e donne in cerca di fortuna, la Cripta di Pandora è ciò che cercheremo per tutto il gioco impersonando uno dei quattro cacciatori originali, Brick, Lilith, Mordecai e Roland. Dalla stazione di Fyrestone in poi, i cacciatori conosceranno molte persone, alcune amichevoli e altre molto meno, verranno accompagnate dall’onnipresente e logorroico Claptrap, e intraprendono un lunghissimo viaggio per trovare la via d’accesso alla misteriosa Cripta leggendaria. Le storie da scoprire sono tante, così come le cose da fare, ma se c’è un grosso punto debole da evidenziare per il primo capitolo della serie, e che è sempre stato segnalato, è proprio il canovaccio narrativo principale. Debolissimo, a tratti praticamente inesistente, perché la trama di fondo è sostanzialmente l’unica cosa che sappiamo e che ci viene detto di fare a Pandora.

Da quel primo capitolo, Gearbox di strada ne ha fatta, e ha dimostrato in piu occasioni di aver capito il problema. Borderlands 2, con Jack il Bello, sotto il profilo della storia è tutto un altro discorso, e allo stesso modo anche l’ottimo The Pre-Sequel. È però impossibile consigliare Borderlands GOTY per la sua storia, ecco, su questo vogliamo essere sinceri con voi. Le cose si sistemano leggermente con l’inclusione dei divertenti DLC inclusi nella remastered, che oltre ad aggiungere parecchie ore di gioco in più, sono anche (leggermente) più corposi di spunti narrativi. La vera anima di Borderlands 1, però, è sempre stato il gameplay.

COSA TI SERVE? ARMI, MOLTE ARMI

Perché è proprio nelle fasi di giocato che Borderlands dà il meglio di sé. Per chi non conoscesse l’impostazione tipica della serie, ne abbiamo già brevemente parlato in apertura ma ecco di nuovo qualche spiegazione. Borderlands è un FPS open world con richiami al mondo dei giochi di ruolo, specialmente per la vastissima offerta di missioni principali e non, e per l’albero delle abilità tipico di ogni personaggio che possiede caratteristiche uniche. Uno dei suoi punti di forza è sempre stato e sempre sarà, del resto, proprio quello del ruolo che ogni giocatore vuole intraprendere, dato che Borderlands è interamente giocabile in co-op dall’inizio alla fine fino ad un massimo di 4 utenti. Percorrere le lande di Pandora in compagnia di amici, a piedi o a bordo di uno dei rottami a quattro ruote armati, è sempre divertente e appagante, poiché parte del cuore dell’esperienza di Borderlands risiede proprio nell’affrontare in compagnia il pericoloso mondo a caccia della Cripta.

Che giochiate da soli o in compagnia, comunque, Borderlands è divertente. Lo è sempre stato e lo sarà sempre, e questa edizione GOTY rimasterizzata ne è un’ulteriore prova. Chi scrive ha giocato a tutti i capitoli della serie, più volte, e comunque non sente il peso della ripetitività di fronte a questa nuova riproposizione del gioco. Ciò significa saper fare un grande gioco, a mio avviso. Anche perché, se ben ci pensate, ogni esperienza può essere diversa (seppur leggermente) l’una dall’altra, grazie ad una delle grandi trovate di Gearbox che poi verranno prese come spunto da Bungie, Massive Entertainment, Digital Extremes e BioWare in futuro per i rispettivi Destiny, The Division, Warframe e Anthem: il loot. Borderlands si basa sull’idea di un loot casuale da ricercare tra le carcasse dei nemici o nei vari contenitori, forzieri e quant’altro per continuare ad accrescere la nostra potenza di fuoco, la resistenza dello scudo e così via. Un sistema che per primo introdusse la rarità delle armi (bianche, verdi, blu e così via, per indicare la rarità e la potenza via via crescente) tra le quali erano presenti poi varianti elementali, e destinato ad avere come ben sappiamo successo. Forse non sarà sempre gentile con voi, specie quando giocate in co-op dove vige la regola di “chi primo arriva, piglia le cose migliori”, ma del resto Borderlands è sempre stato dell’idea di una sana competizione sotto questo punto di vista, e di una ricerca forsennata verso un arsenale sempre più potente. Come molti altri giochi hanno fatto in futuro, ovviamente. E poi c’è da considerare la varietà di armi presenti nel gioco, che è praticamente sconfinata. Non esistono modelli predefiniti di ogni singola arma di Borderlands: ognuna di esse nasce come combinazione casuale dei parametri di tipologia di arma (pistole, shotgun, ecc), tipologia di accessori abbinati e tipologia di danno elementale inflitto (fuoco, acido, ecc). Semplicemente geniale.

Appurato che il gioco rimane sempre molto, estremamente divertente e con personaggi carismatici che amiamo impersonare e incontrare ogni volta che mettiamo piede su Pandora, dobbiamo anche parlare di quello che è stato fatto riguardo la rimasterizzazione. Blind Squirrel, incaricato da Gearbox di portare Borderlands sugli hardware attuali, si è premurato di non restituire un copia-incolla del gioco originale, ma ha apportato alcune gradite modifiche. La prima, più evidente sin da subito, è la minimappa, ora presente a schermo esattamente come nei successivi due capitoli della serie: nel Borderlands originale, non vi era, ma era invece presente una sorta di bussola in basso al centro dello schermo che indicava dove dirigersi. La stessa interfaccia risulta più ordinata e semplice da fruire, perfetta per chi ha già avuto modo di testare l’universo di Borderlands. Segnaliamo inoltre l’introduzione delle casse con le chiavi d’oro, aggiunte in Borderlands 2 e The Pre-Sequel!; la possibilità di importare il vostro vecchio personaggio da PS3, Xbox 360 o PC (ma solo sulle rispettive piattaforme); la modifica, inoltre, del boss finale di Borderlands, sul quale non anticipiamo nulla ma che venne molto criticata all’epoca. Sappiate comunque che, e ne siamo contenti, la boss fight conclusiva sarà molto più tosta di quello che ricordate.

Se poi non bastassero le già decine e decine di ore da trascorrere a Pandora con il gioco base, sappiate che in Borderlands GOTY sono presenti tutti i DLC del primo capitolo: si va da divertenti esperienze come Zombie Island of Dr. Ned e Claptrap’s New Robot Revolution, a pacchetti invece più blandi e più trash. Ma aumentano di molto la longevità del titolo, e questo è da non sottovalutare.

Graficamente, la remastered operata da Blind Squirrel è estremamente valida, pur non avendo avuto bisogno, a nostro modo di vedere, di un grandissimo lavoro. Il fatto che Borderlands utilizzi la tecnica del cel-shading, che lo rende visivamente molto simile ad un cartone animato, lo rende anche un gioco che non mostra eccessivamente i segni del tempo. Tuttavia, con una risoluzione adatta ai sistemi attuali, e un framerate soprattutto finalmente stabile (Borderlands è da sempre noto per i suoi cali vertiginosi di fps, con drop al di sotto dei 10), ora il gioco è sicuramente più godibile anche per l’occhio, che nella sua vecchia iterazione, testata recentemente in occasione del rilancio, era anche privo di un filtro antialiasing che potesse dare più dolcezza alle forme.

PUNTI DI FORZA

  • Graficamente ben rimasterizzato
  • Le piccole modifiche sono molto gradite
  • Borderlands con tutti i DLC, le ore di gioco sono innumerevoli
  • Si può giocare in coop

PUNTI DEBOLI

Se siete amanti dei looter shooter, o degli sparatutto in generale, è difficile che nella vostra vita di videogiocatori non abbiate mai avuto modo di esplorare il vasto universo di Borderlands. Nel caso non l’abbiate ancora fatto, vi consigliamo caldamente di recuperare al più presto questa Borderlands GOTY Enhanced (termine che ultimamente sembra più in voga di Remastered) in vista di quello che, speriamo, sarà un grande terzo capitolo. Se invece lo avete già spolpato a dovere anni fa, difficilmente troverete nuovi stimoli, specie se avete già in passato giocato anche tutti i DLC. Si tratta però di un ottimo ritorno. Il lavoro di rimasterizzazione è stato fatto senza sbavature e con piccole modifiche che ci hanno fatto piacere, che modernizzano l’esperienza e sistemano alcune pecche del gioco originale. A distanza di 10 anni, tornare su Pandora è stato molto piacevole, e mentiremmo se vi dicessimo che l’attesa per il terzo capitolo è calata. Interpretare nuovamente i cacciatori della Cripta originali è stato un gran bel tuffo nel passato, che consigliamo a tutti voi.

Ringraziamo Cidiverte per il codice digitale di Borderlands GOTY.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.